Metallica: i più amati dai metallari

Non è che il mio genere fosse proprio la musica leggera, ma fino ad allora del Thrash Metal avevo soltanto letto qualche articoletto sulle riviste specializzate.

29/ott/2009 09.26.46 Blog Network Contatta l'autore

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La prima volta che ho ascoltato Kill‘Em All dei Metallica, sono rimasto talmente impressionato da quel sound grezzo e potente che alla fine ho letteralmente rovinato i solchi del vinile e ho dovuto acquistarne un’altra copia. Non è che il mio genere fosse proprio la musica leggera, ma fino ad allora del Thrash Metal avevo soltanto letto qualche articoletto sulle riviste specializzate.
L’album è vero un inno all’energia pura: da Hit The Lights a Metal Militia, passando per Seek & Destroy, The Four Horsemen, Phantom Lord, Motorbreathe, la strumentale (Anesthesia) Pulling Teeth e, principalmente, l’inno al pogo Whiplash, la mia canzone dei Metallica preferita, anzi, la mia canzone Thrash preferita, con la velocissima ritmica di chitarra che ricorda da vicino l’effetto di una motosega.

Ma andiamo con ordine.
I Metallica sono nati a Norwalk, presso Los Angeles, nell’ottobre del 1981, dall’incontro del chitarrista James Hetfield e del drummer Lars Ulrich. I due hanno inciso un demo con brani ancora acerbi, che però sono serviti a farli notare al boss dell’etichetta Metal Blade. Uno di quei pezzi, Hit The Lights, è andato a far parte della famosa compilation Metal Massacre volume 1, rampa di lancio per future stelle dell’Heavy Metal californiano.
Poche settimane più tardi la band, la cui formazione nel frattempo era stata completata dall’innesto di Dave Mustain e Ron McGovney, è partita per un tour di supporto ai Saxon.

Nel 1982 i Metallica hanno inciso un altro demo con sette brani ,intitolato No Life ‘Til Leather che ha riscosso un successo incredibile, grazie a brani quali Jump In The Fire e Seek & Destroy.
A quel punto McGoveny ha ceduto il basso a Cliff Burton, mentre Mustain se n’è andato per formare un altro gruppo cult per quanto riguarda il Thrash, i Megadeth. Al suo posto, nei Metallica, è arrivato l’ex Exodus Kirk Hammett.

Nel luglio del 1983 il dirompente Kill’Em All ha fatto irruzione nei negozi di dischi travolgendo tutto come un uragano, vendendo in breve tempo più di 5 milioni di copie.
Qualche mese più tardi il quartetto si è esibito per la prima volta in Europa al seguito dei Venom.

Nel 1984 è uscito Ride The Lightning il quale, pur mantenendo un piede nei canoni del metal più accelerato, come ad esempio nel caso della opening track Fight Fire With Fire, ha cominciato a mostrare le reali capacità sonore del gruppo grazie a brani più lunghi, melodici ed articolati, lo stesso stile che ne decreterà la fortuna futura. Su tutti cito Creepin’ Death, For Whome The Bell Tolls, la semi-ballad Fade To Black e, direttamente da un racconto di H.P. Lovecraft, la strumentale The Call of Ktulu.

I Metallica hanno quindi firmato per la Elektra, etichetta per la quale, nel 1986, è uscito un disco che , secondo molti, è il migliore del gruppo: Master of Puppets.
Come nel precedente, esso è aperto dalla canzone più violenta, Battery, ne presenta una pseudo melodica, Welcome Home (Sanitarium) ed una strumentale, Orion. Per il resto tutti i brani sono ottimamente strutturati, in un misto di potenza e abilità strumentale: Damage Inc., Leper Messiah, la title track, sono tutte gemme nel firmamento del metallo pesante.
Il successo a quel punto è diventato planetario.

Purtroppo, il 27 settembre del 1986, dopo un concerto a Stoccolma, il bus su cui viaggiava il gruppo è uscito di strada, e il ventiquattrenne Cliff Burton, sbalzato sulla strada, è deceduto. Il colpo è stato durissimo e i restanti tre membri della band hanno più volte dichiarato di volere sciogliersi. Invece, è stato ingaggiato Jason Newsted, già con gli ottimi Flotsam & Jetsam.

Il nuovo assetto ha provato a rodarsi con un mini-album di sole cover, intitolato Garage Days Re-Revisited. Quindi, nel 1989, è uscito il mastodontico And Justice For All, un doppio LP molto ambizioso, che, con 14 milioni di copie vendute, ha lanciato il gruppo definitivamente nel gotha del rock più duro.
Anche qui il disco è aperto da una canzone dirompente, Blackened, ma in seguito i brani diventano più lunghi e decisamente più tecnici: And Justice For All, Harvester Of Sorrow, la ballad One e la strumentale To Live Is To Die, basata su alcuni riffs scritti in passato da Cliff Burton e con una frase recitata da Hetfield, sempre scritta dall’ex bassista.

