Tossicità e patologie: zirconio/a o amianto?

16/gen/2010 12.00.15 Rosario Muto Contatta l'autore

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Salve,
invio un doc. molto interessante riguardo un articolo uscito su una rivista per arredamenti edili, a proposito della zirconia più tossica dell'amianto usato in campo edile.
Molte volte la scienza pensa di aver trovato soluzioni a problemi sociali mentre ne aggiunge degli altri acor più gravi senza pensare l'impatto ancor più pesante.
Ormai con la zirconia ci vogliono fare di tutto, tutto fa pensare a come smaltire scorie dalle centrali nucleari.
Cmq leggi con attenzione il doc, è stato redatto dalla ISPESL, organo istituzionale che si occupa delle malattie professionali, questa te la dice lunga............
Figuriamoci poi in campo sanitario dentale! In ortopedia è fallito già da anni!.................................................
 
Il Gruppo Interregionale Fibre (GIF) (FCR)


Le fibre ceramiche refrattarie (FCR) sono un particolare tipo di fibre artificiali vetrose, prodotte a partire da una miscela di allumina, silice ed altri ossidi o caolini, utilizzate da molti decenni, spesso in alternativa all'amianto, soprattutto come materiale isolante per il contenimento termico.
Secondo la Direttiva Europea 97/69/CE, recepita in Italia con il Decreto del Ministero della Sanità del 1 settembre 1998, le FCR sono definite come “Fibre artificiali vetrose (di silicati) che presentano un'orientazione e un tenore di ossidi alcalini e alcalino-terrosi (Na2O + K2O + CaO + Mg + BaO) pari o inferiore al 18 % in peso”.

Le FCR, più precisamente, sono fibre di silicato d'alluminio, appartenenti alle fibre inorganiche sintetiche, impiegabili per applicazioni sino a circa 1000 ° C, commercializzate a partire dagli anni '50. Vengono prodotte a partire da una miscela di silico-allumina (in Europa) o di caolinite (in America e Asia); sono quindi composte essenzialmente da silicio (47-54 %) ed alluminio (35-51 %), ma sono possibili aggiunte di ossidi di zirconio (fino al 17 %), di boro o di titanio, per alcune funzioni particolari. I costituendi sono fusi tra loro a temperature comprese tra 1500 e 2100 °C e la massa vetrosa ottenuta è trasformata in fibre tramite processi rotativi o di soffiatura ed il prodotto finale, di colore bianco e di aspetto “cotonoso”, molto simile ad una lana minerale in fiocco, viene poi lavorato per ottenere uno degli innumerevoli articoli che si possono confezionare con tali fibre (in assoluta analogia a quanto è possibile con le fibre di amianto): materassini, moduli, feltri, carta, pannelli, pezzi preformati, tessuti, corde, guarnizioni, mattoni.

Le caratteristiche chimico-fisiche principali delle FCR, diametro medio compreso tra 1 e 3º , resistenza a temperature superiore all'amianto sino a 1200 °C (possono diventare oltre 1400 °C con il contributo dello zirconio), una buona resistenza chimica, agli sbalzi termici e alle sollecitazioni meccaniche, rendono conto della diffusione e dei suoi molteplici impieghi industriali, e non solo (molti elettrodomestici, stufe ed accessori domestici contengono parti realizzate con FCR).
Gli usi principali sono comunque legati alle alte temperature ed agli usi industriali per l'isolamento termico dei forni, nelle fornaci, nelle fonderie e nel settore petrolchimico, ma le FCR trovano impiego anche nella produzione di automobili, aerei e nella protezione antincendio.
La produzione annuale di FCR nell'Europa dei 15, supera le 50.000 tonnellate e sin dagli anni '70 ha superato quella dell'amianto, sotto la spinta della necessità di accrescere il risparmio energetico a seguito della crisi petrolifera di quegli anni; secondo lo studio europeo CAREX , il numero dei lavoratori potenzialmente esposti a FCR in questi paesi, arriva ad essere stimata in oltre 60.000 unità , ma quello reale potrebbe essere di molto superiore, poiché la stima tiene conto soprattutto degli addetti alla produzione (i principali produttori europei sono la Unifrax, la Thermal Ceramics e la Rath) , ma non degli utilizzatori.

