Festival Verdi 2008 - Le vele del Corsaro nello scrigno di Busseto

01/ott/2008 14.54.38 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Le vele del Corsaro

nello scrigno di Busseto

Nello spettacolo di Lamberto Puggelli

straordinari talenti per l’opera verdiana ispirata a Lord Byron

Teatro Verdi di Busseto

2, 5, 15, 19, 21, 23, 27 ottobre 2008

 

 

Il Festival Verdi 2008 propone la sua seconda nuova produzione, Il corsaro, (2 ottobre, ore 20.30) nel prezioso scrigno del Teatro di Busseto. Carico di passione romantica e colpi di scena, il melodramma verdiano ispirato al romantico eroe di Lord Byron è affidato alla regia di Lamberto Puggelli, che nello spazio raccolto del Teatro Verdi, con le scene di Marco Capuana e i costumi di Vera Marzot, ha saputo creare uno spettacolo carico di intensità e suggestione. Un cast di straordinari talenti, formato tra gli altri da Irina Lungu, Silvia Dalla Benetta, Bruno Ribeiro, Salvatore Cordella, Luca Salsi, è affidato alla direzione di Carlo Montanaro.

 

Ultimato a Parigi nel febbraio 1848, quando la rivoluzione esplose nella capitale francese, Il corsaro su libretto di Francesco Maria Piave, è ispirato al poema The Corsair che aveva reso ancor più popolare il nome di Lord Byron, che con il protagonista del suo poema ha saputo incarnare gli ideali del romanticismo. Trattenuto in Francia, il compositore non poté assistere al debutto della sua nuova opera, avvenuta a Trieste nell’autunno dello stesso anno.

 

“Il corsaro è un’opera che sa di mare - spiega il regista Lamberto Puggelli. Fatto curioso, se si pensa a Giuseppe Verdi, un uomo così padano, così terragno, eppure proprio lui ha saputo farci avvertire la presenza del mare come se questo elemento occupasse la sua mente. Ma c’era qualcosa d’altro, qualcosa da contrapporre a questa piena di romanticismo. Così nello spettacolo ho cercato di dare conto di questo processo di semplificazione che tenesse a sua volta conto del sapore di mare di cui ho parlato”.

 

“Ho scelto il partito di abolire le differenze più superficiali tra una scena e l’altra, - prosegue il regista - per ambientare tutta l’opera su una nave. Ma è una nave raffigurata in modo che possa rappresentare i due campi contrapposti. Sono i due colori, il rosso o il nero, a suggerire che ci troviamo sulla nave dei musulmani o su quella dei corsari:anche questo elemento cromatico così netto rientra nel discorso della semplificazione. Nel corso dell’opera, la scena si semplificherà sempre più e alla fine si rivelerà per quello che materialmente è:un palcoscenico vuoto.”

 

I complessi del Teatro Regio di Parma sono affidati alla bacchetta di Carlo Montanaro. Maestro del Coro è Martino Faggiani.

 

Dopo l’atteso debutto la sera del 2 ottobre, sono previste cinque repliche de Il corsaro al Teatro Verdi di Busseto (5, 15, 19, 21, 23, 27 ottobre)

 

A riprova dello straordinario livello artistico delle produzioni del Festival Verdi 2008 gli spettacoli saranno ripresi in digitale e ad alta definizione, in collaborazione con partner prestigiosi quali Unitel-Decca e Rai Trade, nell’ambito di un progetto che prevede la registrazione di tutte le opere del compositore di Busseto per il bicentenario del 2013.

 

Il Festival Verdi è realizzato dal Teatro Regio di Parma - soci fondatori Comune di Parma, Provincia di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Monte Parma - con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Major partner Fondazione Cariparma; main sponsor Cariparma Crédit Agricole, Barilla; media partner Mediaset. Il Festival Verdi è realizzato anche grazie al sostegno e alla collaborazione di: Enìa, Mercedes Benz Agricar Group, Radio Italia, Arcus, Reggio Parma Festival, Traiettorie, Teatro Verdi di Busseto, Teatro Comunale di Modena, iTeatri di Reggio Emilia.

