Entropia artistica del carcere

19/giu/2012 17.43.31 Andrej Contatta l'autore

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AL CASTELLO DI FIANO ROMANO PER LA RASSEGNA "LO SCHERMO E' DONNA" IL GIUDICE DRAMMATURGO GENNARO FRANCIONE HA PRESENTATO IL BEL FILM DEI TAVIANI CESARE DEVE MORIRE PROPONENDO IL TEATRO L'ARTE E LA CULTURA PER LA REDENZIONE DEI CARCERATI (ART. 27 COSTITUZIONE). Il giudice ha posto il problema non solo dello smantellamento futuro delle carceri ma anche quello dello sfasciamento immediato delle caste all'interno delle carceri dove spesso si accaparrano le azioni teatrali pro detenuti poche compagnie (sempre le stesse), impedendo la libera e salutare circolazione dell'arte e cultura solidali. La riduzione degli spazi a disposizione non è un motivo sufficiente perché si può ovviare col tempo ovvero creando una gigantesca rotazione di operatori artistici che intendono operare coi detenuti. Oggi operi tu ma domani lascia spazio ad un altro e così ad infinitum. Nel carcere deve morire non solo Cesare ma anche lo Spirito del Potere che cavalca l'arte solidale esercitata sempre dagli stessi contro una circolazione realmente democratica e rivoluzionaria degl'interventi.
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