Benevento.Concorso "Mi faccia ridere":IL RISO DELLA RAGIONE NON VINCE....

Concorso "Mi faccia ridere":IL RISO DELLA RAGIONE NON VINCE.... Il 5 gennaio presso il Teatro Comunale di Benevento si è tenuto, organizzato dalla Compagnia Stabile Solot e dal Comune di Benevento, il concorso per nuovi talenti comici "Mi faccia ridere".

30/gen/2010 13.58.08 albodoro Contatta l'autore

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 Il 5 gennaio presso il Teatro Comunale di Benevento si è tenuto, organizzato dalla Compagnia Stabile Solot e dal Comune di Benevento, il concorso per nuovi talenti comici “Mi faccia ridere”.


Mi faccia ridere è una vera gara dove il giudizio del pubblico è sovrano. Nata nel 2002 dalle menti artistiche di Michelangelo Fetto e Tonino Intorcia, organizzatori dell’evento e presentatori della kermesse. 

In concorso sei tra gruppi ed attori con esperienze teatrali, cinematografiche e televisive, ma non ancora noti al grande pubblico: Adramelek Theater di Roma, con Fiore Ranauro e Gennaro Francione, autore del testo e regista; l’ing. Giuntoni Maurizio proveniente da Carrara; Dotti Francesco, proveniente da Milano; Brancati Paolo, direttamente da Palermo; Duo Tina e Pica, da Catania, composto da Eliana Silvia Esposito ed Amalia Contarini; Paolo Martino da Cosenza. 

La particolarità del concorso riguarda la votazione, assolutamente popolare, effettuata per la semifinale, nella prima parte della serata, con il lancio di pomodori (finti, naturalmente!!) che decreta l’eliminazione dei meno graditi e per la finale, nella seconda parte della serata, con il lancio di mazzi di fiori per sancire la vittoria del più bravo.

Questa tipologia di votazione ha riscosso il gradimento del pubblico resosi protagonista e divertito gli artisti che si sono succeduti sul palco, i quali hanno dimostrato di avere una grande carica di autoironia.

Una notazione va fatta. L’Italia è un paese mancante di una cultura teatrale offerta – come in Inghilterra - già in tenera età al popolo. Questa incultura teatrale, unita a programmi di riso basso offerti dalla televisione, modella un pubblico dalla risata facile, rendendolo incapace di cogliere la risata intelligente, se non il riso amaro.

Da ciò la vittoria di un cabaret senza storia di pura strapparisata, mentre un testo serio, come Karoshi (Morte da eccesso di lavoro) del Giudice-Drammaturgo Gennaro Francione è stato fatto fuori subito.

Quel testo invece rappresenta per noi il vincitore morale del concorso perché ci ha lasciato qualcosa, gli altri niente nel modo più assoluto.
E’ un monologo grottesco. Karoshi è termine giapponese indicante "morte per eccesso di lavoro".
Di eccessiva fatica si muore ed è quello che capita a Ciro Sciancalepore, amico dall'infanzia di Gennaro Esposito il quale, tra una maledizione, un ricordo e un discorso politico, santifica l'abitudine napoletana della fannulloneria. Meglio non lavorare o lavorare poco che morire stecchiti in un ufficio, divorati dalla macchina mostruosa della società pseudolibertaria che rende schiavi, lanciando slogan orwelliani del tipo "il lavoro nobilita l'uomo".
Una valanga saettante di meditazioni, di gesti, di sussulti sardonici, fino all'esito finale rivelatorio: lavorare non solo stanca e stressa, come diceva Cesare Pavese, ma per davvero uccide.

La gente ha seguito attentissima, ha applaudito, ha anche riso divertita o amaramente ma alla fine ha bocciato l’opera, tutta presa dalla voglia di dimenticare i mali del mondo. Ma quei mali vengono anche dal vuoto culturale e dallo spettacolo della vita, mantenuto basso a tutti i costi dall’intero sistema produttivo di arte e cultura.
 
Rosanna Carpentieri
 
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