In occasione del centenario di BECKET "FINALE DI PARTITA" nella periferia romana

13/dic/2006 12.10.00 Gianluca Contatta l'autore

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La Compagnia ENTER

presenta

  

Dal 14 al 17 dicembre 2006

 

 â€œFINALE DI PARTITA”

di

Samuel BECKETT

 

Teatro del Parco Tiburtino

Via di Casal Bruciato, 15

Prenotazioni: 334 8304410 – www.compagniaenter.com

 

Con

Luca MILESI

Gianni LICATA

Massimiliano MECCA

Luisa NOLI

 

Regia di

Sebastiano SALVATO

 

 

Orario spettacoli: tutte le sere ore 21

Biglietti: rappresentazione del 14 dicembre ingresso libero, riservata agli abitanti del V Municipio

Le altre sere: interi 10 €, ridotti 8 € - durata 1 ora e 30 minuti

 

 

IL PROGETTO DEL COMUNE DI ROMA – V MUNICIPIO

Fortemente voluto da IVANO CARADONNA e PAOLO MASINI (Presidente e Consigliere del V Municipio) e MAURIZIO BARTOLUCCI  del Comune di Roma (che ha sostenuto l’iniziativa), questo progetto non solo vuole riportare cultura ed arte nelle periferie romane, ma vuole farlo attraverso eventi di alta qualità, come in questo caso, cercando di far conoscere nuovi spazi teatrali e spingendo gli abitanti del V Municipio a riconoscersi nel proprio territorio. Sarà infatti ospite al Teatro del Parco Tiburtino, inaugurato da circa un anno, uno dei testi più famosi della letteratura teatrale del ‘900, “Finale di partita” di SAMUEL BECKETT, portato in scena dalla Compagnia ENTER, premiata quest’anno nella X edizione del Festival Nazionale “Salvo Randone” con due importanti riconoscimenti, uno per la migliore Compagnia, l’altro per la migliore attrice caratterista, andato a MARIA CONCETTA LIOTTA.

Curerà l’allestimento il regista, di esperienza internazionale, SEBASTIANO SALVATO..

 

IL TEATRO DEL PARCO TIBURTINO

Diretto da MASSIMILIANO MILESI ed attivo dal mese di ottobre del 2005, lo spazio vuole essere un luogo di progettazione, realizzazione ed ospitalità, rivolto alle più diverse realtà. Un largo spazio della programmazione di quest’anno è riservato alle compagnie legate alla Permis de Conduire, ma senza tralasciare il confronto con altre realtà.

 

LA SCELTA DEL TESTO DI BECKETT

Il senso di questa scelta viene esposto nelle parole del Direttore artistico della Compagnia, LUCA MILESI: “Ogni volta che leggo Samuel Beckett sento dei brividi. E’ una passione sconfinata quella che provo per la sua drammaturgia. Quando la Compagnia, all’indomani della premiazione al Festival “Randone”,  ha voluto ri-mettersi alla prova (cosa che non smetterà mai di fare) non ha esitato a scegliere il confronto con quest’opera meravigliosa”. Nell’occasione del centenario della nascita del grande scrittore irlandese, la messa in scena della Compagnia ENTER dal 14 al 17 dicembre si configura come un evento davvero impedibile, ancor di più per la decisione di dedicare la prima rappresentazione agli spettatori del V Municipio, che accederanno al Teatro gratuitamente.

 

 

Note di Regia

 

Finale di partita, o della tragedia dell’uomo nella società post-industriale.

La regia di Finale di partita , pur rimanendo fedele allo spirito e al contenuto di verità poetica di Beckett, ha come presupposto di descrivere la realtà attuale in un modo non naturalistico, perché il naturalismo del teatro borghese italiano, vecchio, noioso e privo di qualità poetica e storica  - da tempo immemore - non è più in grado di cogliere l’essenza stessa della realtà. Dunque la nostra regia - la tremenda responsabilità della regia come lavoro artistico -  vuole sottolineare sia i momenti metateatrali dello spettacolo  - cioè i momenti in cui la finzione teatrale si svela come finzione - sia il gioco creato dall’attore, fitto di gags che discendono direttamente dalla commedia dell’Arte, dal teatro di varietà e dalle comiche del cinema muto. Tuttavia è una comicità che assume connotati grotteschi e che si innesta sulla tragicità della situazione. E poiché nulla è più grottesco del tragico, poco importa se il pubblico ride. Infatti, Nell, personaggio di Finale di partita, dichiara che  «niente è più comico dell’infelicità». Dunque, se da un lato la nostra regia punta sulla teatralità del gioco, con i suoi ritmi e la sua musicalità, dall’altro si avvale di valenze metaforiche, simboliche, magiche che non possono essere ignorate; cosicché, allo spettacolo stesso, vengono conferite  una ricchezza di implicazioni che vanno ben al di là del dato di partenza. L’assurdo, che è la cifra dello spettacolo, evidenzia come questa categoria coincida con la scomparsa del significato del linguaggio. Se la conversazione si rivela un inganno è perché gli individui non possono comunicare conversando.  Noi abbiamo scelto questo testo perché lo abbiamo ritenuto necessario. Dico necessario perché pensiamo che il teatro che si fa, debba essere sempre necessario, per l’uomo, per la società e il suo tempo. Dunque, necessità etica e responsabilità artistica vanno verso il contenuto di verità di un’opera, che deve risultare comprensibile all’uomo di oggi, che deve arricchirlo, farlo pensare e vivere più intensamente. Il valore della negatività di Beckett, costituisce un antidoto contro il cinismo, il materialismo, l’avidità della nostra epoca. In un mondo preoccupato unicamente del denaro e del successo a qualunque costo, desideroso soltanto di essere confermato nelle proprie volgarità ed egoistiche certezze, la negazione beckettiana ci costringe in qualche modo a ripartire da zero, a ripensare al senso del mondo in cui viviamo, alla luce della sua laica spiritualità.

Quando sono stato chiamato dalla Compagnia Enter, una compagnia teatrale di giovani, per dirigere Finale di partita, non ho esitato nell’accettare l’impegno. Ricco o povero che sia un teatro, per me ciò che conta è l’esperienza rinnovata di essere sempre più nella storia e nella società del nostro tempo. E il palcoscenico, malgrado stiamo attraversando un’epoca buia, continua ad essere, da tempo immenso, metafora del mondo dove l’artista comunica con la collettività.

Abbiamo affrontato questo testo di Beckett con la fatica quotidiana e con l’infinito amore per quello che in quel momento, nella sala prove, si stava creando sotto la mia responsabilità e la nostra disponibilità artistica; il tutto per dare vita alle parole di Beckett, che ci ha imposto di riassumere ermeticamente la storia del teatro Occidentale.

Io regista-demiurgo, loro attori protagonisti di una storia “non-storia”, terribile e dolce, comica e tragica; e insieme, tesi verso la ricerca di un equilibrio formale, estetico, stilistico e interpretativo.

Sono stati momenti accompagnati da una limpida volontà di scoprire il teatro classico contemporaneo, quello vero, nel suo farsi e realizzarsi per comunicare ( e non recitare ) con il mondo, in un piccolo palcoscenico di periferia, a partire dall’intimo dialogo con Beckett, per mettere sulla scena anche la mia piccola verità di interprete-regista, ovvero la mia tensione verso una verità la cui ricerca è sempre incentrata sull’uomo in quanto uomo, sotto la delicata luce del riflettore di un piccolo teatro che è, allo stesso tempo, vita e mondo, dalla notte dei tempi.

 

Il Regista Sebastiano Salvato

 

Ufficio Stampa

GIANLUCA VERLEZZA

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