R I S O R G I M E N T O P O P + D U X I N S C A T O L A / MILANO [ 4-7 feb 2010 - 9-10 feb 2010 - Teatro i]

01/feb/2010 15.42.17 Kataklisma Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA 
 
 
RISORGIMENTO POP
 
da gio 4 a dom 7 feb 2010 - ore 21.00
TEATRO I
Via Gaudenzio Ferrari, 11 - Milano
 
PRIMA REGIONALE
 
 
DUX IN SCATOLA
 
mar 9 e merc 10 feb 2010 - ore 21.00
TEATRO I
Via Gaudenzio Ferrari, 11 - Milano
 
 
 

Teatro i di Milano
4-7 febbraio 2010 
 
ore 21.00
 
 
amnesiA vivacE - Circo Bordeaux - Consorzio Ubusette
Rialtosantambrogio - Voci di Fonte
 
con il sostegno di
"Scenari Indipendenti" - Provincia di Roma

in collaborazione con
Ozu, Area 06, Centro di Documentazione Teatro Civile
 
presentano
 
 
 
RISORGIMENTO POP
memorie e amnesie conferite ad una gamba
 
 
uno spettacolo di Daniele Timpano e Marco Andreoli
con Daniele Timpano e Gaetano Ventriglia
 
 
 
L'Italia non risorge. L'Italia non c'è. La Storia non c'è. Perché è sempre inattendibile, la Storia. Nella ricostruzione dello storico, come nei ricordi dei testimoni, nelle fiction, come nei romanzi, negli spettacoli dei Baliani e dei Paolini, dei Timpano, degli Enia e dei Celestini, così come nella Tv di Alberto Angela. E allora bisogna prendere tutto con le pinze perché tutto, ahinoi, dev'essere interpretato, aggiornato e discusso. Le cinque giornate di Milano, l'impresa dei Mille, Porta Pia e Pio IX, Garibaldi e Mazzini: altrettanti momenti e figure che propaganda, vulgata e retorica hanno appiattito, sbiadito e incastrato in quel mito di fondazione forzato, immaginario e falsamente concorde che chiamano Risorgimento.
Con almeno un risultato di rilievo: che la parola Risorgimento, con buona pace di leghisti, neoborbonici e papisti, ci piace tanto. Come ci piace la pizza Margherita, tanto per restare in tema, e Garibaldi che comanda, e il panorama del Gianicolo, e le due chiacchiere a Teano, e Nino Bixio, uno dei mille, e persino l'inno di Mameli.
Perché tutto questo è pop. Non semplicemente popolare. Popolare è Pippo Baudo, popolari sono Albano e Miss Italia, Gigi D'Alessio e la Tatangelo, popolare è il partito di Casini. Ma Sergio Leone, cavolo, è pop; il Bacio Perugina è pop; Madonna, Battisti, Caparezza e Rey Mysterio sono pop. E Britney Spears: anche lei è pop. Anzi; la sua giovinezza è quasi neogaribaldina, così come le sue resurrezioni, i suoi rutti post-glamour, la sua retorica virginale.
E l'Italia? Con tutte le sue recrudescenze, con lo splendore millantato, con le mafierie del quotidiano, che cos'è oggi l'Italia?

Risorgimento pop è uno spettacolo sull'Italia che non c'è, sull'Italia che non sorge, che se è risorta, è rimorta, uno spettacolo sul Risorgimento, sui quattro padri della patria, Mazzini, Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele, e sul suo antipapà, Pio IX. Due attori, risorti e rimorti, immortali cadaveri, soli in scena, in mancanza di Italia. Per un risorgimento pop.
 
 
drammaturgia e regia Daniele Timpano, Marco Andreoli
con Daniele Timpano, Gaetano Ventriglia
disegno luci Marco Fumarola
realizzazione cadavere Francesco Givone
musiche originali Marco Maurizi
collaborazione artistica Elvira Frosini
produzione amnesiA vivacE, Circo Bordeaux, RialtoSantambrogio, Voci di Fonte
Con il sostegno di "Scenari Indipendenti" - Provincia di Roma
in collaborazione con Ozu, Area 06, Centro di Documentazione Teatro Civile
Si ringrazia Armunia - Festival Costa degli Etruschi

Per informazioni e prenotazioni:
Teatro i tel. 02 83 23 156 - promozione@teatroi.orgwww.teatroi.org
amnesiA vivacE Cell. + 39 338 76 74 196 - profondodispari@inwind.it
 
Ufficio stampa "Risorgimento pop"
Chiara Fallavollita Cell. 349 2834261- ufficiostampa@risorgimentopop.it
 
 
CONSORZIO UBUSETTETE 
consorzio.ubusettete@gmail.com
 

 
Qualche commento critico su Risorgimento pop:
 
 
"L'ineffabile Daniele Timpano continua a rivolgere il suo sguardo verso personaggi illustri: dopo Mussolini e Mazinga è la volta nientemeno dei Padri della Patria, dei protagonisti del nostro glorioso Risorgimento. Un tema attualmente dallo smalto un po' appannato ma, niente paura, Timpano e il suo degnissimo complice Marco Andreoli, quali novelli Don Chisciotte e Sancio Panza, lo sviscerano a puntino in una specie di cabaret a volte quasi metafisico – e venato di cattiveria – che si dimostra sempre intelligentemente corrosivo. Un varietà che l'impeto dei protagonisti fa diventare ipnotico e che dopo un inizio elegantemente surreale, con i due che si stagliano su di un fondo dai colori della nostra bandiera in clergyman e con il volto coperto da un bianco drappo, trova il suo ritmo in un vertiginoso frullato di gag. Gli autori ci tengo a evidenziare il fine didascalico della messa in scena e, in effetti, fanno di tutto per indottrinarci, informatissimi, rivelandoci episodi sconosciuti o dimenticati mentre qualche tradimento sono tentati di perpetrarlo. Risorgimento pop, al debutto al Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari, è uno sberleffo grazie al quale il presente può sembrarci più chiaro, un gioco molto serio agito in leggerezza e profondità per leggere la Storia e scrivere in modo nuovo la scena. Il tormentone sulla morte sempre diversa di Anita fa da perno intorno a cui galoppano vizi antichi e moderni, illumina con soave ferocia episodi gloriosi e gloriose meschinità mentre i due artefici tessono il quadro di una nazione che non sa assumere un'identità perché non riesce a guardare al suo passato. Momenti indimenticabili la mummia di Mazzini che perde pezzi o il Garibaldi ridotto in cenere a esclusione della parlante gamba ferita o, ancora, il dialogo – mangiando savoiardi e con cappellini da carnevale – sugli splendori e le sconfitte del Sud."
 
Nicola Viesti - Hystrio
 
"[...] Irriverente e goliardico ma di immediata e godibile presa spettacolare, Risorgimento Pop ha la cifra stralunata cui ci ha ormai abituato Daniele Timpano, in scena con Marco Andreoli (con cui l'ha scritto e interpretato), e col supporto di un cadaverico pupazzo di Giuseppe Mazzini."
 
Claudio Facchinelli - Sipario
 
"È stato presentato nella quarta giornata di Primavera dei Teatri il lavoro in prima nazionale di amnesiA vivacE/Circo bordeaux/Consorzio Ubusettete sull'Italia che non c'è o che se c'è stata è morta e poi risorta, per morire di nuovo. Dopo “Ecce robot!”, dedicato all'immaginario dei cartoni animati giapponesi, Daniele Timpano, questa volta affiancato da Marco Andreoli, torna con “Risorgimento pop – memorie e amnesie conferite ad una gamba”, dissacrante e ironico, sicuramente divertente. In un crescendo di situazioni paradossali Timpano ed Andreoli, anche autori del testo, hanno portato in scena una loro personalissima reinvenzione di quel periodo storico a cui la storia ufficiale assegna la nascita dell'italica patria. Ma che cosa è stato veramente il Risorgimento? C'era veramente bisogno di risorgere se tre secoli prima c'era già stato un Rinascimento? Parte da questa riflessione “Risorgimento pop”. La scena appare vuota, due fasci di luce, una rossa, l'altra verde (manca la bianca), illuminano due figure che cominciano a muoversi lentamente come zombie romeriani.
Lentamente, prima l'uno, dopo l'altro, alzano un braccio per togliersi un panno bianco dal volto: sono due uomini di Chiesa, ma siccome “l'abito non fa il monaco”, niente di meglio che scatenarsi sulle note di Britney Spears, l'icona pop per eccellenza.  Tenendosi lontani anni luce dalla Stora e dalle seduzioni della mitizzazione dei personaggi e dei fatti, gli attori in scena sono schegge impazzite come i loro dialoghi, voce e fisicità da cartoon, che si prestano ad un testo che segue una rotta allucinata e stravagante. “Perché uno spettacolo sul Risorgimento?” chiedono al pubblico, “per ricordare i modelli fondanti e culturali a centocinquanta anni dalla nascita della Patria o più semplicemente per tirarci su qualche soldo?”.
Liberato dal glamour che l'ufficialità gli impone il Risorgimento altro non ha fatto se non cercare di ricucire un corpo già morto, in una macedonia galvanica degna di un Dottor Frankenstein di serie B. È così che Garibaldi, Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele II, i quattro padri della Patria e l'antipapà Pio IX diventano figure di un immaginario pop, più da telenovelas che da fiction patinate, più da fumetto manga che da docu-racconto alla Piero Angela o alla Ascanio Celestini, in un cortocircuito di fatti e stramberie. E così Anita è una extracomunitaria brasiliana bassa e tarchiata e Garibaldi viene sì ferito e cade, ma così è stato anche per Materazzi dopo la testata di Zidane, i briganti sono i no-global del tempo, mentre Mazzini non è più Giuseppe ma Pippo, come nostro signore dei conduttori.
“Risorgimento pop” è una favola senza inizio né fine, fatta di mandi e rimandi, di digressioni frammentarie e di acrobazie narrative. Quattro minuti e trentatré secondi netti bastano, senza fare ricorso a bombole di ossigeno, per raccontarlo nella sua interezza, con tutti i suoi eroi e le sue imprese, e rimane anche il tempo per prendere una birra Peroni, data ufficiale di nascita 1846, nel bel mezzo fra la spedizione dei fratelli Bandiera e le Cinque giornate di Milano. In fondo il Risorgimento non è mai esistito, l'impero romano non è mai esistito, sono tutte invenzioni e noi tutti siamo morti, così come il nostro paese. Ma cè ancora tempo per una riconciliazione, sulle note di “Fratelli d'Italia” e con il tricolore che invade la scena: la mummia di Pippo Mazzini, trafugata per l'occasione (servivano a questo i vestiti da prete) dopo 150 anni sta per riconciliarsi con la gamba di Garibaldi. Per un finale che non ci sarà. Siamo tutti mandati a quel paese, ma quale? Il nostro no di sicuro, visto che non c'è."
 
Domenico DonatoIl Quotidiano della Calabria

"[...] Daniele Timpano, dopo i successi di “Dux in scatola “e “Ecce Robot”, ritorna in scena in “Risorgimento Pop” accompagnandosi questa volta a Marco Andreoli. Di Daniele Timpano possiamo ben dire ormai che sia un autore consolidato con uno stile ed un modo di porsi in scena diventato a suo modo paradigmatico. “Dux in scatola”, “Ecce Robot “ sono due creazioni che vanno all'assalto dei miti e delle mitologie, scardinate attraverso una narrazione che tende alla divagazione, alle pause calcolate , che si nutre di esemplificazioni, di aneddoti . Sono spettacoli sempre al limite e che dunque fanno “incazzare” sia i detrattori sia i fautori del mito in questione ed è quello che Timpano segretamente vuole ed è anche, che lo si voglia o no, il fattore che costituisce la particolarità di questi spettacoli.
Ecco dunque sotto le grinfie del nostro questa volta va il Risorgimento con i suoi miti. Ecco dunque il Risorgimento ma per Timpano e socio l ’Italia non risorge. L’Italia non c’è. La Storia non c’è. Perché è sempre inattendibile Pio IX, Garibaldi Cavour e Mazzini sono figure che propaganda, vulgata e retorica hanno appiattito, sbiadito e incastrato in quel mito di fondazione forzato, immaginario e falsamente concorde che chiamano Risorgimento. Ma come detto in scena Timpano spesso divaga e, se ci mettiamo un altro attore, le divagazioni aumentano, così spesso lo spettacolo non sa dove andare, ci si chiede spesso e allora?. Pur tuttavia “Risorgimento Pop” è divertente e la scena finale con il muto colloquio tra le ceneri di Garibaldi ed il corpo di Mazzini è da ascriversi nel grande teatro."
 
Mario Bianchi - Rivista di Teatro ragazzi EOLO

"Due preti blasfemi raccontano il Risorgimento. A modo loro. Ricordandone le tappe fondamentali come in un quiz televisivo a gettoni d’oro, pulsanti, cuffie e minuti e secondi da record mnemonici, da ring ansiogeni e Mike Bongiorno. Alla maniera del surrealista, visionario Daniele Timpano che, dopo “Dux in scatola” e “Ecce Robot!”, si lancia nelle fauci, sdentandole, del fine Ottocento nostrano. In un silenzio che pare infinito una bandiera italiana viene proiettata sul fondo, in una lentezza estenuante che prepara la battuta, che s’avviluppa sul e nel testo, debordante come l’autore, a tratti irritante. Sono parroci con gli occhiali scuri da mafiosi, con fazzoletti bianchi sulla faccia come a dire: “Arrendetevi!”, oppure “Siete circondati”. Quasi a significare che non è cambiato molto tra lo Stato Pontificio che comprendeva l’Italia centrale e il Vaticano attuale, che le dimensioni del territorio, quando i confini sono spirituali e l’influenza psicologica, non contano. Il grido di “viva l’Italia” viene sostituito da varie versioni di una celebre hit di Britney Spears, mentre il morettiano molleggiato fumettistico (Paz) Timpano fa Garibaldi nell’esilarante racconto di come non sono andate le faccende storiche dell’epoca incriminata.
Il dentro e fuori dalla scena è il pane di Timpano (qui aiutato nella scrittura e in scena dal puntuale e efficace Marco Andreoli, fulminante nell’ingozzamento di savoiardi), tra persona e personaggio, in un dialogo continuo e costante, fino all’esplosione finale con lo spettatore: che siamo qui per voi.
Rimane uno spettacolo comico più che di denuncia, dove alla fine il testo, seppure gustoso e con ampi stralci ridens, scivola nell’oblio a (s)vantaggio dell’autore-attore che fagocita la scena, la ingloba con la sua fisicità, con la sua indubbia presenza: di tic e parole e attese e pause e ritorni e balletti tremens sul posto.
Garibaldi è la Pop Star, un cantante rock dal brand sfruttato e sfruttabile anche per le ignominie del tempo e speculato come spot, come prodotto pubblicitario vendibile a suon di slogan svuotati, così come il cadavere di Mazzini, riesumato e portato sul palco mummificato e cadente a pezzi, da macelleria a squame.
Timpano o lo ami o lo odi."

 Tommaso Chimenti -
Krapp last post
"E se Garibaldi parlasse come Britney Spears? Se Anita fosse la protagonista di uno sceneggiato sudamericano, Mazzini il cadavere del film Week-end con il morto, il tricolore italiano un paio di occhialini da film 3D? Allora, finalmente, la storia sarebbe più “glamour di come la raccontiamo”. Lo spettacolo a due “immortali cadaveri” di Daniele Timpano e Marco Andreoli è il dissacratorio tentativo di ricostruire una fase della storia italiana probabilmente mai esistita, il Risorgimento, con un assemblaggio di registri, innesti e parentesi storiche a metà tra il varietà, la comica e il gusto per il kitsch. È un gioco, uno scherzo; la leggera eppur tagliente presa in giro di tutta una serie di sistemi: lo star system, il sistema del teatro didattico, il sistema del cabaret. Lo spettacolo inizia con una considerazione sulla contingenza di nascita dello stesso; in una forse non troppo casuale somiglianza con quanto fa Cosentino, in scena per il Kilowatt Festival la stessa sera con lo studio Primi passi sulla luna, gli attori informano che l’idea di lavorare sul Risorgimento deriva dalla ricorrenza dell’anniversario dell’unità d’Italia, e dunque nel nome di un fittizio piano di vendibilità dell’opera. Di qui ha origine una caotica ricostruzione storica, segnata ora da un umorismo tipicamente non sense, ora da un’ironia più ricercata e sottile. Leit motiv è il dramma di Garibaldi per la propria Anita morente, parodia di tanta recitazione da filmone americano strappalacrime, sullo sfondo una versione piano e voce del più grande successo della Spears. Da qui alla fine, in cui l’assurdo si fa totale e si prospetta l’improbabile incontro riappacificatorio tra le reliquie delle due anime del Risorgimento, Garibaldi e Mazzini, c’è di tutto e di più: la mania del record da Guiness dei Primati, il registro tipico degli spot televisivi, l’ansia di fare del teatro educativo con una rivelata esaltazione/edulcorazione della storia, fino alla barzelletta, alla narrazione finto-documentaristica. Il tutto è segnato dalla continua presenza metateatrale, evidente nel riferimento all’impostazione dello spettacolo stesso, che vuol esser didattico, vuol servire; il tormentone della serata è “Uno spettacolo sul Risorgimento”, la spada di Damocle che cala sulla testa dei due attori, ridicolmente angosciati all’idea di doverlo portare a compimento nel modo più esauriente possibile. Lo spettacolo vive in uno saliscendi di momenti più felici e di altri più fiacchi, la cui causa è forse riconducibile al procedimento per gag, strutturalmente frammentario. Se all’inizio alcuni meccanismi risultano efficaci, a lungo andare la loro prevedibilità rischia di attenuarne l’effetto comico, così attentamente ricercato. Daniele Timpano ha una propria riconoscibile cifra attoriale, molto esibita, dunque talvolta poco efficace nel tentativo di un rapporto diretto col pubblico, al contrario di quanto avviene all’altro capo della valle kilowattiana, dove Cosentino risulta più sincero nel suo rivolgersi alla platea. Marco Andreoli, scrittore navigato e coautore dello spettacolo, è originale e misurato nel suo confrontarsi con la figura della ‘spalla’. Resta, sul finale, un dubbio: se Risorgimento pop, che ha in fondo un obiettivo alto, quello di scardinare alcuni mondi operandone dall’interno, sia davvero pop, come “Sergio Leone, i Baci Perugina e Britney Spears”, e non sia invece solo popolare, come “Albano, la Tatangelo e il partito di Casini”."

