11-27 giugno: festival "Il Giardino delle Esperidi" - Monte di Brianza (LC)

06/lug/2010 11.43.04 ibpress Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Inoltro il comunicato stampa del festival "Il Giardino delle Esperidi" con alcune aggiornamenti e precisazioni.
Cordialmente,
Ilaria Bartolozzi



 
ScarlattineTeatro
presenta
Il Giardino delle Esperidi
Festival di teatro, musica, danza e poesia nei borghi e sui sentieri del Monte di Brianza
(Lecco)
dall’11 al 27 giugno 2010
VI edizione



Il Festival si consolida nella sua programmazione 2010 come uno tra i più innovativi ed interessanti festival del panorama regionale, frequentato tradizionalmente da un pubblico eterogeneo proveniente in parte dagli abitanti dei comuni coinvolti (40%), da un pubblico provinciale (40%) e da un pubblico regionale e nazionale (20%), composto per la gran parte da giovani (tra i 20 ed i 40 anni). Il Festival ha come fulcro centrale l’antico borgo rurale di Campsirago, che a quasi 700 metri d’altezza, sulle pendici del Monte San Genesio, nel lecchese, è immerso in boschi ancora incontaminati, e da dove si gode un eccezionale panorama su laghi e montagne lombarde. In questo suggestivo contesto naturale, nello splendido palazzo Gambassi, appena restaurato e risalente in parte al ‘300 e in parte all’800, ha sede la Residenza Teatrale Monte di Brianza della compagnia ScarlattineTeatro. Il Festival coinvolge molti altri  luoghi di interesse storico e turistico nel territorio del Monte di Brianza (Lecco), coinvolgendo dimore e ville storiche (Villa Gola, Casa Semenza, Palazzo Gambassi, Mulino Tincati), borghi medioevali (Figina, Mondonico, Campsirago, Ello) ed antiche pievi (San Michele al Monte Barro, Chiesa dei SS. Giacomo e Filippo). Il festival ha la direzione artistica di ScarlattineTeatro Residenza Monte di Brianza, ente coofinanziatore del progetto, e s’intreccia con “Luoghi Comuni”, il circuito teatrale delle Residenze Teatrali Lombarde.
Il Festival si svolge dall’11 al 27 giugno 2010, con tre lunghi weekend di programmazione. La sesta edizione de “Il Giardino delle Esperidi” prevede 24 spettacoli in cartellone, tra cui diversi spettacoli provenienti dalla scena internazionale. Sono 9 gli spettacoli in prima o anteprima nazionale, tra cui “Luxuria” e “Dog” di Scottish Dance Theatre, “Found” degli inglesi Courious Seed, “Clic” e “Talita Kum” di Riserva Canini, “Breve esposizione di cattività” di Sanpapié, “Me Cheeta!You..??!!” di ScarlattineTeatro, “Mappughje” di Zerogrammi, e il primo studio su Antonia Pozzi di Elisabetta Vergani. Il Festival è un esempio di interazione virtuosa tra pubblico e privato, essendo co-finanziato in misura proporzionale da numerosi Istituzioni ed Enti Locali (Provincia di Lecco-Comunità Montana del Lario Orientale e della Valle di San Martino, dai Comuni di Castello Brianza, Colle Brianza, Ello, Galbiate, Olgiate Molgora, Santa Maria Hoè), da Fondazione Cariplo, da un Ente Privato (ScarlattineTeatro Residenza Monte di Brianza), da alcuni sponsor privati e con il sostegno del Parco del Monte Barro.
Il costo dei biglietti è molto contenuto per favorire l’afflusso di un pubblico locale e popolare.
Per gli abitanti dei paesi coinvolti il biglietti d’ingresso ha il costo simbolico di 1 euro.
Per gli altri spettatori i prezzi sono compresi tra i 5 ed i 10 euro a spettacolo, 15 per l’intera serata.


Venerdì 11 giugno
Palazzo Gambassi - Campsirago
Ore 21.00
Non Sopporto più…
di e.s.t.i.a.

