Le suggestive pagine dello Stabat Mater di Antonin Dvorák al Festival Verdi 2004

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08/giu/2004 18.10.22 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Teatro Regio di Parma

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Le suggestive pagine dello

Stabat Mater di Antonin Dvořák

al Festival Verdi 2004

Il celebre direttore ungherese Zoltan Pesko

sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma

Auditorium Niccolò Paganini,

giovedì 10 giugno 2004, ore 20.30

 

 

            Dalla mirata offerta musicale che sempre più sollecita la riflessione e arricchisce il cartellone musicale, l’ultimo appuntamento della sezione sinfonico concertistica del Festival Verdi 2004 è dedicato all’esecuzione di una tra le più suggestive pagine del compositore boemo Antonin Dvořák, lo Stabat Mater op. 58, atteso giovedì 10 giugno alle ore 20.30 all’Auditorium Niccolò Paganini di Parma.

            Non di rado il giudizio sull’opera di Dvořák sembra limitarsi agli estremi di un felice artigianato musicale, fatto di impetuosa pienezza di melos  e di indubbio fascino sonoro delle sue opere. Indirizzi compositivi certo definiti entro il marchio dell’elemento popolare, di rigogliose intuizioni che affondano le loro radici entro il fertile terreno del folklore boemo alimentato dal grande amore per la terra d’origine e da un inguaribile ottimismo a tratti profondamente scalfito da pungenti nostalgie.

 

            Eppure i limiti spesso rilevati in questo muovere sincero e diretto del gesto musicale - come dire, uno scivolare radente sullo specchio dell’eredità romantica di cui Dvořák è pur sempre un prodotto - sanno conservare nel compositore boemo i caratteri di una doppia sollecitazione espressiva, quella inconscia e spontanea di tante pagine di solare eloquenza e quella più nascostamente riflessiva di un’attitudine emotiva profondissima, non sempre distillata entro il lume della consapevolezza, ma egualmente, naturalmente percettiva e acuta. Da qui le distanze critiche spesso invocate nei confronti del compositore, la cui natura rapsodica dell’ispirazione ha pur sempre negato il peso di una solida continuità drammatica, vanno in ogni caso riconsiderate soprattutto al cospetto di un’opera come lo Stabat Mater, opera centrale della produziona sacra di Dvořák ed immediatamente riconosciuta, sin dalla sua prima esecuzione a Praga nel dicembre 1880, come innegabile capolavoro.

 

Il piano unitario e a tratti quasi sereno dello Stabat Mater è quasi una sorta di sublimazione al dilaniante cospetto della morte, quella che, nel volgere di un breve arco di tempo, colpì in rapida successione la figlia maggiore e due figlioletti del compositore boemo. Ed è proprio l’idea di dolore che in ogni parte dello Stabat Mater appare come costante riflessione dell’uomo dinnanzi al mistero divino, un invito che scopertamente sembra rivolgersi, con coinvolgente passione, ad ogni ascoltatore: è infatti la presenza corale, in questa pagina, ad essere il vero  elemento di coesione dell’intera partitura che, da un’inventiva melodica di fattezze quasi schubertiane sa risolvere entro i canoni formali del più osservato contrappunto.

Il cast della serata prevede interpreti di particolare prestigio, quali il celebre direttore ungherese Zoltan Pesko alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma (direttore del coro Martino Faggiani), Emily Magee, Mariana Pentcheva, Tomas Zagorski e Giacomo Prestia.

 

 

ZOLTAN PESKO

Nato a Budapest da una famiglia di musicisti, compie gli studi nella sua città. Nel 1964 lascia l’Ungheria e frequenta corsi di perfezionamento in Italia e Svizzera. Di particolare rilievo nel suo periodo di formazione artistica sono stati gli anni con Goffredo Pefrassi, con Franco Ferrara e Pierre Boulez. Fra il 1966 ed il 1973 lavora a Berlino (Deutsche Oper) come direttore d’orchestra, referente personale e collaboratore di Lorin Maazel. Il suo strepitoso debutto alla Scala nel 1970 segna l’inizio di una prestigiosa carriera artistica a livello internazionale; nell’arco di una stagione è scritturato per tre produzioni: Ulisse di Dallapiccola, La finta giardiniera di Mozart e L’angelo di fuoco di Prokof’ev.

Nel 1973 diviene direttore stabile del Teatro Comunale di Bologna; per tre anni riveste lo stesso ruolo al Teatro La Fenice di Venezia, e dal 1978 al 1983 è direttore principale dell’Orchestra Rai di Milano.

Dal 2001 è direttore musicale dell’Orquestra Sinfonica Portuguesa e del Teatro Sao Carlos di Lisbona.

 

EMILY MAGEE

Ha completato gli studi musicali all’Università dell’Indiana e ha vinto numerosi premi fra i quali il MacAllister Award del 1994. Debutta nel Così fan tutte di Mozart, nel ruolo di Fiordiligi, nella stagione del 1994, al Chicago Lyric Opera, dove interpreterà anche Marguerite nel Faust, Liù nella Turandot e Ellen Orford in Peter Grimes. Emily Magee attira l’attenzione della critica internazionale nel dicembre del 1996 con l’acclamato debutto in Germania nel ruolo di Elsa nella nuova produzione di Lohengrin all’Opera di Stato di Berlino. In seguito, è invitata a cantare per la prima volta al Festival di Bayreuth nell’estate del 1997 nel ruolo di Eva in una produzione di I Maestri cantori di Norimberga. Dopodiché, debutta in una serie di teatri prestigiosi, fra i quali il Teatro alla Scala di Milano, l’Opera di Stato di Baviera a Monaco, il Teatro Comunale di Firenze, il Covent Garden a Londra e lo Châtelet a Parigi. Spesso si cimenta nel repertorio concertistico, canta con la Chicago Symphony al Festival Ravinia in Lobgesang di Mendelssohn, a Firenze nel War Requiem di Britten, diretto da Bruno Bartoletti. Canterà nella nuova produzione dell’Anello del Nibelungo al Covent Garden di Londra, iniziando nel 2004 con L’Oro del Reno e Il crepuscolo degli dei nel 2006, per arrivare ai cicli completi nel 2007.

 

MARIANA PENTCHEVA

Nata in Bulgaria, ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio di Sofia. Successivamente ha vinto numerosi concorsi internazionali, fra cui il Viotti di Vercelli, il Concorso voci verdiane di Busseto e il Luciano Pavarotti International Voice Competition di Philadelphia.

Dal 1991, anno del suo debutto al Teatro Comunale di Firenze, ha cantato in alcuni fra i maggiori teatri di tutto il mondo con direttori quali Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Vladimir Jurowski, Gustav Kuhn, Riccardo Muti, John Neschling, Daniel Oren e Zoltan Pesko. Delle sue numerose interpretazioni ricordiamo La Gioconda al Teatro alla Scala, Falstaff all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Cavalleria Rusticana al Teatro di San Carlo di Napoli, La favorita a Tokyo, Möise et Pharaon al Rossini Opera Festival, La fiamma di Respighi al Teatro dell’Opera di Roma, Lohengrin al Teatro de la Maestranza di Siviglia, Nabucco all’Arena di Verona. Recentemente ha effettuato una tournée a Seoul in collaborazione con il Teatro Regio di Parma, nel ruolo di Amneris in Aida. In ambito sinfonico e concertistico ricordiamo La Resurrezione di Händel al Teatro alla Scala di Milano e la Messa da Requiem di Verdi a Lione.

 

TOMASZ ZAGORSKI

Nasce a Poznam in Polonia, dove inizia a studiare canto nel Boys Choir Philharmonic Posznan per proseguire gli studi presso l’Accademia di Musica di Poznam con il Maestro Stanislaw Romanski. Durante gli studi presso l’Accademia, si esibisce nel Teatro di Poznam. Ha partecipato a numerosi concorsi internazionali, vincendo molti premi e nel 1988 ha cantato nel primo concerto di Czarna Maska by K. Penderecki a Berlino.

Tomasz Zagorski è ospite fisso presso i Teatri di Dresda, Francoforte e Leipzig, dove ricopre i ruoli principali delle opere di Mozart e Strauss.

 

GIACOMO PRESTIA

Nato a Firenze, debutta a Fidenza nell’Alzira di Verdi nel 1991. Ha cantato nei più importanti teatri del mondo fra i quali: Teatro di San Carlo di Napoli, Teatro alla Scala di Milano, Teatro dell’Opera di Roma, Maggio Musicale Fiorentino, Arena di Verona, Opèra di Monte-Carlo, Opèra de Paris, Teatro Real di Madrid, Colon di Buenos Aires, Staatsoper di Vienna, Festival di Salzbourg, Metropolitan di New York, Philharmonia di Berlino. Prende parte, molto spesso, a concerti in tutto il mondo, ed è sempre richiesto, particolarmente, per il Requiem di Verdi, il Requiem di Donizetti, lo Stabat Mater e la Petite Messe Solennelle di Rossini. I suoi impegni lo porteranno, prossimamente,  alla Staatsoper di Vienna per La favorite, all’Opera di Las Palmas per Faust, a Valencia per Gioconda e Faust, all’Arena di Verona per Aida e Nabucco, al Massimo di Palermo per Don Carlos, I Vespri siciliani, La favorita, Norma e La forza del destino, al Comunale di Bologna per I Masnadieri, all’Opera di Roma per Don Carlo, al Metropolitan di New York per Aida.

 

 

 

 

Paolo Maier
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