La Parola e il Gesto - FINALE

15/lug/2007 11.49.00 concorso Contatta l'autore

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CONCORSO LA PAROLA E IL GESTO – FINALE DEL 13 LUGLIO 2007

 

Venerdì 13 luglio – nella finale del concorso teatrale femminile LA PAROLA E IL GESTO - a Palazzo Tozzoni ha vinto il Teatro di qualità. A rappresentarlo due illustri personaggi del Teatro italiano: Enzo Vetrano e Stefano Randisi che hanno ritirato il Premio IMOLA per IL TEATRO 2007 dall’Assessore Valter Galavotti, davanti ad un pubblico entusiasta e partecipativo. Era presente anche il Presidente della C.E.S.I. Baroncini, in veste di sponsor, insieme al Comune e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Imola.

Certo di interpretare la volontà degli imolesi, l’Assessore alla Cultura ha espresso la propria soddisfazione nel consegnare la Vela del Successo in cristallo lavorato a mano, a questi due immigrati da Palermo, che hanno lavorato con il Comune di Imola, cercando reciprocamente di fare qualcosa di positivo per la città. Accade spesso in Italia che gli artisti siano accettati soltanto quando altri li hanno sperimentati e poi valorizzati. A Imola abbiamo tante potenzialità che dobbiamo mettere alla prova, accettandone il rischio. Abbiamo avuto modo di apprezzare le grandi capacità tecniche e il valore artistico di Enzo e Stefano, ma abbiamo anche conosciuto i loro valori umani: sono gentili, umili, sanno lavorare in squadra e soprattutto riescono a comunicare agli altri il lavoro che stanno facendo. La loro crescita è stata anche la nostra.

Ricevere il premio della nostra città, sostengono gli ospiti, ha un valore speciale perché si allarga a tutti quelli che negli anni difficili ci hanno aiutato. Un grazie di cuore al pubblico che frequenta il teatro e che ha un grandissimo affetto per noi.

Dopo le prove, in attesa di definire i risultati della competizione, si è avviata un’interessante conversazione con gli ospiti.

Galavotti –“Avete fatto tante esperienze, poi avete affrontato una serie di classici in modo sistematico (Pirandello, Shakespeare, Molière, Goldoni): che rapporto si può instaurare con questi classici? E quando un testo diventa classico?”

Randisi –“Abbiamo cominciato a lavorare sui classici perché dopo un lungo periodo in cui avevamo scritto dei testi o lavorato su testi contemporanei, abbiamo sentito l’esigenza di confrontarci con un linguaggio considerato sacro e che negli anni settanta volevano distruggere. Poi c’è stato un tempo in cui non era così facile distinguere fra un teatro classico e uno di rottura o di avanguardia, ma si lavorava su una credibilità, su una verità in scena, che rendesse attuale la lettura dei classici. Una verità che non è quella che immediatamente viene dalla prima lettura di un testo. Alla luce delle nostre esperienze il rapporto con un classico è diventato una ricerca per approfondire a modo nostro questi testi.”

Vetrano – “L’incontro  con i classici non ha modificato il nostro modo di lavorare, perché abbiamo sempre fatto un teatro d’attore. Non abbiamo fatto altro che incontrare un testo che bisognava riscoprire alla nostra maniera, facendo delle operazioni particolari. Per esempio per il “Berretto a sonagli” abbiamo usato anche il testo siciliano, per “Le smanie della villeggiatura” abbiamo utilizzato quattro attori per fare i dodici personaggi. Poi non esiste un testo classico; se certi testi di 500 anni come “Il mercante di Venezia” si fanno ancora, vuol dire che hanno qualcosa da dire. Noi desideriamo fare questi incontri.”

Pubblico – “Penso che le ragazze abbiano apprezzato il fatto di recitare davanti a due attori di questa portata, mi auguro che non si fermino di fronte alle difficoltà, perché sono veramente brave. Vorrei chiedere a Clio: come ti è venuto in mente di interpretare due personaggi così diversi come Riccardo III e Lady Anna, come hai fatto a unificarli, a passare da uno all’altra con tanta facilità; è una idea tua?”

Clio – “ Ho sempre lavorato molto con il corpo, facendo anche acrobatica e mi è sempre piaciuto trasformarmi. Lego molto la parola al gesto”

Randisi -  ”Interpretare questi due soggetti opposti che si incontrano in scena attraverso un mantello, è stata una bella scommessa ben riuscita. Il modo in cui Clio ha lavorato rende un classico qualcosa di nuovo, anche se non è una cosa usuale. Eppure le parole sono quelle e i personaggi sono gli stessi. Cogliere lo spirito dei due personaggi e farli interagire è stata una bella idea. Tutte voi avete comunque alternato brani conosciuti a brani inediti  o poco noti e questo è un modo giusto di concludere questo concorso.”

Vetrano – “E’ difficile oggi che autori contemporanei vadano in scena. Pensate con quanta naturalezza Pirandello scriveva e subito veniva messo in scena. Oggi non riusciamo a vedere sulle scene teatrali italiane dei testi di autori contemporanei. Dovrebbe essere più naturale che sulle scene ci fossero testi scritti oggi. Ad es. Muller è un autore straordinario che in Italia è difficile da rappresentare. Ma è una condizione tipicamente italiana. In Germania, Francia, Inghilterra i testi contemporanei vengono rappresentati. Da noi se sbagli uno spettacolo è poi difficile lavorare per tanti mesi.”

