SANDRO RAVAGNANI E MANUEL REBECCHI DEL CIRQUE AQUATIC DI VENICE OSPITI AL RINGLING MUSEUM OF ART DI SARASOTA NEGLI STATI UNITI IN UN BREVE INCONTRO CON LA STAMPA INTERNAZIONALE PARLANO DEL CIRCO ITALIANO

02/apr/2012 23.56.47 WBE NEWS Contatta l'autore

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Sandro Ravagnani 

Nel 1971 ho iniziato la mia carriera nel mondo del circo, grazie a Walter Nones e Moira Orfei, negli anni successivi ho conosciuto tre giovani intraprendenti che si sono distinti il primo per eccellenza Stefano Orfei figlio di Walter e Moira, il secondo Alessandro Serena, e oggi con commozione scrivo il nome di Manuel Rebecchi 30 anni fondatore negli Stati Uniti d'America del Cirque Aquatic a Venice, lo show ha debuttato il 23 marzo e proroga i suoi spettacoli fino al 15 aprile, nei prossimi giorni avro occasione di scrivere degli articoli sulla nuova generazione del circo italiano nel mondo, posso solo anticiparvi che ieri sera oltre 1200 persone si sono alzate in piedi e per oltre 5 minuti hanno applaudito la compagnia dl Prince the Pinguine e devo affermare che dopo 40 anni ancora una volta ho provato ancora quella emozione che fin da bambino mi ha fatto avvicinare e amare il mondo del circo.

Molto amareggiato Sandro Ravagnani, parla anche del sopruso dei nomi e della nuova inflazione del nome marchio Orfei, proprio in questi giorni stà per debuttare a Torino l'ennesimo circo falso Orfei è indecoroso spacciarsi per la regina del circo.

Nel incontrare i giornalisti ha elogiato il più volte clown oro e argento a Montecarlo Nones ed in particolare la nuova generazione del Circo tradizionale Stefano orfei Nones e Brigitta Boccoli nello Show il bacio del Leone, ha poi citato Alessandro Serena storico e professore universitario figlio di Loredana Nones, ed infine grandi consensi per Manuel Rebecchi Presidente del Cirque Aqiuatic che in questi giorni stà ottenendo risultati straordinari con oltre 2000 presenze giornaliere a Venice.

Il circo Italiano ha ritrovato in America il suo orgoglio, sul grande tendone bianco e blù sventola la bandiera italiana insieme alla bandiera statunitense e la soddisfazione e grande ma quando si ascoltano le canzoni inedite cantate da Aura Cardinali rigorosamente in Italiano la soddisfazione e ancora più grande e lìemozione ti tocca il cuore. Grazie a Moira Orfei e Walter Nones è nata una nuova firma del circo nel mondo, è Manuel Rebecchi che porterà il suo show a New York, Chicago, Los Angeles, Dallas e in tante altre città degli USA.  

MANUEL REBECCHI NELLO STUDIO PRIVATO DI RINGLING


AURA CARDINALI E MANUEL REBECCHI AL RINGLING MUSEUM ART DI SARASOTA

SANDRO RAVAGNANI REGISTA DI PRINCE THE PINGUIN PRODOTTO DA MANUEL REBECCHI PER LLA CIRQUE AQUATIC

 

NELLA FOTO IL DIRETTORE DI RINGLING MUSEUM RON MCCARTY IVONNE MAMMA DI MANUEL REBECCHI LA SCRITTRICE ROSEMARY ALTEA E SANDRO RAVAGNANI

Manuel Rebecchi

Manuel Rebecchi, nipote di Moira Orfei, “sbarcato” in America in giovane età, grazie alle sue grandi capacità, alla sua forza di volontà e alla sua tenacia, è riuscito a creare un proprio impero in Florida, a Sarasota. Sette imprese, tutte in ottima salute e ancora tanti progetti in cantiere, ama l’Italia, ma anche la Florida, “terra e aria con qualcosa di magico!”

Chi è Manuel Rebecchi?

Sono nato nel 1980 a Verbania e sono venuto negli Stati Uniti per la prima volta nel 2003, dopo un paio di anni passati in Canada e, soprattutto, dopo un’infanzia e adolescenza spesa a viaggiare e  lavorare in giro per l’Italia e l’Europa con il circo di mia zia, Moira Orfei: un’esperienza che mi ha insegnato moltissimo, un bagaglio di capacità professionali pratiche e umane, che mi hanno dato molto, specie nel momento in cui sono “sbarcato” qui, senza  nemmeno saper parlare una parola d’inglese!

Da chi hai ereditato il tuo spirito imprenditoriale?

Non ne ho la più pallida idea!

Ti ha aiutato qualcuno in questo percorso professionale?

