The Rape of Lucretia: per la prima volta al Teatro Regio di Parma l'opera di Benjamin Britten

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24/feb/2004 20.07.36 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Teatro Regio di Parma

Fondazione

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The Rape of Lucretia

Per la prima volta al Teatro Regio di Parma

l'opera di Benjamin Britten nel segno dell’amore e della morte,

con la direzione di Jonathan Webb

e la regia di Daniele Abbado

Sabato 21, martedì 24 febbraio 2004 ore 20.00

 

Nel segno dell’amore e della morte, The Rape of Lucretia, è attesa per sabato prossimo 21 febbraio alle ore 20.00 (unica replica martedì 24 febbraio) per il suo debutto al Teatro Regio di Parma: opera cardine del grande compositore inglese Benjamin Britten, The Rape of Lucretia è senza dubbio tra le più importanti partiture operistiche del Novecento, scritta nel 1946 e basata su libretto di Ronald Duncan dal dramma Le viol de Lucrèce di André Obey, ispirato da Tito Livio e da Shakespeare.

 

            In The Rape of Lucretia si ritrova il tema antichissimo della scommessa sulla fedeltà delle donne, frequente pure nella letteratura medievale e rinascimentale e già ripreso da Mozart in Cosi fan tutte, mediato dal mito di Cefalo e Procri nelle Metamorfosi di Ovidio e dall’Orlando furioso di Ariosto. Il principe Tarquinio, figlio di Tarquinio il Superbo, e Giunio e Collatino, generali romani, discutono, già ebbri di vino, di una visita a sorpresa effettuata da alcuni nobili per controllare la fedeltà delle proprie mogli: solo Lucrezia, moglie di Collatino, si è dimostrata virtuosa. Tarquinio, forte del suo essere celibe, schernisce Giunio, la cui moglie è stata scoperta in compagnia di uno schiavo. Accecato dalla gelosia, Giunio sfida Tarquinio a mettere alla prova egli stesso la virtù di Lucrezia: eccitato dalla sfida, l'arrogante principe parte a cavallo alla volta di Roma e violenta Lucrezia, che decide poi di togliersi la vita.

 

"The Rape of Lucretia, scrive Lidia Bramani nel saggio dedicato all'opera, sviluppa alcuni temi cari a Britten e comuni ad altre sue opere di quel periodo: Peter Grimes (1945), Albert Herring (1947), The Beggar’s Opera (1948), The Little Sweep (l’opera per bambini del 1949), Billy Budd (1951). In particolare, spiccano l’orrore per l’innocenza tradita, la difesa dei deboli e degli emarginati, la condanna dell’ingiustizia perpetrata dalla società a danno degli individui. [...] In The Rape of Lucretia il candore della persona è violato dalla prepotenza delle istituzioni, poiché Tarquinio pensa che gli sia lecito possedere Lucrezia in grazia del suo potere".

 

            The Rape of Lucretia, nella coproduzione delle Fondazioni I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Regio di Parma e Teatro Comunale di Modena, diretta da Jonathan Webb per la regia di Daniele Abbado è certamente opera singolare, testimone allo stesso tempo di quella continuità e di quel rinnovamento teatrale che segna l’intera produzione teatrale di Benjamin Britten: meno conosciuta di altre più rappresentate quali il Peter Grimes o Billy Budd, Lo Stupro di Lucrezia si offre come opera capace di alimentare, nel primissimo dopoguerra, la tradizione del teatro musicale inglese e, di fatto, europea.

 

Un titolo che nel segno del grande impegno teatrale di Benjamin Britten («Ogni opera musicale non può altro esser frutto che di un duro lavoro» ricordava spesso il compositore di Lowestoft) fa parte di quel gruppo di fatiche teatrali riunite sotto il progetto unitario di "opera da camera", con titoli come The Little Sweep e The Turn of the Screw: sulla scorta di precedenti eccellenti del Novecento teatrale, vale l’esperienza dell’Histoire du soldat strawinskiana, The Rape of Lucretia è dunque scritta per piccola orchestra, all’indomani del difficile scenario economico e produttivo che, al termine del secondo conflitto mondiale, aleggia sul teatro europeo. Britten fa di necessità virtù e crea un’opera teatrale che richieda limitati mezzi e costi contenuti e, come spesso accade, nella costrizione dei mezzi esalta la propria capacità creativa.

 

Ecco dunque un’organico di soli dodici strumentisti laddove la conseguente rarefazione timbrica dispone ad una più attenta e sofisticata precisione del segno musicale, anzi, il timbro stesso diviene portatore di una ben precisa drammaturgia musicale: «È una forma teatrale essenziale - spiega il regista Daniele Abbado - e abbiamo cercato di rispettare tale volontà del suo autore, con un impianto scenico molto lineare.»

 

Un’opera essenziale, dunque, vissuta alla luce dei suoi due personaggi, Lucrezia e Tarquinius, ruoli che stabiliscono, nel dramma che va a compiersi, quei simboli l’uno del sentimento e della dignità violata, l’altro del sopruso e della violenza: «Si è molto parlato circa la presunta complicità di Lucrezia - spiega il regista Daniele Abbado - ma in realtà la posizione di Britten su tale aspetto è lapidaria: non esiste alcuna forma di “provocazione” da parte di Lucrezia. Tarquinio non ha mai conosciuto la donna che andrà a stuprare, l’ha solamente conosciuta nel proprio immaginario carico di invidia e frustrazione.»

«Come in tanti personaggi shakesperiani infatti  - prosegue Abbado - il desiderio è mosso da una forte carica di autodistruzione: dichiara infatti Tarquinio che attraverso tale nefanda azione egli sta ricercando la propria fine, come personaggio e come soggetto politico».

 

Il cast prevede artisti del calibro della francese Annie Vavrille nelle vesti di Lucrezia, Davide Damiani (Tarquinius), Peter Savidge (Collatinus), Ruth Rosique (Lucia), George Mosley (Junius), Jeremy Ovenden (Coro maschile).

 

            Alla guida dell’Icarus Ensemble Jonathan Webb, musicista inglese responsabile del Dipartimento dell’Opera in Irlanda e in Svizzera; Webb  collabora stabilmente con la Jerusalem Symphony Orchestra oltre ad aver ricoperto sino al 2002 la carica di direttore stabile preso la New Israeli Opera di Tel Aviv. Su invito di Gary Bertini è stato chiamato per Peter Grimes di Britten dal Teatro Carlo Felice di Genova, dove è tornato ogni anno per opere e concerti (The Rape of Lucretia di Britten con la regia di Daniele Abbado). A Roma, nell’ambito della manifestazione Colosseo 2000, ha diretto le musiche composte da Mendelssohn per Edipo a Colono di Euripide e per i concerti della Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Caracalla con i King's Singers. Al Teatro Sao Carlos di Lisboa ha diretto Four Saints in three acts di Virgin Thomson con la regia di Bob Wilson in prima esecuzione in Portogallo ed è ora riinvitato ogni anno (Jeanne d'Arc ou bücher, di Honneger nel 2003,  Eineflorentinische Tragoedie di Zemlinskij nel 2004).

Le scene, i costumi e le luci sono affidate a Gianni Carluccio mentre regista collaboratore e regia video sono rispettivamente Boris Stetka e Luca Scarzella. L’opera, rappresentata in lingua originale, avrà i sopratitoli in italiano.

 

 

 

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SINOSSI DELL'OPERA

  

Atto I

Il Coro maschile (tenore) e il Coro femminile (soprano) lamentano la corruzione in cui è caduta Roma sotto il dominio etrusco di Tarquinio il Superbo.

Scena I - Accampamento fuori Roma

In una tenda il principe Tarquinio, figlio di Tarquinio il Superbo, e Giunio e Collatino, generali romani, discutono, già ebbri di vino, di una visita a sorpresa effettuata da alcuni nobili per controllare la fedeltà delle proprie mogli: solo Lucrezia, moglie di Collatino, si è dimostrata virtuosa. Tarquinio, forte del suo essere celibe, schernisce Giunio, la cui moglie è stata scoperta in compagnia di uno schiavo. Accecato dalla gelosia, Giunio sfida Tarquinio a mettere alla prova egli stesso la virtù di Lucrezia: eccitato dalla sfida, l’arrogante principe parte a cavallo alla volta di Roma.

Interludio

Il Coro maschile descrive l’affannosa cavalcata di Tarquinio verso la casa di Lucrezia.

Scena II - Una sala in casa di Lucrezia, in piena notte

Lucrezia sta filando con Bianca, sua vecchia nutrice, e con l’ancella Lucia e dichiara il suo amore per il marito Collatino ed il suo dolore per la lunga separazione. Mentre si apprestano ad andare a dormire, si ode bussare alla porta: è Tarquinio che, fra lo stupore delle donne, chiede ospitalità per la notte. Viene accolto con il rispetto dovuto al suo grado.

 

Atto II

Il Coro maschile e femminile esprimono il crescente desiderio di rivolta dei Romani contro la tirannia etrusca.

Scena I - La camera da letto di Lucrezia

Lucrezia dorme serena, mentre Tarquinio si introduce furtivamente nella stanza. Invano la donna cerca di resistere: minacciata con la spada, è costretta a subire la violenza di Tarquinio.

Interludio

I Cori ricordano il dolore di Cristo quando la virtù è assalita dal peccato e invocano la Vergine Maria.

Scena II - Una stanza della casa di Lucrezia, all’alba

Lucrezia invia Lucia a chiamare il marito. Quando Collatino giunge, accompagnato da Giunio, gli narra la violenza subita e confessa di non poter sopportare la vergogna: si colpisce così con un pugnale e muore per lavare l’onta col proprio sangue, nonostante Collatino le professi la sua immutata fiducia ed il suo amore. Giunio si rivolge allora al popolo romano e, rivelando l’offesa fatta a Lucrezia, lo incita alla rivolta.

Epilogo

I Cori concludono l’opera rievocando la passione di Cristo e la speranza di perdono che egli ha donato al mondo.

 

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Paolo Maier
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