Edith_Piaf_L'hymne_à_l'amour

29/gen/2004 16.49.11 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Teatro Regio di Parma

Fondazione

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Edith Piaf

L’hymne à l’amour

Carlo Lizzani dirige lo spettacolo

che ripercorre la vita della celebre artista francese

interpretata da Antonella Steni,

con Palo Malco nel rolo di Jean Cocteau

Teatro Regio di Parma

sabato 14 febbraio 2004, ore 21.00

 

       Un inno alla sua vita, intensa e struggente. Quando morì, l'11 ottobre 1963, Edit Giovanna già divenuta Edit Piaf,- che, nell'argot parigino, significa «passerotto» - non aveva ancora compiuto quarantotto anni, eppure era già da tempo «Mome Piaf», la «mamma» di tutti i francesi, la più ammirata e amata cantante che la Francia ricordi. Centinaia di migliaia di ammiratori salutarono la sua scomparsa davanti al famoso cimitero di Père-Lanchaise, piangendo la voix-boulevard più straziata e dolente della Francia degli ultimi quarant'anni, che cantò il mondo degli artisti di strada, gli amori infelici, la disperazione e il tormento della vita. Milord, Les Amants d'un Jour, L'Accordéoniste, No, Je Ne Regrette Rien, Les Prisons du Roy, Sous le Ciel de Paris, Mon Dieu, L'hymne à l'amour, J'attendrai e naturalmente La Vie en Rose. Canzoni che evocano la Parigi degli anni '40, il mondo della strada, dei Caffè parigini, delle piazze e di chi le animava, gli innamorati, i musicisti, gli studenti, ma anche i barboni, le “donne di piacere”, i balordi… ricreando quello spirito effervescente ed appassionato, malinconico e triste, che animava i café chantant della capitale francese.

 

        Da un progetto di Mario Smeriglio, la vita della più grande “chanteuse realiste” rivive in teatro nello spettacolo Edith Piaf l’hymn à l’amour, in scena al Teatro Regio di Parma sabato 14 febbraio 2004 alle ore 21.00. Prodotto dalla G.S.T. Production, scritto da Giuseppe Manfridi e diretto da Carlo Lizzani, lo spettacolo ripercorre, attraverso musica e testi originali, gli episodi più significativi dell'esistenza della Piaf, come il lungo e fertile sodalizio con Jean Cocteau, che della cantante francese fu sicuramente l'affetto più sincero, sino al giorno, quello stesso 11 ottobre 1963, che li vide spegnersi a due ore l’una dall’altro.

 

        In scena Antonella Steno, nel ruolo di Edith Piaf e Paolo Malco nel ruolo di Jean Cocteau. Con loro, Monica Guazzini, Julio Solinas, Roberto Vandelli, Elisabetta Tucci, Sabina Micaglio, Annalisa Dianti, Pietro Romano, Davide Menchetti, Giorgia De Angelis, Theo Sarapò, Patrizia Fanelli e otto danzatori. Le musiche originali sono di Dimitri Scarlato, le coreografie di Marco Stopponi, i costumi di Giuseppe Tramontano, la scenografia di Veronica Rosafio

 

        “Abbiamo voluto rendere il quotidiano di Edith, fatto di battute, di umorismo a volte corrosivo - scrive Manfridi -. Vogliamo che questo spettacolo come la sua vita sia patetico, cosparso di scoppi di riso e di follia. […] Edith Piaf, fuori dal tempo, assiste allo scorrere della sua esistenza. […] Così il nostro spettacolo non si limiterà a presentare un recital delle canzoni della Piaf, con un vago filo conduttore spesso riduttivo o deformato della sua vita, ma farà un’opera di creazione, dando al personaggio di Cocteau un ruolo rivelatore nella stranezza, che chiarisca gli episodi di questa favolosa esistenza”.

 

        “Una grande emozione per me - scrive Carlo Lizzani - far rivivere sulla scena due stelle di prima grandezza del Novecento europeo che ho avuto la fortuna di avvicinare, in anni ormai lontani, ma per me decisivi e indimenticabili. […] Ho evitato il gioco facile ma anche rischioso del “sosia”, cercando piuttosto l’accostamento tra il personaggio vero e quello di finzione nella cornice più ampia di una tipologia soltanto attendibile. Dando invece tutto lo spazio possibile al temperamento e al carisma dell’interprete. Il grande talento di Antonella Steni, la presenza scenica di Paolo Malco, la professionalità degli attori, delle attrici e di tutti i collaboratori che Mario Smeriglio ha saputo raccogliere intorno a questa impresa, e il prezioso ausilio offertomi da Rosario Galli, mi fanno ben sperare nella riuscita di questo mio nuovo, complesso impegno”.

