cs Carmen a Bassano

cs Carmen a Bassano comunicato stmapa con preghiera di pubblicazione Venerdì 26 novembre ore 20.30 e domenica 28 novembre ore 15.30 VA IN SCENA CARMEN DI GEORGE BIZET secondo titolo in programma per la stagione lirica bassanese Bassano Opera Festival presenta il secondo titolo della sua stagione lirica 2010 con una delle opere fra le più amate dal pubblico: Carmen di Bizet.

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24/nov/2010 12.28.09 Operaestate Festival Veneto Contatta l'autore

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comunicato stmapa con preghiera di pubblicazione
 

Venerdì 26 novembre ore 20.30  e domenica 28 novembre ore 15.30

VA IN SCENA CARMEN DI GEORGE BIZET

secondo titolo in programma per la stagione lirica bassanese

 

Bassano Opera Festival presenta il secondo titolo della sua stagione lirica 2010 con una delle opere fra le più amate dal pubblico: Carmen di Bizet. Venerdì 26 novembre  alle ore 20.30 e domenica 28 novembre  alle ore 15.30, l’opera sarà rappresentata in una nuova coproduzione Li.Ve. (Associati Lirica Veneta) realizzata dai i Comuni di Bassano del Grappa-Opera Festival, Padova e Rovigo-Teatro Sociale.  

 

L'allestimento al Palabassano porta la firma di Ivan Stefanutti per regia, scene e costumi, mentre la direzione musicale è affidata al M° Francesco Rosa alla guida dell'Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, con il Coro Li.Ve e il Coro di voci bianche Piccoli Cantori di San Bortolo preparati da da Giorgio Mazzucato.

Una produzione di Carmen all’insegna di giovani e già affermate voci del panorama lirico internazionale  con protagonisti d’eccezione il mezzosoprano israeliano Rinat Shaham nel ruolo di una sensualissima Carmen, il tenore americano Andrew Richards in Don Josè che ha già interpretato nei più prestigiosi teatri internazionali, i soprano Daria Masiero e Angela Nisi che si alterneranno nelle vesti di Micaela e il baritono panamense-americano Nmon Ford nel ruolo di Escamillo. Completano il cast: Natalia Roman (Frasquita), Annalisa Stroppa (Mercedes), Gabriele Nani (Dancairo), Max Renè Cosotti (Remendado), Donato Di Gioia (Morales) e Gianfranco Montresor (Zuniga).

 

Carmen è la tragedia dell’amore, è l’opera della seduzione e della morte per amore in un caleidoscopio di luce assolata, di colori forti, di ombre fredde e scintillii di lame.

Un posto particolare tra i musicisti dell’Ottocento è occupato da Georges Bizet che, con la Carmen, opera nazionale francese considerata il suo capolavoro, toccò i vertici più alti della drammaticità. Tra i controversi giudizi del tempo, il filosofo Nietzsche pronunciò l’elogio più bello per un artista, affermando: “Ascoltando la Carmen si diviene noi stessi un capolavoro”.

In questo lavoro Bizet rivelò la sua maestria di compositore e la piena maturità artistica. La musica, ricca di colore nei motivi pittoreschi e folcloristici, nelle danze popolari e nelle canzoni, piena di impeto, di ardore, di contrasto fra i festosi motivi zingareschi e l’incalzare drammatico dell’azione, rende quest’opera un vero capolavoro, trascinante ed avvincente. Eppure la prima rappresentazione dell’opera, a Parigi, nel 1875, non ebbe successo, nonostante fossero stati apportati dei cambiamenti per addolcire la vicenda, ad esempio l’introduzione del personaggio positivo della dolce Micaela (per bilanciare la violenza decisa del carattere di Carmen e per opporre in generale il suo candore alla rudezza passionale del triangolo verista José-Carmen-Escamillo), e di danze di carattere brillante ispirate al folklore spagnolo. Il lavoro era troppo carico di intensità drammatica per piacere al pubblico; l’intreccio della storia venne giudicato immorale, con zingari, contrabbandieri e fuorilegge, e con un finale sanguinoso da cronaca nera. Anche la musica non fu gradita agli amanti della tradizione, perché giudicata dai critici di fredda erudizione, di caos formale e “assenza di melodia”, insomma “wagneriana”.