Marco D’Agostin - Kilowatt 09: Il Giornale del Festival
“[...] Un’operazione simile sarebbe, almeno in partenza, quella che Daniele Timpano, con la spalla robusta in scena di Marco Andreoli, tenta sulla storia patria di due secoli fa con Risorgimento Pop. La bravura di Timpano attore si conferma, come anche il rischio di «uccidere un uomo morto». L’ironia sul periodo risorgimentale, scandalosa quando la facevano tanti anni fa Paolo Poli o Umberto Eco, oggi suona sì divertente, ma se non «spuntata», almeno preceduta dallo scempio di storia cultura e memoria che la destra al governo persegue con successo metodico. “

Gianfranco CapittaIl Manifesto

"“Give me baby one more time”. Due preti in scena raccontano la “curiosa”- fanta-o-vera-o-presunta- Storia dell’ Unità d’ Italia. La Storia, o più modestamente una storia. Una storia come tante, una storia-storiella, una storia pop.
“Give baby one more time”. Due preti raccontano l’ Unità d’ Italia andando a snocciolare i mitici avvenimenti accaduti e depositati nel tempo del nostro immaginario italico, passato remoto in cui la storia “può” solo passando per momenti comunicativi tele-catodici, caricaturialmente melodrammatici…
“Give me baby one more time”. E l’incontro di Anita e Garibaldi è in un possibile set di fiction, o meglio telenovelas sudamericana… E poi di nuovo con la storia, la storia che si porta dietro il peso degli antefatti, del tutto ricostruiti, del tutto inventati a tavolino. “Garibaldi fu ferito” in un collage delirante verso lo svuotamento di senso, verso l’antieroico, l’antipaterno pettegolezzo, così che anche Garibaldi fu ferito, a quanto pare…
“Give me baby one more time”: incredibilmente, fantasticamente si ritrovano - oggi dopo centocinquant’ anni - il cadavere di Mazzini e una soluzione grigia e polverosa: Garibaldi, Garibaldi fu ferito, e la garibaldina gamba dei due mondi. Merce, oggetti, gadget esposti nell’ enorme stand da fiera del bel paese bello…
Garibaldi come Britney Spears.
Ecco che ci troviamo a giocare coi cocci della storia - evidentemente Timpano ci si diverte come con in “Dux in scatola” o “Ecce Robot” - una storia smembrata, una storia “sputtanata”, in cui gli attori si travestono da conduttori - attori - teatranti - veicoli di senso, del senso pop…
Spettacolo in cui i due attori si confrontano in pezzi di agile conduzione, prendendo a prestito forme comunicative diverse: la narrazione, la gag da avanspettacolo, l’impostazione da fiction tv… Timpano e Andreoli giocano sul disattendere i tempi teatrali, riproducendo di continuo all’interno dello spettacolo lo stesso skecth, disinnescando l’ effetto sorpresa come a dirci “guardate che sorpresa adesso, proprio ora: ta-tà: sorpresa!”. Giro doppio dell’ironia. Il corpo di Timpano diventa marionetta multiforme: a momenti pare un corpo d’ avaspettacolo, a cui Andreoli fa da spalla all’azione che non c’è, si perde nella voce del presentatore Timpano, nella sua voce.
E per finire: no, niente applausi, si esce di scena cercando forse il senso - oggi - del “fatto” e\o del fatto teatrale?
Qualcuno cercherà una risposta, per il momento: “give me baby one more time”."
 