 

Biglietti: Poltrona euro 20,00; Palco euro 15,00; Galleria euro 5,00 Informazioni biglietteria Fondazione Teatro Regio di Parma Tel. 0521 039399 Fax 0521 504224 ticket@teatroregioparma.org www.teatroregioparma.org

 

 

 

 

 

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Mario Smeriglio presenta

 

ANTONELLA STENI

PAOLO MALCO nel ruolo di Jean Cocteau

 

Edith Piaf

L’hymne à l’amour

 

 

Progetto teatrale di Mario Smeriglio

Commedia musicale di Giuseppe Manfridi

Regia Carlo Lizzani

con la collaborazione di Rosario Galli

 

Con

Monica Guazzini, Julio Solinas, Roberto Vandelli, Elisabetta Tucci,

Sabina Micaglio, Annalisa Dianti, Pietro Romano, Davide Menchetti,

Giorgia De Angelis, Theo Sarapò, Patrizia Fanelli

 

Balletto

Rosanna Maggio, Gabriella Fedele, Annalisa Nardone, Erika Puddu,

Cristina Pensiero, Laura Marafiofi, Simone Di Bucci, Simone Vacante.

 

Musiche originali Dimitri Scarlato Coreografie Marco Stopponi Costumi Giuseppe Tramontano

Assistente regia Yuliya Dudinova Scenografia Veronica Rosafio Trucco Enza Ferraro

 

Una produzione G.S.T. Production s.r.l.

 

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  EDITH PIAF

        Edith Piaf, nome d'arte di Edith Giovanna Gas­sion, nacque a Parigi il 19 dicembre 1915, da genitori che facevano gli artisti girovaghi. La leggenda vuole che la madre Line Marsa, che faceva la cantante durante le fiere, l'avesse par­torita per strada con l'aiuto di un poliziotto. Trascorse parte dell'infanzia nel bordello di Nonna Marie in Normandia. Cominciò a cantare, per le strade e nei parchi, a quindici anni, nel 1930. Nel 1932 la giovane ebbe la prima storia d'amore con il muratore Louis Dupont e rimase incinta. L’anno dopo nacque Marcelle, che però morì di meningite appena due anni dopo. In questo frangente, senz’altro triste e doloro­so, ebbe la fortuna di incontrare Louis Leplée, il suo primo impresario mor­to misteriosamente qualche anno dopo, che la portò ad esibirsi nel suo locale cabaret "Gerny".

        Il suo debutto avvenne nel 1935, usò lo psuedonimo di Piaf, che in argot di Paris significava passerotto. La sua scalata al successo avvenne nel 1937, quan­do ottenne un contratto con il Teatro dell'ABC. Con la sua voce aggressiva e rauca, a tratti dolcissima, improvvisamente alle­gra, Piaf anticipò di oltre un decennio quel senso di ribellione e di inquietu­dine che incarneranno poi gli artisti intellettuali della "rive gauche" di cui fa­ranno parte Juliette Greco, Camus, Queneau, Boris Vian, Vadim

Nel 1944 un nuovo impresario, Lou Barrier, le permise di esordire al "Moulin Rouge" con al fianco un cantante alle prime armi, Yves Montand, di cui in breve si innamorò perdutamente, ma che lasciò, perché forse gelosa del successo che grazie a lei era riuscito a riscuotere.  Nel 1945 cambiò la casa discografica passando dalla Polydor alla Pathé. Fu negli studi della Pathé che Edith Piaf incise nel 1946 "La vie en rose" avva­lendosi dell’aiuto del gruppo musicale de Les Compagnons de la Chanson . Durante l'inverno affrontò il primo tour negli Stati Uniti, l'approccio nei con­fronti del pubblico, alquanto sconcertato da quella piccola cantante dalle canzoni tristi, non fu dei migliori. In America ritornò di nuovo nel 1948, in seguito a una relazione con il pugile Marcel Cerdan. La felicità del suo vero e grande amore durò poco: Cerdan doveva raggiungerla durante l'ennesima tournee negli Stati Uniti, ma morì in un incidente aereo.

        Edith, totalmente frustrata dalla sua morte, cercò presto rifugio nell'alcool e nella droga, vizi che l'accompagnarono per anni, e dedicò a Mar­cel Cerdan, la famosa canzone "Hymne à l'Amour''. In seguito cominciò a comporre canzoni in inglese, ritornò a fare teatro e, fra un disco ed uno spettacolo, trovò il tempo di flirtare con altri personag­gi, come Eddie Constantine. Nel 1952 sposò il compositore Jacques Pills con il quale lanciò Je t'ai dans la peau

Intanto i suoi concerti facevano il tutto esaurito: nel 1955 si esibì per la pri­ma volta all'Olympia di Parigi, poi al prestigioso Carnegie Hall di New York, dove il pubblico le tributò ben sette minuti di standing ovation. Nel 1960 incise Non, je ne regrette rien e Mon Dieu, scritte per lei da Charles Dumont. Alla fine del 1961 incontrò un giovane parrucchiere di origine greca, Theophanis Lamboukas, ribattezzato Théo Sarapo di cui si innamorò e sposò subito, con cui incise A quoi sert l'amour.

        Nel 1963, dopo essere stata ricoverata per una bronco-polmonite, fu portata dal neo marito in convalescenza in riviera, vicino a Cannes, qui ebbe una ri­caduta e fu ricoverata nuovamente.

Morì all'alba dell'11 ottobre 1963 con le lacrime agli occhi. Tre giorni dopo la più grande cantante francese venne seppellita nel cimitero monumentale di Pere-Lachaise e furono quarantamila le persone che seguiro­no i funerali, undici le automobili che portarono i fiori...

 

 
 
Paolo Maier
Ufficio Stampa e Comunicazione
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