TeatroForte Open Air - Latomia con Zero World

TeatroForte Open Air LUGLIO 2011 - 10 anni da quel G8 merc 13 luglio ore 22 p.zza d'armi TUTTARTE/LATOMIA ZERO WORLD soggetto e regia Sabina Parisi coreografie Latomia danza Tiziana Cesarini - Fiamma Nuzzi- Sabina Parisi musica e ambientazione sonora dal vivo Giuseppe Barresi video Alice Gussoni costumi Francesca Darima Il pianeta è ormai ridotto ad un ammasso di cenere, il cielo è coperto da uno spesso strato di fuliggine che lascia appena trasparire la luce del sole, ma non il suo calore; da anni non v'è più alcuna traccia di animali: niente pesci nelle acque grigie dei fiumi, niente uccelli nell'aria caligginosa, niente cani, né pecore, né mucche a calpestare le distese d'erba cinerea tra i monconi d'alberi carbonizzati, che si estendono a perdita d'occhio lungo l'orizzonte; delle città resta poco o nulla, se non mucchi anneriti e semifusi di quelli che erano palazzi, case, edifici: solo qua e là qualche costruzione è sopravvissuta al cataclisma.

Persone Donatella Franciosi, Matteo Russo, Giuseppe Pesce, Enoch Endrek, Luca Sessa, Gaspare Balsamo, Cormac McCarthy, Francesca Darima Il, Alice Gussoni, Giuseppe Barresi, Sabina Parisi, Tiziana Cesarini, Sabina Parisi
Luoghi Mediterraneo
Organizzazioni Tre Sicilie, G8
Argomenti sociologia, edilizia, musica, economia

Allegati

07/nov/2011 17.11.46 TeatroForte csoa Forte Prenestino Contatta l'autore

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TeatroForte Open Air 
LUGLIO 2011 - 10 anni da quel G8
 
 
merc 13 luglio ore 22 p.zza d'armi
TUTTARTE/LATOMIA
ZERO WORLD


soggetto e regia Sabina Parisi
coreografie Latomia
danza Tiziana Cesarini - Fiamma Nuzzi- Sabina Parisi 
musica e ambientazione sonora dal vivo Giuseppe Barresi
video Alice Gussoni
costumi Francesca Darima

Il pianeta è ormai ridotto ad un ammasso di cenere, il cielo è coperto da uno spesso strato di fuliggine che lascia appena trasparire la luce del sole, ma non il suo calore; da anni non v'è più alcuna traccia di animali: niente pesci nelle acque grigie dei fiumi, niente uccelli nell'aria caligginosa, niente cani, nè pecore, nè mucche a calpestare le distese d'erba cinerea tra i monconi d'alberi carbonizzati, che si estendono a perdita d'occhio lungo l'orizzonte; delle città resta poco o nulla, se non mucchi anneriti e semifusi di quelli che erano palazzi, case, edifici: solo qua e là qualche costruzione è sopravvissuta al cataclisma. Cormac McCarthy, “La strada”
Quando si raggiunge il limite.
Un’epoca storica in una caduta, che tende a zero. Dall’annullamento, il seme della rinascita. Il percorso involutivo che l’uomo oggi chiama progresso, è il pro-gredire verso una distruzione senza via di ritorno, in cui l’unica rivoluzione possibile è la mutazione. Soggiogata la natura e la nostra stessa animalità rimaniamo macchine esecutrici di programmi. Nessuna via di fuga, nessun Eden altrove, ogni angolo del globo è controllato e registrato. 
Un occhio che lascia nuda questa affollata solitudine. 
La danza come grido per il ritorno di Persefone dagli Inferi.

merc 20 luglio ore 22 p.zza d'armi
PRODUZIONEPOVERA
TRESSSICILIE abbecedario di decolonizzazione
teatro/sound system

scritto e diretto da Gaspare Balsamo
con la collaborazione all’ideazione dell’abbecedario di Luca Sessa
con Gaspare Balsamo e Matìas Enoch Endrek
dj set, luci e fonica Giuseppe Pesce e Matteo Russo
produzionepovera di Donatella Franciosi
con il sostegno di Hormiai Teatro di Limosa
lo spettacolo è patrocinato dall’associazione culturale Tre Sicilie


…’a fantasia, è ‘nu cielo niro e l'uocchie p'o pittá… 24grana

Mi piace pensare e utilizzare, la spedizione dei Mille nel Sud della penisola italica come la metafora di un’invasione. Indotta e creata con la riforma protestante prima, e con la rivoluzione industriale, finanziaria e dei trasporti poi, un’altra cultura e un’altra economia, quella mittel-europea e nord occidentale, si andava imponendo ai danni di un popolo la cui matrice culturale invece era ed è da rintracciarsi nel rettangolo basso di Mediterraneo. Cercando di cogliere alcuni dei tratti distintivi di una cultura che ha una sua propria storia e una sua identità, il meridione italiano diventa oggi “Tresssicilie”, in una prospettiva futura che guarda a quella matrice culturale sostenendone le interazioni col mondo della vita odierna e gli incroci spontanei con gli eventi e i processi del presente. Un bambino, nella semioscurità di un museo, tra le giubbe esposte e le divise militari logorate dal tempo, si ritrova di fronte a quella di un garibaldino che gli evoca la storia della spedizione dei mille in maniera diversa da come tutti i sussidiari la raccontano. Da qui, da questa fantasia personale ha inizio Tresssicilie - abbecedario di decolonizzazione. La mitizzazione museografica e archivistica di forme materiali e di cultura è uno dei modi utilizzati dal potere per risolvere il problema dell’invenzione della propria storia e della propria cultura identitaria. Un processo di riappropriazione della propria matrice culturale, sicuramente non è possibile solo con il semplice recupero degli oggetti e della loro esposizione. La necessità di uno studio finalizzato alla ricerca di matrice culturali comuni, può servire per imparare a mettersi al riparo da una cultura omologata che mistifica e induce alla negazione del proprio passato, facendo munnizza dei propri oggetti e vergogna dei propri dialetti.

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