L’uranio impoverito arriva anche in teatro

19/mar/2012 11.29.27 PrestitoaStatali.it Contatta l'autore

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L’uranio impoverito sbarca al teatro Le Sedie di Roma. Dopo aver vinto il premio Miglior Regia al Festival Nazionale Calandra 2011 lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Antonello Taurino, dal titolo “Miles Glorious – ovvero morire di uranio impoverito” è approdato il 18 febbraio scorso nella capitale.

Accompagnati dalla musica di Orazio Attanasio, chitarrista, violinista e cantautore, si racconta la vita e le vicende dei soldati uccisi dall’uranio impoverito, nella totale assenza delle istituzioni. Lontani dal patriottismo di facile invocazione, i due teatranti, raccontano dei morti delle guerre degli anni novanta. 190 per l’esattezza. A cui seguono 2578 malati, appartenenti all'Esercito Italiano, in attesa della morte.

In parallelo due teatranti allo sbando ragionano con pungente ironia sul loro prossimo spettacolo che deve affrontare un argomento nuovo; ma tra le fosse ardeatine raccontate da Ascanio Celestini e gli anni di piombo portati in scena da Marco Baliani e Marco Paolini, non rimane che parlare delle vittime dell’uranio impoverito.

I due livelli narrativi dello spettacolo lasciano spazio al regista per giocare su temi importanti e scomodi, talvolta contraddittori intrecciando il cinismo di uno stato padre che lascia impunemente morire i propri figli e le difficoltà reali di due giovani che devono sbarcare il lunario contando solo sulle loro passioni.

Anche il linguaggio si muove su più binari, rendendo leggero l’ascolto di dichiarazioni delle commissioni parlamentari che si alternando magistralmente a citazioni più spartane e meno burocratiche.

A seguito della prima nazionale di questo spettacolo che è andata in scena il 16 maggio scorso, si è aperto nuovamente il dibattito politico su questo capitolo nero della storia italiana che aspetta ancora la parola fine per chiudersi con l’assegnazione delle legittime responsabilità.

Miles Glorius, ovvero morire di uranio impoverito è un esempio magistralmente realizzato di teatro di denuncia che, a dispetto della storia drammatica e oscura che racconta, non rinuncia all’uso dell’ironia. Non per sdrammatizzare, ma per rendere tutto ancora più pungente e vero.

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