La memoria, i giovani, il teatro civile e il futuro di una comunità: grande attesa per ‘E io protesto!’

Vivace conferenza stampa a Ripalimosani per l'opera teatrale diretta da Massimo De Vita: la funzione sociale del teatro, una comunità che scopre e rivive il proprio passato "Sono davvero onorato di essere un cittadino di Ripalimosani, ed è un enorme piacere per me aver contribuito all'inserimento di E io protesto!

04/ago/2007 14.20.00 Synpress 44 - Ufficio Stampa Contatta l'autore

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Vivace conferenza stampa a Ripalimosani per l’opera teatrale diretta da Massimo De Vita: la funzione sociale del teatro, una comunità che scopre e rivive il proprio passato
 
 
 
“Sono davvero onorato di essere un cittadino di Ripalimosani, ed è un enorme piacere per me aver contribuito all’inserimento di E io protesto! tra gli eventi culturali di punta dell’estate della provincia di Campobasso. L’opera di Mario Tanno è davvero la punta di diamante degli appuntamenti estivi nella nostra Provincia”. È con grande orgoglio che Angelo Cristofaro, Vicepresidente della Provincia di Campobasso, ha aperto il 3 agosto nella Sala Consiliare di Ripalimosani la conferenza stampa di presentazione di E io protesto!, opera teatrale in 11 quadri scritta da Mario Tanno e diretta da Massimo De Vita. Con piacere il rappresentante istituzionale ha dichiarato l’impegno dell’Amministrazione Provinciale nel sostenere lo spettacolo: un evento che Cristofaro non ha esitato a definire “storico, veramente eccezionale, proprio come fu 25 anni fa Rebecca - La rivolta del grano, alla quale partecipai anche io, con tanto di elmetto, all’epoca troppo grande per la mia testa. Ho sostenuto personalmente il progetto dagli inizi, da quando Mario Tanno mi invitò a prendere in considerazione l’opera, che ritengo un importante veicolo di coinvolgimento per la comunità, in particolare per i giovani”.
 
I giovani e il teatro sono i punti di riferimento anche per i due rappresentanti del Comune di Ripalimosani, il Sindaco Pino Di Nobile e il Vicesindaco Paolo Petti. Di Nobile ha dichiarato di essere “molto lieto che a Ripa si tenga un evento di tale portata, che mette insieme tutte le anime della comunità allo scopo di rendere vivo il paese, su argomenti centrali per la crescita della cittadinanza”. Il Sindaco ha rimarcato l’importanza non solo dell’inserimento dell’opera nel nutrito cartellone di Ripa Estate 2007, ma anche della collaborazione con il Comitato Festa: “come amministratore non posso che essere fiero di una tale iniziativa, che punta a fare di date storiche importanti, contrassegnate da elementi di protesta sempre vivi nel nostro paese, un’occasione di vita civile e sociale”. Presente anche il parroco Don Aniello, rappresentante del Comitato Festa, che ha ricordato il suo amore “per lo studio di ogni paese, di Ripa in particolare, che conoscevo ma non in modo così approfondito come ora. Ho scoperto che l’elemento della protesta è vivo qui in paese, anche simbolicamente, in quel castello e quella chiesa che sovrastano l’abitato, un’immagine del passato che simboleggia quasi una superiorità, alla quale la laboriosa comunità ripese ha reagito “. Il Vicesindaco Paolo Petti è presente nell’opera come attore, uno dei molti provenienti dalla longeva e sempre attiva Filodrammatica “Nicolino Camposarcuno” di Ripa: “sono coinvolto nel progetto anche come attore e prima di tutto per me è importantissimo poter vivere l’esperienza delle prove, assistendo al crescente entusiasmo della cittadinanza, in particolare di quei giovani che stanno vivendo questa come una vera e propria esperienza formativa”.
 
L’autore Mario Tanno - singolare figura di ricercatore e storico locale - ha rimarcato come la sua esperienza sia nata “da tanti perché: perché Ripa è stata una cittadina illuminista, riformista, femminista? Questi miei interrogativi mi hanno guidato nella ricerca storica che ho compiuto nel corso degli anni, dalla quale è nata un’opera in 11 quadri, rappresentativi di significativi episodi di protesta. Io sono convinto che ogni paese che protesta è artefice della propria storia, e la cittadinanza di Ripalimosani ha sempre avuto la capacità di compiere proteste civili, dovute anche alla sua origine artigiana e commerciante, non contadina. Ho realizzato un lavoro che ho affrontato da cronista, più che da storico, riportando alla luce episodi che il pubblico potrà vedere nella loro fedeltà storica”. Il regista Massimo De Vita ha concentrato il suo intervento su un importante punto di partenza: “nel mio lavoro ho sempre un approccio preliminare: mettere al centro dell’opera l’autore. È un elemento che precede tutte le altre componenti, pur importanti: Mario Tanno da cronista ha riportato alla luce in modo leggero e sintetico dei quadri di storia locale (nei quali sono riflessi importanti eventi nazionali e internazionali), e la mia idea di regia è stata incentrata proprio sulla divulgazione, evitando qualsiasi bozzetto localistico, allo scopo di mettere in evidenza la risonanza più ampia che ebbero certi eventi”.
 