In seguito ad alcune considerazione del pubblico le ragazze hanno così risposto:

Aida Talliente –“Per un attore una cosa importante da portare sul palco è partire da una condizione personale. Testi comici e drammatici creano reazioni molto differenti. Quando un attore è stanco vuol dire che ha vissuto realmente quello che stava facendo e questo dà la misura del risultato. Molto importante è l’indipendenza che deve avere un attore, ovvero il fatto di potere realmente crearsi un’autonomia attraverso un lavoro quotidiano, perché sono pochi gli attori che hanno un proprio training, come una rappresentazione segreta che l’attore fa per sé e non per il pubblico, dove cerca di fare rivelare il testo. E’ importante che il suo lavoro riesca ad aumentare il proprio grado di coscienza umana ed attoriale. Il teatro è uno strumento molto pericoloso e potente: in certi paesi dove ho lavorato gli attori rischiano la vita. L’augurio che posso fare a chi fa questo mestiere è di diventare degli attori indipendenti e coerenti.”

Vincenza Pastore – “La magia del teatro è quella di vivere il momento presente, quello che si crea ora. Mi sono messa in discussione facendo brani comici e drammatici. Fare teatro è veramente difficile perché non ci sono soldi, c’è la televisione. Adesso il teatro si deve fare per l’urgenza di avere qualcosa da dire. E’ importante che il teatro riprenda il suo ruolo”.

 

A conclusione della manifestazione i due Presidenti di Giuria hanno così decretato la motivazione alle vincitrici:

1° classificata AIDA TALLIENTE (dalla provincia di Udine - diplomata all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico) che ha dato una grande prova d’attrice. Volto, corporeità, presenza scenica e intelligenza, nella fusione dei due autori: H. Muller e Pasolini in uno Studio su Medea curato dall'Attrice. Ha edificato un brano di stupenda emozione, che diventa urlo doloroso, di forte impatto emotivo.

2° premio a VINCENZA PASTORE (dalla provincia di Milano, formatasi a Milano – Grock, Campo Teatrale e con master di specializzazione al teatro Eliseo di Roma e a Mosca) con un monologo tratto dal romanzo di Salvatore Niffoi: La Vedova Scalza (premio Campiello 2006), per la forte intensità, capacità di alternare stati emotivi forti con credibilità, verità scenica e urgenza narrativa. Ha scavato una rabbia profonda nel lutto del personaggio

3° premio a CLIO GAUDENZI (da Pesaro,  con una preparazione alla scuola di Mimo e Pantomima e al Die Etage di Berlino) che ha proposto un Dialogo tra il deforme Riccardo di York e Lady Anna da "Riccardo III": di William Shakespeare. Mediante una recitazione surreale, l’attrice è riuscita ad esprimere un intenso nodo drammaturgico, grazie anche ad un’efficace corporeità.

La Giuria dei Giovani, ha confermato la tesi della Giuria tecnica, scegliendo AIDA TALLIENTE che ha ricevuto il premio dal Presidente della Coop. C.E.S.I. che sponsorizza il premio.

La maggioranza del pubblico invece ha scelto CLIO GAUDENZI che commossa e incredula si è aggiudacata anche questo secondo premio.

Tutte le partecipanti hanno dato il massimo in quest’ultima prova e il pubblico le ha amate ed apprezzate. Oltre alle tre vincitrici, ricordiamo ELISABETTA D’ACUNZO deliziosa nel suo monologo “Il bambino palloncino” di Silvestri, dove viene raccontato il tema della diversità con le parole semplici di una mamma affettuosa.

ALESSANDRA CROCCO racconta con grande capacità evocativa la storia di Charlotte Corday, l’assassina di Marat condannata alla ghigliottina. Testo di Peter Weiss

Un’intrigante Ofelia interpretata da TIZIANA MASSIMO ha coinvolto e convinto con questo brano di Shakespeare, attraverso una regia fantasiosa e poetica e un’interpretazione altrettanto efficace.

LUISA NOLI, dotata di una grande verve comica, ha divertito con un brano inedito di Tiziana Scrocca. Leonetta, una vecchia signora che parla toscano, lasciata nell’Ospizio in attesa di un figlio che non arriva.

Infine il gruppo di ROBERTA MISTICONE e VERONICA ESPOSITO nel ruolo di due “femminielli” che aspettano i fidanzati-carcerati. Brave trasformiste hanno giocato e divertito.

Un pensiero conclusivo alla Giuria tecnica e alla Giuria dei Giovani che hanno svolto un lavoro esemplare.

Fra le ragazze si è creato un legame forte e imprevedibile per situazioni di competizione come un concorso. Tutte non vedono l’ora di fare la tournée, perché offrirà loro di nuovo  la possibilità di stare ancora insieme esperimentando al meglio le proprie capacità.

Noi vogliamo ribadire con le parole della vincitrice, che nel teatro è importante l’attenzione al contenuto, più che alla forma; al percorso minuzioso che viene svolto, più che alla versatilità personale. Recitare bene è una cosa, interpretare davvero è tutt'altro: qualcosa che riguarda un lungo percorso di vita e che va cercato, sperimentato profondamente, poichè il teatro, come alcune altre forme d'arte, può davvero portare a toccare vette altissime in termini di coscienza, coerenza e consapevolezza. Migliorare come attore significa soprattutto migliorare come essere umano.

 

 

                                                                                    Valerio Berardi

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