 Federico Pischedda - Voci di fonte: il blog

"Due figure sul fondo. Hanno il volto coperto da un fazzoletto, che subito abbandonano per indossare, compiaciuti, scuri occhiali da sole. Daniele Timpano e Marco Andreoli si presentano così, tanto per sembrare un po’ pop anche loro. Del resto pop è Garibaldi, indiscusso protagonista dello spettacolo, ed è pop anche Britney Spears, le cui alterne vicende farebbero invidia persino al caro vecchio “Peppino”. Popolari sono un sacco di cose, dal partito di Casini a Miss Italia, ma “pop” no, in pochi possono vedersi insigniti di tale epiteto. Il Bacio Perugina, ad esempio, quello è pop. E’ un viaggio all’insegna di dialoghi fantastici, di battute sparate in faccia allo spettatore tra il parodico e il demenziale, che confluiscono nelle vicende “storiche” di Garibaldi-fu-ferito-ad-una-gamba. Quasi a dire che la storia stessa, in fondo, mica esiste, come l’Italia che parrebbe resuscitata ma che invece è morta, morta stecchita. Scheletrita, rinsecchita come il cadavere e la gamba mutilata di “Pippo” Mazzini e “Peppino” Garibaldi, portati a sorpresa sul palco. Finalmente, si spera, è giunta l’ora del ricongiungimento. Ma la pace non s’ha da fare. Tanto, l’Italia non esiste più. Il Risorgimento è tutta una bufala, per questo è pop. Una bufala pop. E se esistesse un superlativo, lo useremmo di certo."
 
Francesca Sacco - Voci di fonte: il blog
"Risorgimento pop [...] una sorta di surreale fotografia della storia ufficiale e di un'Italia che muore-risorge e muore di nuovo. [...] Gli spettatori [...] hanno apprezzato l'energia e la forza innovativa della pièce di Daniele Timpano e Marco Andreoli. Abbiamo ascoltato commenti lusinghieri, all'uscita dallo spettacolo, di gente presa dai ritmi drammaturgici di un racconto pessimistico su una nazione che l'autore-attore-regista definisce "immortale cadavere"."

Katia Trifirò & Antonello Fazio - Primavera dei Teatri: il blog
 

 
 
Teatro i di Milano
9-10 febbraio 2010 
 
ore 21.00
 
 
 
DUX IN SCATOLA
autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito
 
uno spettacolo di e con Daniele Timpano
 
Spettacolo finalista del "Premio Scenario" 2005.
 
 
(CONTIENE EX DITTATORE)
 
 
Nella nostra bella Italia,
tra le due guerre,
fioriva in Italia
uno statista meraviglioso:
Benito Mussolini.

Facciamo uno sforzo d’immaginazione collettiva:
fate conto che sia io.
 
Morto.

Un attore - solo in scena con l’unica compagnia di un baule che viene spacciato come contenente le spoglie mortali di "Mussolini Benito"- racconta in prima persona le rocambolesche vicende del corpo del duce, da Piazzale Loreto nel ’45 alla sepoltura nel cimitero di S.Cassiano di Predappio nel ‘57. Alle avventure post-mortem del cadavere eccellente si intrecciano brani di testi letterarii del Ventennio (Marinetti, Gadda, Malaparte…), luoghi comuni sul fascismo, materiali tra i più disparati provenienti da siti web neofascisti, nel tentativo di tracciare Il percorso di Mussolini nell’immaginario degli italiani, dagli anni del consenso a quelli della nostalgia.
 
drammaturgia, regia, interpretazione di Daniele Timpano
collaborazione artistica Valentina Cannizzaro e Gabriele Linari
foto di scena di
Valerio Cruciani
progetto grafico di Alessandra Dinnella
una produzione di amnesiA vivacE
in collaborazione con Rialto Santambrogio, Consorzio Ubusettete
 
un ringraziamento particolare a Sara Dicorato
 
Il testo di dux in scatola è pubblicato in Italia da
Coniglio Editore di Roma (www.coniglioeditore.it)
 
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