“Hinkemann” da Franz Kroetz: incomunicabilit=C3=A0, dramma e sedizione secondo Antonino Iuorio?

20/gen/2008 06.49.00 Monica Riccucci Contatta l'autore

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“Hinkemann” da Franz Kroetz: incomunicabilità, dramma e sedizione
secondo Antonino Iuorio
Colosseo Nuovo Teatro di Roma, fino al 27
gennaio 2008

(Monica Riccucci)

E’ una scena cupa, disattesa,
materiale quella che - in assenza di sipario - accoglie il pubblico di
“Hinkemann”, del tedesco Franz Xaver Kroetz, in replica al Teatro Nuovo
Colosseo di Roma.

Adattando il copione alla lettura simultanea dell’
opera originaria di Ernst Toller e a “Goto, l’isola dell’amore”, lavoro
cinematografico di Walerian Borowczyk, la regia di Antonino Iuorio,
artista poliedrico e ispirato (si muove tra recitazione, scrittura
teatrale, arte pittorica e regia), aderisce ai canali significanti dell’
incomunicabilità e dell’apatia esistenziale espressi da Kroetz.
Prolifica e controversa, la sua drammaturgia scrive un’umanità che,
senza speranza di riscatto, vede la propria dignità stringersi nella
morsa di una società opprimente, al confine tra caos e immutabilità.

Siamo nel primo dopoguerra e nella trama, il difficile rientro dal
fronte del soldato Eugenio. Subita una penosa evirazione, l’uomo ne
grida il dolore, ma nel destino del personaggio è scritto il compito di
rivelarci che la menomazione non risiede nel corpo, ma nella mente di
chi l’ha subita.

Ancorato al concetto primordiale che la dignità di
uomo risieda esclusivamente nella virilità sessuale, il protagonista
non trova pace, neanche nell’abbraccio di sua moglie Greta, a lungo
trascurata. Complice una gita notturna lungo le rive del lago Ishar,
Greta viene sedotta da un amico comune (Paolo), che al fianco della sua
fidanzata (Lisa), condurrà la coppia alla separazione.

Nel circolo
contaminante dell’ipocrisia che tutto rende informe, i legami
sentimentali sopravvivono per la mancanza di coraggio, mentre le
rivalità inespresse tra i sessi coinvolti diventano veleno per l’animo
di chi, con misoginia e ignoranza, celebra la propria salvezza dalle
ceneri della distruzione altrui.

Le musiche scelte da Iuorio (lo stile
balcanico Manele, dalle influenze turche, arabe e greche), trascinano i
momenti narrativi, anticipano e accompagnano gli scambi tra i
protagonisti.

E lo spettacolo scorre, tra dialoghi incompiuti e
verbosità isteriche in cui echeggiano posizioni ideologiche imposte,
verso un finale delirante e salvifico. E nell’abisso dell’anima trionfa
il decalogo delle formule imposte, che declina la fuga dalla
coscienza.

Bravi gli interpreti: Claudio Botosso, Eleonora Vanni,
Antonella Bavaro, Marco Zangardi e Federico Rosati, che con qualità e
trasporto, ben rendono l’identità del dramma.

Colosseo Nuovo Teatro,
Via Capo d’Africa 29/A - Roma
Tutte le sere ore 21 - Fino al 27
gennaio 2008
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