La sí dolce malía de La Bohème al Teatro Regio di Parma

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17/mar/2004 22.14.28 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Teatro Regio di Parma

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La sí dolce malía de La Bohème

Stefano Ranzani dirige l’Orchestra, il Coro e il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma. Nel cast Carla Maria Izzo (Mimí), Fabio Sartori (Rodolfo), Stefano Antonucci (Marcello), Maya Dashuk (Musetta), Mirco Palazzi (Colline), Gianfranco Montresor (Schaunard), Angelo Romero (Benoit, Alcindoro) e Alessandro Ponti (Parpignol).

Mercoledí 24 marzo 2004, ore 20.00

(recite venerdí 26 ore 20.00, domenica 28 ore 15.30, mercoledí 31 e sabato 3 aprile ore 20.30)

 

Dopo le peripezie di Violetta, Olympia, Antonia e Lucretia, continua al Teatro Regio di Parma la grande avventura teatrale dell’eterno femminino: ecco dunque, per l’ultima opera del cartellone invernale, Mimí, in uno degli appuntamenti più attesi della stagione teatrale, La Bohème di Giacomo Puccini.

Considerare La Bohème una delle opere per eccellenza non è, per certi versi, forzatura: valgono i numeri, che vogliono la quarta fatica pucciniana fra i lavori teatrali piú rappresentati al mondo, e, soprattutto, vale la passione popolare che, al di là di ogni speculazione accademica, riserva sempre all’opera un’attenzione particolare.

Del resto, è pur sempre Bohème il distillato di quel sentimento che, dal salotto borghese di fine Ottocento sino ai giorni nostri richiama al tema della felicità, sfiorata nel rigoglio delle sue promesse e irrimediabilmente perduta (“Ah!... Mimí, mia breve gioventú” esclama Rodolfo nell’ultimo quadro). Ecco allora Mimí, questo affascinante personaggio che, dai tratti fatali del romanzo di Murger, diviene nell’universo pucciniano l’esile sartina parigina che ama le cose “che han sí dolce malia, che parlano d’amor, di primavere”: un’esistenza fatta di poesia e di sogno, il trasalire di sentimenti semplici come l’amore per fiori ed il sole di primavera. E la partitura che ne emerge si offre a noi con intatta perfezione: l’azione musicale nella Bohème si svolge senza soluzione di continuità, superando il concetto di forma chiusa e, sicuramente, facendo tesoro degli insegnamenti del Falstaff verdiano. La ricchezza della tavolozza timbrica si esprime senza indugi, ora in filigranate atmosfere, ora in fiammate rapidissime che nulla hanno da invidiare alle intuizioni stravinskijane di un Pétrouchka.

 

La Bohème che andrà in scena dal prossimo 24 marzo (le recite successive sono previste per venerdí 26 ore 20.00, domenica 28 ore 15.30, mercoledí 31 e sabato 3 aprile ore 20.30), in una nuova produzione dall’allestimento di Francesca Zambello, ripresa quest’anno dal regista Marcello Grigorov, scene e costumi di Nica Magnani, luci di Andrea Borelli, si offre nel rinnovato cast che prevede la presenza di Carla Maria Izzo (Mimí), Fabio Sartori (Rodolfo), Stefano Antonucci (Marcello), Maya Dashuk (Musetta), Mirco Palazzi (Colline), Gianfranco Montresor (Schaunard), Angelo Romero (Benoit, Alcindoro) e Alessandro Ponti (Parpignol).

 

Alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma (Maestro del coro Martino Faggiani) e del Coro di Voci Bianche “Ars Canto” del Teatro Regio (Maestro del coro Silvia Rossi) il direttore Stefano Ranzani. Già allievo di Leonard Bernstein e Gianandrea Gavazzeni, Ranzani vanta dal 1987 un densissimo curriculum alla guida delle più prestigiose orchestre nazionali ed estere con un ricco repertorio operistico; di particolare rilievo le sue recenti direzioni alla Deutsche Oper di Berlino con Bohème, al Festival di Oviedo in Tosca, assieme alla sua acclamata direzione di Orleanskaya Deva, al Teatro Regio di Torino e al Teatro Massimo di Palermo.

