Il Molise, Ripalimosani e il teatro: le prospettive storiche e sociali di ‘E io protesto!’


Da ‘Libri e dintorni’ un piacevole incontro mattutino con gli operatori teatrali di Ripalimosani. Cresce l’interesse per l’opera di Mario Tanno
 
  
Quando il nome la dice lunga. Come Libri e dintorni. Il luogo che ha ospitato l’incontro con lo staff di E io protesto! non è solo pubblicazioni, volumi e testi, ma soprattutto “dintorni”. In quel “dintorni” si cela molto, una sapiente arte dell’incontro che il libraio Michele Paparella ha saputo sviluppare creando un circuito di saperi, interessi, esperienze, persone. Dopo la conferenza stampa ufficiale del 3 agosto, il team che coordina il progetto E io protesto! si è ritrovato a Campobasso per un incontro più “informale” e colloquiale. Un incontro con Mario Tanno, Massimo De Vita e Daniela Airoldi è sempre l’occasione per affrontare temi interessanti come l’arte, la cultura e il teatro, la storia locale nel confronto tra il Nord (De Vita e la Airoldi operano a Milano nel Teatro Officina) e il Sud (quella Ripalimosani ben rappresentata dal ricercatore Tanno), le prospettive e i risvolti sociali e psicologici che possono produrre progetti del genere.
 
Nel presentare la genesi dell’opera, Mario Tanno ha sottolineato come gli episodi di protesta da lui rinvenuti siano il frutto di una “cittadinanza attiva, nella quale sono sempre stati presenti commercianti ed artigiani (non i contadini, per diversi motivi più inclini ad accettare le ingiustizie), ed è proprio per questo motivo che il nostro paese ha saputo affrontare le lotte per avere migliori condizioni di vita”. I protagonisti dell’opera di Tanno sono “giovani, diseredati, molte donne (come Rebecca) ma anche alcuni uomini di cultura illustri come l’abate Francesco Longano, accusato dai revisori per le sue lungimiranti ma pericolose vedute politiche e sociali. Una particolarità che voglio sottolineare è che i protagonisti ripesi, quando volevano rivendicare i loro diritti in sede notarile, non si rivolgevano a notai del posto ma esterni, come il notaio Amoroso di Limosano”.
 
L’opera dello storico ripese andrà in scena esattamente 25 anni dopo l’indimenticata Rebecca – La rivolta del grano. A chi gli chiede che differenze ci sono tra quell’opera e E io protesto!, Tanno risponde: “Rebecca è rimasta davvero nella storia del paese, fu un evento irripetibile, coinvolse le famiglie in modo indimenticabile. Si trattava di un’opera riguardante un solo episodio ma per la sua grandiosità coinvolse tutta la cittadinanza, che ogni sera usciva e trovava nel paese quello scenario naturalmente teatrale. Ricordo ancora le titubanze della pro loco che temeva che l’opera fosse inadatta per motivi politici, ma dopo 25 anni si parla ancora di Rebecca, dei premi che vinse, dell’interesse che suscitò nei mass-media, della traccia profonda che ha lasciato in Ripa. E io protesto! è un’opera teatrale più matura e compiuta: spazia in 300 anni di storia, ha un numero di attori più limitato, verrà eseguita in uno spazio teatrale ad hoc come il Teatro Comunale all’aperto. Ma i tempi sono cambiati, oggi c’è un altro clima”.
 
Dello stesso parere Daniela Airoldi, curatrice del progetto, che ha rimarcato come ai tempi di Rebecca ci fosse “un vento che riempiva il mondo, e anche se Ripa nel 1982 era ancora indietro (ricordo che la strada era dissestata, che l’acqua c’era solo in alcune ore e noi dovevamo lavare i costumi molto velocemente…) c’era molta fiducia, anche nello strumento teatrale. Oggi il consumismo e l’individualismo hanno creato danni incredibili, anche nelle giovani che vogliono dedicarsi allo spettacolo, alle quali si augura di diventare delle veline, che ricordano più delle donne di malaffare, pronte a passare per ogni letto pur di arrivare allo scopo. All’epoca si investì su un’intera popolazione, oggi non è più possibile per motivi storici e sociali, dunque investiamo su nuclei più ristretti sia a Milano che qui in Molise”. Secondo la curatrice oggi ci sono “problemi di più ampio respiro che colpiscono tutte le istituzioni, anche quelle più competenti, che puntano, tanto per citare Brecht, alla “pancia piena”, e non a spettacoli come quello di Tanno, che solleva una vera e propria problematicità. Apprezziamo lo sforzo di Comune e Provincia nel sostenere un’opera che non passa per i soliti codici di spettacolarità, che anzi fa di tutto per coinvolgere delle specifiche professionalità locali, facendo in modo che costoro siano anche stipendiati, e per un paese del Sud non è poco”.
 
