AKRteatro c/o T.I.R. a Pescara

La solitudine: bisogna essere molto forti per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare raffreddore, influenza o mal di gola; non si devono temere rapinatori o assassini… Non c'è cena o pranzo o soddisfazione del mondo, che valga una camminata senza fine per le strade povere, dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.

17/dic/2009 10.59.29 TeatroForte c/o Forte Prenestino Contatta l'autore

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Teatri OFFesi e Florian TSI Presentano  
Teatri Independenti in Rete
 


Giovedì 17 Dicembre
MONOMONK
di e con TeatriOFFEsi (Pescara)

Eseguito da: Renato Barattucci: Synth e Saz., Stefano Cerritelli: Batteria e Percussioni. Ciori N'daye: basso.Fabio Zavatta: Voce narrante.
MonoMonk è una lettura/concerto che ripercorre il mondo del Santone del beebop, Thelonious Monk.
Un mondo fatto di lunghe pause e di note impazzite, in cui si passa dalle vie di harlem ai fumosi locali della 52esima strada, dall'alcool, la droga e le risse alle grandiose esibizioni dei più famigerati jazzman: monk, coltraine, davis, powell, gillespie, parker e molti altri.
Sullo sfondo, ma non secondarie, le persecuzioni e le lotte sociali degli afroamericani, perseguitati dalla polizia, da fanatici razzisti e persino da strutture manicomiali.
di e con Teatri-Offesi
 
Venerdì 18 Dicembre
SOPHIA, storia di sta-ordinario lavoro
AKRteatro (Roma)
Con Domenico Catano e Maria Laura  De Bardi, collaborazione musicale Riccardo Coccozza, medium Fabio Massi
Nella campagne la gente lavora, viene sfruttata, umiliata, spesso muore per meno di 20 euro al giorno. Senza garanzie, senza poter guardare il faccia il proprio aguzzino, senza poter protestare. Nell’assoluto silenzio delle istituzioni. Nell’assoluta impotenza dei sindacati.
Sophia viene dalla descrizione del vissuto di una giovane donna che decide di lasciare la sua casa per un breve tempo per “curare le sue ferite”.La sua storia segue due binari: quello della migrazione da una città ad un'altra, e quello più intimo delle violenze subite sul lavoro. “Migrare non è un reato [come afferma la legge italiana], ma un percorso di trasformazione della propria vita e del mondo. Migrare è una sfida complessa, determinata da molte cause. Migrare non è solo disperazione, ma anche desiderio di conquistare nuovi diritti, esplorare terre e culture differenti. Migrare può generare frustrazione o felicità, sogno o incubo, chiusura identitaria o apertura di orizzonti, sfruttamento o ribellione, schiavitù o dignità”.

Ma questo viaggio in una nazione straniera diventa per Sophia l’inizio di un incubo, fino alla degenerazione più totale che comprometterà la sua libertà. Il suo vissuto viene descritto come fotografia di un luogo e come espressione delle sue sensazioni. Il suo racconto procede per snodi fondamentali, incroci vitali, emozioni coagulate sottopelle. Il tempo necessario è quello che serve per scegliere, ma è anche quello che spesso serve per comprendere dove, quando e in che modo siamo cambiati o abbiamo sterzato verso quel luogo dove l’inquietudine attraversa le parole. In un mondo del lavoro in cui sfruttare e talvolta persino morire sembra contemplato, la storia di Sophia solleva una questione: cosa accadrebbe se a subire sul posto di lavoro fossero i “datori di lavoro”?

 
a seguire
COME BESTIE CHE CERCANO BESTIE
Compagnia Imamama (Roma)
Menzione Premio Scenario 2009
di e con con  Marco Rapisarda e Massimo Genco
tecnico audio e luci Fabio Manniti
Motivazione della Giuria
Per il recupero della parola pasoliniana all'interno della Roma di oggi, che, in modo diverso, vive nuove forme di scontro tra poveri, di rabbia, di discriminazione etnica, culturale e sociale. Per la tenacia con cui si riafferma la necessità di una rigorosa solitudine poetica e per la scommessa umana su una "disperata vitalità", ricercata nei territori del margine e dello scarto.
La solitudine: bisogna essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare
raffreddore, influenza o mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini…
Non c'è cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere,
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.
Pier Paolo Pasolini
La storia. Il breve racconto di Pasolini, Storia burina, ambientato nella Roma più bassa, quella lontana dal centro e dai monumenti, dalle vetrine e dai turisti, quella Roma che non c'è sulle cartoline, ma che in fondo è l'unica Roma vera da quasi sessant'anni, narra di un incontro/scontro tra due giovani: Romano il Paino, bullo di successo destinato al declino e Romano il Burino, da poco giunto in città, parvenu in rapida ascesa. Entrambi per sopravvivere lavorano al Macello di Testaccio e arrotondano il salario con macellazioni clandestine. Inoltre una passione li unisce: la boxe. Due vite nate sotto una cattiva stella, predestinate alla sconfitta, senza alcuna possibilità di redenzione o salvezza.
Si potrebbe pensare che questo mondo sia del tutto scomparso, ma così non è: se ci si allontana dall'ologramma che Roma offre al mondo (il Papa, il Colosseo, Trastevere…) si scopre che quella "disperata vitalità" è ancora tutta lì, con le stesse facce, gli stessi modi, la stessa desolata desolazione. Gli "eroi" hanno solo cambiato nomi e provenienza, così Romano il Burino non arriva più da Tuscania, ma da Sibiu, sud della Romania...

 
Sabato 19 Dicembre
Studio per LA BELLA LENA
Compagnia Franca Battaglia (Napoli)
Finalista al Premio Scenario 2009
La bella Lena è la storia di un viaggio fatto per amore, per fame, per fame di amore e di vendetta. E' una lotta dichiarata contro la morte, quella fisica e quella provocata dalla cancellazione della dignità umana e dall'oblio. La bella Lena è voler ricordare a tutti i costi.
Lena è in fuga, sta scappando dal suo nemico anche se in realtà ne porta dentro di sé il frutto. Per quanto voglia scappare dovrà affrontarlo, prima o poi. Nella sua fuga incontra Soledad, uomo che si è fatto donna e che la accompagnerà fino alla fine del suo viaggio e oltre. Poi c'è Salvatore (di Baia o Baìa) che è il futuro e il frutto del ventre di Lena, c'è un quaderno-diario che legherà questi tre destini e la cui scoperta sarà la causa scatenante di questo viaggio della memoria. La vecchia capera è la voce del coro-giudice, perbenista e bigotta. E ci sono i treni mai presi e le stazioni dove si resta bloccati, come in un ricordo. Poi, un giorno, succede qualcosa e quel ricordo diventa il motivo per salire al volo su un treno e continuare a vivere.
 

 
 
 

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