segnalazione spettacolo teatrale

21/gen/2010 10.06.23 Dorothee Hock Contatta l'autore

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Era il venerdì santo del 1787. Mezzogiorno. Le vetrate della cattedrale di Cadice venivano oscurate, buio, l’eclissi, “Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio” (Marco 15,33). Il vescovo saliva all’ambone e proclamava una delle ultime frasi pronunciate da Gesù prima di morire, poi si prostrava davanti al crocifisso e i fedeli meditavano con lui, qualcuno suonava uno strumento. E così sette volte.

Col tempo la Chiesa ha perso quest’usanza e altre liturgie vengono oggi celebrate il venerdì santo.

Nel nostro palcoscenico tre figure umane: due musicisti evocano le antiche sonorità della tradizione cristiana e della terra dove Gesù ha predicato e vissuto. Intanto un uomo magro e barbuto, il cialtrone,  si agita forsennato per lo spazio raccontando le infuocate prediche del canonico Rinaldo Deggiovanni, poi arriva Beda il venerabile, poi i Padri del deserto, pazzi e morti di fame, poi Dismas il buon ladrone, poi Dostoevskij, Bergman, una continua schizofrenia tra fede purissima, ateismo purissimo, superstizione purissima. Il cialtrone non si ferma mai, ci inonda di parole, storie, leggende, baggianate, fregnacce, parole di cui non ricordiamo bene il senso: peccato, misericordia, buona morte… parole meravigliose, puro teatro, pura azione. E queste parole prendono vita, si impastano nel corpo di un uomo morente che diceva di essere Dio. Tutto è scandito dalle sette frasi evangeliche, che per sette volte fermano il tempo e fermano l’aria, fino a quando, emesso un alto grido, consegna lo spirito al Padre. E tutto è compiuto.

 Ogni volta che mi vedo con Damiano a un certo punto lui attacca: Ma Dio lo sa che ora ti sto per parlare di Dio? E l'ha deciso lui che adesso ti prude un po' l’orecchio per l'imbarazzo? E io perché non ci credo? È Dio che vuole che io non ci creda? E perché ti sei sporcato la camicia col sugo? L’ha voluto Dio? E chi ha inventato la parola "perché"? L'ha inventata Dio? E la parola "Dio"? e la parola “parola”?… e così avanti per ore.

Mio padre, Pino e Beatrice, Luciano, Fabio, il barbone logorroico di Narni, tante persone ho incontrato che non potevano fare a meno di parlare di Dio, gli scappava: appassionati, ossessionati, innamorati, esausti, nevrotizzati, felici. Tante ore, notti, ad ascoltare la loro versione delle cose: che faccia ha Dio, come si comporta, che tipo è, Dio.

Dio nessuno l’ha mai visto.

  

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