Il titanio è tossico e mortale

08/gen/2010 09.48.24 Rosario Muto Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
 
----- Original Message -----
From: rosario.muto
Sent: Friday, January 08, 2010 9:18 AM
Subject: Re: Il fallimento implantare può determinarsi non solo ................................................
 
Ciao Fabio,
in effetti ha ragione, comunque il titanio ha rilascio di ioni metallici anche da solo, ma vedi la causa è sempre la stessa, è la presenza dell'ossigeno nel reticolo cristallino della lega stessa!
Il mio brevetto consiste nel estrappolare l'ossigeno dalle leghe, solo che è possibile solo con le leghe nobili e preziose!
----- Original Message -----
From: Fabio
Sent: Thursday, January 07, 2010 8:09 PM
Subject: Re: Il fallimento implantare può determinarsi non solo ................................................
 
Ricevuto Rosario,
nel documento, non mi sembra chiaro se si sostenga che:
1) Il rilascio di ioni di titanio ossido verso i tessuti (catturati poi dai macrofagi...), avvenga solo in presenza di altre leghe/metalli prossimali, per effetto di corrosioni galvaniche "correnti ioniche anodo/catodo";
2) o piuttosto avvenga a prescindere, anche in implanto-protesi di solo titanio puro.

In particolare, sembra che sia proprio lo stato di ossido metallico superficiale ad avere una attività chimico-fisica verso i tessuti organici adiacenti, cosa mi dici?
Allego alcuni documenti:

1)  Titanio possibile causa di patologie croniche
"Lo studio del dott. Kurt E. Muller di Isny in Germania, pubblicato su Neuroendocrinology Letters nel 2006 (K.E.Muller, Hypersensitivity to titanium: clinical and laboratory evidence, Neuroendocrinology Letters, vol. 27, Suppl. 1 2006), ha dimostrato che, contrariamente a quanto si ritiene nella comunità medica, il titanio non è biologicamente inerte e potrebbe essere concausa di patologia immunologiche e neurologiche come la Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS), la Sensibilità Chimica Multipla (MCS), sintomi dermatologici e altri.
Il dott. Muller ha studiato la capacità del titanio di provocare sensibilizzazione e disfunzioni immunologiche, usando il test di trasformazione dei linfociti LTT-MENSA, standardizzato e accreditato in Germania sin dal 2001..."
http://www.infoamica.it/articolo.asp?a=9&sa=38&art=518

2) CNR-Institute for Biomedical
Technologies, Milan, Italy,
" Possible release of soluble titanium species in vivo. In the latter case it is likely that transferrin may act as a specific carrier of this metal ion and mayplay a central role in the transport and biodistribution of soluble titanium species throughout the organism (Ishiwata et al., 1991)..."
http://www.bio.unipd.it/~zatta/metals/titanium.htm

COMPONENTI DEL COMITATO DI STESURA DELLE RACCOMANDAZIONI
  • P. Zatta, CNR - Istituto Tecnologie Biomediche, Unità Metalloproteine, Padova.
    Coordinatore del progetto: Interdisciplinary Approach to The Study of Aluminum Toxicity. E.C.COST D8 "Metals in Medicine".

  • C. Canavese, Ospedale Le Molinette, Torino, Italia.

  • S. Costantini, Istituto Superiore di Sanità, Roma, Italia.
  • M. Gallieni, Divisione di Nefrologia, Ospedale "San Paolo", Università di Milano, Italia
  • M. Andriani, + Primario di Nefrologia Ospedale di, Dolo, Venezia (A nome della Società Italiana di Nefrologia).

  • G. Berthon, CNRS FR1744, Université Paul Sabatier, Toulouse, France.
  • D. Boggio - Bertinet, on the behalf of the Italian Society of Parenteral and Enteral Nutrition
  • J. Domingo, Facultad de Medicina y Ciencias de la Salud, Universitat Rovira i Virgili, Reus, Espagne

  • T. Flaten, Dept. of Chemistry, Norwegian University of Science and Technology, Trondheim, Norway.

  • M. Golub, Department of  Internal medicine. University of California, Davis, USA.
  • N. Goto, Laboratory of General Toxicology, Dept. Safety Research on Biologics, National Institute of Infectious Diseases, Tokyo, Japan.

  • M. Kawahara, Metropolitan Institute for Neuroscience, Tokyo, Japan.
  • T. Kiss, Department of Inorganic and Analytical Chemistry, University of Szeged, Hungary.
  • W. Lukiw, LSU Neuroscience Center, New Orleans, LA, USA.
  • W. Markesbery, University of Kentucky Alzheimer's Disease Research Center, Lexington, KY, USA.
  • R. Milacic, Josef Stefan Institute, Ljubljana, Slovenia.
  • C. Ronco, Director of the Renal Research Laboratory, Beth Israel Med. Ctr, New York, NY, USA.
  • H.H. Sandstead, University of Texas, Med. Branch, Galveston, TX, USA.
  • A. Taylor, Center for Clinical Science

http://www.bio.unipd.it/~zatta/aluminum.html

Saluti
Fabio Manzo





rosario.muto ha scritto:

Ciao caro,
ti invio un doc. molto interessante................................ http://www.angeloaquilino.it/materiali/danni_dei_metalli.htm
Il fallimento implantare può determinarsi non solo per l'azione prolungata di forze meccaniche. Il fallimento implantare legato a perdita ossea e tissutale può svilupparsi a livello atomico ed in particolari corrispondenze della interfaccia impianti-tessuti biologici. I più comuni materiali utilizzati per la produzione di impianti sono il titanio e le sue leghe (1). La principale caratteristica  di questi materiali consiste nella proprietà di formare sulla loro superficie uno strato di  ossidi resistenti alla corrosione dopo alcuni nanosecondi di esposizione all'ossigeno. L'ossido fondamentale è l'ossido di titanio che si forma per autopassivazione (2). Tale strato protettivo tende ad aumentare nel corso dei test di corrosione sperimentali e vi sono dati anche su un suo aumento quando viene a contatto con le leghe metalliche comunemente utilizzate per i manufatti protesici. In questa situazione si determina una aumentata concentrazione di titanio nei tessuti perimplantari e negli organi parenchimatosi (fegato, polmoni, milza). Inoltre i meccanismi di  corrosione degli impianti possono evocare risposte sistematiche agli ioni metallici sia a breve sia a lungo termine. Senza trascurare l'importanza del disegno della protesi e del preciso adattamento del manufatto, il controllo della superficie impiantare appare quindi come un aspetto critico nel successo impiantare potendo influire sulla biocompatibilità nel tempo dell'impianto stesso. Questo articolo non vuole contestare l'utilizzo del titanio come materiale implantare ma piùttosto l'utilizzo, nella fase protesica, di leghe non adatte o di saldature che per loro composizione possono causare fenomeni di corrosione e mettere a rischio gli impianti sottostanti. Per comprendere l'importanza del controllo della composizione della superficie implantare e delle sue interazioni con i tessuti duri e molli perimplantari è necessario riesaminare la struttura e le funzioni della cellula.

La cellula
Gli impianti sono circondati da tessuti duri e tessuti molli.

Fammi sapere........................
Cordialmente Rosario Muto

 

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl