«ZIO VANIA» DI ANTON CECHOV - REGIA DI ANDREI KONCHALOVSKY

18/nov/2009 10.54.49 Verena A. Merli Contatta l'autore

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DAL CINEMA AL TEATRO

KONCHALOVSKY TORNA ALLO “ZIO VANIA”

NEL 150° DELLA NASCITA DI ANTON CECHOV

IN “PRIMA MONDIALE” A MILANO

 

Nel compiere e sviluppare il suo universo creativo cinematografico e teatrale, Andrei Konchalovsky ha regolarmente fatto i conti con Cechov, che considera un modello di poetica e di conoscenza dell’anima russa.

Non poteva quindi mancare alla celebrazione del 150° anniversario della sua nascita e lo fa mettendo in scena lo “Zio Vania” che avrà la sua prima rappresentazione mondiale a Milano, al Teatro Franco Parenti e che visiterà altre città italiane (Trento, Reggio Emilia, Venezia) e del Nord Europa prima di tornare a Mosca a fine dicembre, nel Teatro Mossovet, che ha prodotto lo spettacolo.

 

A 150 anni dalla nascita di Cechov e 105 dalla sua morte portare in scena Zio Vania con la regia di Andrei Konchalovsky significa anzitutto continuare a dare vita al grande scrittore e drammaturgo russo – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory -. Zio Vania, in particolare, capolavoro del teatro cechoviano, esprime, pur nell’ambientazione e contestualizzazione della propria epoca, temi di portata universale che nella quotidianità e anti-eroicità dei personaggi rinviano a domande radicali sul senso dell’umano esistere. Decisamente interessante quella sospensione spazio-temporale che scandisce lo scorrere della vita di tutti i giorni così come lo scorrere apparentemente indolente dei moti dell’animo dei suoi protagonisti. Un milieu  - continua Finazzer Flory - nel quale Andrei Konchalovsky penetra con intelligenza, profondità e introspezione per portare alla luce, non senza tratti di personale umorismo, le tese dinamiche sociali che animano un interno familiare russo di fine Ottocento”.

 

“Zio Vania” fu anche, quasi trent’anni fa, il primo grande successo cinematografico del regista moscovita, premiato al Festival di San Sebastian e giudicato con parole entusiastiche da Woody Allen per il suo umorismo originale.

La versione teatrale mantiene la leggerezza dello sguardo mentre approfondisce le tensioni tra i personaggi, colti nel loro aspetto derisorio e tuttavia protesi nell’ansia di vivere. Un disegno di humour nero e “cattivo” che si regge grazie ad una compagine di grandi attori in cui spiccano i nomi di Alexandr Filippenko, Natalia Vdovina, Julia Vysotskaya (attuale quarta moglie del regista) e Pavel Derevyanko nel ruolo del titolo. 

 

Il binomio Konchalovsky – Cechov si è già manifestato in Italia, due anni fa, con una tournée del “Gabbiano” prodotto dallo stesso Teatro Mossovet, in cui la critica italiana individuava gli stessi criteri interpretativi di freschezza, di vite e sentimenti raccontati senza pathos né tristezza, di passioni tanto fuori misura da virare nella gag.

Ma la presenza in Italia del settantenne Konchalovsky, che dopo il lungo periodo di esilio negli USA, grazie alla perestrojka è rientrato nella sua città, diventando uno dei personaggi pubblici più in vista, produttore non solo di cinema e teatro ma anche di eventi e festival internazionali, ha toccato anche l’opera lirica, quando ha firmato delle regie alla Scala e al Regio di Parma.

 

Lo spettacolo, in lingua originale con sottotitoli, debutta venerdì 20 novembre e si replica al Teatro Franco Parenti fino a domenica 22. A seguire toccherà Trento (il 24 novembre all’Auditorium Santa Chiara), Reggio Emilia (27, 28 e 29 novembre al Teatro Ariosto I Teatri) e Venezia (1 e 2 dicembre al Teatro Goldoni Teatro Stabile del Veneto).

 

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