IL TERZO UOMO - V.M.18 - dal 24 al 27 febbraio Abarico Teatro di Roma

Via dei Sabelli 116 - Roma (San Lorenzo) 06 44340560 mail: abarico@gmail.com dal 24 a 27 febbraio 2011Teatro delle bambole presenta IL TERZO UOMO - V.M.18 di Andrea Cramarossa Regia: Andrea Cramarossa - Interpreti: Mariangela Dragone e Claudio Ciraci Radiografia di una generazione: "Il terzo uomo", rappresentazione del vuoto, della non educazione, dell'educazione al niente, della vorticosa esasperazione dell'ambizione e della competizione.

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02/lug/2011 19.33.12 abarico teatro Contatta l'autore

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Via dei Sabelli 116 - Roma (San Lorenzo)
06 44340560 mail: abarico@gmail.com

 

 

dal 24 a 27 febbraio 2011
Teatro delle bambole presenta

IL TERZO UOMO - V.M.18

di Andrea Cramarossa

Regia: Andrea Cramarossa - Interpreti: Mariangela Dragone e Claudio Ciraci

 

Radiografia di una generazione: “Il terzo uomo”, rappresentazione del vuoto, della non educazione, dell’educazione al niente, della vorticosa esasperazione dell’ambizione e della competizione. Herbert e Dolly, fratello e sorella, simboli di un’epoca, la nostra, entrambi laureati e ben istruiti, vogliono diventare attori e compiono una serie di crimini e atti sconsiderati per ammazzare la noia e il loro senso di inadeguatezza. Per loro tutto, dal sesso alla droga, dai loro studi universitari allo stesso vivere, non ha il benché minimo senso e, chiusi nella loro cameretta, continuano a provare scene di spettacoli teatrali che non rappresenteranno mai, perché il loro unico scopo è esserci ad ogni costo, esistere, darsi visibilità, interrompendo continuamente il flusso creativo con azioni stupide e irriverenti ma unica speranza di un sentire un seppur piccolo “alito” di vita, una vita travisata e decifrata dall’occhio cieco dell’assassino.

 

 

sinossi

 

 

Herbert e Dolly, sono due adulti/adolescenti, due persone figlie di un'epoca, la nostra, dove tutto è automatizzato, tutto è tecnologico, tutto è disponibile e tutto converge verso un continuo nutrimento dell'ego. Senza alcuna ragione, però. Essi, col buio della loro mente, con la lucidità di vivere la loro vita come se fossero all'interno di un videogioco ma senza rendersene conto, decidono, un giorno, di diventare attori perché... perché.. perché... non si sa bene perché, forse perché sembrava il mestiere più facile da fare e quello che avrebbe potuto procurare loro fama e successo. Ecco, fare gli attori per poter essere famosi, per poter esistere ed essere riconosciuti.

Figli di un amore sufficiente, figli di sentimenti centellinati, Herbert e Dolly sono istruiti, appunto istruiti e laureati ma non conoscono niente, non sanno niente e copiano e incollano la loro stessa esistenza. Fino al giorno in cui, col telefonino in mano, non decidono di compiere un atto indicibile, il piano che li renderà finalmente famosi e li allontanerà dalla noia e dal vuoto interiore che li ha generati e che li protegge all’interno di un sistema sociale fatto di falsi eroi e miti sbagliati.

Una generazione di nuovi carnefici, protetta da congetture genitoriali, dove non è ammesso errore, dove frustrazioni, nervosismi e insoddisfazioni vengono assorbiti dall’anima di futuri dei e riconsegnati alla società moderna sottoforma di inauditi atti di violenza. Così tutto, dal sesso all’amor proprio, dal massacro all’ambizione, dall’ipotesi di superiorità all’incoerenza, viene vissuto con estrema normalità, nel circo estenuante della noia. La famosa frase, secondo la quale certe persone sarebbero in grado di passare sopra il cadavere dei propri genitori pur di ottenere ciò che vogliono, diviene una agghiacciante realtà e “l’altro”, il prossimo, viene considerato e usato come campo di battaglia, come esperimento, moderno mangime ideale per saziare la propria fame di successo, vittima sociale e politica del tirocinio - stillicidio che conduce all’affermazione pubblica. Così, l’Arte Drammatica, diviene soltanto un pretesto per affermare la propria esistenza, un luogo - il teatro, il cinema, la televisione - dove il vero e il falso notoriamente si incontrano ma mai come in questi ultimi anni, diviene espressione di una non ben identificata forma di sopraffazione.

 

SI CONSIGLIA VIVAMENTE LA VISIONE AD UN PUBBLICO ADULTO

 

Abarico Teatro - Via dei Sabelli 116 - Roma 06 44340560 - abarico@gmail.com

 

 

Inizio spettacoli:  da giovedì a sabato ore 21:00 - domenica ore 18,30 - Gradita prenotazione

Intero: €12 - ridotto € 7

riduzioni bibliocard e studenti universitari 

 

 

 


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