MATTEO RICCI - L'EUROPA ALLA CORTE DEI MING

10/feb/2005 14.14.13 Novella Mirri Contatta l'autore

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Padre Matteo Ricci
L'Europa alla corte dei Ming


Roma, Complesso Monumentale del Vittoriano
Ingresso Ara Coeli
11 Febbraio - 10 Aprile 2005

Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana


COMUNICATO STAMPA

Il primo incontro significativo tra civiltà occidentale e civiltà cinese, realizzatosi attraverso l'esperienza storica e l'opera del gesuita Matteo Ricci
(Macerata 1552 - Pechino 1610), viene analizzato e proposto al grande pubblico attraverso la mostra "Padre Matteo Ricci. L'Europa alla corte dei
Ming". Noto ai cinesi come Li Madou, chiamato comunemente Xitai ("Maestro occidentale"), Matteo Ricci introduce per primo teologia, filosofia,
letteratura, arti e scienze occidentali nel Paese del Drago; primo grande sinologo della storia, traduce in latino i Quattro libri confuciani e compone il
documento fondamentale per la conoscenza della Cina in Europa (Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella China). Ospitata dall'11
febbraio al 10 aprile 2005 a Roma, presso il Complesso Monumentale del Vittoriano, la rassegna è curata da Filippo Mignini, studioso di storia della
filosofia e direttore dell'Istituto Ricci di Macerata.

Organizzata dall'Istituto Matteo Ricci di Macerata, in collaborazione con la Soprintendenza speciale per il Polo Museale Romano, la mostra nasce
sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Camera dei Deputati, del
Ministero per i Beni Culturali, del Ministero delle Attività Produttive, del Ministero degli Affari Esteri e del Comune di Roma. Avvicinandosi il quarto
centenario della morte di Ricci (2010), la mostra, rivolta al grande pubblico e in particolare ai giovani, costituisce un riconoscimento ufficiale che il
Paese natale dedica al grande gesuita, pioniere ed esempio di dialogo e di amicizia tra popoli e civiltà.

La mostra "Padre Matteo Ricci. L'Europa alla corte dei Ming" si propone di ricostruire gli anni della formazione europea di Matteo Ricci e l'incontro
con la Cina nel quadro dei rapporti politici internazionali di fine Cinquecento attraverso circa 150 opere, tra libri preziosi, testi originali pubblicati da
Ricci, documenti autografi, strumenti musicali, carte geografiche e strumenti scientifici introdotti in Cina dal celebre gesuita, come mappamondi,
orologi, astrolabi, meridiane, compassi, clessidre, e poi ancora oggetti che ricreano l'atmosfera della corte e delle case dei mandarini quali porcellane,
dipinti, acquarelli, calchi e bronzi di fine epoca Ming.

Missionario della Compagnia di Gesù, umanista e matematico, astronomo, geografo e cartografo, entrato in contatto diretto con "questo altro mondo
della Cina", Matteo Ricci impiega diciotto anni per risalire da Macao a Pechino, con la consegna di convertire l'imperatore Wanli al cristianesimo.
Benché non gli sia consentito di incontrare personalmente il "figlio del cielo", vive per un decennio presso la corte e all'ombra della sua protezione,
con il titolo di mandarino e sostenuto economicamente dal pubblico erario. Quali erano stati, agli occhi dei cinesi, i meriti del "Maestro del Grande
Occidente"? Anzitutto Ricci aveva scelto di diventare un cinese, parlando e scrivendo la lingua di quel Paese come nessun europeo aveva mai fatto e
assimilandone abitudini e costumi in leale spirito di amicizia. In secondo luogo, studiando e imparando a memoria "i loro libri", ossia le opere di
Confucio e di altri filosofi, traducendole anche in latino, era giunto a conoscere in modo eccellente la cultura di "questo altro mondo". In terzo luogo,
trasferendo ai cinesi i principali documenti della civiltà europea (teologica, filosofica e, soprattutto, scientifica), come scrive un letterato cinese, "il
dottor Li (Ricci) ha aperto gli occhi della Cina sul mondo": preparando sei diverse edizioni di carte geografiche universali con le nuove misurazioni dei
meridiani e paralleli, dimostrando definitivamente che il Catai di Marco Polo coincide con la Cina, costruendo astrolabi, sfere terrestri e celesti, orologi
solari e meccanici, strumenti per gli osservatori di Nanchino e Pechino, introducendo la Geometria di Euclide e altri trattati scientifici grazie ad un
minuzioso lavoro di traduzione e apprestandosi a riformare il calendario cinese alla vigilia della morte.

