La storia, il teatro e la protesta: faccia a faccia con il ‘cronista’ Mario Tanno?

09/ago/2007 13.10.00 Synpress 44 - Ufficio Stampa Contatta l'autore

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Un incontro con l’amatissimo animatore culturale di Ripalimosani, autore dell’opera che andrà in scena il 13 agosto
 
 “Cronista della storia locale”, come ama definirsi, instancabile ricercatore, scrittore, musicista, animatore sociale e culturale: Mario Tanno è senza dubbio una delle persone più amate di Ripalimosani, un affetto dovuto alle innumerevoli iniziative da lui ideate nel corso degli anni. E io protesto!, l’opera teatrale in 11 quadri che andrà in scena il 13 agosto 2007, è l’ultima delle sue creazioni, un progetto maturo, che solleva problematiche di confronto tra la storia passata e il presente di una comunità, la protesta e le lotte per la libertà, il teatro come strumento di riflessione civile. Abbiamo incontrato l’autore nel pieno delle prove dell’opera, momenti elettrizzanti in cui un’intera comunità si aggrega, serate che Tanno sta vedendo crescere con autentica emozione.
 
Lei ha all’attivo numerose pubblicazioni di storia locale: c’è una forma di continuità con la sua ultima fatica E io protesto!?
Fin da ragazzo ho sempre avuto la passione per i temi popolari e le tradizioni: è una passione che mi sono portato dietro e che è tuttora presente in me. Ho iniziato con il teatro popolare, che tratta di argomenti legati alla vita del paese, ad esempio la socialità, gli amori, anche traditi, cose che piacciono molto alla gente, e grazie a questo ho sempre avuto un solido contatto con la gente del posto, soprattutto i giovani ma anche i più maturi. La mia passione principale però è la storia: sono sempre stato curioso e mi sono sempre posto tante domande, finchè non è arrivato il momento di scoprirlo. Da sempre lavoro sui documenti di storia locale, cercando di trovare delle risposte alle mie domande, ad esempio come accadde per il mio libro sulla tradizione mandolinistica di Ripa, al quale hanno fatto seguito altre pubblicazioni sulla storia di Ripa e sui suoi personaggi. Devo dire che ci sono stati molti libri interessanti sull’argomento ma io, come sempre curioso, ho sentito l’esigenza di andare oltre, di trovare delle risposte ai miei perché: perché noi ripesi siamo un popolo così particolare, così diverso da quelli dei paesi circostanti? Ho scoperto molte cose interessanti, ho scoperto storie di personaggi illustri come Francesco Longano, i Cannavina, Gianpaolo Di Luca, tutta gente di grande cultura. Ho scoperto che Ripa non era un paese contadino ma artigiano, commerciante, dunque composto da persone che sapevano leggere e scrivere, che erano molto attive, che uscivano e si confrontavano (pensiamo ai funai che andavano a vendere le corde in Terra di Lavoro e nel napoletano).
 
Da queste ricerche è spuntato fuori l’elemento della protesta.
Certo, nelle mie ricerche ho scoperto che l’elemento ricorrente nel corso degli ultimi 300 anni è la protesta, vari eventi sono accomunati dallo spirito protestatorio, anche contro i signori dell’epoca, contro i quali non era facile protestare, e inoltre era una protesta scritta presso i notai (non quelli del posto…). Io credo che il popolo che protesta ha una storia, dunque sono andato più a fondo: ho trovato numerosi documenti e mi ha colpito profondamente il fatto che non c’era solo la protesta del popolo o della borghesia ma anche quella degli uomini di cultura come Longano, dunque una protesta con la parola.
 
Com’è avvenuto il passaggio alla stesura di un’opera teatrale?
È stato un passaggio immediato: mi chiedevo sempre com’era potuto accadere, ad esempio, l’episodio della denuncia di uno stupro di un signorotto ai danni di una ragazza, per cui me lo sono immaginato. Dall’immagine che mi sono fatto di tutti gli eventi ritrovati è venuta fuori quest’opera che narra gli 11 episodi. Ho lavorato un anno e mezzo sulla stesura, frequentando gli archivi: innanzitutto l’Archivio di Stato, nel quale ho consultato approfonditamente i libri dei notai, poi la Biblioteca Provinciale di Campobasso per quanto riguarda gli autori locali.
 
