Kataklisma - DIGERSELTZ secondo studio - CIAO BELLA - 1 e 2 aprile 2011 - TORINO - OFFICINECAOS

Elvira Frosini /Kataklisma Consorzio Ubusettete TORINO 1 aprile - h 21 DIGERSELTZ - secondo studio 2 aprile - h21 e h 22 DIGERSELTZ - secondo studio CIAO BELLA 25 - 31 marzo residenza per "DIGERSELTZ" + Workshop OfficineCaos Piazza Montale, 18 tel: 011.7399833 info@stalkerteatro.net www.stalkerteatro.net/stagione09/programma11.htm Elvira Frosini /Kataklisma DIGERSELTZ secondo studio un progetto di Elvira Frosini collaborazione artistica: Daniele Timpano disegno luci: Dario Aggioli materiali di scena: Antonello Santarelli produzione: Kataklisma in collaborazione con: Arti Vive Festival, Officine CAOS/Stalker Teatro, Consorzio Ubusettete Imboccare, rimpinzare, rimpinzarsi.

22/mar/2011 13.34.22 Kataklisma Contatta l'autore

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Elvira Frosini /Kataklisma 
Consorzio Ubusettete

TORINO

1 aprile - h 21

DIGERSELTZ - secondo studio

2 aprile - h21 e h 22
DIGERSELTZ - secondo studio
CIAO BELLA


25 - 31 marzo 
residenza per "DIGERSELTZ" + Workshop

OfficineCaos
Piazza Montale, 18
tel: 011.7399833
info@stalkerteatro.net
www.stalkerteatro.net/stagione09/programma11.htm




 



Elvira Frosini /Kataklisma

DIGERSELTZ
secondo studio

un progetto di Elvira Frosini

collaborazione artistica:  Daniele Timpano
disegno luci: Dario Aggioli
materiali di scena:  Antonello Santarelli
produzione : Kataklisma
in collaborazione con: Arti Vive Festival, Officine CAOS/Stalker Teatro, Consorzio Ubusettete


Imboccare, rimpinzare, rimpinzarsi. Accumulazione, spreco, pance, bocche, instestini, scarti.

Il progetto, dal titolo “Digerseltz” si muove partendo dal tema del cibo, del mangiare. Il cibo come
ossessione del nostro tempo (di tutti i tempi?); il cibo come tema politico; mangiare come insopprimibile
azione di sostentamento,  pratica culturale massificata, metafora ossessiva, implosione autodistruttiva.
 Eppure pur sempre azione sotterraneamente rituale, legata al rapporto con il nostro corpo/fame,
con la morte, con il sacro, con una comunità.


I corpi in scena che mangiano e si fanno mangiare - mangiare le parole, ingozzarsi di parole, indigestione
di parole - come agnelli in mezzo ai lupi, capro espiatorio, banale sacrificio dato in pasto al pubblico, 
agli occhi famelici o svogliati. L'attore in scena, marginale nella sua irriducibile alterità, consuma gli scarti,
 l'eccedente, lo spreco, si fa corpo digerente, fragile “Digerselz” della realtà ingozzata.
L'artista è come il maiale: non si butta niente.


rass. stampa
novo critico 2010
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Elvira Frosini / Kataklisma

CIAO BELLA

istruzioni per un buon risveglio



di e con: Elvira Frosini

disegno luci : Ilaria Patamia e Marco Fumarola
voce registrata: Marco Fumarola
foto: Jacopo Quaranta
progetto grafico: Dario Aggioli
produzione: Kataklisma

si ringraziano: Centro di Documentazione Teatro Civile, Armunia,
Teatro Rebis di Macerata, Teatrombelico dell'Aquila, spazio Hangar Ancona,
Daniele Timpano, Alessandra Di Lernia

Onirica e surreale, Ciao Bella è la produzione 2010 di Elvira Frosini, autrice, regista e performer di Kataklisma.

Una sola persona in scena. Una donna vestita di bianco e di rosso. Uno sguardo ironico, divertito e desolato
sulla Bella Addormentata come metafora di questi tempi offuscati, patinati e narcolettici.
Il titolo richiama il nome di una recente festa romana del partito democratico, ex festa dell'Unità, tragica inversione
dei termini consueti di origine partigiana: bella ciao. Procedendo per accumulazione di linguaggi, slittamenti, associazioni,
ellissi, il lavoro si muove tra la fiaba e Beatiful, tra slogan politici e jingle, consigli per gli acquisti e chat da rotocalco,
sullo sfondo della fine della Storia.


La Bella Addormentata non ha più davanti l'orizzonte del risveglio?
Chi la sveglierà? Un ranocchio, un principe, un generale, un top manager, un Presidente del Consiglio, un presentatore,
un assassino, uno slogan politico?

In questo sonno la performer incastra azioni, trasla posizioni, incarna immaginari posticci, posture, cliché, intavola piccoli
dialoghi con il pubblico, inscena a più riprese tentativi di risveglio, chiusa nel reticolato di oggetti/feticcio che ne determinano
 l'esistenza nello spazio vuoto della scena.

La figura-archetipo della Bella Addormentata si diluisce, si espone, si banalizza, diviene il desolato simulacro di questa melma
zuccherina e asfittica, di questo Bel Paese tronfio e sonnolento che ha nella mascherata avanguardia mediatica, nella reiterazione,
 nella copia, nel jingle, i cardini di un efficiente sistema di controllo sociale, politico, artistico. La Bella Addormentata è il nostro tempo,
senza orizzonte di risveglio.


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