Non Sopporto più… Il teatro come forma codificata, né la ripetizione identica e infinita delle parti dei ruoli e dei giochi, e i poteri tristi, e la complessità d’esser donna, e la sua mancanza di riconoscimento e nemmeno sopporto più questo costante continuo inutile rumore di parole che s’illude di potersi fragorosamente sostituire alla concretezza delle cose fatte. Non ne posso più di predicare ai pesci, di vivere nel passato prossimo, di essere egoista, di dover scegliere quali figli portare con me nel “mondo nuovo” e poi dove mettere mia madre… e passare la vita ad aspettare uno che ti da un appuntamento fisso e non ti dice il giorno… Dall’esperienza del laboratorio teatrale annuale aperto da Teatro In-Stabile nel carcere di Bollate alla popolazione esterna nasce questo sfogo semiserio di serie questioni di ogni giorno, agite nel rischio vivente di un gruppo in improvvisazione non troppo destrutturata, cercando di lasciare andare l’insopportabile inutile noto e purtroppo mai notato…

Palazzo Gambassi - Campsirago
Ore 22.15
Found
di Courious Seed - Prima Nazionale – Vincitore dello Scotsman Fringe First Award - 2009


Found è condotto da movimento e musica dal vivo. Il lavoro ha un filo narrativo supportato da testi e video. Le basi della narrazione sono dettate da una lettera trovata. Quando questa storia frammentata si spiega, la realtà personale è profondamente influenzata da una vita immaginata. L’obiettivo di Curious Seed è di coinvolgere, partire da un pensiero che generi un lavoro performativo che tiene al centro la fisicità. La compagnia esplora nuovi modi di scambiare e sviluppare il senso delle performances basate sul movimento, attraverso l’elaborazione di processi che coinvolgono collaboratori provenienti da diverse aree artistiche e vantando un nucleo di musicisti, attori, danzatori, designers e video maker di punta.

“Una gioia per gli occhi” - The Herald
"Una piece commovente... che ha fatto piangere parte del pubblico" - The Times

 
Sabato  12 giugno
Palazzo Gambassi - Campsirago
Ore 21.30
Viaggi al termine di una stanza [estratto n. 4]
di Rossolevante

regia: Silvia Cattoi e Juri Piroddi
con: Juri Piroddi e Yamina Piroddi

Lo spettacolo completo si compone di 4 azioni sceniche tenute assieme dalla medesima situazione scenografia in cui i personaggi si trovano ad agire: una stanza chiusa con un letto e pochi altri oggetti di uso quotidiano. In una pensione di quart’ordine, in una metropoli contemporanea non troppo ben definita, i protagonisti vengono colti in un frammento specifico della parabola esistenziale che si trovano a vivere. Ciascuno porta in sé una frattura profonda - una ferita - che li ha convinti in qualche modo a isolarsi, escludendosi da tutto ciò che sta oltre la stanza. Al di fuori c’è una realtà che incombe sopra di loro - una realtà fatta di menzogne, cinismo, sconfitte, ingiustizie, piccole e grandi violenze - ed è terrificante. Lo spazio scenico comprende – oltre alla stanza da letto – anche un’area a parte, sospesa: lo spazio del sogno, del desiderio e delle possibilità inespresse. Si tratta di un quadrato bianco di circa quattro metri per quattro, all’interno del quale i personaggi svelano chi e che cosa avrebbero potuto essere se il mondo fuori non li avesse schiacciati, respinti, sviliti, mortificati. È il luogo un po’ magico in cui il fratello nascosto che ciascuno porta in sé può mostrarsi e agire. Protagonista dell’estratto n. 4 è una bambina che (ancora) è capace di dormire e sognare. Gli anni dell’infanzia – l’età magica – «l’unica che meriti di essere vissuta», sono un serbatoio di memorie preziose.

Palazzo Gambassi - Campsirago
Ore 22.00

Luxuria / Dog
di Scottish Dance Theatre - Prima Nazionale


Scottish Dance Theatre, compagnia nazionale di danza scozzese, diretta da Janet Smith, presenta un favoloso progetto composto da due lavori originali prodotti dalla compagnia.