 

Particolarmente attesa è la presenza nel principale ruolo femminile di Carla Maria Izzo, che proprio con Bohème vince il Pavaratotti Competition nel 1996 per poi passare a fortunate edizioni della stessa opera a Los Angeles e, di recente, al Comunale di Bologna.

Non minore attesa per il Rodolfo di Fabio Sartori, tenore di particolare levatura pucciniana la cui intensa attività lo ha visto debuttare alla Lyric Opera di Chicago, al Teatro Massimo di Palermo, all’Opera di Roma e al Teatro Carlo Felice di Genova proprio in Bohème.

 

L’opera sarà presentata da Giuseppe Martini sabato 20 marzo alle ore 17.30 nel consueto appuntamento di Prima che si alzi il sipario, in collaborazione con il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito”. Gli allievi di canto Tania Bussi, Laura di Fonzo, Lee Sang-Chul, Park Joung-Min interpreteranno alcuni brani dall’opera, accompagnati al pianoforte dal Maestro Giuliana Panza e successivamente verranno mostrati brani video di alcuni allestimenti di Bohème realizzati al Teatro Regio di Parma.

 

 

 

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SINOSSI DELL'OPERA

 

Quadro Primo

In soffitta

Quattro giovani amici - il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard ed il filosofo Colline - conducono una gaia vita di bohème. I soldi mancano quasi sempre, spesso si digiuna, ma la gioventú e la spensieratezza aiutano a superare molti ostacoli. La vigilia di Natale vede Rodolfo e Marcello che, infreddoliti ed impossibilitati a lavorare per il gelo che ha invaso la soffitta, sono costretti a bruciare nel caminetto il grosso manoscritto di un dramma di Rodolfo. Rientra Colline, desolato perché ha trovato chiuso il Monte dei Pegni; ma Schaunard, invece, arriva tutto esultante portando del denaro, frutto di un’insolita sua prestazione musicale. I quattro amici decidono di festeggiare la vigilia di Natale con una cena al Quartiere Latino, quando giunge, non gradito, il padrone di casa Benoît a reclamare la pigione dell’ultimo trimestre. Costretto a bere dai turbolenti inquilini, il vecchio si lascia andare ad imprudenti confidenze sulle sue infedeltà coniugali e viene perciò cacciato con alte grida di riprovazione dagli improvvisati moralisti. Marcello, Colline e Schaunard escono; Rodolfo deve attardarsi per finire un articolo di giornale. Mentre il poeta sta scrivendo, fa la sua apparizione Mimì, una dolce e bella grisette che abita in una soffitta dello stesso casamento. Le si è spenta la candela, chiede aiuto a Rodolfo: ma, appena entrata, si sente male e le cadono di mano il candeliere e la chiave di casa. Rodolfo è colpito dal pallore e dalla bellezza della fanciulla. L’aiuta a rimettersi ma, trovata nel buio la chiave, si guarda bene dal restituirla a Mimì: chiamato a gran voce dagli amici impazienti di far baldoria, convince la ragazza ad unirsi a loro. Mimì dolcemente cede. Già innamorati, i due giovani si baciano, poi a braccetto, si avviano giú per la scala.

 

Quadro Secondo

Al Quartiere Latino.