 

 

 

 

Teatro Verdi di Busseto
giovedì 2 ottobre 2008, ore 20.30
domenica 5 ottobre 2008, ore 15.30
mercoledì 15 ottobre 2008, ore 20.30
domenica 19 ottobre 2008, ore 15.30
martedì 21 ottobre 2008, ore 20.30
giovedì 23 ottobre 2008, ore 20.30
lunedì 27 ottobre 2008, ore 20.30

 

Il corsaro

 

Melodramma tragico in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
dal poemetto The Corsar di George Byron

 

Musica di GIUSEPPE VERDI

 

Personaggi

Interpreti

Corrado

SALVATORE CORDELLA

BRUNO RIBEIRO

Medora

IRINA LUNGU

Seid

LUCA SALSI

Gulnara

SILVIA DALLA BENETTA

Selimo

GREGORY BONFATTI

Giovanni

ANDREA PAPI

Un eunuco

ANGELO VILLARI

Uno schiavo

ANGELO VILLARI


Corsari, guardie, turchi, schiavi, odalische

 

Maestro concertatore e direttore
CARLO MONTANARO

 

Regia
LAMBERTO PUGGELLI

 

Scene
MARCO CAPUANA

 

Costumi
VERA MARZOT

 

Maestro del coro
MARTINO FAGGIANI

 

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

 

Nuova produzione del Teatro Regio di Parma

Spettacolo con sopratitoli

 

 

 

 

Alessandro Taverna

Una vela, un sipario

A colloquio con Lamberto Puggelli

 

Quali sono stati i problemi che ha incontrato affrontando la messinscena del Corsaro?

 

Non che Il corsaro presenti in sé particolari difficoltà drammaturgiche. Semmai in casi come questi il vero problema consiste nell’individuare la tinta dell’opera, la famosa ‘tinta’ verdiana che caratterizza al fondo ogni titolo di questo musicista. Credo che il racconto sia tutto sommato ingenuo, semplice nella sua struttura. Il corsaro è un’opera estremamente romantica, non a caso il libretto è tratto da Lord Byron, uno dei poeti che ha saputo meglio di chiunque altro esprimere questo romanticismo avventuroso, portandolo a un piano quasi emblematico.

 

Allora qual è la tinta che ha individuato?

 

Il corsaro è un’opera che sa di mare, un’opera dove si sente il mare, come lo si avverte – e lí si avverte in maniera molto forte – nel Simon Boccanegra. Fatto curioso, se si pensa a Giuseppe Verdi, un uomo cosí padano, cosí terragno, eppure proprio lui ha saputo farci avvertire la presenza del mare come se questo elemento occupasse la sua mente. Mi sono mosso allora alla ricerca di quegli elementi che potevano dare conto della semplicità, dell’ingenuità di questo racconto. Per i riferimenti figurativi mi sono volto in molte direzioni, anche a esempi di pittura più tarda, come possono essere le opere del Doganiere Rousseau.

 

E poi?

 

Poi ho tenuto ben presenti alcune preziose osservazioni critiche che ci ha lasciato Gianandrea Gavazzeni a proposito del Corsaro, del suo romanticismo acceso. Ma ho trovato che c’è qualcosa d’altro, qualcosa da contrapporre a questa piena di romanticismo, qualcosa che si ravvisa nella drammaturgia stessa di quest’opera ed è suggerito da questa stessa semplicità, un qualcosa che potremmo definire una forma di straniamento epico. Cosí nello spettacolo ho cercato di dare conto di questo processo di semplificazione che tenesse a sua volta conto del sapore di mare di cui ho parlato. Ho scelto il partito di abolire le differenze più superficiali tra una scena e l’altra, per ambientare tutta l’opera su una nave. Ma è una nave raffigurata in modo che possa rappresentare i due campi contrapposti. Sono i due colori, il rosso o il nero, a suggerire che ci troviamo sulla nave dei musulmani o su quella dei corsari: anche questo elemento cromatico cosí netto rientra nel discorso della semplificazione.

 

Ma cosa vedrà il pubblico sulla scena?

 

All’inizio il pubblico dovrà avere l’impressione di trovarsi su una nave. Nel corso dell’opera, la scena si semplificherà sempre più e alla fine si rivelerà per quello che materialmente è: un palcoscenico vuoto, e allora gli attributi rappresentativi si riveleranno come elementi simbolici.

 

Che cosa intende dire?

