Il valore dell’origi ne nella musica di Massimo Bubola

Il concerto si apre con Rimini, Andrea e Fiume Sand Creek, tre dei maggiori successi nati dal loro incontro; prosegue poi con Camicie rosse, scritta per Fiorella Mannoia, e Uruguay, entrambe ispirate alla figura di Giuseppe Garibaldi, e si torna "all'era De Andrè" con Una storia sbagliata.

23/feb/2009 18.14.57 Stefania Pilato Contatta l'autore

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Il valore dell’origine nella musica di Massimo Bubola

 

Ha portato sul palco del Teatro Garibaldi di Modica il carattere e lo spessore di un artista autentico. Ha portato al pubblico che gremiva il teatro in ogni settore il valore della storia, della ricerca, delle tradizioni, della poesia, della cultura, della famiglia.

«Se non abbiamo radici, non abbiamo foglie» è il pensiero che Massimo Bubola, ospite del secondo appuntamento della Stagione 2009 organizzata dall’Associazione the Entertainer, ha tradotto in musica sottolineando in più modi il valore dell’origine.

Ruvido e generoso, in quasi tre ore di concerto, Bubola ripercorre alcune tappe della sua lunga carriera in parte legata alla collaborazione con Fabrizio De Andrè.

Il concerto si apre con Rimini, Andrea e Fiume Sand Creek, tre dei maggiori successi nati dal loro incontro; prosegue poi con Camicie rosse, scritta per Fiorella Mannoia, e Uruguay, entrambe ispirate alla figura di Giuseppe Garibaldi, e si torna “all’era De Andrè” con Una storia sbagliata.

Accompagnato sul palco dalla Eccher Band formata da Simone Chivilò (chitarra elettrica e acustica), Alessandro Formenti (basso), Moreno Marchesin (batteria) ed Erika Ardemagni (cori e seconde voci), Bubola apre il sipario sul mondo contadino e sui ricordi personali rivelando l’origine di Rosso sul verde, legata ad una lettera di un prozio morto durante la prima guerra mondiale.

E si torna al periodo della collaborazione con De Andrè con Se ti tagliassero a pezzetti, Volta la carta, Sally e Hotel Supramonte.

Tra graffi rock ed echi folk, Bubola racconta ora l’ispirazione, ora l’atmosfera, ora il momento storico in cui sono stati composti i vari brani.

Li rilegge musicalmente restituendo loro l’origine e l’originalità «con il tempo – dice - si sono date interpretazioni che si allontanano dalla verità. E a furia di fare fotocopie, visto che appartengono al repertorio di molti, con nuovi arrangiamenti e nuove interpretazioni, c’è il rischio che l’originale si perda»

A fine concerto gli applausi richiamano gli artisti sul palco e la scelta del bis ricade su Canto del servo pastore e su una esplosiva Il cielo d’Irlanda.

Bubola e la Eccher Band salutano, ma sono richiamati ancora una volta sul palco e regalano una magnifica versione blues di Don Raffaè.

Con Tre rose, ancora tra gli applausi, si conclude la lunga serata di musica e memoria.

 

 

Modica 23 febbraio 2009

 

Ufficio Stampa

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