Come raccontavo prima, le esperienze legate al mondo del circo mi hanno insegnato moltissimo: avevo meno di dieci anni e davo una mano agli operai, osservavo come si montavano e riparavano le attrezzature e nel frattempo ho imparato come funziona tutto quello che ruota intorno a quel mondo. A 14 anni, sono andato a “fare bottega” imparando a programmare i robot che effettuano le lavorazioni industriali e così, ho iniziato a lavorare nelle fabbriche della zona industriale di Gravellona Toce.  Proprio grazie a quel bagaglio di conoscenze e alla voglia di fare, a diciassette anni ho rilevato una prima piccola fabbrica nella quale effettuavamo le lavorazioni per un noto produttore di pentole. Un’esperienza questa, un po’ complessa e difficile, ma che mi ha insegnato molto a gestire squadre di persone.

Quanto incidono le relazioni pubbliche e le reti sociali nei tuoi affari?

Per me fare affari, significa confrontarsi e risolvere i problemi del tuo socio, cliente o partner.  A me piace molto essere diretto e dire subito ciò che penso, senza tanti giri di parole – un atteggiamento questo che, devo dire, mi ha avvantaggiato molto, perchè la gente lo apprezza e a quel punto ha piacere nel fare business con te. Pensa che il grosso del mio business l’ho fatto sempre grazie al passaparola, solo da poco tempo, ho iniziato a fare un po’ di marketing e mettere online i siti delle mie imprese.

Cosa pensi del mondo imprenditoriale italiano?

Penso che noi italiani, siamo bravissimi a fare le cose, a inventarci le soluzioni e a essere creativi. E questo lo si vede nella quantità di piccole e medie imprese che ho aiutato a “sbarcare” in America.  L’unico, grande neo che vedo nella mentalità di molti, in Italia, è quella attitudine a sentirsi “furbi”, “piu’ furbi degli altri”: una cosa questa, che non riesco proprio ad accettare – a fare le cose per bene, si vive meglio e si fattura pure di più, quindi non ne vedo proprio la necessità!

E di quello americano?

Questo è un grande Paese, un Paese giovane, con poche regole uguali per tutti e poca burocrazia. La mentalità qui è molto orientata al risultato economico e questo permette ai migliori, di ottenere risultati che altrove sono impossibili. Il mondo imprenditoriale secondo me, qui ha due grosse categorie, chi “vivacchia” e chi invece, perchè ha le idee giuste e soprattutto sa stare sul mercato, ottiene dei risultati molto molto buoni. Qui non importa se nel tuo percorso imprenditoriale hai fatto qualche passo falso, succede a tutti (si chiama esperienza, no?), ma se oggi hai imparato a portare i risultati e hai i numeri dalla tua parte, beh, allora puoi arrivare dove vuoi. In questo senso, è un Paese dove la meritocrazia esiste veramente.

Che consiglio daresti ad un giovane come te che vorrebbe intraprendere la tua stessa strada?

Il mio consiglio è quello di partire dapprima in esplorazione, cercando di conoscere mentalità e territorio  e  di crearsi una rete di relazioni in loco, che possano aiutare a fare questa “svolta”. Spesso tra italiani espatriati ci si aiuta a vicenda e ci si conosce un po’ tutti ed anche questo aiuta. Altra considerazione da tenere in conto: anche se in Italia ci sappiamo muovere, qui è diverso, occorre mettere in conto un po’ di gavetta e comprendere che magari non tutto è così come ce lo immaginavamo. Vedi, io abito a Sarasota, considerata un paradiso tropicale e ho visto molti arrivare pensando che qui ce ne stiamo tutto il giorno in spiaggia con un cocktail all’ombra di una palma…beh, ti posso garantire che non è così – l’ambiente è molto competitivo ed è importante essere sempre “sul pezzo”. Certo, ogni tanto qualche svago ce lo concediamo – io amo le moto d’acqua, ad esempio!

Quali erano i tuoi sogni da bambino?

 

Mi è sempre piaciuto “costruire”. Ho iniziato con il modellismo e da lì non mi sono più fermato. Il sogno era quello di arrivare al successo, ma non il successo come elemento meramente economico, bensì inteso come la realizzazione di me stesso, una cosa che per me va al di là di ogni ricchezza materiale.

Li hai realizzati tutti o ti manca ancora qualcosa?

Bella domanda! Devo dire che ho realizzato veramente molto di ciò che avevo per la testa. Arrivare a fatturare oltre 48 milioni di dollari a meno di 30 anni, avere sette imprese in settori diversi fra di loro e tutte in ottima salute, è già una grandissima soddisfazione, soprattutto considerato che sono arrivato qui con settemila dollari, i miei piccoli risparmi. Uno dei progetti che voglio portare a compimento è quello di un villaggio residenziale e commerciale di alto livello dedicato all’Italia, un qualcosa che lasci il segno del mio passaggio qui e che tenga alto il nome dell’Italia negli Stati Uniti. Un progetto che abbiamo informalmente chiamato “Little Italy” e che sta già raccogliendo grandi consensi da parte di istituzioni locali e costruttori, sia americani che italiani.

