FRANCO PASTORE AUTORE DI UNA LAUDA

09/feb/2009 20.39.15 Franco Pastore Contatta l'autore

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Ecco gli ultimi drammatici avvenimenti della vita di Cristo (le umiliazioni, il processo, la crocifissione) nella lauda di Franco Pastore in cui emerge soprattutto la Madonna, madre che soffre per lo strazio del figlio. L’Autore con immediatezza entra nel dramma della Passione tramite le parole di Gesù che preannuncia ai suoi discepoli la propria crocifissione. Viene condotta nella  Lauda un’analisi profonda circa il comportamento dei di-scepoli, del Sinedrio e di Giuda. Quest’ultimo è stato spesso una figura con-troversa nell’esegesi classica, specialmente quando si pensa al ruolo di delatore che ha dovuto svolgere. Franco Pastore evidenzia criticamente la fi-gura di Giuda quando sottolinea che “egli è lo strumento attraverso il quale Cristo possa bere quel calice che, seppure per un attimo, ha desiderato fosse allontanato da lui”.Traspare forte dalla modalità narrativa diegetica la piena e convinta compartecipazione al mistero della Passione, al precipuo ed esclusivo fine salvifico di Dio e quindi del figlio Gesù. L’ultima cena è rappresentata come un momento di grande e commovente aggregazione di Gesù con i suoi discepoli, compreso quel Giuda a cui vengono rivolte parole come macigni. “Uno di voi mi tradirà”. E nonostante Gesù prefiguri il tradimento, da parte di quelli che egli ha scelto come apostoli, sa donarsi senza alcun condizionamento. Qui ci viene in mente l’espressione : “in qua nocte tradebatur passus est (1Cor11,23), che denota la concomitanza del tradimento e del supplizio salvifico. La figura di Pietro viene fatta emergere in tutta la sua fragilità terrena e diventa una sorta di pecorella smarrita dopo che il pastore è stato catturato e pertanto il gregge si è disperso. Ma si ricordi il momento della cattura di Gesù nell’orto degli ulivi quando egli dice alle guardie: “Quem quaeritis?” – Chi cercate? E si offre senza alcuna contestazione alle guardie venuto a prenderlo come un malfattore. E così in Pietro si avvera quanto aveva profetizzato Gesù, ed è proprio al canto del gallo - divenuto per Pietro la voce di Gesù – che egli si ravvede rendendosi conto della gravità del suo rinnegamento.Ma su tutti i personaggi si staglia, grazie a Pastore, la figura incomparabile di Maria Vergine e madre che ci ricorda altre composizioni di questo genere quali lo: “stabat mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa dum pendebat filius ” e il  Pianto della Madonna di Iacopone da Todi. Ma noi intravediamo al di là della comune drammaticità tra il capolavoro di Iacopone il Pianto della Ma-donna e  la  Lauda di Pastore, come la composizione jacoponiana non ha, per dirla con Carlo Salinari “una vera dialettica di sentimenti e di pensieri, non v’è scontro, non v’è dramma reale”, mentre la realizzazione del Pastore soprattutto nella parte dialogata ci comunica una forte tensione che dai personaggi rappresentati finisce subito dopo per incombere su di noi, renden-doci partecipi e quasi co-protagonisti e non spettatori passivi della passione e morte di Gesù. Bella la scelta metrica della rima baciata AA BB perché ci consente un’agile lettura, che vorrei chiamare “lettura intelligente” nel senso di intus legere. Perché è una lettura che non si mantiene in superficie ma entra nel significato recondito e simbolico del testo, grazie anche al ritmo incalzante che finisce per coinvolgere tutti quelli che la sanno apprezzare. “Son più di mille che, in gran compagnia vanno all’arresto del maestro. Il Messia”, scrive Pastore quasi a voler sottolineare l’azione ridondante delle guardie, nemmeno se dovessero catturare un grande malfattore. Le parole di Maria Vergine rendono efficacemente la turpe azione che si sta perpetrando contro l’ “agnus Dei qui tollit peccata mundi”, anche se si tratta di un’iperbole: “sette le spade son ficcate nel cuore/ mi esplode nel petto questo grande dolore”, la resa poetica, grazie ad essa, è quanto mai efficace. L’Autore non assume poi verso Giuda un atteggiamento vendicativo bensì quello di  pietas quando adopera le seguenti parole. “Povero Giuda, che si è condannato/ Al ramo d’un albero egli s’è impiccato/ Gesù Cristo, l’Agnello, doveva morire/ il cuore di Maria doveva tanto patire”. Io qui voglio soffermare la mia attenzione solamente sull’espressione verbale “doveva morire” perché in essa è racchiuso quanto predetto dai Profeti.

Il momento della  flagellatio è descritto a tinte forti estremamente crude e realistiche che ci ricordano certi dipinti su questo tema come quello del Caravaggio che ci consente di fruire pienamente della sofferenza di Cristo, soprattutto se si guardano quegli occhi simbolo di piena accettazione del sacrificio compiuto per la redenzione dell’umanità.
Nei versi il narratore entra pienamente nella descrizione in cui presenta sempre elementi di forte pathos, che rendono bene la tragedia; basti ricorda-re termini quali sudore freddo, viso contratto, la carne che si strazia, mille fe-rite, e così via. Ma tutta l’azione scenica è caratterizzata anche da un forte senso di disappunto, non disgiunto dall’ironia, come quando essa viene definita dal Pastore come una farsa. L’Epilogo ci rappresenta, sia attraverso la voce dell’io narrante che con quella degli altri personaggi, come mai possa esistere un dolore incomme-surabile: quello di Maria Vergine. Quei chiodi che hanno trafitto Cristo, anche la Madre li sente, e li sente grazie alla forza dell’Amore materno, sulla propria carne: ma, fortunatamente, grazie alla speranza nella Resurrezione questo dolore si mitiga alquanto. La chiosa finale si può comparare ad una composizione musicale che dopo aver raggiunto suoni acuti, progressivamente essi si abbassano sino a scomparire lasciandoci in una sorta di silenzio eloquente. Le parole del narratore col sua panta rei e con il riconoscere il valore dell’” Eterno che nutre d’immensità il mio essere niente” c’inducono alla riflessione sulla vacuità esistenziale, sul vivere futile se non è suffragato nella fede in Dio, in quel Dio che ci ha salvato, con il sacrificio del figlio, dal peccato originale di superbia, che purtroppo viene perpetrato quotidianamente da tutti .

                                                                                                                                                               Prof  A. Mirabella - saggista

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