03/08/2005 21:40 Ambaradan
Con la giovane attrice Rita Pelusio
e con Teresa, il personaggio da lei inventato e interpretato, stasera il cabaret
chiede un passaggio alla musica sui tasti di un pianoforte suonato da una
ragazzina "un soldo di cacio con le trecce", un po' vivace.
La pelusio oggi
vive e lavora a Bologna, dove pratica, come interprete singola o come elemento
della compagnia degli "Gnorri", il teatro comico che ha imparato grazie agli
insegnamenti di molti artisti internazionali, grazie ai quali ha conosciuto le
tecniche più note dell'espressione corporea e della "clownerie" da teatro, della
commedia dell'arte e dell'arte drammatica in sé.
A Pezzoli si presenta nei
panni di Teresa, una ragazzina con le trecce in abitino a righe bianche e rosse,
che parla con la faccia e con il corpo, prima che con la voce e i suoni del
pianoforte. Il pubblico? E' lì per caso o forse è lei che è di passaggio sul
palcoscenico e s'intrattiene con i presentiin conversazioni, discussioni ed
esibizioni che sembrano casuali e puntano alla seduzione e alla ricerca di
quell'imbarazzo che avvicina lo sguardo dello spettatore al palco e al cuore
dell'attore.
L'unione atra questa comicità naif e la musica è stata suggerita
da Teresa stessa, il personaggio infatti s'è invaghito del pianoforte e così ha
costretto la sua creatrice a chiedere il soccorso e l'intervento di un amico che
di musica mescolata alla comicità se ne intende.
Le musiche di questo
spettacolo, "Suonata" per l'appunto, sono state scritte da Luca Domenicali, uno
dei due componenti della Microband, irriverente duo musical-comico conosciuto a
livello nazionale e molto apprezzato dalla critica.
Con questi elementi Rita
Pelusio incontrerà stasera il pubblico di Pezzoli.
Lo spettacolo di Rita
Pelusio alla Festa della Cisl, lunedì sera al Campo Utili, è così: qualcosa che
conquista gradualmente, suscita complicità e riporta in scena un tipo di
umorismo che, nelle ultime stagioni, pareva essersi eclissato. Ad
alcuni spettatori la serata deve aver provocato, con il piacere di una comicità
fresca e ben presentata, un pò di sorpresa. Ad altri un pizzico di nostalgia.
"Suonata" è un assolo, più che un monologo. Non vi sono battute a raffica,
tormentoni, parolacce o doppi sensi gratuiti. Non c'è, in sintesi, quasi nulla
di ciò che la televisione ha imposto come cabaret. In compenso c'è un
abile ricorso alle tecniche delle clownerie: il mimo, un pizzico di giocoleria,
un moderato coinvolgimento degli spettatori, l'uso di oggetti comuni (come
nell'esilarante monologo in cui una breve storia è illustrata attraverso le
etichette e le marche dei prodotti di supermercato), il gioco di destrezza con
la tastiera di un pianoforte di proporzioni ridotte.
L'andamento
dello spettacolo non è esente da imperfezioni. Certi passaggi sono meccanici.
Qua e là si potrebbe "asciugare" il testo, per rendere più rapido e spiazzante
lo sviluppo. Il complesso della partitura potrebbe essere reso più compatto. Ma
sono difetti che passano in secondo piano, di fronte a un'attrice che sceglie di
far ridere per la via più difficile: costruire nell'arco dello spettacolo una
relazione con il pubblico, sviluppare una drammaturgia comica più complessa.
Tre in particolare sono i punti di forza. Il testo tocca argomenti
più originali della media, come il rapporto conflittuale fra le sorelle, i
complessi di inferiorità, le tensioni familiari. Giocando sulla fragilità (la
Pelusio è minuta, e ha costruito il proprio modo di stare in scena su questa
caratteristica) e la timidezza del proprio personaggio (una ragazza che prepara
la scena per la sorella, valente concertista), si possono mescolare soavi
cattiverie e punture di spillo, moltiplicandone l'effetto. Infine, il ritmo. E
si ride di gusto.
Un cocktail di battute e
clownerie con la Pelusio al Campo Utili. Proviamo a ridere in maniera
diversa. Senza volerlo per forza caricare di significati alternativi, pare
essere questo, rispetto agli standard correnti, il senso dello spettacolo con
cui Rita Pelusio si presenterà al pubblico per la Festa della Cisl, stasera alle
21 al Campo Utili. Rita Pelusio pratica una comicità immediata, lontana dagli
schemi a cui il cabaret ci ha abituato. " Suonata. Concerto per ragazza e
pianoforte" è legato alla clownerie teatrale e al mimo, come dimostrano anche le
biografie di coloro che vi hanno collaborato: Luca Domenicali della Microband
per la regia, Claudio Cremonesi, clown e artista di strada, per la realizzazione
scenica. La diversità dello spettacolo risiede anche nel fatto di essere al
femminile: malgrado tutto le attrici comiche sono ancora poche.
"Siamo di
meno - ammette la Pelusio - è vero. Credo però che la realtà stia rapidamente
mutando. Come in altri settori, per una donna la "gavetta" è un pò più dura e
questo spiega perchè poche di noi siano emerse completamente presso il grande
pubblico".
Il suo spettacolo è legato alla clownerie: da dove nasce
questa sua passione?
