Ad Assisi, la poesia "creaturale" di Paul Celan

Ad Assisi, la poesia "creaturale" di Paul Celan Ad Assisi, la poesia "creaturale" di Paul Celan Il 10 settembre ore 21.00, nel chiostro della Basilica di San Francesco in Assisi andrà in scena in anteprima assoluta lo spettacolo "Fili di soli" nel silenzio della notte, su testi di Paul Celan a cura di Laura Darsié con la regia di Doris Merz.L'occasione del legame fra Francesco e Paul Celan è offerta dal viaggio che il poeta compie l'11 Novembre del 1953 ad Assisi insieme alla moglie Gisèle Lestrange, dopo la morte del figlio neonato François, la scelta del cui nome indica già un forte legame con le vicende della vita del Santo.

04/set/2010 20.10.17 Uff. stampa "L'Albero dei bagliori" Contatta l'autore

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Ad Assisi, la poesia "creaturale" di Paul Celan

Il 10 settembre ore 21.00, nel chiostro della Basilica di San Francesco in Assisi andrà in scena in anteprima assoluta lo spettacolo “Fili di soli” nel silenzio della notte, su testi di Paul Celan a cura di Laura Darsié con la regia di Doris Merz.L’occasione del legame fra Francesco e Paul Celan è offerta dal viaggio che il poeta compie l’11 Novembre del 1953 ad Assisi insieme alla moglie Gisèle Lestrange, dopo la morte del figlio neonato François, la scelta del cui nome indica già un forte legame con le vicende della vita del Santo. L’incontro fra uno dei più grandi poeti del Novecento e la sacralità del luogo offre lo spunto per una riflessione filosofica intorno ai rapporti fra modernità e poesia. In particolare, si tratta di alcuni temi del pensiero heideggeriano presenti nella poetica celaniana relativi all’ascolto della parola poetica in un “tempo di povertà” del Sacro. Una performance che non intende rappresentare l’ultimità del senso della poesia di Celan nella pretesa di coglierne l’ineffabilità come puro oggetto di pruderie intellettuale, ma il testo poetico – all’interno di una vera e propria sceneggiatura teatrale – si offre come umile dono, messaggio “creaturale” e bagliore a intermittenza in un momento di oscura ma profonda conversione dell’uomo moderno. Una sorta di percorso spirituale dove il soggetto, alle prese con il suo tormento si imbatte in una ricerca interiore estenuante, prigioniera di una parola costantemente in bilico fra il rammendo della ragione e l’abisso di un pozzo senza fondo. È dalle profondità di questa faglia che lo spettacolo “Fili di soli” nel silenzio della notte intende restituire il messaggio di un lucore silenzioso insinuandosi nella piega di una crisi epocale travolta dalle pseudo-certezze della tecnica in una modernità divenuta ormai sorda alla chiamata dell’Angelo. Da qui, il tormento e la follia dell’uomo, il suo terrore di fronte a qualcosa di sconosciuto ma che dimora in ognuno di noi. È la cifra insopportabile di quella profonda lacerazione tutta novecentesca, rintracciabile anche nella pittura di Frances Bacon, quel senso del deforme che denuncia il conflitto fra razionale e irrazionale, oscurità e luce, come impossibilità dell’abbandono nel costante tradimento della parola. Un contrasto che la performance teatrale restituisce attraverso il dialogo fra le varie arti: consonanze musicali che si alternano a dissonanze rumorose, luce scura a chiarore accecante, offrendo accesso, nella cornice dello splendore (Glanz) francescano, a una parola d’ombra che rinasce flebilmente dalle ceneri della storia. 

 

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