 

È come se l’opera ritornasse a essere il luogo della rappresentazione dell’opera: è la tolda di una nave ma è anche un palcoscenico, tutte le vele altro non sono che sipari di teatro. Potrei citare dai miei appunti quel che individua di volta in volta questa giustapposizione. Una vela o forse un sipario. La tolda di una nave o forse il palcoscenico. Gomene, cime, funi, o forse tiri di un teatro. Su questa giustapposizione si costruisce l’intero arco dello spettacolo, che procede verso questa semplificazione. È una maniera per dar conto dell’accelerazione impressa da Verdi alla sua opera: tutto precipita verso la fine con una rapidità e una forza di sintesi di cui lui resta un maestro ineguagliabile. Cosí, all’ultima scena c’è solo un palcoscenico nudo, solo una corda con cui il protagonista potrà sparire in alto, da dove l’avevamo visto calarsi all’inizio.

 

La velocità dell’azione lascia qualche spazio all’approfondimento psicologico? Chi sono veramente i personaggi che si muovono in scena nel Corsaro?

 

Byron pensava al Corsaro come a una vicenda dal carattere mediterraneo, solare, ma con la musica di Verdi il racconto prende una direzione diversa, sembra un’opera nordica, nebbiosa: nel Corsaro verdiano non si sa da dove vengano o dove vadano i personaggi, non si sa bene quali siano certe premesse e implicazioni psicologiche.

 

Non si può negare che il teatro di Verdi abbia occupato uno spazio considerevole nella sua carriera teatrale. Contano anche le contingenze, ma quel che ne viene fuori è un vero e proprio percorso verdiano. E il percorso è ancora più denso in questi ultimi anni...

 

Certo, esiste un margine di casualità nel mio percorso verdiano, perché non siamo noi a scegliere i titoli degli allestimenti. Ma infine si tratta pur sempre di tredici o quindici opere, dovrei fare il conto esatto. All’inizio c’è stato un Attila alla Scala nel 1975, fu la mia prima regia in quel teatro e fu uno spettacolo che provocò un certo rumore e raccolse anche forti consensi. Cosí negli anni seguenti ho potuto allestire quasi tutte le opere maggiori di Verdi, a Milano e altrove. Per tanto tempo non ho fatto nessun titolo degli anni giovanili ed ecco che, nel giro di appena un anno, mi sono trovato ad allestire per la prima volta I Lombardi alla prima crociata a Parma, Luisa Miller a Palermo e adesso Il corsaro di nuovo al Teatro Regio di Parma. È molto interessante riaccostarsi a queste prime opere, perché ci ritrovi tutto Verdi. Sono melodrammi che possono presentare dei difetti, non sono un blocco perfetto, ma sono pur sempre prodotti di una mano geniale.

 

In trent’anni è cambiata anche la generazione dei cantanti con cui ha lavorato. Dal punto di vista strettamente teatrale sono migliori i cantanti di ieri o quelli di oggi?

 

Non è facile trovare una risposta e basta. Spezzerei comunque una lancia per i cantanti di un tempo che si dice non sapessero stare in scena, cantanti impegnati soltanto a cantare bene ma non a curare la recitazione. Posso dire che non è affatto vero e non vale la pena di fare un elenco di nomi. Certo, ieri come oggi è ancora diffusa l’opinione che fare opera significa fare solo belcanto. Mai come con Verdi è un’opinione errata, perché Verdi stesso lo ha detto più di una volta: non faccio musica, ma teatro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Regio di Parma

1, 3, 7, 12, 17, 25 ottobre 2008

Giovanna d’Arco

Musica di GIUSEPPE VERDI

 

 

Teatro Regio di Parma

6, 9, 11, 13, 16, 20, 22, 24, 26, 28 ottobre 2008

Rigoletto

Musica di GIUSEPPE VERDI

 

 

Teatro Verdi di Busseto

2, 5, 15, 19, 21, 23, 27 ottobre 2008

Il corsaro

Musica di GIUSEPPE VERDI

 

 

Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia

4, 8, 12, 14, 18 ottobre 2008

Nabucco

Musica di GIUSEPPE VERDI

 

 

Teatro Regio di Parma

5 ottobre 2008

Yuri Temirkanov

Dirige

ORCHESTRA FILARMONICA DI SAN PIETROBURGO

 

 

Auditorium Niccolò Paganini

5, 9, 16, 21, 25, 27 ottobre 2008

Concerti in Auditorium

 

 

 

Voci Verdiane

Concorso internazionale “Città di Busseto”

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