fino al 2 maggio _ LA CHIAVE DELL' ASCENSORE _ Teatro Trastevere

fino al 2 maggio _ LA CHIAVE DELL' ASCENSORE _ Teatro Trastevere Comunicato stampa TEATRO TRASTEVERE presenta LA CHIAVE DELL'ASCENSORE di Agota Kristof fino al 2 maggio 2010 con Francesca Palmas regia Massimo Palazzini allestimento scenico Pier Luigi Manetti costume Salvatore Aresu scelte musicali Stefano Pedone disegno luci Flavio Mainella hair stylist Riccardo Lupini sarta Maria Salvatori foto di scena Marta Ferranti grafica Francesco Kurhajec foto locandina Roberta Krasnig, ufficio stampa Chiara Crupi _ Artinconnessione.com ufficio stampa Teatro Trastevere Tommaso Cennamo SINOSSI La scena di Agota Kristof è un luogo di reclusione.

07/giu/2002 00.00.00 Artinconnessione Contatta l'autore

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Comunicato stampa

 

TEATRO TRASTEVERE

presenta

 

LA CHIAVE DELL’ASCENSORE

di Agota Kristof

fino al 2 maggio 2010

 

con Francesca Palmas

regia Massimo Palazzini

 

allestimento scenico  Pier Luigi Manetti

costume   Salvatore Aresu

scelte musicali   Stefano Pedone

disegno luci   Flavio Mainella

hair stylist Riccardo Lupini 

sarta Maria Salvatori

foto di scena Marta Ferranti 

grafica Francesco Kurhajec

foto locandina Roberta Krasnig,

ufficio stampa     Chiara Crupi _ Artinconnessione.com     

ufficio stampa Teatro Trastevere  Tommaso Cennamo

 

SINOSSI

 

La scena di Agota Kristof è un luogo di reclusione.

La chiave dell’ascensore racconta il conflitto tra un uomo e una donna, in questo caso un marito “carceriere” e una moglie inferma, costretta su di una sedia a rotelle e reclusa, come la protagonista di una fiaba.

E’ la favola nera  terribile e tristissima di una donna murata viva in se stessa . Subisce il carcere di un corpo privo della capacità di giudizio, perché non può  fuggire, né vedere o sentire: il marito per mano di un  amico medico le ha fatto perdere progressivamente l’uso di gambe , occhi e orecchi, rendendola un fantoccio di puro dolore.

 Quando tenta di urlare la sua voce e’ un lamento animale.

E’ un testo duro e bellissimo, questa donna perde l’uso delle gambe, della vista e dell’udito, vogliono toglierle anche la voce, ma la voce no. La voce no. Piuttosto la vita.

 

 

 

NOTE DI REGIA

 

Ciò che più ci ha interessato in queste buie “favole” –  l’una che si compenetra 

nell’altra, non è tanto il rapporto marito-moglie, uomo-donna, vittima-carnefice, ma ciò che avviene dentro e fuori il testo. Ciò che avviene fuori da quella finestra dove la protagonista racconta della pianura desolata e desolante da dove dovrebbe arrivare il principe azzurro, il “salvatore”. Dietro quella finestra c’è l’eterno conflitto dell’uomo contro se stesso. C’è la guerra.

La guerra che ha costretto Agota Kristof a fuggire dal proprio paese. Ungheria 1956. La guerra che invalida la mente e il corpo. La guerra che rapisce l’infanzia e la restituisce, una volta passata, malata e corrotta.

All’uomo gli si può togliere tutto, ma se rimane in vita, anche se privo di tutte le facoltà vitali, non gli si potrà mai togliere la “Voce”. La voce della verità .

In questa favola, apparentemente dell’assurdo, sono stati eliminati gli elementi naturalistici che determinano, all’impatto visivo, il dramma.

La sedia a rotelle, dove la protagonista è costretta a vivere per colpa del marito e per mano del medico, ma più semplicemente per mano dell’Uomo, è stata sostituita da un allegro e colorato girello che ci rimanda ai primi passi della vita.

Il nostro girello diventa, di volta in volta, il ventre materno, il bunker antiumano, il luogo dove la mente, spaziando con la fantasia, trova la ragione per vivere e ci preserva dalla catastrofe.

Il teatro, per noi, non è altro che questo.

Il personaggio del  marito e del medico sono stati sostituiti da pupazzi. Pupazzi che accompagnano la nostra protagonista nel dolore tragico dell’esistenza. Pupazzi, come nel teatro della vita, ai quali tutto è permesso.

La colonna sonora dello spettacolo è basata su canti e danze d’amore  intervallati da rumori di guerra. Questi canti, che rimandano ad un amore negato, fanno si che la protagonista prenda coscienza del proprio stato e trovi la forza per ribellarsi.

                                                                                                            

  Massimo Palazzini

Teatro Trastevere

Altrarte di Gianna Paola Scaffidi e Antonio Serrano unitamente all’Associazione Trastevere portano a nuova vita la storica sala che ha ospitato per molti anni il cinema Giovane Trastevere.Nel rione Ripa, a due passi dal cinema Nuovo Sacher di Moretti e dalla Sala Troisi, alle spalle del complesso monumentale del San Michele, la sala, che ha subito un vero restyling, rinasce come sala teatrale, piccolo gioiello, destinata ad ospitare spettacoli di alta qualità con uno sguardo particolarmente attento ala nuova drammaturgia contemporanea, pronta a dare spazio a giovani autori e registi. Per la stagione 2010 il Cartellone propone una ricca programmazione serale e una mini stagione di Teatro di Figura riservata a bambini e ragazzi. Altrarte sta inoltre promuovendo un concorso di nuova drammaturgia legata al sociale il cui premio consisterà nell’offrire gratuitamente la sala teatrale alla compagnia che metterà in scena il testo vincitore del concorso.

TEATRO TRASTEVERE

Via Jacopa dé Settesoli, 3 – ROMA

www.trasteverealtrarte.info -  info@trasteverealtrarte.info

dal 20 aprile al 2 maggio – ore 21.00 ; domenica ore 18.00 
Info e Prenotazioni  06.64561129

Ufficio Stampa: Chiara Crupi 338.2006735 chiaracrupi@artinconnessione.com

 

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