A Ripa vive Hikmet Aslam, un kurdo perfettamente integrato nel tessuto sociale ripese, che interpreta un ruolo centrale nell’opera: “la figura di Hikmet - afferma De Vita - mi ha riportato alla mia esperienza con la Casa della Carità di Milano, guidata da Don Virgilio Colmegna: un’esperienza che ha messo insieme diverse culture, tradizioni e sensibilità, e così faremo anche a Ripa con Hikmet, che porterà sul palco la sua drammatica esperienza in Kurdistan e la sua attuale e serena vita ripese”. La memoria non è nostalgia ma un patrimonio vivente da veicolare, e il regista De Vita punta ai giovani, alla capacità di far rivivere i valori del passato nella contemporaneità. Non è stata casuale la lettura del suo Breviario per l’attore, il cui primo “precetto” afferma: “non è obbligatorio fare l’attore”. Da sempre De Vita punta all’espressività e alla credibilità: un metodo che punta prima di tutto a far sì che la Storia sia incarnata dall’attore - soprattutto il non professionista -  in modo credibile, convincente, intenso.
 
Daniela Airoldi Bianchi, esperta operatrice teatrale milanese, attiva con De Vita nel Teatro Officina, ha illustrato le caratteristiche salienti del progetto da lei elaborato. “Il tema della memoria storica narrato direttamente da una comunità riporta allo spirito del teatro greco, del teatro “civile”, quello in cui la “civis” riporta alla luce e interpreta la propria storia. Il teatro inoltre ha una peculiare funzione: quella educativa, che consente all’attore di dominare le proprie emozioni, di conoscere a fondo se stesso, di socializzare e di fare gruppo con gli altri. Il nostro è un preciso investimento sui giovani, nei quali crediamo e ai quali ci sentiamo in dovere di dare una risposta qualificata e non banale, anche a fronte del loro evidente bisogno di comunicazione”. Un bisogno mostrato da quei giovani attori ripesi che, invitati a raccontare le proprie impressioni ed emozioni, hanno dichiarato di sentire la grande responsabilità dei ruoli che ricoprono, ma anche il bisogno di un crescente coinvolgimento. Gabriele Cortona, Erica Paglia ed Emanuela Fanelli sono felici della fiducia che lo staff e le istituzioni hanno riposto in loro, e sperano vivamente che questo sia un punto di partenza per un’attività più ampia, non un semplice punto d’arrivo.
 
Per il loro ex professore Francesco Di Monaco, anch’egli coinvolto come attore, è un onore poter lavorare con ragazzi che egli ha messo sulla strada del teatro: “è un seme che sta germogliando molto bene, è una pianta che sta dando i suoi frutti, e per me questa è la maggiore soddisfazione”. Che il teatro sia un efficace strumento di confronto con se stessi è alla base della riflessione di Rosaria Cristofaro, una delle attrici, anch’ella proveniente dalla Filodrammatica: “il teatro per me è vita, ed è molto significativo che io interpreti un ruolo così diverso dal mio carattere e dalla mia personalità”. Il fil rouge delle dichiarazioni degli attori è la nascita di un gruppo coeso, piano di slancio ed entusiasmo, desideroso di imparare e soprattutto di mettersi alla prova.
 
Interessante il commento conclusivo del Prof. Giovanni Araldi, ricercatore medievalista beneventano operante a Napoli, che sta seguendo con interesse e curiosità l’evolversi del progetto E io protesto!. Nel suo acuto intervento egli ha sottolineato come quest’opera superi “le evidenti difficoltà di divulgazione della storiografia, sempre chiusa nel suo professionalismo. L’invenzione di Mario Tanno è ottima perché il suo spirito rompe gli steccati, brilla per valore educativo e psicologico e recupera il vero senso del teatro. In Italia il teatro è tenuto in scarsa considerazione (basta pensare a come sia differente il sistema educativo inglese) e un’opera come questa contribuisce anche a rompere un luogo comune duro a morire, quello per cui le comunità meridionali siano asfittiche. E io protesto! mostra un approccio diverso alla storia locale, mettendo in evidenza una vita comunitaria vivace politicamente e culturalmente”.
 
Il teatro, il suo ruolo, il coinvolgimento dei giovani e di tutta la comunità, il rapporto tra il paese, la città e la nazione, il sostegno delle istituzioni e una storia locale che diventa viva e pulsante: E io protesto! ha tutte le carte in regola per diventare un evento centrale nell’estate molisana, e più in generale nella storia artistica e culturale di un’intera regione.


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