Al Festival Verdi l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Rafael Frühbeck De Burgos

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20/mag/2004 17.13.15 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Teatro Regio di Parma

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Al Festival Verdi

l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

diretta da Rafael Frühbeck de Burgos

In programma pagine di Beethoven e Wagner

Auditorium Niccolò Paganini,

mercoledì 26 maggio 2004, alle ore 20.30

 

 

 

A sottolineare la mirata offerta qualitativa che alimenta il cartellone concertistico del Festival Verdi 2004 è atteso - per il prossimo mercoledì 26 maggio, alle ore 20.30, presso l’Auditorium “N. Paganini” di Parma - il concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, diretta dal grande direttore Rafael Frühbeck de Burgos, con un programma che prevede la Sesta Sinfonia di Ludwig van Beethoven e brani sinfonici dal Crepuscolo degli dei di Richard Wagner.

 

Pagine sinfoniche di particolare importanza per una delle più importanti orchestre italiane, di cui il M° de Burgos è direttore principale dal 2001: com’è noto, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha raccolto l’eredità delle orchestre radiofoniche di Torino, Milano, Roma e Napoli, stabilendo nel 1994 la sede definitiva nel capoluogo piemontese.

 

Già apprezzata nel 2001 dal pubblico di Parma nel concerto inaugurale delle Celebrazioni Verdiane, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai vanta un’attività di assoluta eccellenza in Italia e a livello internazionale, tra cui si evidenziano il concerto per la Conferenza Intergovernativa dell’Unione Europea, il Giubileo Sacerdotale di Giovanni Paolo II a Roma, le celebrazioni per la Festa della Repubblica e il Capodanno 2000 in piazza del Quirinale.

Un curriculum che registra inoltre, nel 2000, la diretta su Rai Uno e in mondovisione dell’evento televisivo Traviata á Paris, con la direzione di Zubin Mehta, una produzione Rai che ha conseguito l’Emmy Award per il miglior spettacolo musicale dell’anno e il Prix Italia come miglior programma televisivo nella categoria dello spettacolo.

 

             Non meno celebre è l’attività musicale di Rafael Frühbeck De Burgos di cui si ricorda la sua presenza alla guida di complessi quali l’Orchestra di Bilbao (’58-’62), l’Orchestra Nazionale di Spagna (per 16 anni consecutivi fino al 1978), l’Orchestra Sinfonica di Düsseldorf (‘66-‘71), l’Orchestra Sinfonica di Montréal (‘74-‘76) ricoprendo inoltre la carica di Direttore ospite principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale di Washington, dell’Orchestra Yomiuri di Tokyo (’80-‘90), di cui è stato anche Direttore onorario, e dei Wiener Symphoniker (‘91-‘96). Dal 1992 al 1997 è stato Generalmusikdirektor della Deutsche Oper di Berlino e dal 1994 della Rundfunk Symphonieorchester della stessa città. Dal 1998 è Direttore emerito dell’Orchestra Nazionale di Spagna.

             Membro dal 1975 della Reale Accademia delle Belle Arti di San Fernando, Rafael Frühbeck de Burgos ha realizzato numerose tournée in tutto il mondo con la London Symphony Orchestra, con l’Orchestra Nazionale di Spagna, con l’Orchestra Sinfonica della Radio di Stoccolma e con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.

 

             Il programma wagneriano giocato sull’esecuzione dei brani sinfonici dal Crepuscolo degli dei (in particolare Aurora, Addio di Brunilde, Viaggio di Sigfrido sul Reno, Morte di Sigfrido e Marcia funebre, Olocausto di Brunilde) apre ad una suggestiva riflessione sull’ideale continuità narrativa che alimenta il piano drammatico del Crepuscolo. Ovvero un ascolto, anche se separato dal contesto teatrale, secondo una sequenza di forme e simboli che rimandano al significato profondo del dramma: prologo e azione (l’alba, l’illusoria speranza della felicità, la risposta entusiasta della natura all’apparizione dell’eroe, la volontà di vita nel mondo); la catastrofe (la disillusione e la morte); l’epilogo (la rinuncia, la restituzione della serenità universale di là dalle individuazioni).

 

            Parimenti, raccoglie la Sinfonia pastorale le attese del grande pubblico, ma anche i presupposti per una sua rinnovata lettura attraverso sì le suggestioni “descrittive” del celebre sottotitolo, (“Sinfonia Pastorale, ovvero Ricordo della vita dei campi; più espressione del sentimento che pittura”), ma nondimeno pel tramite di un “paesaggio” interiore che continuamente disegna il dramma e la bellezza nell’opera beethoveniana.

 

 

 

 

Paolo Maier
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