Non chiederci la parola - il gran teatro montano del Sacro Monte di Varallo

12/feb/2010 17.47.05 Centro Culturale Frontiera Contatta l'autore

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 19 marzo Luino, Teatro Sociale ore 21

Il Centro Culturale Frontiera organizza  la  presentazione di

Non chiederci la parola  - il gran teatro montano del Sacro Monte di Varallo 

 

a cui presenzieranno Elisabetta Sgarbi, regista del film e Giovanni Reale, autore del volume che la casa editrice Bompiani ha allegato al dvd.

 

Angeli e Donnemadonne colmi di luce, "labbra straripanti di tenerezza e d'amore come se la poesia potesse salire in cielo. La grana di un colore montano tiepido e lucente. Affreschi che vivono di palpitante grandezza e festosa gioia dei particolari. Bestie stupende che sono il segno preciso del bestiario di Gaudenzio. Uomini dei monti, uomini provenienti dai più dispersi e lontani paesi in una semplice e potente immagine di sé. Gaudenzio sale in alto e scende ancora più in basso, facendosi da architetto muratore, nel restituirci il senso dimesso, casalingo, familiare, d'una familiarità artigiana nel complesso delle tre cappelle: della Natività della Visita dei pastori, della Visita dei Magi. E Tanzio continuamente ha davanti a sé i colori della sua valle, i bianchi dei ghiacciai, gli azzurri e i rosa delle nevi; i neri dei precipizi; le rocce, gli arbusti che vi crescono, abbarbicati come per disperazione, i tronchi magri; il cuoio delle bisacce; le dita; i denti; gli occhi; gli occhi che fissano, scrutano, temono, invocano, protestano, domandano. E poi, ancora e sempre certi fiori di montagna: le aquilegie, i gigli; i cardi, i ciclamini..." (Giovanni Testori)

E' una storia sacra tutta umana quella che il Sacro Monte di Varallo, nei capolavori di Gaudenzio Ferrari, di Tanzio da Varallo, di Gherardini, di Morazzone, del Ceranino ci consegna, e che lo sguardocinema, come in una salita, si affanna a voler cogliere.

Ci si avvicina là, dove gli occhi del visitatore non possono arrivare, oltre le grate, i vetri, i confini che proteggono e allontanano questi statue/dipinti/persone, ci si confonde tra di essi, abitando le loro case/cappelle e incontrando ad uno ad uno tutti i personaggi di questa folla pietrificata.

Nevica. Ma quella neve sembra cadere proprio nel momento in cui quelle statue/persone ci svelano di essere vive, colme di passione e emozione. Ardono, intorno, le fiaccole. E fanno vibrare volti e narici.

Fonte: http://www.elisabettasgarbi.it/varallo.html

 

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