Le dimensioni delle fibre, la composizione chimica, le proprietà di superficie delle fibre e la loro capacità di persistere nei tessuti polmonari giocano un ruolo decisivo nel determinare la tossicità delle FCR . Si ricorda che nell'uomo solo le fibre con diametro inferiore a 3 º possono penetrare negli alveoli del polmone e che praticamente tutte le FCR, se inalate, lo possono fare.
Se si escludono le dermatosi irritative, le patologie provocate dalle FCR sono appunto a carico dell'apparato respiratorio, come le placche pleuriche e le alterazioni della funzionalità respiratoria, ma l'effetto più grave correlato alla inalazione è risultato un eccesso di rischio per mesotelioma pleurico e per tumori al polmone, dimostrato per gli animali, ed ancora sotto osservazione in studi epidemiologici per l'uomo.
Con la Direttiva Europea 97/69/CE del 5 dicembre 1997 i materiali o preparati che contengano le FCR in concentrazione superiore allo 0.1 %, con diametro medio (geometrico, pesato per la lunghezza, meno due errori standard) inferiore a 6 º sono stati comunque classificati come sostanze chimiche pericolose, inseriti nella classe dei cancerogeni di categoria 2, etichettati come Tossico (T) ed accompagnati con le frasi di rischio R 49 ed R 38, con le frasi di sicurezza S 53 e S 45.
Nella normativa italiana non sono presenti valori limite o indicazioni tecniche sulla valutazione della esposizione, come ad esempio in diversi paesi europei (Francia: 0,6 fibre/cm3), ma esiste una indicazione relativa al TLV-TWA dell'ACGIH (0,2 fibre/cm3) contenuta in una Circolare del Ministero della Sanità (n.° 4/2000).

La necessità di affrontare in termini omogenei e coordinati la tematica di come valutare l'esposizione a FCR e di come limitarla, ha stimolato la costituzione di un coordinamento tecnico degli Operatori della Prevenzione che in Italia hanno affrontato il problema dell'utilizzo sicuro delle fibre artificiali vetrose, con particolare riferimento all'uso per alte temperature in alcuni settori produttivi (ceramica, metalmeccanica, produzione di energia).
L'obiettivo è quello di raccogliere gli elementi utili da ogni esperienza realizzata anche presso altri enti o strutture di prevenzione per:
  • documentare i livelli di esposizione ambientale presenti in diverse lavorazioni dei vari comparti indagati, le soluzioni di bonifica proposte o attuate, gli eventuali risultati ottenuti;
  • definire comuni linee guida di prevenzione per affrontare in modo corretto e adeguato il problema nelle aziende dei comparti interessati.

Questo ha portato alla costituzione di un gruppo di lavoro tecnico, denominato Gruppo Interregionale Fibre (GIF), costituito appunto da Operatori di diversi servizi di prevenzione ambientale (Arpa Emilia Romagna e Toscana) e dei luoghi di lavoro (ASL Reggio Emilia, Piacenza, Modena, Viterbo, Perugia) nonché di Tecnici degli istituti centrali (Istituto Superiore di Sanità, Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza del Lavoro, Consulenza Tecnica per l'Accertamento dei Rischi dell'Inail) che si è attualmente attivato attualmente per:

  • implementare una banca dati (schede tecniche, analisi, schede di sicurezza, documentazione) sui materiali “alternativi” all'amianto, con l'intento di produrre anche reports periodici;
  • realizzare un repertorio esposizione delle attività a rischio di esposizione a FCR nei principali settori produttivi italiani studiati;
  • mettere a punto delle linee guida di prevenzione per gli esposti a FCR, come norme di buona tecnica per limitare la esposizione negli utilizzatori;
  • definire e condividere linee guida di applicazione normativa, analizzando leggi, normative, direttive e orientamenti italiani ed europei;
  • definire e condividere le metodiche di campionamento, analisi e misura delle concentrazioni e della tipologia delle fibre artificiali (diametro pesato per la lunghezza e composizione chimica), nonché descrivere le metodiche attualmente più diffuse e confrontarne interlaboratoriamente i risultati; effettuare inoltre una ricognizione e degli approfondimenti sui metodi analitici più adeguati e praticabili in assenza di metodiche ufficiali di riferimento

Nell'ambito di tale attività è stato recentemente messo a punto un documento (“Prime indicazione di prevenzione del rischio da esposizione a fibre ceramiche refrattarie”) che si propone quale riferimento tecnico-sanitario agli addetti ai lavori per affrontare la problematica dell'uso sicuro delle FCR nei luoghi di lavoro, in mancanza di riferimenti normativi specifici.
Il documento elaborato nell'ambito delle attività del GIF, che di seguito viene riportato, è all'esame del Coordinamento Tecnico delle Regioni per la Prevenzione per una sua approvazione, contiene indicazioni su come limitare il potenziali rischio di esposizione associato all'uso di fibre ceramiche refrattarie e sulle precauzioni da prendere quando si lavori con materiali che le contengano, con l'esclusione delle fasi di produzione.


PRIME INDICAZIONI DI PREVENZIONE DEL RISCHIO DA ESPOSIZIONE A FIBRE CERAMICHE REFRATTARIE

Questo documento contiene indicazioni sul potenziale rischio di esposizione associato all'uso di FIBRE CERAMICHE REFRATTARIE e sulle precauzioni da prendere quando si lavori con materiali che le contengono, con l'esclusione delle fasi produttive.

Le Fibre Ceramiche Refrattarie (FCR)
Le FCR sono fibre artificiali vetrose, rappresentate chimicamente da allumino-silicati e sono usate per la coibentazione termica di impianti e macchinari, in particolare in forni e fornaci. Possono causare irritazione della pelle, degli occhi e delle prime vie respiratorie, sono sufficientemente sottili da essere “respirabili” e quindi depositarsi nei polmoni (IARC, Vol.68, 1997).
I principali rischi per la salute derivano dai loro potenziali effetti a lungo termine (IARC, Vol.81, 2002): risultati sperimentali hanno dimostrato in animali da esperimento, per esposizioni sufficientemente intense e prolungate, che le FCR possono indurre fibrosi polmonare, tumori del polmone ed anche mesoteliomi (un raro tumore della pleura associato usualmente con l'esposizione ad amianto).

A livello comunitario (Direttiva 97/69/CE) le FCR che presentano un diametro medio pesato per la lunghezza inferiore a 6 ºm sono state classificate in categoria 2 (sostanza con probabili effetti cancerogeni per l'uomo) dal 1998 (1). La maggior parte dei prodotti contenenti FCR messi in commercio ricadono in questa classificazione e devono riportare in etichetta il simbolo del teschio con tibie incrociate con la dicitura “TOSSICO” e le frasi di rischio “R 49 - Cancerogeno per inalazione” e “R38 - Irritante per la pelle”.
Ciò non significa che sia vietato l'uso di FCR, ma che, quale sostanza con possibili effetti cancerogeni, necessita di stringenti misure di controllo. Le normative vigenti in materia di protezione della salute dei lavoratori (a partire dal Titolo VII del D.Lgs 626/1994 e successive integrazioni e modifiche) prevedono infatti che sia effettuata una valutazione dei rischi per l'uso di sostanze tossiche e che appropriate misure di prevenzione siano messe in atto durante l'utilizzo. Per prima cosa le norme prevedono che sia valutata la possibilità di sostituire la sostanza in questione con una meno tossica ( 2).

