I Lombardi alla prima Crociata inaugurano la Stagione Lirica 2009

08/gen/2009 12.26.19 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Con la musica di Verdi

in cammino verso la Terra Santa

I Lombardi alla prima Crociata inaugurano la Stagione Lirica 2009

con Dimitra Theodossiou, Francesco Meli, Michele Pertusi,

la direzione di Daniele Callegari, l’allestimento di Lamberto Puggelli

Teatro Regio di Parma

13, 15, 18, 21, 24 gennaio 2009

 

 

Nel nome di Giuseppe Verdi, I Lombardi alla prima Crociata inaugurano il 13 gennaio la Stagione Lirica 2009 del Teatro Regio di Parma. A segnare un’ideale prosecuzione del Festival Verdi conclusosi nel segno di un eccezionale sforzo produttivo e di uno straordinario successo, la Stagione Lirica 2009 del Teatro Regio continua il progetto, già intrapreso, di rappresentare e riprendere in alta definizione, a Parma e nelle terre di Verdi, tutte le opere del maestro di Busseto in prospettiva delle celebrazioni del 2013.

 

Saranno il soprano Dimitra Theodossiou, il tenore Francesco Meli e il basso Michele Pertusi gli eccezionali protagonisti chiamati a dar vita a I Lombardi alla prima Crociata, melodramma verdiano concepito come una vasta e movimentata epopea popolare sul cammino della Terra Santa. Alla bacchetta di un maestro di riconosciuto talento come Daniele Callegari è affidata la direzione dell’allestimento, carico di suggestione, del Teatro Regio di Parma. Con le scene di Paolo Bregni, i costumi di Santuzza Calì, le luci di Andrea Borelli, lo spettacolo è firmato da Lamberto Puggelli, che mette l’accento su un conflitto di civiltà e di religioni quanto mai drammaticamente attuale.

 

Composto sull’onda del trionfo riscosso da Nabucco, il quarto melodramma del catalogo verdiano è ispirato al poema epico in quindici canti scritto da Tommaso Grossi, I Lombardi alla prima Crociata, pubblicato nel 1826 e ammirato anche da Alessandro Manzoni. Il libretto di Temistocle Solera scandisce l’azione in quattro parti, ognuna con un proprio titolo - La vendetta, L’uomo della caverna, La conversione, Il Santo Sepolcro - a dare un ritmo ancora più incalzante al melodramma. Alla sera della prima, 11 febbraio 1843 al Teatro alla Scala la nuova opera venne accolta con entusiasmo dal pubblico, rendendo così ormai inarrestabile la carriera in ascesa del genio di Busseto.

 

“Ogni opera ci parla di qualcosa alludendo anche ad altro - racconta il regista Lamberto Puggelli - ed ogni opera viva viene intesa da pubblici diversi, in epoche diverse, in modo diverso. Così in quel 1843, in un’interpretazione forse ingenua, e certo per i nostri gusti oleografica, il pubblico che voleva Milano libera dagli Austriaci si identificava nei Crociati che, nei secoli bui, combattevano per liberare Gerusalemme dagli infedeli. Oggi, aiutato da una messinscena allusiva, il pubblico deve avvertire il problema di liberare ogni popolo, a Gerusalemme e ovunque, dalle opzioni sanguinose e identificarsi in Giselda e nella sua appassionata perorazione: No, Dio nol vuole!”.

 

Oltre alla presenza di star acclamate come Dimitra Theodossiou (Giselda), Francesco Meli (Oronte), Michele Pertusi (Pagano/Eremita), il cast impegnato al Teatro Regio di Parma per I Lombardi alla prima Crociata conta su Roberto de Biasio (Arvino), Cristina Giannelli (Viclinda), Roberto Tagliavini (Pirro), Gregory Bonfatti (Priore), Janson Valdis (Acciano), Daniela Pini e Maria Assunta Sartori (Sofia). Nella recita del 18 gennaio il ruolo di Giselda sarà sostenuto da Silvia Dalla Benetta. Lo spettacolo, firmato da Lamberto Puggelli e ripreso da Lorenza Cantini, sarà registrato in alta definizione. Il Coro del Teatro Regio di Parma è diretto da Martino Faggiani.

 

Dopo il debutto I Lombardi alla prima Crociata replicano il 15, 18, 21 e 24 gennaio. Come consuetudine al Ridotto del Teatro Regio sabato 10 gennaio 2009, alle ore 17.00, si terrà l’incontro di presentazione dell’opera per il ciclo “Prima che si alzi il sipario”, realizzato in collaborazione con il Conservatorio “A. Boito” di Parma.

 

La Stagione Lirica 2009 del Teatro Regio di Parma è realizzata anche grazie al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il sostegno di Banca Monte Parma, Barilla, Enìa, Agricar Mercedes Benz, Melegari Home, Consorzio del prosciutto di Parma.

 

 

 

 

 

Teatro Regio di Parma
martedì 13 gennaio 2009, ore 20.00 turno A
giovedì 15 gennaio 2009, ore 20.00 turno B
domenica 18 gennaio 2009, ore 15.30 turno D
mercoledì 21 gennaio 2009, ore 20.00 turno C
sabato 24 gennaio 2009, ore 17.00 turno E

 

I Lombardi alla prima Crociata

 

Dramma lirico in quattro atti su libretto di Temistocle Solera

dal poema omonimo di Tommaso Grossi

 

Musica di GIUSEPPE VERDI

 

Personaggi

Interpreti

Arvino

ROBERTO DE BIASIO

Pagano, poi Eremita

MICHELE PERTUSI

Viclinda

CRISTINA GIANNELLI

Giselda

DIMITRA THEODOSSIOU

SILVIA DALLA BENETTA (18)

Pirro

ROBERTO TAGLIAVINI

Un priore

GREGORY BONFATTI

Acciano

JANSONS VALDIS

Oronte

FRANCESCO MELI

Sofia

DANIELA PINI

MARIA ASSUNTA SARTORI (24)

 

Cittadini, claustrali, sgherri, ambasciatori, crociati, pellegrini, schiave

 

Maestro concertatore e direttore
DANIELE CALLEGARI

 

Regia
LAMBERTO PUGGELLI

 

Scene
PAOLO BREGNI

 

Costumi
SANTUZZA CALÍ

 

Regista collaboratore
LORENZA CANTINI

 

Luci
ANDREA BORELLI

 

Maestro del coro
MARTINO FAGGIANI

 

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

 

Allestimento del Teatro Regio di Parma

 

Spettacolo con sopratitoli

 

 

 

Lamberto Puggelli

La giusta causa

 

A proposito di Hamlet Peter Brook scriveva che è impossibile accingersi a mettere in scena un testo senza accorgersi che a Gerusalemme ci sono uomini che uccidono altri uomini, e donne e bambini. I Lombardi alla prima Crociata è un testo che parla di uomini che uccidono uomini a Gerusalemme! Il testo, collocato nel suo tempo, vive degli spiriti guerreschi di un’Italia che cerca la sua unità e la sua ragione, vede le crociate nell’ottica eurocentrica ottocentesca eppure si apre al bellissimo grido di dolore di Giselda: “No! Giusta causa / non è d’Iddio / La terra spargere / di sangue umano / No, Dio nol vuole / Ei sol di pace scese a parlar!”. E la musica brunita che accompagna i grandi cori si fa mormorio doloroso che rimpiange “i prati lombardi e i purissimi laghi” o guarda la “città fatale” con gli occhi pieni di lacrime per il sacrificio dell’“Agnello del perdono”. Mi pare allora che, al di là della fruizione edonistica di una musica eccitante, si debba oggi riviverel’epopea tragica dei Lombardi non più attraverso il filtro dell’ideologia risorgimentale, ma assumendola come un’esortazione che il laico Verdi rivolge agli uomini di allora e di oggi per la “libertà” non solamente del Santo Sepolcro, ma di Gerusalemme e del mondo, per i cristiani e per i musulmani e per gli ebrei. Ma come fare? Non si può trasformare Temistocle Solera in Gotthold Ephraim Lessing! E i Lombardi non sono il Fidelio!

 

Ogni opera ci parla di qualcosa alludendo anche ad altro. Ed ogni opera viva viene intesa da pubblici diversi, in epoche diverse, in modo diverso. Così in quel 1843, in un’interpretazione forse ingenua, e certo per i nostri gusti oleografica, il pubblico che voleva Milano libera dagli Austriaci si identificava nei crociati che, nei secoli bui, combattevano per liberare Gerusalemme dagli infedeli. Oggi – aiutato da una messinscena stilizzata, metaforica, allusiva – il pubblico deve avvertire il problema di liberare ogni popolo, a Gerusalemme e ovunque, dalle opzioni sanguinose e identificarsi in Giselda e nella sua appassionata perorazione: “No, Dio nol vuole!”.

 

Una scena fissa, una landa desolata, una terra aspra dove gli uomini combattono, vivono, muoiono. Il primo atto si svolge in una tetra notte immersa in una fitta nebbia lombarda dove, a lampi, si intravedono ombre illuminate da torce. Poi siamo davanti al Muro del Pianto in una luce abbagliante dove si respira il deserto. O, a volte, una tenera notte mediterranea che si colora di nostalgia. E, alla fine, vedremo la Città Promessa, Utopia della Pace. E ci si immerge nell’oggi. Tutti si tolgono armature e orpelli guerreschi e si sorridono, cristiani e musulmani e... ebrei, e atei e buddisti, ieri e oggi, dobbiamo sperare, per sempre.

 

Raccolgo qualche nota sparsa e, accanto alla sinossi del libretto di Solera, pubblicheremo anche una “sinossi di uno spettacolo da fare”. Questo è soltanto un racconto che filtra suggestioni e intenzioni registiche prima dell’inizio delle prove. Sono appunti privati, forse non tutti intelligibili, ma sono un’utile traccia di lavoro.

