Anthrax, le simpatiche canaglie del Thrash

08/set/2009 14.23.13 Blog Network Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
anthrax_madhouse_the_very_best_of-b2

Anthtrax Madhouse

A metà degli anni ’80, negli Stati Uniti è decollato un nuovo movimento musicale chiamato Thrash Metal, una brutale fusione fra la potenza dell’Heavy e la frenesia ritmica dell’Hardcore Punk.
Fra i fautori di questo genere sono da menzionare gruppi quali Metallica, Slayer, Megadeth, Exodus, Overkill e Anthrax.
Questi ultimi sono nati a New York, attorno al 1981, grazie al chitarrista Scott “Not” Ian e al bassista Danny Lilker. Ai due si sono presto aggiunti il cantante Neil Turbin, l’altro chitarrista Dan Spitz e il batterista Charlie Benante.

Tramite un demo, il gruppo si è fatto notare subito dall’etichetta Megaforce, la quale li ha scritturati e, nel 1983, ha immesso sul mercato Fistful Of Metal, un album ancora acerbo, che solo a tratti mette in mostra le future potenzialità del quintetto, come in canzoni quali Metal Thrashing Mad e Soldier of Metal.

A quel punto Lilker ha ceduto il posto al suo roadie Frank Bello, per andare a formare i Nuclear Assault, altro gruppo Thrash di culto, e, poco dopo, anche Turbin ha deciso di lasciare la band.
Al microfono è così arrivato Joe Belladonna il quale, grazie ad un’estensione vocale e ad una presenza scenica decisamente superiore al suo predecessore, ha fatto compiere agli Anthrax un grosso salto di qualità.

Già con l’EP Armed And Dangerous, del 1985, che contiene un’ottima cover di God Save The Queen dei Sex Pistols, la fama del gruppo si è impennata notevolmente. Con il secondo album poi, intitolato Spreading The Disease, sempre dello stesso anno, la band è entrata direttamente nel gotha del rock duro.
L’album è, a mio giudizio, il migliore del gruppo e contiene brani quali Medusa, Lone Justice, A.I.R., Aftershock, Madhouse, Gung-Ho, che hanno fatto la storia del Thrash.

I metallari di mezzo mondo sono impazziti per questi ragazzi newyorkesi, che dal vivo, vestiti con bermuda e cappellini colorati, sprigionavano un’energia incredibile, tanto da essere paragonati a “cinque Angus Young”. Il bello degli Anthrax poi, è che, al contrario delle altre band del genere, non hanno mai usato immagini sataniche o sanguinolente, ma hanno preferito accattivarsi le simpatie grazie ad un forte senso dell’umorismo.

Nel 1987 è uscito un altro capolavoro del genere, Among The Living, dove i ragazzi hanno affinato la tecnica strumentale e, soprattutto, compositiva, regalando canzoni più elaborate, che alternano testi impegnati, come ad esempio Indians, che si occupa del dramma dei nativi americani relegati nelle riserve, ad altri più frivoli, tipo I’m The Law, che racconta del personaggio dei fumetti Judge Dredd, NFL (Efilnikufesin), titolo che se letto al contrario diventa Nice Fuckin’ Life, l’inno al pogo Caugh In A Mosh e la title track, ispirata al romanzo di Stephen King “l’ombra dello scorpione”.
A me piace molto anche Imitation Of Life, la più veloce dell’album, un vero attacco alle band Glam Metal.

Quell’anno gli Anthrax hanno scritto e lanciato sul mercato anche una canzone in stile Rap, I’m The Man, contenuta nell’omonimo EP, dove fa bella mostra di se pure la cover di Sabbath Bloody Sabbath, dei Black Sabbath.

È stato quello il periodo aureo degli Anthrax. Infatti, con i lavori seguenti, ammetto che gli Anthrax mi hanno un poco deluso. Sia State of Euphoria, del 1988, sia Persistence Of Time, uscito un paio di anni più tardi, nonostante fossero nati con l’intenzione di seguire le orme di Among The Living, non gli si sono avvicinati minimamente.
Del primo album sono da ricordare Out of Sight, Out of Mind, Finale, con il suo grande tempo da pogo, Be All End All e il rifacimento di Antisocial, dei francesi Trust
Di Persistence Of Time, invece, Keep It in the Family, la violenta Discharge e un’altra cover, Got The Time di Joe Jackson.

