L'anima della terra (vista dalle stelle)

14/lug/2010 00.26.20 studioEGi Contatta l'autore

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Il festival Pievi e Castelli in Musica inaugura la sua ventitreesima edizione con due stelle entrambe nate a Firenze: Margherita Hack, astrofisica di fama mondiale e la cantante Ginevra Di Marco (vincitrice del premio Tenco 2009), una delle voci più apprezzate nel nostro panorama musicale, riuscita nell’intento – non facile - di rilanciare con grandissimo successo la musica popolare italiana.

Occasione per questo incontro stellare lo spettacolo di parole e musica L’anima della terra (vista dalle stelle), in programma giovedì 15 luglio, ore 21.30, alla Badia di Campoleone a Castelluccio di Capolona.

Sul palco, assieme alla Hack e alla Di Marco, Francesco Magnelli (piano e magnellophoni), Andrea Salvadori (chitarra e tzouras) e Luca Ragazzo (batteria) per raccontare il viaggio del’uomo attraverso la Terra. Lo spettacolo, nato dall’incontro di un’artista e di una scienziata, indaga il rapporto tra l’uomo e l’universo e diventa occasione per affrontare alcune scottanti tematiche sociali, quali l’immigrazione/emigrazione, le nuove energie, la globalizzazione, il lavoro, la corruzione… . La riflessione si fa melodia con canti etnici, popolari e cantautorato di qualità da tutto il mondo, un viaggio verso tutti i continenti con canti bretoni, cubani, macedoni, albanesi, italiani e toscani. Così, ad esempio, la canzone di Domenico Modugno Amara terra mia, sul tema dell'emigrante e dell’immigrazione, farà riflettere sul rapporto dell'uomo con la propria terra, il suo attaccamento ed il tema del distacco forzato; La malarazza, un canto popolare contro ogni tipo di sopruso fisico e mentale, diventa un’esortazione a far valere i propri diritti per cercare di cambiare lo stato delle cose; Gracias a la vida un bellissimo inno alla vita, scritto dalla cilena Violeta Parra; La malcontenta sulla condizione della donna; Il crack delle banche sui politici e il sistema corrotto; La leggera, un canto tradizionale toscano sulla condizione operaia, costituisce l’occasione per trattare il tema delle nuove povertà.  

Alla forza vocale di Ginevra Di Marco si alternano le riflessioni di Margherita Hack, espandendo i concetti con la forza della sua grande esperienza di scienziata impegnata nella riflessione civile.

Sul palco, alcuni orologi scandiscono un tempo musicale ed un tempo umano, sentimentale, figurativo: un orologio simboleggia il tempo che avanza evidenziando i problemi che l'uomo ha creato; un altro rappresenta il suono della terra, con la sua anima; un altro ancora la tradizione, le parole dei nostri avi, il susseguirsi della vita umana, ed è quest’ultimo a scandire i passaggi tra le varie tematiche.

Lo spettacolo, primo dei tredici appuntamenti di questo longevo festival casentinese, nato nel 1987, con la direzione artistica di Maurizio Gatteschi è organizzato dalla Comunità Montana del Casentino e dai comuni casentinesi e gestito dal Consorzio Casentino Sviluppo e Turismo, in collaborazione con la Provincia di Arezzo e con la Regione Toscana, in collaborazione con BancaEtruria, Coingas, Miniconf, Aruba e Credito Cooperativo di Stia ed Anghiari.

Questo Festival rappresenta per la Comunità Montana del Casentino un grande biglietto da visita per presentare le bellezze del territorio oltre a costituire un importante appuntamento artistico – sottolinea Maria Luisa Lapini, assessore alla cultura della Comunità Montana -. Questa edizione, la prima organizzata dalla nuova Amministrazione della Comunità Montana, è anche un ritorno alle origini di Pievi & Castelli: difatti, i tredici spettacoli, proposti negli undici Comuni casentinesi che hanno aderito alla manifestazione, saranno interamente dedicati alla musica senza alcuna commistione con altre forme di spettacolo”.

Infine – conclude l’assessore Lapini – siamo molto lieti di continuare ad offrire al pubblico scenari suggestivi, ricchi di storia come le nostre pievi, i nostri castelli e ci piace inaugurare questa edizione con una proposta assolutamente insolita, non molto conosciuta, come la Badia di Campoleone  di Castelluccio di Capolona, oggi restaurata e sede di un green resort, il cui nome si è trasformato nell’odierna Capolona e a cui tutta la popolazione originaria del luogo è particolarmente affezionata”.   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INFORMAZIONI

Biglietteria

in loco  dalle ore 19 del 15 luglio

 

prezzo del biglietto

€ 12 intero

    4 da sei a quindici anni

gratuito sotto i sei anni

 

è possibile la prenotazione telefonica con obbligo del ritiro del biglietto entro le ore 21 del giorno dello spettacolo   

tel. 347 0724396 - 0575 520511

 

Badia di Campoleone – sulla fine del X secolo, la chiesa aretina, l'Abbazia dei Benedettini di Turrita e l'Abbazia di Campoleone erano le più grandi potenze ecclesiastiche feudatarie della penisola italica. All'epoca di Ugo di Toscana nel 940ca, il castello di Campoleone divenne molto importante per la sua posizione geografica strategica e venne deciso di costruirvi anche un’abbazia nell'area circostante che da esso prese il nome. Nel 988, dopo la sua fondazione, il vescovo Elemperto affidò l'Abbazia di Campoleone ad alcuni monaci benedettini che avevano lasciato Montecassino. Essi dedicarono il monastero a San Gennaro, portandovi anche una reliquia del Santo. L'abbazia visse anni di gloria finché le milizie aretine nel 1214 assediarono e distrussero il castello di Campoleone.

La ricostruzione della struttura avvenne attorno al 1700 grazie al cardinale Bentivoglio, successivamente ceduta al nobile aretino Ludovico Bacci che, sulle rovine dell'antica abbazia e del castello, fece costruire l'attuale villa.

Oggi a testimonianza della grande storia di Castelluccio (così viene ricordato il castello di Campoleone) rimane l'effigie nello stemma del Comune di Capolona: una porta di pietra posta dietro una torre a base quadrata, con ai lati due stelle ed in alto la testa di un leone. Tutto ciò allude alla terra di Campo Leonis situata tra le due fortificazioni, una di levante (il Castelluccio) e una di ponente (il Castellaccio). Qui sorgeva il castello di Campus Leonis che si trasformò in Campoleone, poi Cappuloni ed infine Capolona. Qui sostarono durante i loro viaggi Carlo Magno, papa Leone III e Vittorio Emanuele II.

 

Ufficio stampa

Elisabetta Giudrinetti

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