Come ti vedi fra 20 anni?

Beh, sicuramente più vecchio! Scherzi a parte, mi immagino ancora qui, in questa terra che amo e che mi ha dato molto, con un ritmo di vita sicuramente meno frenetico e con più tempo da dedicare alla mia famiglia.

Parlaci del tuo progetto “circense”.

Questa è un’idea che portavo dentro di me da tanto tempo, però negli anni scorsi ero focalizzato sullo sviluppo di altre attività e quindi, ho fatto ricerche, ma non mi sono esposto con un mio progetto concreto. Oggi, ho messo in piedi un organismo aziendale che noleggia strutture per spettacoli circensi e altri grandi eventi (come le elezioni presidenziali, ad esempio) in tutti gli Stati Uniti e a seguire, avremo anche degli spettacoli in esclusiva dall’Europa, in particolare dall’Italia. Le attrezzature prodotte in Italia sono le migliori del mondo sia come qualità che come design e qui, vi è una grossa richiesta. Il mio business partner Franceso Grego, con la sua azienda di carpenteria metallica e tensostrutture, FG srl Fratelli Grego, è il migliore nel suo settore e sarà un onore per me, portare il meglio della progettazione e produzione italiana negli USA.  Gli spettacoli e fiere itineranti sono una grande realtà in questo Paese di grandi dimensioni. Ho un enorme debito di riconoscenza verso il mondo circense e verso  la famiglia Orfei, che mi ha aiutato a diventare quello che sono oggi e credo che sia giunto il momento di ricambiare il favore!

Quale è stata la scelta fatta che ti ha dato più soddisfazioni?

Sicuramente quella di andare a vivere all’estero : a Sarasota. Quando sono sceso dall’aereo a Tampa la prima volta, ho sentito un’energia incredibile. Lo so che ti sembrerà strano, ma questa terra e questa aria hanno qualcosa di magico!

Quanto incide nei tuoi rapporti la lontananza da “casa”?

Stare lontano dalla famiglia non è mai semplice, però ho sempre qualche amico o parente che viene a trovarmi e casa mia è sempre aperta per loro. Sento mia madre Ivonne ogni giorno al telefono, oltre che i tantissimi clienti in giro per l’Italia: diciamo che ho ricreato un piccolo, grande angolo di Italia qui, in America!

Sei molto giovane, eppure tanto determinato nelle tue scelte di vita. Hai ereditato da qualcuno questo lato del tuo carattere?

Durante i primi anni della mia vita ho vissuto molte situazioni negative, difficili, con tante proibizioni: la mia forza è stata quella di elaborare queste esperienze, trasformandole in determinazione e forza di volontà.

Quanto valuti il successo da 1 a 10? E cosa saresti disposto a perdere per averne?

Io vivo il successo come un qualcosa di personale, una promessa che ho fatto a me stesso e che rinnovo ogni giorno, ogni momento. Il mio successo personale, me lo sono costruito e me lo costruisco giorno dopo giorno, passo dopo passo. Per me non si tratta mettere in conto di “perdere” qualcosa, quanto piuttosto, di creare le condizioni migliori per poter riuscire nei miei  sogni e obiettivi.

Botta & Risposta

Cosa canti sotto la doccia? Tutto il repertorio di Bocelli! 

Cosa c’è sotto il tuo letto? Probabilmente uno o due ossi del mio amato rottweiler, India. 

Prima di partire per un lungo viaggio…Mi preparo mettendo in valigia il passaporto e la mia camicia fortunata! 

Un viaggio con: Domenico, un caro amico italiano che vive qui da tanti anni, con lui ho attraversato in lungo e in largo tutti gli Stati Uniti, alla ricerca delle opportunità migliori per i miei clienti. 

Se fossi un supereroe saresti: Tarzan 

Il libro sul comodino: “Perche mentiamo con gli occhi e ci vergognamo con i piedi”

Non esci mai senza: Non esco mai senza il colluttorio…sull’igene orale sono maniacale! 

Il più bel regalo ricevuto: La nave dei lego da mio nonno e mia nonna, nel 1986. Ce l’ho ancora! 

Penna o computer: Ovviamente, carta e penna: tutti i grandi progetti sono passati dalla carta! 

La collezione: Sono appassionatissimo di modellismo ferroviario: a casa mia ho costruito un plastico enorme, è il mio modo per rilassarmi. Alla sera, quando tutto è buio e tranquillo, mi metto lì per ore, a costruire ponti ferroviari, stazioni e tralicci.

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