MUSICA: RENATO ZERO RICORDA I MITICI ANNI DEL "PIPER" NELL'INTERVISTA A EMOZIONI

MUSICA: RENATO ZERO RICORDA I MITICI ANNI DEL "PIPER" NELL'INTERVISTA A EMOZIONI IN EDICOLA IL NUOVO NUMERO DI EMOZONI DEDICATO A UNO DEI GRANDI PROTAGONISTI DELLA MUSICA ITALIANA: RENATO ZERO Il cantautore si racconta al direttore Fernando Fratarcangeli in un'intervista accorata in cui ricorda i "mitici" anni del Piper_ Quando si parla dei ragazzi del Piper, quelli di Bandiera gialla, chi erano veramente oltre te?

26/mag/2009 11.40.15 L'Auriga Contatta l'autore

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IN EDICOLA IL NUOVO NUMERO DI EMOZONI DEDICATO A UNO DEI GRANDI PROTAGONISTI DELLA MUSICA ITALIANA: RENATO ZERO



Il cantautore si racconta al direttore Fernando Fratarcangeli in un’intervista accorata in cui ricorda i “mitici” anni del Piper…





Quando si parla dei ragazzi del Piper, quelli di Bandiera gialla, chi erano veramente oltre te?

Per quel che mi riguarda, dove c’era possibilità di sfogo io correvo, non ero collocabile facilmente, per cui dove trovavo un po’ di stravaganza, una gioventù un pochino colorita, io andavo. Bandiera gialla è stata comunque una frequentazione di breve durata…



Invece il Piper?

Beh, lì c’era il mondo! È stato, credo, il momento più stimolante in senso assoluto. Se penso che il Piper è durato dal ’65 al ’75 scarso, dieci anni, quello che è successo là dentro e soprattutto intorno… il Piper tu te lo portavi ovunque, una volta contagiato da questa malattia, viveva dentro di te. In quello che sono oggi, in quello che oggi dico, c’è il Piper dentro di me. Da parte mia è bello questo fatto di non aver taciuto nulla, di aver reso giustizia anche a una parte di un’epoca che non si è potuta esprimere. Molti dei miei amici non ce l’hanno fatta, sono caduti sul campo…



Per quale motivo?

Nella bellezza di aver tirato fuori il meglio di noi stessi, il Piper ha rappresentato però anche uno dei più grossi pericoli di quel tempo. Il gioco delle pasticche, ad esempio, il “viaggetto” che gente senza scrupoli offriva ai nostri ragazzi. Fantasmi nella penombra. Andava di moda. E molti dei miei amici non si sono resi conto del pericolo che correvano, anche se spesso ero proprio io a metterli in guardia. Al contrario, io sono stato sempre cosciente di questo pericolo e, quando sentivo discorsi del genere, scappavo via, avevo la repulsione. Ho perso amici che sarebbero stati degli artisti formidabili e che invece non sono arrivati neanche a calcare una sola volta il palcoscenico. Non si è saputo discernere il male dal bene, il pericolo dalla salvezza. Sai qual è la cosa che più mi rattrista?



Quale?

Pensavo che con quelle defezioni del Piper di quel momento, di quell’epoca, la società avesse compreso il rigore di mantenersi integri in quel senso, invece tanta gente c’è ancora cascata. Per un certo periodo di tempo c’è stata anche la repulsione di queste persone. Non solo non venivano aiutati, c’era questa forma di violenza, di non tolleranza nei confronti di questi ragazzi e questo mi faceva ulteriormente incazzare perché con quello che ho sofferto io quando ero ragazzo, figurati se potevo restare inerme davanti a questo problema.



Tu hai anche fatto molto, come artista secondo me, con i tuoi messaggi in musica, con le tue canzoni…

Sì, la canzone è stata molto importante a questo fine , però tu puoi dire quello che vuoi, puoi lanciare messaggi dall’alto del tuo vivere, ma se non viene ascoltato è tempo perso. Per questo, ho fatto anche il traghettatore. Ovviamente, non con tutti ce l’ho fatta! Quelli che ho aiutato a riportare alla vita, molto del merito è anche loro.





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