Questa valutazione fece sprofondare l’autore nello sconforto più totale, eppure quei personaggi pieni di passione e di vita avrebbero conquistato in seguito le platee di tutto il mondo, e grande sarebbe stato il successo dell’opera.

Come non essere attratti dal personaggio di Carmen, civettuola e seducente nella voluttuosa habanera del primo atto (l’amour est un oiseau rebelle), funerea (nell’Aria delle Carte), fatale e spavalda, come un’eroina delle tragedie classiche, nell’epilogo finale che la vede offrirsi al coltello di José? Purtroppo Bizet non conobbe mai il successo che poi arrise alla sua opera; morì infatti a soli 37 anni, per un attacco di cuore, mentre la cantante che interpretava la sua Carmen all’Opera, modulando il lugubre Trio delle carte, scopriva la carta fatale della morte.

 

L’ambientazione di questa Carmen  creata da Ivan Stefanutti non risponde alle classica Spagna da cartolina con nacchere e toreri, “Potrebbe essere ovunque - dice lo stesso regista - Sembra una terra disastrata, ferita da guerre civili, inaridita dallo sfruttamento, infuocata dal sole, imbarbarita dall’isolamento. Ma è solo un luogo al confine della civiltà. Da quel punto in poi inizia il deserto, il niente umano... La legalità è gestita solo apparentemente da una milizia presente sul territorio. I soldati, quelli stanziali, non sono dei migliori. Plausibilmente, sono stati mandati in un luogo così desolato ed ostile per punizione e hanno un’etica molto elastica. E’ loro costume chiudere facilmente un occhio se ripagati. Sono tutti degli esiliati. Il contesto di lavoro delle sigaraie ricorda più una colonia penale che una manifattura di tabacchi. Tant’è che molte vivono passando dall’apparente legalità diurna all’inequivocabile criminalità delle ore buie. Di giorno riottose operaie, di notte complici dedite al contrabbando ed al meretricio.  Sono tutti poveri perché sono al confino, privati delle loro cose, delle loro abitudini, del loro ambiente. Per sopravvivere s’inventano una società con regole minime. Non sono lì per caso. Probabilmente hanno delle colpe, ma non sono così manifeste o dettagliate… In quest’ambiente tormentato, ogni piccolo miglioramento è motivo di buon umore e occasione per far festa, come l’arrivo di un gruppo di girovaghi circensi. Persone senza fissa dimora, perennemente in fuga con la scusa del mestiere. Escamillo è uno di loro, spavaldo e nomade. Vi sono persone, invece, capitate in quella landa avvilita senza un motivo evidente. Forse semplicemente per destino. Il brigadiere Josè è uno di loro. Apparentemente ineccepibile, serio e responsabile, ma basta una cattiva compagnia a far emergere il suo lato oscuro. Con inspiegabile facilità lascerà rovesciare la sua vita fino alla totale rovina. Cederà all’ossessione… E la storia ha già un epilogo scritto. Se interrogate, anche le carte sentenziano chiaro. Inesorabili. Carmen lo sa, ma non vuole dar loro peso. La sua natura è la sfida e come traditrice non può che tentare di ingannare ancora, e se serve, anche il destino,… anche la morte. È una storia di assillo e di degradazione. Potrebbe essere ambientato anche nei bassifondi di una città metropolitana moderna. Le regole per la sopravvivenza sono sempre le stesse. Nel suo crudo realismo l’amore non c’è. È un aspetto che non viene realmente trattato. Ci sono il tradimento, l’ossessione, la disperazione, la follia, il disprezzo,… il buio.”

 

La stagione lirica bassanese si concluderà poi  con uno speciale appuntamento dedicato al pubblico degli spettatori più piccoli e delle famiglie: Pinocchio di Pierangelo Valtinoni, su libretto di Paolo Madron tratto dal celeberrimo romanzo di Collodi, che andrà in scena sempre al Palabassano: per le scuole sabato 4 dicembre alle ore 10.30 e in replica domenica 5 dicembre alle ore 15.30.

 

Informazioni e biglietteria Opera Festival: tel. 0424 524214, info anche 0424 217819 www.operaestate.it

 

Alessia Zanchetta
OperaEstate Festival Veneto
Comunicazione
tel. 0424 217804

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