Mostra Fotografica "Mario Giacomelli 99 foto" CinecittDue Arte Contemporanea, 12 maggio - 25 luglio

12/mag/2010 10.35.02 Novella Mirri Contatta l'autore

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MARIO GIACOMELLI 99 FOTO


COMUNICATO STAMPA

"Non fotografo ciò che vede il mio occhio, ma la mia anima"
(Mario Giacomelli)

Dal 12 maggio al 25 luglio 2010 Cinecittàdue Arte Contemporanea ospita "MARIO
GIACOMELLI 99 FOTO", una mostra dedicata ad uno dei grandi maestri della
fotografia italiana.

99 foto originali provenienti da un'unica collezione privata mai esposte prima,
offrono una panoramica completa di tutta l'attività di Mario Giacomelli, dal 1954
al 2000. Un'occasione unica, dopo la retrospettiva del 2001 al Palazzo delle
Esposizioni, di ammirare a Roma le foto delle sue serie più significative.

In mostra le foto delle sue serie più famose, da "Scanno" (1957-1959) che nel
1963 verrà acquistata dal MOMA di New York, rendendolo famoso a "Io non ho
mani che mi accarezzino il volto" (1961-1963), forse il suo soggetto più
conosciuto con i seminaristi ripresi nei momenti di ricreazione, da "La buona
terra" (1964-66) a "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi" (1954/60). Esposte anche
foto dei cicli "Presa di coscienza sulla natura" (1977-1979), "Carolin Branson"
(1971-73), "A Silvia" (1987-88), "Questo ricordo lo vorrei raccontare" (1998-2000)
e molte altre.

La mostra è accompagnata da un testo scritto appositamente da Marco Lodoli e
sarà corredata dal video "MARIO GIACOMELLI LA MIA VITA INTERA", a cura di
Simona Guerra, consulente degli Archivi Fotografici, già autrice di due libri su
Mario Giacomelli.

Giacomelli nasce a Senigallia nel 1925 da una famiglia contadina, e a Senigallia
trascorre tutta la vita.
Nel 1934 la morte del padre provoca dolore e grandi difficoltà economiche che lo
costringono a lasciare la scuola e a trovare lavoro nella Tipografia Marchigiana,
della quale diventerà proprietario in età adulta. Fin da bambino coltiva una
passione per la pittura e la poesia, ma nel 1954 sarà la fotografia lo strumento
espressivo che troverà più adeguato e che lo renderà nel tempo uno dei più
grandi fotografi italiani.
Già le prime immagini scattate da Giacomelli (nature morte, ritratti di familiari ed
amici, e le zone collinari di Senigallia) indicano con chiarezza, quello che sarà il
suo stile, la sua ricerca sull'uomo, svelato nella sua esperienza di dolore e sul
paesaggio, inteso come metafora del dramma dell'esistenza.
La visione data dal Neorealismo con la riscoperta delle tradizioni popolari e
regionali ha un ruolo fondamentale nella formazione iniziale di Giacomelli.
Nel 1955 conosce Giuseppe Cavalli, avvocato, uomo di lettere, profondo
conoscitore di Benedetto Croce ed esperto di fotografia, che fonda con Ferruccio
Leiss, Federico Vender, Luigi Veronesi lo storico circolo fotografico di
impostazione crociana "La Bussola", in cui si ribadiva la valenza artistica della
fotografia, distinta dalla fotografia documentaria. Giacomelli ne farà parte per un
periodo, invece, sempre con Veronesi e molti altri è fra i promotori a Senigallia
del gruppo "Misa" che rifiutava l'idea che la fotografia dovesse essere la
documentazione della realtà storica del momento, e affermava la sua autonomia
da ogni utilizzo subalterno e strumentale, animando così un dibattito vivo e
articolato stimolando la nascita di altri gruppi come "La Gondola" di Paolo Monti
e l' "Unione Fotografica" di Pietro Donzelli. Quando Giacomelli arrivò a "La
Bussola", il circolo aveva esaurito la sua funzione, per il cambiamento delle
condizioni storiche e il dibattito tra formalisti e neorealisti viene superato, i
fotografi iniziano a praticare vie individuali. Giacomelli sceglie inquadrature
ampie sempre in bianco e nero, composizioni disarmoniche e una stampa
contrastata e la grana dell'emulsione molto evidente, i primi piani sono sfuocati
e le immagini mosse. E' un fotografia drammatica. La sua fotografia è
intenzionalmente, lo dichiara lui stesso più tardi, triste.
Tutto il lavoro di Giacomelli, come osserva Giovanni Chiaramonte ha origine
dalla sua infanzia, "dove si formano i tratti caratterizzanti e specifici
dell'individualità, esaminando il suo lavoro si vede che ha fotografato soltanto in
luoghi o situazioni capaci di rievocare questa dimensione perduta, ritagliando
scorci tra gli spazi marginali sopravvissuti allo sviluppo urbanistico moderno e
per questo libero dall'impero dei segni e degli oggetti contemporanei che non
compaiono mai all'interno delle sue inquadrature", ma questo non per sfuggire al
suo tempo, ma per confrontarsi senza riserve con l'esperienza della morte, tema
fondamentale del suo lavoro.

Del 1957-59 è la serie di immagini riprese a Scanno, Giacomelli rimane
affascinato dall'atmosfera fiabesca del luogo, che aveva già colpito altri grandi
fotografi, tra cui Henri Cartier Bresson.
Sempre del 1957 è la serie "Lourdes" seguita, nel 1958, da "Zingari", "Puglia" e,
nel 1959, (ripresa nel 1995) "Loreto". Del 1961 sono le immagini di "Mattatoio" e
nel 1962 inizia a lavorare alla serie "Io non ho mani che mi accarezzino il volto",
titolo ripreso da uno scritto di padre Turoldo. Le immagini sono riprese nel
Seminario Vescovile di Senigallia, che Giacomelli frequenta per un anno prima di
dar forma alle foto vere e proprie. In questo ambiente i giovani seminaristi sono
ripresi in momenti di ricreazione, le foto restituiscono l'incanto di uno spazio
umano, ma al tempo stesso sospeso in una sorta di astrazione temporale.
Nel 1963 inizia la grande stagione di mostre che porteranno le sue immagini nei
più grandi spazi espositivi del mondo, dalla Photokina di Colonia nel 1963 al
MOMA di New York (1964), dal Metropolitan di New York (1967) alla Bibliothèque
Nationale di Parigi (1972), dal Victoria & Albert Museum di Londra (1975) al Visual
Studies Workshop di Rochester (1979) e poi Venezia, Providence, Parma, ancora
New York, di nuovo Colonia, Mosca, Arles, Amsterdam, Tolosa, Bologna, Londra,
Rivoli fino alle recenti antologiche di Empoli, Losanna e Roma (purtroppo
postuma).
Risale agli anni 1964-66 "La buona terra", seguita da "Caroline Branson" del
1971-73, lavoro ispirato all'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, poi la
grande serie dei paesaggi: "Presa di coscienza sulla natura" (1977-1979).
Su testi del poeta Permunian si fonda "Il Teatro della neve" (1984-86) seguita da
"Ninna Nanna" (1985-87) e "A Silvia" (1987-88), lavoro pensato in origine per un
programma televisivo. Nel 1986 muore la madre, a cui aveva dedicato nel 1955
un intenso ritratto.
Tra i lavori più recenti ricordiamo: "Il mare dei miei ricordi" (1991-94), "Io sono
nessuno" (1994-95) su testi di Emily Dickinson fino ad arrivare a "Questo ricordo
lo vorrei raccontare" (1998-2000) e "Bando" (1998-99) ciclo di immagini in serie
di 4, ispirate ad una poesia di Sergio Corazzini e presentato nel 1999 alla XXIV
Biennale d'Arte contemporanea di Alatri.
Il 25 novembre 2000, all'età di 75 anni, Mario Giacomelli si è spento nella sua
casa di Senigallia.

SCHEDA INFORMATIVA:
Titolo: MARIO GIACOMELLI 99 FOTO

Sede: Cinecittàdue Arte Contemporanea, Centro Commerciale Cinecittàdue, Viale
Palmiro Togliatti 2, 00173 Roma

Durata mostra: dal 12 maggio al 25 luglio 2010

Progetto allestimento: Studio Purini - Thermes

Organizzazione: Cinecittàdue arte contemporanea con Bruna Marchini

Presentazione alla stampa: mercoledì 12 maggio, ore 11.00

Orario: dal lunedì alla domenica, dalle ore 11.00 alle ore 19.30

La mostra rimarrà chiusa:
mercoledì 2 giugno (Proclamazione della Repubblica)
martedì 29 giugno (SS. Pietro e Paolo)

Ingresso libero

Informazioni:
tel. 06-7220910
email: direzione@cinecittadue.com

Come arrivare:
Metro A, fermata Subaugusta o Cinecittà
In automobile:
dal GRA uscita n. 21 Tuscolano, direzione Roma Centro
dal centro: San Giovanni, via Tuscolana
Parcheggio con 1.500 posti auto dove le prime due ore di sosta sono gratuite

Ufficio Stampa:
Novella Mirri e Maria Bonmassar: tel. 06-32652596 ufficiostampa@novellamirri.it


Roma, maggio 2010


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