Luxuria
coreografia di Liv Lorent
Il pluripremiato Luxuria di Liv Lorent è un lavoro magistrale al contempo tenero e pungente. Visivamente accattivante, cinematografico e con una colonna sonora evocativa e coinvolgente, “Luxuria” è una festa per i sensi.
"Languidamente sensuale e struggentemente romantico" - The Guardian

Dog
coreografia di Hofesh Shechter
Crudo e sincero, pungente e sofisticato, è un lavoro esilarante creato appositamente per SDT da Hofesh Shechter.
"Pieno di idee e arguzia, è danza per la mente come per i sensi" - The Guardian

dalle 23.15 dj set

Domenica 13 giugno
presso la Chiesa di Brianzola - Castello Brianza
Ore 21.00
Cleopatras di Giovanni Testori
di e con Arianna Scommegna

regia di Gigi Dall’Aglio
produzione ATIR

Cleopatràs è il primo dei “Tre lai” di Giovanni Testori pubblicati postumi nel 1994. Tre lamenti di morte che Cleopatra, Erodiade (Erodiàs) e la Madonna (Mater Strangosciàs) rivolgono al loro amato. In questa dimensione “cimiteriale” si cela un canto sfrenato per la vita. Cleopatràs tocca tutti i tasti del rimpianto per la perduta ricchezza della vitalità. Perchè sono proprio gli elementi più concreti della vita ad ossessionare la mente allucinata della morente: i cibi, le bevande, i vestiti, le canzoni, le vacanze... e l’attaccamento alla propria terra, a quel regno d’Egitto che nella riscrittura testoriana diventa parola di uno spicchio di Lombardia tra i due rami del lago di Como. Si compie un viaggio nella memoria alla ricerca di un tempo perduto, la cui forza evocativa poggia sull’uso sapiente di una lingua entrata di diritto nella storia del teatro italiano.
“Magnifica Scommegna per Cleopatras” - Corriere della Sera

presso la Chiesa di Brianzola – Castello Brianza
Ore 22.15
Manolibera  
di ScarlattineTeatro, Luna e Gnac, Michele Cremaschi
Listed Fringe Arward Edimburg 2009 – Pick of the Fringe 2009

Dopo il successo della tournée internazionale (dallo Zimbawe al Fringe Festival di Edimburgo) torna alle Esperidi “Manolibera” è un viaggio tra le immagini a due dimensioni, dove lo schermo, trasformato in una gigantesca vignetta, fa da sfondo alle imprese di due personaggi in carne ed ossa. Ercole e Cassandra sembrano essere usciti dalle pagine del vecchio Corriere dei Piccoli, vivendo le loro storie comiche e poetiche caratterizzate dalla critica alla società dei consumi e delle multinazionali. È un po' come quei fumetti che i grandi comprano ai bambini per poterli leggere di nascosto.


Venerdì 18 giugno
Casa Semenza – Santa Maria Hoè
Ore 21.00
L’Isola
Un storia di immigrazione
dall'omonimo libro di Armin Greder
di Nudoecrudo

scrittura scenica Alessandra Pasi
con Franz Casanova, Alessandra Pasi
sonorizzazione ed illuminazione Luca De Marinis
elementi sceno-grafici Filippo Fossati

“Un mattino, gli abitanti dell’isola trovarono un uomo sulla spiaggia,
là dove le correnti e il destino avevano spinto la sua zattera.
L’uomo li vide e si alzò in piedi. Non era come loro.”

Così si apre la vicenda dello straniero senza nome che, provenendo da chissà dove, approda all’isola degli uomini massicci e floridi portando in dote il suo carico di bisogni e speranze.
Una lirica e livida favola dell’esclusione.
Una storia di tutti i giorni.
Una parabola paradigmatica dell’immigrazione clandestina senza alcuna integrazione ad allietare il finale.
Mai accolto, lo straniero è raccolto solo per l’insistenza pietosa di qualche anima pia e poi semplicemente rimosso, negato alla vista e relegato ai margini della società.
Ma il rimosso ritorna, di persona e come fantasma a turbare i sonni e le coscienze degli abitanti troppo egoisti ed impauriti per osare un confronto.


