I Dott. Porka’s al Ponte Pizziferro

03/feb/2010 16.27.26 Mapo PR Contatta l'autore

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 A poche settimane dalle elezioni, i Dott. Porka’s P-Proj rendono pubblici per la prima volta i risultati della street-photo performance realizzata l’estate scorsa presso le rovine del Ponte Pizziferro a Massafra (TA). Viaggio in un luogo esemplare di cosa accade quando la politica istituzionale ignora l’uomo.

Era un ponte piccolo, poco più di un viadotto, eppure per chi abitava da quelle parti era davvero importante. Parliamo del Ponte Pizziferro lungo la strada provinciale che collegava Massafra, in provincia di Taranto, a Noci, in provincia di Bari: una strada fondamentale per gli abitanti di quelle contrade che vivono a cavallo delle due province. La vicenda del Ponte Pizziferro è emblematica dello stato di abbandono in cui versano le vie di comunicazione del Sud Italia. Nell’ottobre del 2005 un alluvione spazza via quel ponte dalle cartine geografiche. Da allora gli abitanti chiedono al mondo politico che il loro ponte venga ricostruito. Invano.

Per arrivare al ponte i Dott. Porka’s passano il cordone di sicurezza che circonda l’area, l’ennesima zona rossa che blinda l’accesso al ponte e impedisce agli individui di esercitare il loro diritto di vivere il territorio, di assistere con i loro occhi all’ennesimo cortocircuito tra territorio e politicanti, che sono riusciti finora a consegnare questa vicenda a un oblio forzato.

 

I Dott. Porka’s oltrepassano i cubi di cemento e vedono quello che agli abitanti della zona non è più permesso vedere: un paesaggio dissestato, al sole, dove già si scorge l’illegalità prendere il sopravvento. Vicino ai resti del ponte, poco dopo i cubi di cemento, una discarica abusiva. Oltre i resti di immondizia di ogni genere, un guardrail rimasto miracolosamente ancorato all’altro lato del ponte, testimonianza di cosa c’era prima dell’alluvione. E sotto, la voragine. A pochi chilometri dai villaggi turistici e dai centri storici pieni di stranieri ormai in tutte le stagioni. I Dott. Porka’s si siedono sul ciglio del burrone, impossibilitati, loro come chi vive quelle contrade, a passare dall’altro lato, a muoversi liberamente, ad andare avanti.




 

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