Il cambio di decennio non ha intaccato la vena creativa e la carica di energia del gruppo della West Coast, che nel 1991 ha dato alle stampe quello che è stato definito The Black Album, a causa della copertina quasi completamente nera. In realtà il lavoro si chiama semplicemente Metallica e alla fine, nonostante una leggera deviazione dalle sonorità prettamente Thrash, è risultato essere il più venduto dalla band.
Esso raccoglie brani diventati famosi, come Enter Sandman, con la quale i Metallica hanno vinto un Grammy Award, e il bellissimo lento Nothing Else Matter, ma anche The Unforgiven e Wherever I May Roam, che si apre con  nientemeno che con un sitar indiano.

In quel periodo i Metallica erano una delle realtà musicali più accreditate del globo, grazie anche a  numerose tournée e a partecipazioni ad eventi di livello mondiale, come il Freddy Mercury Tribute.

La fine del 1995 ha visto sugli scaffali dei negozi di dischi The Lemmy’s a.k.a. Metallica – Happy Birthday, Uncle Rotter un doppio live registrato con i Motorhead per celebrare il cinquantesimo compleanno del loro leader Lemmy Kilmister.

Nel 1996 invece, dopo 5 anni di assenza dagli studi di registrazione, è stata la volta di Load, un disco che, con un suono parecchio lontano dal Thrash, secondo il mio modesto parere ha dato inizio alla fase calante dei Four Horsemen. Insieme al sound è cambiato anche il loro look, ora più da rockers di strada, e anche le tematiche si sono fatte meno impegnate. Perno del disco sono canzoni come Mama Said, Ain’t My Bitch, Until It Sleeps e, soprattutto, i quasi 10 minuti di The Outlaw Torn.

L’anno successivo è uscito il seguito, intitolato Re-Load, il quale non si è discostato molto dal discorso del suo predecessore. I due album, infatti, avrebbero dovuto in origine uscire insieme come doppio LP.
Di Re-Load sono da ricordare l’opening track Fuel, abbastanza tirata da ricordare i vecchi Metallica, e The Unforgiven II, sequel della canzone del ‘91.

Nel 1998 è arivato il doppio Garage Inc., dove si trovano cover di vari artisti, anche al di fuori dell’ambito Heavy Metal come Bob Seger, Lynyrd Skynyrd e Nick Cave, B-Sides dei precedenti singoli, nonché l’intero Garage Day Re-Revisited di dieci anni prima.

Il 7 marzo dell’anno seguente, il sindaco di San Francisco Willie Brown ha dichiarato che quello sarebbe stato il giorno ufficiale dei Metallica. L’annuncio è arrivato in seguito all’introduzione del quartetto nella Walk Of Fame della città.
Quindi, con l’orchestra di Frisco, Hammett e soci hanno registrato S&M, un live dove cavalli di battaglia della band come Master Of Puppets, Fuel, The Call Of Ktulu, Enter Sandman, Nothing Else Matter, e One sono rivisitati in chiave sinfonica.

Tanto il 1999 è stato un anno magico per i quattro ragazzi metallici, tanto il 2001 è stato quello in cui lo scioglimento è sembrato più vicino, se si esclude, naturalmente, quello della triste vicenda di Cliff Burton.
Le cause erano da attribuire alla defezione per incomprensioni con i compagni di Jason Newsted  e al ritiro di James Hetfield per curarsi dall’alcolismo.

Per fortuna neanche un anno più tardi il chitarrista-cantante era già in piena forma e il gruppo è entrato negli studi di registrazione per regalare ai fans l’ottavo album, uscito nel 2003:  St.Anger.
Il lavoro, che in alcuni brani presenta al basso nientemeno che il produttore Bob Rock, ha visto allontanarsi il rock più blando di Load e Re-Load, ed è tornato ad elargire aggressività ed energia come ai vecchi tempi. Il brano di punta, secondo me, è la title track, il cui video è stato girato nel carcere di San Quintino di fronte ai carcerati entusiasti.
Nello stesso periodo si aggregato un nuovo bassista nella persona dell’ex Ozzy Osbourne Robert Trujillo, con il quale la band ha effettuato  un tour mondiale.

Dopo essersi presi una pausa di riposo e riflessione, durante i quali Rick Rubin ha sostituito Bob Rock alla produzione, il 7 luglio 2007 il gruppo ha partecipato al mega-evento del Live Earth, suonando 3 canzoni nello stadio di Wembley.

Un anno più tardi è uscito quello che sino ad ora è l’ultimo lavoro del gruppo di Los Angeles: Death Magnetic, un album migliore anche di St.Anger, meno violento e con un suono tipicamente anni ’80.
Le canzoni sono tutte lunghe, articolate, decisamente “progressive” e, come si legge giustamente da più parti, avrebbe dovuto essere il passo successivo a And Justice For All.
Oltre alla violenta opening track That Was Just Your Life, a me piacciono molto anche la ballad The Day That Never Comes e The Unforgiven III. Sul disco è presente pure un brano strumentale, Suicide & Redemption, che mancava dai tempi proprio di And Justice For All.

Nella primavera di quest’anno, un grande riconoscimentio per la più famosa Thrash Band del pianeta, che è stata introdotta nella Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland.

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