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28/set/2006 10.20.00 Alberto Patelli Contatta l'autore

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"Fino all'ultima nota"scritto e diretto da Alberto Patelli va in scena a Mentana  in prima nazionale venerdi 29 settembre alle ore 21 al Cinema Rossi. Patrocinato dalla Presidenza del Consiglio della Regione Lazio e sostenuto dall'IMAIE, lo spettacolo fonde teatro e jazz.
Fino all’ultima nota di Alberto Patelli, appare una parabola della spietata lotta per l’esistenza, di un desiderio di affermazione e di riscatto che, come può condurre in alto, così può precipitare nella polvere, in un gioco eccitante e crudele, nel quale non sono previsti pareggi, o medaglie d’argento. Nell’opera, si intrecciano e si confrontano due storie, due livelli temporali, due protagonisti. Il primo, il trombettista Chesney, lotta tutta la vita non solo contro il mondo esterno, ma anche contro sé stesso, contro una sofferenza interiore, una febbrile inquietudine che non gli dà tregua, che lo accompagna nei suoi successi, nelle sue passioni, nelle cadute e nelle risalite. Il secondo, io narrante della storia, vive nell’ammirazione del tormentato musicista, da cui raccoglie un prezioso testimone, nelle forme di una miracolosa tromba, magica chiave di volta dell’intera vicenda. Su tutti, grava l’enigmatica figura di un “vecchio” che pare incarnare l’ossessione di Chesney e di tutti noi ricordando il pesante consuntivo di tutte le sconfitte, di tutte le occasioni mancate.
A muovere i protagonisti, e a scandire tutti i passi delle loro esistenze, la musica: linfa vitale, sangue, vita, chiamata a esprimere l’amore e la morte, l’ebbrezza e la disperazione. Essa non scende dal cielo, ma nasce dal basso, nella miseria, con gli ultimi e per gli ultimi - Chesney ne restò ammaliato nel bordello dove lavorava la madre e dove trascorse l’infanzia -, così come Eros, nel Simposio di Platone, è figlio di Ponos - l’espediente - e Penìa - la povertà.
Attraverso i meandri di un intricato giallo psicologico, lo spettatore si interrogherà sul labirinto della vita, si vedrà perso come Dedalo e Icaro, vedrà la sua immagine, come nel Minotauro di Dürrenmatt, riflessa in milioni di specchi, chiederà anche per sé stesso, come per i protagonisti, quante porte la vita possa aprire, quante ne chiuda per sempre.
Se non vi è giustizia, né redenzione, la musica è la grande memoria di tutto, il fiume carsico che assorbe, e porta con sé, tutti i dolori, tutte le lacrime, tutte le speranze. Come Omero è cieco, e da cieco canta le gesta degli eroi, così la tromba di Chesney suona nel buio, nel silenzio. E come il vessillo di Troia, dopo Ettore, sarà raccolto da Enea, così la tromba degli eroi suonerà ancora, per cantare nuove glorie, nuove battaglie, nuove solitudini.
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