La sua ricerca è diventata opera teatrale, agganciandosi dunque alla tradizione artistica, culturale e teatrale ripese. Come si spiega questo amore così forte per il teatro nel suo paese?
Quando si arriva a Ripa si ha subito la sensazione che questo nucleo abitato con il castello e la chiesa, sia una sorta di palcoscenico naturale: probabilmente è proprio nello spirito del paese l’amore per i teatro. Però la questione va affrontata anche storicamente: noi ripesi dobbiamo molto ai Padri Oblati che arrivarono a Ripa nel 1926, stazionandosi nel convento appena fuori dal centro abitato. La grande capacità degli Oblati fu quella di coinvolgere i giovani del posto tramite la cultura e il teatro, in particolare Padre Immè, che organizzava degli spettacoli teatrali che rappresentano un po’ la prima forma di teatro ripese. Già alla fine degli anni ’20 c’era un’assidua frequentazione teatrale, ma anche musicale, c’erano dei padri molto bravi nel canto che formarono una famosa Corale. Gli Oblati sono stati davvero il nostro punto di riferimento nella cultura e nell’arte, ci seguirono molto e dobbiamo tanto alla loro opera. Il teatro così è diventato un’abitudine molto sentita, e non c’è stata una generazione che dagli anni ’20 non abbia partecipato a queste iniziative così trascinanti. Il teatro è davvero molto sentito, ti basta uscire nelle serate di Ripa Estate dedicate agli spettacoli per vedere quanta gente vi assiste, è davvero una forma artistica che teniamo molto a cuore.
 
Non è un caso che E io protesto! vada in scena esattamente a 25 anni di distanza dall’indimenticabile Rebecca - la rivolta del grano.
Rebecca fu scritto da me e diretto da Massimo De Vita: l’idea nacque dalla mia curiosità di scoprire un episodio importante per la nostra comunità, e nacque in particolare dai miei incontri con gli anziani. Gli anziani sono la memoria storica di una comunità e possono dirci molto sul passato. L’episodio della rivolta delle donne che non fecero uscire il grano da Ripa per tre giorni mi aveva sempre affascinato e registrai dalla viva voce di Rebecca Camposarcuno, la protagonista, il racconto di quello che successe. La storia è fatta di testimonianze ma soprattutto di documenti: quando trovai le fonti autorevoli che parlavano di questi tre giorni di rivolta affrontai la scrittura dell’opera, trovando conferma nelle dichiarazioni delle persone anziane ancora viventi. Lì è nato il sodalizio con Massimo De Vita: l’ho sempre stimato da quando veniva a Ripa a fare gli spettacoli, è una persona splendida come la sua compagna Daniela Airoldi, e devo dire che oltre al dato professionale c’è un bellissimo rapporto umano, stiamo molto bene insieme.
 
Dopo 25 anni si riconferma il sodalizio Tanno-De Vita: cosa è cambiato in questo lungo periodo?
E io protesto! è un prosieguo di Rebecca, che fu un atto di protesta di cui parliamo anche nella nuova opera. Come vedi c’è una continuità, però Rebecca fu un’opera “di piazza”: coinvolgemmo 80 attori, l’opera si svolse nel paese, mentre E io protesto! è un lavoro più teatrale e maturo, c’è il coinvolgimento di 26 attori (che faranno più parti) nello spazio scenico del Teatro Comunale, il progetto è più ampio perché racconta in sintesi 300 anni di storia ripese.
Tra Rebecca e E io protesto! Mario Tanno s’è dato da fare! Ho proseguito nell’esperienza degli spettacoli popolari, sempre molto seguiti a Ripa: sono spettacoli molto leggeri ma io cerco sempre di fare in modo che sia coinvolta la popolazione.
 
Ma questa popolazione è cambiata nel corso dei 25 anni?
Io credo che lo spirito ripese sia sempre lo stesso, soprattutto nel suo amore per il teatro. Ho notato che i giovani continuano ad amarlo, infatti gli insegnanti che vengono a Ripa trovano studenti sempre interessati e fanno il possibile per mettere in piedi progetti e spettacoli teatrali. Questa continuità è molto importante perché si parte dalla scuola, è davvero un elemento molto importante.
 
In E io protesto! sono coinvolti molti di questi giovani.
Certo, ma dobbiamo anche ricordare che in paese c’è una Filodrammatica attiva e competente, per cui non era possibile pensare all’opera senza invitare gli attori di questa compagnia. Mi sono servito anche di altre persone che hanno lavorato con me negli spettacoli popolari, infine ho pensato ad alcuni giovani che avevo apprezzato in spettacoli scolastici, mettendo a disposizione il talento e la professionalità di De Vita come vera e propria palestra per loro.
 