Se la sostituzione non risultasse praticabile, la esposizione dovrebbe essere controllata e mantenuta al più basso livello tecnicamente possibile. I valori limite ( 3) attualmente suggeriti dall'ACGIH risultano essere pari a 0,2 fibre/cc, come media ponderata del turno di lavoro (TLV-TWA), mentre l'OSHA suggerisce 0,1 fibre/cc (PEL -TWA).
Dovranno quindi essere effettuati campionamenti ambientali (4 ) per verificare i livelli di esposizione dei lavoratori nelle normali condizioni operative nonché l'efficacia delle misure di sicurezza adottate (D.Lgs 626/1994, artt.64 e 72-quinquies).
Va inoltre sottolineato che dopo diversi cicli ad alta temperatura (maggiore di 1000° C e per lungo tempo) le FCR poste, ad esempio, a rivestimento della superficie interna di una fornace, possono fondere e cristallizzarsi, trasformandosi in silice cristallina e/o cristobalite, (altre sostanze cancerogene per via inalatoria secondo lo IARC, Vol.68, 1997; ACGIH: TLV-TWA= 0,05 mg/m3), con la conseguenza che i lavoratori impegnati nella manutenzione o nello smantellamento di forni, possono essere esposti anche a queste due sostanze.

PRECAUZIONI NELL'USO DELLE FCR
L'esposizione a fibre dovrebbe essere sempre evitata e comunque prevenuta, limitandone il più possibile il loro impiego e controllandone i livelli di rilascio in ambiente. Prima di procedere alle lavorazioni con FCR, nei casi di posa, manutenzione e rimozione, è necessario eseguire la valutazione preventiva del rischio ed individuare le specifiche misure di prevenzione e protezione (previste dagli articoli 68, 72-quater, comma 6, D.Lgs 626/1994) nonché, nel caso di applicazione del D.Lgs 494/1996 per i cantieri temporanei e mobili, provvedere alla redazione del Piano Operativo di Sicurezza (POS ).

Qualora l'esposizione non possa essere evitata, vanno adottate opportune modalità operative, tecniche ed organizzative per ridurre i livelli di esposizione ed il numero dei potenziali esposti.
A tale proposito si potranno prendere le seguenti precauzioni:

Limitazione di impiego
Va sempre presa in considerazione, attraverso adeguate scelte progettuali nella costruzione degli impianti (ad esempio, forni e fornaci), si deve puntare a evitarne o limitarne l'impiego, tramite una maggiore utilizzazione di materiali refrattari non fibrosi oppure prevedendo nell'uso un confinamento strutturale che ne impedisca il rilascio anche durante fasi di usuale manutenzione.

Controllo della polverosità
La dispersione di polveri e fibre può essere minimizzata tramite:

  • preparazione del luogo di lavoro con l'allontanamento delle confezioni, dei contenitori e delle attrezzature mobili, o, nell'impossibilità, alla loro copertura;
  • il confinamento statico delle fasi polverose ( 5);
  • l'impiego di utensili muniti di aspirazione e/o sistemi di aspirazione mobili per ottenere una aspirazione localizzata (con filtri assoluti o HEPA);
  • la conservazione del materiale negli imballaggi e con stoccaggio in luogo idoneo (al chiuso) se non immediatamente necessario;
  • l'acquisto di materiali presagomati e rivestititi, ad esempio di polietilene, diminuendo in tal modo lo “spolverio” dovuto al taglio e alla manipolazione che caratterizzano le operazioni di istallazione;
  • la delimitazione dell'area di “cantiere” per una superficie che comprenda la zona di possibile contaminazione da fibre e/o materiali di risulta, delimitando l'accesso e segnalando il pericolo con una chiara ed evidente cartellonistica di pericolo;
  • l'adozione di lavorazioni ad umido, quando è possibile, soprattutto nelle operazioni di rimozione (dati ambientali dimostrano una diminuzione di un fattore 10 nella quantità di fibre diffuse);
  • l'uso comunque di tecniche di rimozione e di installazione meno dispersive possibili (limitare l'uso di attrezzi ad alta velocità, non gettare dall'alto delle strutture i materiali di risulta, evitare l'uso di aria compressa senza adeguati apparati di contenimento, convogliamento ed aspirazione);
  • la pulizia con mezzi aspiranti delle attrezzature utilizzate ed i pavimenti delle zone interessate e non separate al termine di ogni giornata di lavoro.