Nel 1991 la Thrash band ha dato alla luce Attack Of The Killer B’S, una raccolta di inediti e di B-sides che ha come punto di forza il singolo Bring The Noise, interpretato con i rappers Public Enemy. Nel disco è presente anche una nuova versione di I’m The Man.
Incredibilmente, è proprio questo album ad avere regalato agli Anthrax un successo di livello mondiale. Il tour che ne è seguito, in compagnia prima degli stessi Public Enemy e poi dei satanici Slayer, ha toccato le città di tutti i continenti.

A quel punto, soggiogati dal successo, il gruppo ha deciso d’intraprendere una strada più commerciale, fatto questo che non stava bene a Joe Belladonna, che se n’è andato sbattendo la porta.
Al suo posto è stato reclutato l’ex singer della metal band di Los Angeles Armored Saint, John Bush, il quale è subito entrato in studio per registrare le parti vocali di Sound Of White Noise, un album che ha dato una netta sterzata verso l’Heavy Metal più classico, con brani d’impatto commerciale come Room For My Only e This Is Not An Exit.
La mia preferita però, essendo io un chimico, rimane C11H17N2O2S Na, formula che indica il Tiopental Sodico, meglio conosciuto come Pentothal, il famoso siero della verità.

Come c’era da aspettarselo, però, il disco non è stato molto apprezzato dai vecchi tifosi della band. Un po’ per questo e un po’ per qualche screzio con i compagni, anche Dan Spitz ha lasciato gli Anthrax.

Il lavoro seguente, Stomp 442, datato 1995, è andato ancora peggio del precedente. Nessun chitarrista era stato assoldato per sostituire Spitz e, se in studio il problema è stato superato facendo suonare le parti di chitarra nientemeno che al batterista Benante, dal vivo non c’era modo di risolvere la faccenda.

Lo stesso discorso lo ritroviamo tre anni più tardi, all’uscita di Volume 8: The Threat Is Real, un altro flop commerciale del quale salverei solo i singoli Crush e Inside out, e i 6 minuti di Big Fat.
Gli Anthrax, a quel punto, si sono ritrovati sull’orlo dello scioglimento.

In effetti sono passati ancora 5 anni prima che il gruppo lanciasse sul mercato il nuovo lavoro da studio. We’ve Come For You All è uscito, infatti, nel 2003 ed ha segnato un parziale ritorno al sound proposto dalla band agli inizi della carriera, fatto questo che non è passato inosservato fra lo zoccolo duro dei fans, che l’hanno ben accolto.
Parte del merito è da attribuire anche all’ingresso, finalmente, di un nuovo guitar-heroe, nella figura di Rob Caggiano.
Purtroppo, come contropartita all’ingresso di un nuovo elemento, c’è stata l’uscita dal gruppo di uno dei membri di vecchia data: il bassista Frank Bello. Al suo posto è arrivato Joey Vera, che, come John Bush, aveva militato negli Armored Saint.

Intanto, come detto, l’album ha ottenuto un discreto successo e ha regalato ottime canzoni, quali Taking The Music Back, la melodica Safe Home, nel cui video compare l’attore Keanu Reeves, e What Doesn’t Die.

Una voce a quel punto, siamo nel 2005, è iniziata a circolare nel pianeta Anthrax, ovvero che la line-up più famosa, la medesima che aveva registrato Among The Living, stesse per ricostituirsi.

In effetti, c’è stato un tour per salutare la reunion, che si può ascoltare anche in Alive2, ma niente di più.

Nel 2007 Belladonna se n’è andato nuovamente e John Bush avrebbe dovuto, per la seconda volta, prenderne il posto. Probabilmente amareggiato per essere stato lasciato a casa a discapito di Belladonna, il cantante di Los Angeles ha risposto di no.

È stato alla fine Caggiano a presentare agli ex compagni il nuovo singer: Dan Nelson. Lo stesso Caggiano è ritornato in formazione una volta terminata la nostalgica fase della riunione, ma la saga del dentro e fuori non è ancora finita, perché è proprio di poche settimane fa la notizia che Nelson se n’è andato.

Ancora una volta il nome di Bush è uscito prepotentemente.

Nel frattempo è stata annunciata l’uscita di un nuovo lavoro da studio (con la voce di Nelson) che dovrebbe intitolarsi Workship Music.

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl