FRAGOLE A GENNAIO INTERVISTA REGISTA

13/feb/2008 15.49.00 associazione lovesongs/mousikè Contatta l'autore

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 Intervista ad Alessio Mosca, regista della brillante commedia in scena al Teatro Agorà di Roma dal 25 al 30 marzo 2008

 

“Fragole a Gennaio? Realtà e finzione, è la vita”

 

di Alessandro Lavorgna

 

Sognare è ancora possibile? In “Fragole a gennaio” evidentemente lo è. La commedia, opera brillante della talentuosa autrice canadese Evelyne de la Cheneliere, è in prima assoluta nel nostro paese. In scena dal 25 al 30 marzo 2008 al Teatro Agorà di Roma, lo spettacolo rappresenta l’esordio alla regia del giovane regista Alessio Mosca, alla sua “prima” dall’altra parte del palcoscenico. “Fragole a gennaio” consta di una trama tanto semplice quanto geniale ed accattivante: quattro personaggi, il sognatore Francois, la bella Sophie, il professore Robert e l’intrigante Lea, che alternano le proprie vicende tra sogno e realtà, finzione scenica e vissuto quotidiano, intrecciando amore, passione, bugie e durissime verit&agr! ave;. Una spirale travolgente che porterà lo spettatore a faticare nel distinguere ciò che “pensa” di vedere e percepire da quello che effettivamente percepisce e vede.

Di seguito un’intervista realizzata al regista Mosca, per capirne emozioni, impressioni e, perché no, ansie a poco più di un mese dall’esordio in scena.

 

 

Cos’è Fragole a Gennaio?

“E’ una commedia che parla di sincerità e di finzione. E in maniera intelligente ti interroga sul come distinguerle. Credo che la scelta del testo non sia stata casuale, perché, quando ho deciso di metterlo in scena, stavo passando un periodo di cambiamento e mi domandavo spesso quale fosse il confine tra l’essere veri e l’essere finti”.

 

E la risposta l’hai trovata?

“Ancora no. Ma se arriverà sarà anche grazie al lavoro su Fragole a Gennaio.”

 

Che si prova a stare “dall’altra parte” della scena?

“Una bella responsabilità! Il lavoro è senza dubbio differente. Direi che il regista lavora “per” il testo non solo “con” il testo. E’ la sottile differenza che stravolge tutto. Ma reggo abbastanza bene la pressione.”

 

Una grande regia corrisponde a una grande responsabilità dunque. Immagino avrai qualcuno al tuo fianco che ti sostiene.

“Certo. Lavoro con professionisti che stanno facendo tutti un ottimo lavoro. Credo sia importante far confluire le forze, ma altrettanto preziosi sono i momenti di solitudine.”

 

Una sorta di “intimità artistica”?

“Esatto, ma non solo per il regista. Il gruppo lavora bene se sa capirsi in questi momenti di intimità.”

 

Nello spettacolo, François inventa storie, Sophie cerca l’uomo perfetto, Robert è indeciso sul suo lavoro e Lea non vede l’ora di abbandonare la campagna per tornare in città. Dunque, ci si può ancora affidare al sogno?

“ Mm… no no penso sia una specie di innata capacità artistica, alcuni la posseggono, altri no. Per riuscire in un progetto del genere però non basta essere sognatori, anzi: la componente realista è fondamentale. Pensa ad una scultura: il sogno rappresenta la parte grezza, la realtà la sua trasformazione in opera d’arte”

 

Un gruppo di lavoro giovane, a maggioranza femminile. Un caso o una scelta voluta?

“Un caso, senza dubbio. Con alcuni ci conosciamo da molto poi. Le ragazze? Si è vero, sono dieci, ma ripeto si tratta di una curiosa coincidenza.”

 

Un cast emergente, ma di grande esperienza, a quanto leggo sui curricula.

“E’vero, tutti under 30. I quattro attori vengono ciascuno da quattro esperienze differenti e mi affascina il risultato che si otterrà con l’unione di queste esperienze.”

 

A tuo avviso cosa li ha spinti ad accettare?

“Quando leggi “Fragole a Gennaio” ti rendi conto che quello che conta di più non è la storia in sé, ma come la racconti. Evelyne de la Chenelière gioca sui clichè e sulle nostre abitudini e ci fa vedere qualcosa che conosciamo da un altro punto di vista. Per questo penso che il testo abbia giocato molto nella loro scelta.

 

Un aggettivo per gli attori dello spettacolo.

“Ci provo dai”

 

Josefia Forlì

“Naturale. Limpido. Sono due, lo so. Ma Francois è anche quello”.

 

Claudia Salvatore.

“Sophie. E’ già un aggettivo, di per sé. E aggiungo anche sincera”.

 

Riccardo Monitillo

“Sfaccettato. Duro e morbido allo stesso tempo. Robert gli assomiglia”.

 

Enrica Nizi

“Ipnotizzante. Professionale. Lea prende vita, quando la interpreta Enrica.”

 

 

 

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