Dispositivi personali di protezione delle vie respiratorie
Anche se l'esposizione a FCR viene ridotta al più basso livello tecnicamente possibile, sarà necessario prevedere l'utilizzo di DPI respiratori in ogni occasione in cui ci si aspetti una possibile dispersione di fibre, come durante operazioni di manutenzione, rimozione, o altri interventi su materiali che le contengano, con particolare riferimento a quelli friabili. I DPI devono essere marcati CE ed avere i requisiti essenziali di sicurezza conformi al D.Lgs 475/1992, secondo gli standard tecnici delle norme EN. La scelta dovrà essere fatta seguendo i criteri sanciti dal D.Lgs 626/1994, Titolo IV, tenendo conto delle indicazioni tecniche stabilite dalla specifica guida (D.M. 2.05.2002), nonché in funzione dei livelli espositivi previsti e delle particolari condizioni di lavoro.
In ragione della pericolosità delle FCR, la classe di filtrazione sarà sempre quella identificata come P3; in tal senso le tipologie da prendere in considerazione, sono:

  • facciali filtranti “usa e getta” contro le polveri nocive. Quelli marcati FFP3 hanno un FPO (fattore di protezione operativo) pari a 30, utili per concentrazioni pari a 30 volte il valore limite ambientale. Si sottolinea che il ricorso ai DPI rappresenta una misura di protezione ultima ed estrema, dopo che si è ridotta, con tutti i mezzi possibili, la dispersione in aria delle fibre. I facciali filtranti dovrebbero essere sempre gettati a fine turno.
  • Semimaschera con filtri sostituibili. Questi DPI devono utilizzare filtri P3, ottenendo un fattore di protezione di 30. Prefiltri e cartucce devono essere sostituiti regolarmente, secondo le indicazioni del produttore.
  • Respiratori assistiti, inclusi quelli completi di casco e maschera facciale completa. Questi DPI (THP3 e TMP3 rispettivamente) hanno una più alto fattore protettivo e risultano indispensabili per situazioni espositive estreme, come ad esempio, demolizioni o manutenzioni straordinarie.

Si sottolinea la necessità di scegliere il sistema protettivo più adeguato al tipo di lavorazione in atto e che il sistema sia mantenuto in perfetta efficienza, secondo le indicazioni del costruttore, fornendo inoltre una formazione adeguata agli utilizzatori ( 6).
L'utilizzazione di questa tipologia di DPI deve essere riservata solo ai casi nei quali le condizioni di lavoro prefigurino alte esposizioni che non possono essere ridotte con altri mezzi.

Le indicazioni generali per scegliere adeguatamente i DPI per la protezione respiratoria da FCR possono essere le seguenti :

  • per concentrazioni basse (fino a 6 ff/cc): maschera facciale FFP3 o semi-maschera con filtro P3;
  • per concentrazioni medie (fino a 18 ff/cc) e fino ad 1 ora di lavoro: maschera completa con filtro P3;
  • per concentrazioni medie (fino a 18 ff/cc) e per tempi maggiori di 1 ora di lavoro: elmo o cappuccio a ventilazione assistita (THP3);
  • per concentrazioni elevate (oltre 30 ff/cc) e per tempi maggiori di 1 ora: maschera completa a ventilazione assistita (TMP3).

Indumenti protettivi ( 7 )
Per la manipolazione di materiali contenenti FCR è necessario indossare indumenti protettivi e per operazioni polverose è indicata una tuta integrale con cappuccio, del tipo “usa e getta” che non trattenga le polveri (tipo tyvek), da eliminare a fine turno, togliendola con cautela, avvolgendola esponendone l'interno, dall'alto verso il basso. L'uso di guanti è necessario per prevenire irritazione della pelle.

Prescrizioni igieniche
Durante l'attività lavorativa è fatto divieto di bere, mangiare (comprese caramelle e/o gomme da masticare), fumare e, comunque, togliersi i DPI indossati nell'area di cantiere.
Va approntata una area “pulita”, nelle vicinanze del cantiere per consentire di bere e/o mangiare, dopo essersi spogliati, e dove sia possibile lavarsi; deve essere assicurata la presenza di servizi igienici dotati di doccia con acqua corrente calda e fredda. Gli indumenti civili devono essere conservati separatamente dagli abiti da lavoro; la pulizia di quest'ultimi, quando imbrattati dalle FCR, è a carico del datore di lavoro.