Colline ha comprato un vecchio, sdrucito pastrano; anche Schaunard fa acquisti, mentre Rodolfo e Mimì si aggirano fra la folla, felici del loro amore. Il solo Marcello è triste e pensieroso: la bella Musetta, infatti, lo ha abbandonato da qualche tempo per correre dietro a nuovi amori. Rodolfo compra una cuffietta rosa a Mimì e presenta la ragazza agli amici; tutti insieme si siedono ad un tavolo del Caffé Momus ed ordinano una ricca cena. Appare ad un tratto sulla piazza Musetta, elegantemente vestita: le vien dietro Alcindoro, un vecchio pomposo e ridicolo che è il suo amante attuale. Scorto Marcello, la ragazza si siede al tavolo vicino a quello degli amici e dal suo posto lancia frasi maliziose e occhiate eloquenti. Marcello finisce per cedere, una volta ancora, al fascino di Musetta, la quale civetta con lui dopo aver allontanato con un pretesto Alcindoro. Passa la banda militare seguita da una gran folla; i due amici si allontanano unendosi alla baraonda generale. Quando Alcindoro torna al suo tavolino, non trova piú Musetta ma, in cambio, i due conti da pagare, e cade sopra una sedia allibito.

 

Quadro Terzo

La barriera d’Enfer.

In un Cabaré vicino, lavora Marcello, ivi alloggiato insieme con Musetta, che dà lezioni di canto agli ospiti. È l’alba: gli spazzini si recano al lavoro, passano carrettieri e lattivendole. Mimì, pallida e sofferente, ha un colloquio con Marcello: la vita con Rodolfo è diventata impossibile, le liti e le incomprensioni sono all’ordine del giorno e la fanciulla non sa piú che fare. Nascosta dietro agli alberi, Mimì assiste al colloquio tra Rodolfo - appena sopraggiunto - e Marcello: il poeta accusa Mimì di leggerezza e infedeltà ma poi - dietro insistenza di Marcello - confessa la vera ragione del suo modo d’agire. Mimì è gravemente ammalata e la vita nella fredda ed umida soffitta finirebbe per abbreviarle l’esistenza: è necessaria quindi una separazione. Mimì, dal suo nascondiglio, si lascia sfuggire un singhiozzo, e Rodolfo la scopre. Un appassionato colloquio s’intreccia tra i due amanti, che ricordano con struggente nostalgia tutte le gioie del periodo trascorso insieme. Alle tristi e dolorose parole di Mimì e di Rodolfo si uniscono, ad un certo punto, le frasi pungenti e velenose di Musetta e Marcello: il pittore ha scoperto l’amica mentre civettava con un avventore e le fa una violenta scenata di gelosia, alla quale la ragazza reagisce infuriata. Anch’essi si lasceranno: la vita in comune è diventata un inferno. Mentre Mimì e Rodolfo si avviano verso i loro ultimi giorni di felicità, Musetta continua a lanciare atroci insulti contro Marcello, che rientra nel Cabaré furibondo.

 

Quadro Quarto

In soffitta

Rodolfo e Marcello, da qualche tempo lontani da Mimì e Musetta, ostentano indifferenza e perfetta felicità, ma in realtà pensano e continuamente rimpiangono le amiche perdute. Giungono Colline e Schaunard che recano una magra cena: pane e un’aringa. Simulando un gaio e ricco festino, i quattro buontemponi inscenano una buffa pantomima, ballando e cantando con umoristico brio. Ma l’animata scena è interrotta dall’arrivo improvviso di Musetta, che accompagna Mimì sofferente e semisvenuta. La ragazza è infatti gravissima: sentendo prossima la fine ha voluto rivedere il suo Rodolfo e, per strada, ha incontrato Musetta che da tempo la cercava. Rodolfo adagia Mimì sul letto e gli amici si prodigano per recarle qualche conforto: Musetta venderà i suoi orecchini, Colline impegnerà il suo vecchio pastrano. Rimasta sola con Rodolfo Mimì rievoca i dolci momenti del loro amore e si stringe ancora, con infinita passione, all’unico uomo che ha veramente amato. Rientrati gli amici, Mimì prende con gioia dalle mani di Musetta un manicotto che ella crede dono di Rodolfo e si assopisce quietamente. Musetta prega per la salvezza dell’amica; Rodolfo continua ad illudersi finché il contegno degli astanti gli rivela che Mimì si è spenta. Piangendo, si getta allora sul corpo della fanciulla invocandola disperatamente.

 

 

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Paolo Maier
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