La storica camera acustica decorata da G. Carmignani in corso di restauro

01/ott/2004 17.01.59 Ufficio Stampa Teatro Regio Contatta l'autore

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Teatro Regio di Parma
Fondazione
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La storica camera acustica

decorata da G. Carmignani

in corso di restauro

L'intervento voluto dalla Fondazione Teatro Regio

nell’ambito di un ampio progetto

teso al potenziamento e all’ammodernamento

delle proprie dotazioni tecniche e artistiche.

Oggi il sopralluogo del Sindaco Elvio Ubaldi.

Teatro Regio, venerdì 1 ottobre 2004

 

       

        Nell’ambito di un ampio progetto teso al potenziamento e all’ammodernamento delle proprie dotazioni tecniche e artistiche, la Fondazione Teatro Regio di Parma ha predisposto un piano di interventi che prevede l’acquisto per l’Auditorium Paganini e il Teatro Regio di attrezzature, strumenti informatici, arredi che permetteranno di ottimizzare le risorse attualmente in dotazione e di potenziare le capacità produttive.

In tale quadro di potenziamento e recupero, ribadendo l’attenzione per le proprie radici e l’importanza della tradizione, la Fondazione Teatro Regio di Parma, con il contributo della Regione Emilia Romagna, ha promosso un importante intervento di restauro della camera acustica decorata da G. Carmignani, uno fra i rari esempi al mondo di camera acustica storica decorata, sopravvissuta all’uso e al tempo. Tale intervento è in corso di realizzazione da parte dello studio di conservazione e restauro Studioerre s.r.l. di Modena, sotto la guida del Prof. Pietro Tranchina, che ha già diretto il cantiere di restauro del Sipario del Teatro Regio, realizzato nel 1998-’99. L’équipe di restauro è composta dal Prof. Pietro Tranchina e Antonella Vono, con Lucio Rossati, Teresa D'Angiolella e con la collaborazione di Surer Nur Hussen, Claudia Bazzicalupo, Silvio Scaiola, Marica Dolio.

 

Giuseppe Carmignani

In base al pochissimo materiale documentario esistente, difficile risulta la datazione precisa della camera acustica e le decorazioni figurative che si rifanno a stilemi neoclassici pure poco possono aiutare. Mistero anche intorno all’autore delle decorazioni, G. Carmignani, esponente di un casato di origine romana stabilitosi a Parma: qui Filippo aveva fondato nel 1754 la Tipografia Carmignani e nel 1777 era stato ascritto per decreto ducale tra la nobiltà parmense. Come si evince dalla voce del Dizionario della musica e dei musicisti dei territori del Ducato di Parma e Piacenza dalle origini al 1950 di Gaspare Nello Vetro, i Carmignani erano artisti da almeno tre generazioni: Giulio (1813-1890) era stato, oltre che tipografo, un apprezzato pittore e letterato; Guido (1838-1909), che aveva sposato Paolina Magnani, figlia del famoso scenografo, era stato docente di paesaggistica all'Accademia di Parma prima, a Brera a Milano poi; Giuseppe (1871-1943) era scenografo. È  probabilmente a quest’ultimo che si deve far risalire la decorazione della camera. Studiò all'Accademia di Belle Arti, con Gerolamo Magnani, poi con Giuseppe Giacopelli. Dopo aver lavorato al Teatro Regio di Parma, nel 1893 fu assunto dal Teatro alla Scala, dove collaborò per tre stagioni con Giovanni Zuccarelli, Vittorio Rota, Carlo Songa, Angelo Parravicini e Mario Sala. Rinunciò alla conferma per recarsi a Buenos Aires: lavorò al Teatro Olimpo, nel maggio 1898 fu nominato docente di prospettiva all'Accademia Nazionale di Belle Arti e l'anno dopo di ornato all'Università di Buenos Aires. Era nel contempo lo scenografo ufficiale e fornì le scene a tutti i teatri di stato. Dipinse anche il sipario del Teatro Coliseo e quello per il Teatro de la Opera di Rosario di Santa Fé. Nel 1911 ritornò a Parma e nel 1912 fu nominato professore di ornato nell'Istituto di Belle Arti, per diventare anche direttore e insegnante della sezione di scenografia che aveva sede nel sottotetto del Teatro Regio. Tra le tante, furono ammirate le scene per Un ballo in maschera e Aida, dipinte per la stagione verdiana del 1913. Per la Scala, nel 1911 dipinse la prima e l'ultima scena di Isabeau e quelle dei veglioni artistici del 1912, 1913, 1921, 1925, 1926.

 

La Camera acustica di G. Carmignani

La camera acustica splendidamente decorata da G. Carmignani si compone di pannelli di forme e dimensioni diverse dei quali circa la metà sono attualmente oggetto di restauro, per una superficie complessiva di circa 320 m2.

I pannelli sono composti da teli in canapa in media di 1,2 m di larghezza per 7,5 m di altezza, cuciti assieme. La decorazione, che ripropone elementi a intaglio e in stucco della decorazione dei palchi della sala, è realizzata con la tecnica della pittura a tempera con pigmenti in polvere legati da una piccola quantità di colla animale. La stesura pittorica è effettuata direttamente sulla tela, senza alcuno strato preparatorio (tradizionalmente eseguito a gesso e colla animale). La mancanza, voluta, di questo strato è in ragione della leggerezza richiesta ai pannelli e ha contribuito in parte al degrado e al cattivo stato di conservazione. I teli sono montati su telai lignei mediante chiodature metalliche: gli elementi lignei che compongono i telai sono rinforzati nelle zone di incastro con elementi in ferro.

 

Lo stato di conservazione

Dal punto di vista conservativo, salvo alcune eccezioni, gli elementi lignei che compongono le strutture portanti sono in buono stato: gli interventi di risanamento si sono dunque limitati alla sostituzione di parti deformate e al risanamento o al rinforzo di incastri e giunzioni non più funzionali.

Quanto invece alle superfici dipinte, si è riscontrato un elevato grado di deterioramento dovuto alla normale attività di montaggio e smontaggio: abrasioni, lacerazioni, strappi del supporto in tela, ma soprattutto a numerose infiltrazioni d'acqua che hanno causato caratteristiche macchie, con solubilizzazione del legante e conseguente perdita di adesione dello strato pittorico. Nel corso degli anni molte delle lacerazioni presenti sono state rinforzate applicando sul retro dei dipinti toppe in tela incollate con adesivi vinilici o con mastici. L'assorbimento da parte degli strati pittorici degli adesivi ha causato l’irreversibile iscurimento della corrispondente porzione di colore.

 

L’intervento di restauro

In fase di progettazione dell’intervento è stato realizzato un attento rilievo di tutti gli elementi che compongono la camera acustica, acquisendo documentazione fotografica con camera digitale.

Sono state quindi eseguite anzitutto le operazioni di carattere conservativo: smontaggio delle tele e dei telai, risanamento dei telai con sostituzione degli elementi degradati, disinfestazione e consolidamento degli stessi. Il risanamento delle tele di supporto è consistito nella cucitura dei teli non più aderenti, nella ricomposizione delle lacerazioni e innesto delle parti mancanti utilizzando garze di supporto applicate con adesivi termoplastici e quindi reversibili. Sempre con adesivi termoplastici sono state applicate fasce perimetrali in tela ignifugata allo scopo di consentire il corretto tensionamento delle tele.

La pulitura delle tele decorate è stata condotta con polveri di gomme speciali per restauro, Wishab, sfregando leggermente la superficie dipinta. Questa tecnica è stata motivata dall’impossibilità di utilizzare i normali sitemi di pulitura  con solventi per la natura stessa dei pannelli. La pulitura con gomma Wishab è stata realizzata seguendo i contorni delle varie campiture cromatiche (per evitare i cosiddetti fenomeni di spolvero, ovvero il mescolamento di pigmenti pittorici diversi).

Si è proceduto quindi alla ricostruzione delle parti pittoriche danneggiate o mancanti, utilizzando colori vinilici apposti per velatura (con un leggero strato, un velo, di colore).

 

L’inaugurazione

La camera acustica restaurata sarà inaugurata il prossimo 3 aprile 2005, ore 20.30, in occasione del concerto dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma, diretta dal Maestro Bruno Bartoletti. In programma: Luigi Cherubini  Requiem in do minore, Igor Stravinskij Oedipus rex, opera-oratorio in due atti, interpreti Donald Kaatsch, Sonia Ganassi, Michele Pertusi, Giacomo Prestia, Samuele Simoncini, voce recitante Valeria Moriconi, maestro del coro Martino Faggiani.

 

 

Paolo Maier
Ufficio Stampa e Comunicazione
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