Stoccaggio provvisorio e rimozione dei rifiuti (CER 17 06 03*)
Onde evitare contaminazioni dell'ambiente di lavoro, va prevista la rimozione frequente dei rifiuti e degli scarti di lavorazione nel cantiere di FCR. Non deve essere usata aria compressa, non devono essere utilizzati sistemi di rimozione a secco ma, dove è possibile, il materiale fibroso deve essere trattato con prodotti impregnanti e/o incapsulanti, erogati con spruzzatori che non impiegano aria per la nebulizzazione (air-less). Ogni materiale residuo da eliminare deve essere aspirato con sistemi dotati di filtri ad alta efficienza (tipo HEPA). I materiali contenenti FCR da eliminare devono essere posti con cura in contenitori a tenuta (plastica bag) per evitare per quanto possibile lo spolveramento; devono quindi essere reimbustati ed etichettati per l'avvio in discarica. (8 ) Il deposito temporaneo dei rifiuti deve essere chiaramente segnalato al fine di evitare manipolazioni improprie.

Informazione, formazione e addestramento
Tutti i lavoratori devono ricevere una specifica informazione e formazione sui rischi per la salute da FCR e per l'impiego dei DPI. I lavoratori devono essere sottoposti ad un adeguato addestramento per l'uso dei DPI di 3° categoria, svolto da persona qualificata.

Segnaletica di sicurezza
Sulle installazioni soggette a frequenti interventi, manutentivi od altro, allo scopo di evitare che le stesse possano essere oggetto di interventi inadeguati da parte di addetti, interni o terzi, vanno previsti e installati cartelli segnaletici contenenti le avvertenze specifiche.

Sorveglianza sanitaria, idoneità specifica e Registro degli Esposti
Le conoscenze sugli effetti sanitari delle FCR (cancerogenicità documentata a livello sperimentale; induzione di alterazioni pleuriche, in particolare placche pleuriche e polmonari; disturbi e alterazioni della funzionalità respiratoria; effetti irritativi a carico delle mucose esposte e della cute), nonché l'attuale classificazione tossicologica delle FCR, segnalano la necessità di attivare una sorveglianza preventiva e periodica dei lavoratori esposti.
La sorveglianza sanitaria proposta per gli esposti a FCR viene comunque parzialmente mutuata da quella prevista per esposizione a lane minerali (MMMF) e per esposizione ad amianto.

Il medico competente incaricato della sorveglianza sanitaria provvederà all'esecuzione di una visita preventiva (prima dell'affidamento di mansioni comportanti l'esposizione a FCR), integrata da un esame radiologico del torace (se non già eseguito di recente) condotto in modo idoneo a mettere in evidenza eventuali condizioni di fibrosi polmonari e di preesistenti placche pleuriche e da prove di funzionalità respiratoria, complete di esame del Volume Residuo e di Test di Diffusione del CO.

Periodicamente, condurrà una visita di controllo all'anno, salvo disturbi che richiedano una visita immediata; un esame radiologico, in accordo con quanto previsto dal D.Lgs 187/2000, andrà previsto soltanto se ritenuto effettivamente utile a definire lo stato di salute del lavoratore, tenuto conto degli esiti degli altri e precedenti accertamenti, degli anni e dei livelli di esposizione sperimentati dal lavoratore, nonché delle dotazioni di sicurezza collettive e individuali messe a disposizione.
Sulla cartella sanitaria e di rischio di ogni lavoratore va riportata la storia lavorativa in cui le attuali e pregresse lavorazioni a rischio saranno dettagliatamente descritte.
Il medico competente cura inoltre la tenuta del registro degli esposti a cancerogeni per conto del datore di lavoro (titolo VII D.Lgs 626/1994 e D.Lgs 66/2000).


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