Il progetto E io protesto! nacque nell’estate del 2004, infatti l’idea originaria prevedeva un lungo laboratorio invernale, con la conclusione naturale d’estate: “l’attuabilità del progetto è arrivata solo nel 2007, con il significativo intervento della Provincia di Campobasso, che ha deciso di sostenere il progetto finanziando il 50% dell’evento. Da giugno De Vita sta facendo una vera e propria full immersion: il paese è stupito per le prove quotidiane, e per noi è importante vedere come il salto di qualità stia nell’accettazione convinta di tutte le regole dello spettacolo, in particolare da parte dei giovani che stanno mostrando sorprendenti doti di apprendimento”. Per la Airoldi, che opera in realtà periferiche milanesi, disagiate e implose in “non luoghi” come le tangenziali, E io protesto! ha un valore storico e sociale straordinario: “il nostro non è uno spettacolo consolatorio, è l’occasione per mettere i ripesi di fronte alle proprie radici e alla propria identità, perché anche qui c’è il dramma del non luogo, come quella zona industriale così amorfa, sospesa, che determina nuove problematicità da risolvere”.
 
“Per me è uno dei punti cruciali: non mi interessa l’esito e il risultato di questo lavoro, il mio interesse è nelle relazioni che riusciamo a creare e sviluppare”: Massimo De Vita è molto chiaro nel marcare la differenza tra le sue attività teatrali e quelle comuni e solite. Le relazioni, i sodalizi, la coesione e lo spirito di gruppo, specialmente tra i più giovani, sono per lui ed il Teatro Officina, un elemento ineludibile. “Ripalimosani è un paese sui generis, nel cui tessuto sociale il teatro è sempre presente, a cominciare da questa sorta di palcoscenico naturale che si vede non appena si entra nel paese. Rebecca fu il momento più alto, il frutto di un momento storico diverso, all’epoca c’era il sindaco Iafelice, e mi auguravo che il nostro Pillitteri lasciasse Milano per fare spazio a sindaci così capaci… Non si deve pensare che in 25 anni non ci sia stato nulla a Ripa, e le iniziative di Tanno e della Filodrammatica lo testimoniano: E io protesto! come Rebecca fa da sintesi di questi anni, fa da punto d’arrivo per una riflessione sulla storia e l’identità di un paese”.
 
Con Rebecca nasceva i sodalizio tra Tanno e De Vita, lo stesso connubio metterà in scena questa nuova opera, che De Vita carica di valore: “E io protesto! ha una funzione pubblica e sociale, come ogni operazione di Mario Tanno, anche perché i tempi sono diversi, l’individualismo e il consumismo attentano alla vita di una comunità e c’è molta fiducia da riconquistare, tuttavia le istituzioni hanno finalmente compreso la peculiarità dell’iniziativa, e a me fa molto piacere perchè rivedo un po’ alcune mie esperienze svolte a Milano con la Casa della Carità di Padre Virgilio Colmegna, incentrate sul confronto costruttivo con diverse culture e tradizioni. Ad esempio nella nostra opera c’è la presenza significativa di un giovane kurdo, Hikmet Aslan, ora cittadino ripese: egli chiude l’opera lanciando un segnale di ospitalità e apertura, e ho deciso di amplificare la sua voce leggendo alcune memorie degli ospiti della Casa della Carità”.
 
“La percezione che gli attori hanno del progetto – conclude De Vita – mi ha sorpreso piacevolmente: le persone più semplici e popolari, che hanno delle naturali (e notevoli) capacità di comunicazione, hanno capito con grande acume come diminuire l’enfasi e il volume della voce, guadagnando in intensità. Insomma hanno fatto proprio un metodo, unendo la loro istintività così genuina ad un approccio intelligente e consapevole. Per me, dopo 50 anni di teatro, sono queste le maggiori soddisfazioni”.



L'email della prossima generazione? Puoi averla con la nuova Yahoo! Mail