Infine c’è la figura di Hikmet Aslan, un extracomunitario che oggi vive a Ripa.
Hikmet viene dal Kurdistan ed è importante la sua presenza, anche perché ha una storia eccezionale alle spalle: Ripa è sempre stato un paese accogliente e ho notato che ultimamente ci sono una quindicina di persone di diverse nazionalità, con le quali interagisco continuamente. Tutte le cose che faccio sono sempre il frutto del mio rapporto con la gente! Ho scoperto storie stupende e ho pensato di inserire anche la presenza di un extracomunitario: penso che anche loro vorrebbero protestare, non contro noi ripesi ma contro i loro governi che li costringono lasciare le loro famiglie, i loro affetti, la loro terra. Hikmet dunque rappresenterà gli extracomunitari residenti a Ripa.
 
Ma i ripesi di oggi hanno ancora l’abitudine di protestare?
Purtroppo devo dire di no, è un temperamento che si è un po’ perso: non siamo più capaci di protestare. Pensa che l’ultima protesta l’abbiamo avuta 36 anni fa… Sto cercando di capire i motivi di tutto ciò, e credo che conti anche la struttura del paese: Ripa si è allargata molto negli ultimi anni, e questo ha fatto di sì che venisse meno l’unione che c’era prima tra tutti i cittadini. Ognuno vive di più per conto suo, poi è anche vero che le precedenti proteste fecero in modo che anche a Ripa crescesse il benessere, per cui è anche questo un motivo per il quale si protesta di meno.
 
Andiamo un momento nel cuore dell’opera: come ti sembra questo svolgimento nelle prove?
Se non ci fosse Massimo De Vita… Massimo ha un talento incredibile, è un vero professionista e ha grandi capacità, e poi ha una pazienza infinita, è sempre a disposizione, pensa che se qualcuno ha bisogno lo segue privatamente, lo porta a casa sua e lo segue con attenzione. Non potevamo avere di meglio, è il massimo che Ripa poteva avere.
 
Come autore, che cosa prova quando vede materializzarsi  le scene da lei scritte?
È una grossa emozione, sto assistendo alla nascita delle scene proprio come le avevo immaginate! Prima delle prove c’è stato un lungo scambio di vedute con Massimo, e devo dire che non ho dovuto protestare! Sono stato subito concorde con la sua visione di messa in scena e allestimento, siamo d’accordo completamente.
 
Un suo parere sugli attori?
Sono tutti molto in gamba, se seguiti potrebbero recitare anche in teatri più grandi. Ho avuto delle bellissime sorprese, soprattutto tra i giovani. Sinceramente non me l’aspettavo, la cosa mi ha stupito perché sta venendo fuori una situazione eccezionale, davvero imprevista, devo dire che mi emozionano molto questi ragazzi. Hanno una curiosità incredibile, una voglia di apprendere: pensa che dopo aver provato non vanno via ma restano, vogliono apprendere.
 
E io protesto! si svolgerà in giornate particolari per la popolazione di Ripa, con le festività così sentite. Perché una persona di fuori dovrebbe venire a Ripa?
Abbiamo una festività importante il 12 agosto, la Madonna della Neve, in cui si svolge una sorta di palio, la corsa dei cavalli che si fa da più di 250 anni. Abbiamo ritrovato un documento del 1743 in cui già si parla di questo palio, infatti il commendatore della commenda di Malta elargiva i suoi contributi per la festa. Invito i forestieri a partecipare al picnic che facciamo fuori dal paese, al verde e all’ombra, i musicanti girano tra i tavoli, i giovani si mettono in allegria, si suona e si canta, poi c’è il palio e infine si torna in paese per la festa più grande in serata, quest’anno ci sarà Silvia Salemi. Il 13 agosto invece c’è la nostra opera: è un momento speciale perché i ripesi rappresentano la propria storia. Noi invitiamo tutti a venire il 13, e un invito particolare lo faccio agli amici dei paesi limitrofi, perché ci auguriamo che anche loro sappiamo andare a scoprire le loro storie, sono sicuro che anche nei paesi vicini ci sono storie eccezionali da raccontare. Infine invito i miei cittadini a non mancare, per apprendere la storia in modo diverso, non barboso ma simpatico e teatrale. Invito soprattutto i giovani, il mio lavoro è destinato e dedicato a loro, affinché sappiano tramandare in futuro questo sapere, anche come attori.


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