Al contempo, con le sue Lettere, ufficiali e private, ma soprattutto con la storia della sua "impresa della Cina" (Della entrata della Compagnia di
Giesù e Christianità nella Cina), Ricci aveva offerto all'Europa il primo strumento di conoscenza ampia e sicura del Paese del Drago. Purtroppo,
l'infelice soluzione della questione dei riti - scoppiata dopo la morte di Ricci e conclusasi con la condanna di quest'ultimo da parte di Roma nei primi
anni del '700 -, e l'appropriazione della sua opera storica da parte del confratello Nicolas Trigault - che la tradusse in latino e pubblicò a proprio nome
in Europa con grande successo - esclusero per secoli all'opera e al nome di Ricci il giusto riconoscimento. Solo nel 1939 Pio XII ne riabilitò
ufficialmente il metodo missionario, additato da Giovanni Paolo II in diverse, anche recenti occasioni, quale esempio per la presente e futura
evangelizzazione. Nell'anno 2000 la rivista americana Life lo ha posto tra i cento uomini più importanti del secondo millennio; nello stesso anno la Cina
lo ha ricordato, insieme ad altri grandi suoi figli, nell' "altare del millennio" posto dinanzi alla nuova stazione centrale di Pechino.

La vita di Matteo Ricci - Li Madou
Nato a Macerata il 6 ottobre 1552, studia al collegio dei Gesuiti della città marchigiana e nel 1571 entra nel noviziato della Compagnia di Gesù. Nel
1572 emette i primi voti e inizia la sua solida formazione al Collegio Romano. Destinato alle missioni d'Oriente, salpa da Lisbona nel 1578 per giungere
in India, a Goa e successivamente a Cocin, dove riceve gli ordini sacri e celebra la prima messa nel 1580. Padre Michele Ruggeri, che si trova già a
Macao e incontra qualche difficoltà con la lingua, sollecita l'arrivo del giovane Ricci, che vi giunge nel 1582, iniziando a studiare la lingua cinese.
Scrive: "Subito mi detti alla lingua cina… Quanto al parlare è tanto equivoca che tiene molte parole che significano più di mille cose, et alle volte non
vi è altra differentia tra l'una e l'altra che pronunciarsi con voce più alta o più bassa in quattro differenti toni; e così, quando parlano, alle volte tra loro
per potersi intendere scrivono quello che vogliono dire…La scrittura cinese ha tante lettere quante sono le parole o le cose". Intanto assiste ai ripetuti
tentativi falliti di entrare in Cina da parte dei confratelli. Nel settembre 1583, con il permesso del viceré e scortati da un suo soldato, Ricci e Ruggeri
giungono a Canton, dove iniziano a costruire una prima casa e la prima chiesa. Nel 1584 pubblica il primo mappamondo cinese e nel 1587 inizia a
scrivere il Catechismo in cinese. Nel 1597 è nominato superiore della missione e nel 1599, fallito un primo tentativo di soggiorno a Pechino, si
stabilisce a Nanchino, fondandovi la quarta residenza missionaria. Nel 1601, dietro autorizzazione scritta dell'Imperatore Wanli, entra a Pechino dove
vive fino alla morte con il grado di mandarino. In questi anni abbracciano il cristianesimo alcuni fra i più alti funzionari dell'apparato burocratico civile e
militare cinese. Alla sua scomparsa, nel 1610, l'imperatore concede un terreno per la tomba, fino ad oggi onorata: era la prima volta che ciò accadeva
per uno straniero nella storia della Cina.

La mostra
"Padre Matteo Ricci. L'Europa alla corte dei Ming" vuole far conoscere la figura e l'opera di Matteo Ricci attraverso la presentazione dei temi
principali dell'incontro tra civiltà europea e cinese tra il 1580 e il 1610. Nell'incontro con il Paese del Drago, Li Madou è portatore non solo di una
religione, quanto di una intera civiltà caratterizzata da una precisa filosofia, teologia, scienza e arte. Da qui la necessità di documentare la preparazione
culturale e scientifica di Ricci e ricostruire il contesto storico mostrando così il significato e il valore dell'impresa compiuta dal gesuita e dai suoi
compagni: aver vinto la secolare diffidenza e paura dei cinesi nei confronti degli stranieri e aver avviato un lavoro straordinario di diffusione della
conoscenza reciproca tra mondo occidentale e orientale nel campo delle scienze, della filosofia e della religione.

L'esposizione è divisa concettualmente in due parti: 1. la formazione europea di Ricci (Macerata: formazione di base; Roma: studi superiori al Collegio
Romano; Portogallo: lingua e civiltà portoghese, introduzione agli equilibri geopolitici del mondo; India: teologia); 2. l'incontro con "l'altro mondo"
della Cina.
Disposta in successione continua, ma con precisi riferimenti temporali, la descrizione della Cina e dell'incontro tra civiltà europea e cinese, avvenuto
direttamente per la prima volta attraverso l'esperienza storica di Ricci, sottolinea in particolare i seguenti aspetti:
1. L'incontro di Ricci con il grande apparato politico e amministrativo della Cina
2. La vita quotidiana nelle case dei mandarini e della corte: dipinti, porcellane, bronzi e lacche di fine epoca Ming, molti del periodo di Wanli,
l'imperatore regnante durante il soggiorno di Ricci in Cina.
3. L'incontro con le religioni cinesi (confucianesimo, buddismo, taoismo): oggetti di culto, tavolette per il culto degli antenati, idoli, statuette di dei
e di eroi.
4. Il mondo delle lettere: l'arte di produrre libri e i materiali del letterato: pennelli e vasetti per inchiostro, matrici di legno per la stampa, opere
stampate da Ricci e da amici europei e cinesi. Tra i libri, la prima edizione della traduzione cinese della Geometria di Euclide, realizzata da Ricci e Xu
Guangqi; la prima edizione del Catechismo (1603) e del Trattato sull'astrolabio di Clavio tradotto in cinese (1607); l'autografo dell'Amicizia in cinese e
italiano, composto a Nanchang tra il 1595 e il 1599.
5. Strumenti musicali europei introdotti in Cina da Ricci e compagni: in particolare uno dei primi esemplari di clavicembalo da tavolo, simile a
quello donato da Ricci all'imperatore, e di organo portatile.
6. Medicina e farmacologia cinese: viene esposto il celebre Bencao, enciclopedia di Storia naturale manoscritta e con illustrazioni originali ad
acquerello, opera rarissima della Biblioteca Nazionale di Roma.
7. Carte geografiche e strumenti scientifici: fu Ricci a far conoscere ai cinesi che la terra non era quadrata ma rotonda e a introdurvi la scienza
cartografica più avanzata per quei tempi. Pubblicò sei edizioni di mappamondo (in realtà carte geografiche universali), stampate in centinaia di copie, di
cui rimangono pochissimi esemplari. In mostra eccezionalmente esposto l'originale in bianco e nero della terza edizione stampata a Pechino nel 1602
della Biblioteca Vaticana. La sezione prevede anche la riproduzione di altre edizioni del mappamondo ricciano, la presentazione di carte geografiche
cinesi precedenti e successive a Ricci e di alcune carte controverse, attribuite a Michele Ruggeri, primo compagno di Ricci, ma che potrebbero invece
essere attribuite più giustamente allo stesso Ricci. Le carte geografiche saranno rese intelligibili da pannelli didascalici e dalla traduzione di alcune
prefazioni presenti nel mappamondo.
8. Pittura ad olio occidentale, prima di Ricci ignota ai cinesi: tra i vari documenti, una delle sei copie tardo-cinquecentesche della Madonna di S.
Maria Maggiore fatte realizzare dai Gesuiti, tra le quali una offerta da Ricci all'imperatore Wanli; il primo ritratto di Ricci, postumo, conservato nella
Chiesa del Gesù a Roma e un altro ritratto, finora inedito, ad opera di A. Sacchi (Roma 1630 circa).

Rispetto all'edizione presentata a Macerata nel 2003, che ha riscosso un successo superiore alle aspettative (quasi 10.000 visitatori, 500 cataloghi
venduti), rivelando l'intenso fascino esercitato dalla figura di Ricci sul vasto pubblico, l'evento romano arricchirà l'esposizione con nuovi pezzi unici (tra
cui il Registro degli entrati nell'antico Noviziato della Compagnia di Gesù in S. Andrea al Quirinale tra il 1565 e il 1586 contenente la prima firma di
Ricci; l'autografo della prima opera cinese di Ricci, Dell'Amicizia, conservata nella British Library di Londra, esposta per la prima volta al pubblico;
una suggestiva Lettera autografa all'amico Lelio Passionei, conservata nell'Archivio di Stato di Mantova) e distribuirà l'allestimento in un percorso
unitario di circa 600 metri quadrati.
Il visitatore della mostra potrà trovare nel Bookshop, oltre al catalogo (Gabriele Mazzotta editore), tre nuovi strumenti di approfondimento della figura
e dell'opera di Ricci:
- una nuova biografia rivolta al grande pubblico a cura di F. Mignini, Matteo Ricci. Il chiosco delle fenici, Il lavoro editoriale, Ancona 2004 (si
veda scheda allegata);
- una nuova edizione dell'Amicizia, prima opera cinese di Ricci, a cura di F. Mignini, Quodlibet, Macerata 2005 (terzo volume delle Opere
Complete) (si veda scheda allegata);
- un CD multimediale sulla vita e l'opera di Ricci, realizzato da Giuliana Pascucci per conto e su progetto scientifico dell'Istituto Ricci di
Macerata (si veda scheda allegata).


Sponsor: Ministero delle Attività Produttive - ICE (Istituto Nazionale per il Commercio Estero), Banca Popolare di Ancona, Banca Popolare di
Bergamo, Banca Popolare Commercio e Industria s.p.a., Gruppo Banche Popolari Unite.

Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta, a cura di Filippo Mignini

Organizzazione e realizzazione: Istituto Matteo Ricci, Macerata
Progetto scientifico: Filippo Mignini
Progetto espositivo e organizzazione generale: Sandro Polci, Serico s.r.l., Roma
Orario: tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 18.30
INGRESSO GRATUITO
Per informazioni: Vittoriano: 06/69200867
Istituto Matteo Ricci, Via Garibaldi, 20 - 62100 Macerata
Telefono: 0733.2584317
Fax: 0733. 2584333
E-Mail: istitutoricci@unimc.it

Ufficio Stampa: Novella Mirri, tel. 06/6788874; fax 06/6791943; e-mail: ufficiostampa@novellamirri.191.it


Roma, febbraio 2005


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