"Ho iniziato così, dieci anni fa, dai corsi di
recitazione al Fontanateatro di Milano e poi con il mimo Eugenio Ravo, già
allievo di Decrous. Infine ho incontrato Jean Mening e Leo Bassi, due veri
maestri del genere".
Perchè secondo lei in Italia la clownerie ha
meno visibilità che all'estero?
"Difficile dirlo. Di sicuro ci sono
ancora poche rassegne specializzate, dove i giovani possono incontrare la
clownerie e capirne i meccanismi".
Cos'è per lei la clownerie?
"E' qualcosa di molto diverso dall'idea tradizionale del clown
circense. E' un modo di lavorare che cerca di svelare il lato comico di ciascuno
di noi e delle situazioni più comuni, valorizzando le caratteristiche personali
di ognuno. Il clown moderno è un essere umano che si mette in gioco insieme al
pubblico".
Sono caratteristiche anche del cabaret
"Sì,
ma il cabaret attuale, molto vicino agli schemi e alle esigenze della
televisione, è legato al meccanismo della battuta e del tormentone.
Personalmente, sono più attratta da un tipo di spettacolo non necessariamente
alternativo, ma più vario".
Pensa che l'enorme successo del cabaret
televisivo tolga spazio alle altre forme di comicità?
"Io rovescio
il ragionamento. Come spettatrice mi piace vedere tutto e conoscere gli artisti
e le forme più diverse. Credo che molti la pensino come me e che quindi ci siano
possibilità per tutti".
Lei ha lavorato con Natalino Balasso in
"Dammi il tuo cuore mi serve". Quali altri comici le piacciono?
"Balasso è bravo e molto meticoloso. E poi sta cercando di portare
a teatro qualcosa di diverso rispetto a ciò che fa in televisione: credo che sia
una scelta giusta, perchè sono due generi di spettacolo diversi. Tra gli altri
mi piacciono molto eugenio Allegri, la Microband, Ferruccio Cainero, i già
citati Bassi e Mening".
VEROLI - "Aspettiamo che arrivi mia
sorella. Mia sorella Serena; lei fa la concertista. Ha studiato pianoforte".
Questo è il tormentone di Rita Pelusio, anche conosciuta come Rita degli Gnorri,
una degli artisti di strada che nelle sere scorse hanno animato le scene della
terza edizione dei Fasti Verulani.
Capelli neri raccolti in treccine,
vestito corto a righe bianche e rosse, aria da bambina capricciosa e irriverente
con occhi vivi che ti guardano dentro, la Pelusio ha tenuto banco con il
suo spettacolo fatto di gag cabarettistiche, numeri da clown, giochi di parole e
tanta, tanta tensione scenica da calamitare oltre 400 spettatori sulla piazzetta
di via del Vescovado.
Sullo spazio che un anno fa fu del mostro
sacro Jason MacPherson, Rita ha aperto la sua esibizione masticando gomme
americane e tirandole da vera bambina cattiva addosso al pianoforte costruito ad
hoc da Claudio Cremonesi e Leonardo Aurelio. Una sorta di spalla muta per un
numero che abbraccia molti elementi teatrali classici e di strada. "Penso sia
giusto ed importante che si compia una specie di contaminazione - ha spiegato
Rita al termine della sua esibizione - fra questi generi teatrali, comunque così
diversi".
Quale è la differenza sostanziale fra i due tipi di show? "La
differenza è più per il tipo di spettacolo proposto. In inverno io
faccio comunque teatro al chiuso e da questo porto in strada alcuni numeri
proprio per sperimentare queste contaminazioni. E' sicuramente
differente la gente che assiste. Mi spiego: nel teatro al chiuso lo spettatore
ha pagato e quindi si aspetta una certa cosa, qui in strada invece devi spingere
in continuazione per mantenere la tensione con il pubblico".
E Rita la sua
spinta l'ha data. Sabato sera, per esempio, ha dovuto recitare contro i suoni
tecno che arrivavano da piazza Santa Salome per il numero di match di
improvvisazione teatrale degli Alea (episodio per il quale ha ricevuto le scuse
degli organizzatori), riuscendo comunque a tenersi addosso gli occhi degli
spettatori.
Il suo numero, la cui regia è stata curata da Luca Domenicali,
arriva anche da passate esperienze con Natalino Balasso. Oltre il piano,
complici del buon umore di Rita sono una busta bianca che si sostituisce alle
parole e nell'arte mimica diventa un mantello di Superman, le corna, un
profilattico e tanti altri oggetti in una mutazione continua. Uno
scatolone colmo di prodotti da banco che nel corso dell'esibizione danno il Là a
giochi di parole per cercare la sorella Serena che finalmente, dopo tanta
attesa, arriva: basco calato in testa alla Fracchia, occhiali e sciarpetta rossa
( a dispetto dell'inchino all'effigie del Cavaliere Berlusconi, altro elemento
cardine del numero di Rita, appiccicata a destra del pianoforte).
Aspetto
quasi ecclesiastico per una figura che fa parte di questo spettacolo fino ad
essere derisa nello sdoppiamento della protagonista.
E chiusura con il
botto: da un mazzo di rose (finte) fa esplodere un minipetardo che fa volare sul
pubblico mille e mille petali rossi di arrivederci.