 

Vediamo una giovane. Assisterà dalla ribalta a tutto il primo atto come fosse un antefatto che emerge a rapidi flash dall’oscurità del passato. Si intravede un bassorilievo romanico che raffigura Sant’Ambrogio in costruzione. Notte e nebbia. Voci nel buio. Torce vaganti. La nebbia che si è diradata sembra ora incenso: “Pace, pace”.

 

Chiarore grigio. Pagano e Arvino hanno lo stesso trucco, un cespuglio nero di capelli, barba e baffi (poi Pagano sarà completamente glabro, con una testa pelata e una benda nera su un occhio: inequivocabilmente cattivo e non immediatamente riconoscibile). Brillio di vetrate nel buio. Si alternano immagini terribili di guerra, devastazione e morte. Nebbia. Uno scheletrico albero. Coro di monache. Vagano fiammelle di candela. Ad una ad una si spengono le candele dei lampadari. Buio. La luce inonda il muro di fondo con ebrei di spalle, riconoscibili come tali – cappelli e cappottino nero, cernecchi sulle orecchie. Ancora silenzio. Alla ribalta dall’inizio dello spettacolo ci sono recipienti, bacili, anfore, di metallo, di legno, di vetro, con sabbia, bastoncini d’incenso, sassi e acqua. I quattro elementi. Poi il sole e la luna. Il coro, a vista, nel modo più semplice possibile, qualche turbante, qualche copricapo arabo, qualcuno si rimbocca la lunga veste o indossa un leggero caffettano, si trasforma da “popolo lombardo” in “popolo musulmano”. Nessuna caratterizzazione, né moderna, né medievale: un’ambiguità che deve essere il tratto distintivo anche dei costumi. Comparse portano in scena alcuni tappeti I Lombardi cantano “Stolto Allah!” – che, attenzione, è una bestemmia! Sono feroci e criminali. Immagini di guerra e morte nel deserto. “No, no giusta causa” è il pezzo forte, centrale in ogni senso del nostro spettacolo. Giselda lo grida a tutti, anche al pubblico. Ebrei contro il muro. È il Muro del Pianto. Coro di pellegrini. “Oh Signore dal tetto natio”. Scendono lentamente assetati, disperati. Nostalgia. “Al Siloe” lo dice solo Giselda. Il coro si spoglia e butta ai lati della scena il costume da pellegrini, afferra le armi e forma una specie di ‘testuggine’ alla ribalta. Per la terza volta immagini di guerra e morte “Guerra, guerra”. Battaglia. Tutti contro tutti. Arvino sorreggendo Pagano, avanza fra i cadaveri. Terzetto. Coro si solleva appena e canta. Si apre il muro. Aurora. Si vede Gerusalemme come un diamante luminoso. Arcobaleno. Sole al tramonto. Notte con grande luna.

 

Iniziano le prove e in scena le intenzioni si precisano e subiscono metamorfosi suggerite dal palcoscenico, dal ritmo vitale, dalle pulsazioni musicali ed emozionali che si incarnano negli attori. Ecco: blocchi di emozioni che spieghino l’errore e l’orrore della guerra – solo questo dobbiamo riuscire a comunicare. Tentando, come Verdi, di “inventare il vero”, dentro il proprio tempo, dentro la storia, dentro l’anima dell’uomo.

 

 

 

 

 

 

Stagione Lirica 2009

del Teatro Regio di Parma

 

 

Teatro Regio di Parma

 

 

13, 15, 18, 21, 24 gennaio 2009

I Lombardi alla prima Crociata

Musica di Giuseppe Verdi

 

 

19, 21, 24, 26 febbraio 2009

1 marzo 2009

Lucia di Lammermoor

Musica di Gaetano Donizetti

 

 

2, 5, 8, 11, 14, 17 aprile 2009

Tosca

Musica di Giacomo Puccini

 

 

 

 

 

 

 

Biglietteria del Teatro Regio di Parma

 

Biglietteria del Teatro Regio di Parma

Via Garibaldi, 16/A 43100 Parma

Tel. 0521 039399 - Fax 0521 504224

biglietteria@teatroregioparma.org

www.teatroregioparma.org

 

Orario

martedì - venerdì ore 10 -14, 17-19

sabato ore 10-13, 16 -19

e un’ora e mezza precedente lo spettacolo.

Chiuso la domenica, il lunedì e i giorni festivi.

In caso di spettacolo nei giorni di chiusura:

domenica ore 10-12, 14-16

lunedì ore 10-12, 17-20.30

 

Il pagamento presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma può

essere effettuato con denaro contante in euro, con assegno

circolare non trasferibile intestato a Fondazione Teatro Regio di

Parma, con PagoBancomat, con carte di credito Visa, Cartasì,

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