Venerdì 18 giugno
Casa Semenza – Santa Maria Hoè
Ore 22.15
Me Cheeta! You..!!??
di ScarlattineTeatro  - Prima Nazionale

di Joseph Scicluna
con Katia Capato, Marco Mazza, Joseph Scicluna
arrangiamento musicale Joseph Scicluna
audio editing e luci Cinzia Airoldi
oggetti di scena Francesco Panzeri
uno speciale ringraziamento a Marzia Scarteddu

Cari umani, ormai dei miei trascorsi da scimmia non ricordo quasi nulla. Devo fare uno sforzo tremendo per ricordare la mia perduta infanzia in quella giungla selvaggia, come del resto capita a voi umani, quando tanto, tanto, tanto tempo fa eravate scimmie tanto da dimenticarvi un anello mancante nella nostra evoluzione…
Cheeta (talvolta trascritto anche come Cheetah, Cheta e Chita, e in italiano noto anche come Cita), è uno scimpanzé della finzione cinematografica e televisiva, amico e compagno di avventure di Tarzan. Ricopre un ruolo prevalentemente comico, ma partecipa occasionalmente all'azione comunicando con gli altri animali della foresta a beneficio del suo amico/padrone umano. Viene solitamente, ma non sempre, caratterizzato come scimpanzé di sesso maschile, e nei film è stato interpretato da animali di entrambi i sessi. Il personaggio di Cheeta è una invenzione hollywoodiana, non presente nella serie di romanzi di Tarzan di Edgar Rice Burroughs; in alcune delle opere più tarde della serie appare però un personaggio per alcuni versi analogo, la scimmia Nkima. Joseph Scicluna, Marco Mazza e Katia Capato ridanno vita alternando divertimento e dramma, alla storia di questa incredibile start hollywoodiana.


Sabato 19 giugno
Mulino Tincati – Olgiate  Molgora
Ore 16.00
OZ
Lettura animata e musicata de “Il mago di oz”di Frank Baum
di e con Soledad Nicolazzi, Alessandra Daietti

“La buffa vecchietta si tolse il cappello, lo tenne in equilibrio sul naso e contò uno due tre. Il cappello diventò una lavagnetta sulla quale c’era scritto “che Dorothy vada alla città di smeraldo”,  poi si avvicinò alla bambina e la baciò sulla fronte: “la strada della città di smeraldo è lastricata di mattoni gialli”  disse. Eseguì tre piroette sul calcagno sinistro, e subito sparì”.

Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se, in una notte di bufera un grande ciclone trasportasse la vostra casa in un altro mondo? Se vi dicessero che l’unica cosa da fare per tornare a casa vostra è di seguire una strada di mattoni gialli la prendereste? E avreste il coraggio di incontrare il grande e terribile mago che governa la città di smeraldo? E’ proprio quello che è successo a Dorothy, al suo cagnolino Toto e ai loro incredibili amici:  uno Spaventapasseri senza cervello,  un Uomo di Latta senza cuore e un Leone senza coraggio. L’OZ che si racconta qui comincia con un blues. Con l’aiuto di pochi oggetti un’attrice legge e interpreta alcuni dei brani più coinvolgenti del Mago di Oz, e le parole di Frank Baum vengono sottolineate, anticipate, e arricchite dai suoni e dalla musica di scena. Alla fine della lettura anche i bambini vengono coinvolti in una grande piccola orchestra.


Sabato 19 giugno
Casa Semenza – Santa Maria Hoè
Ore 21.00
L’Isola
Un storia di immigrazione
dall'omonimo libro di Armin Greder
di Nudoecrudo
scrittura scenica Alessandra Pasi
con Franz Casanova, Alessandra Pasi
sonorizzazione ed illuminazione Luca De Marinis
elementi sceno-grafici Filippo Fossati

“Un mattino, gli abitanti dell’isola trovarono un uomo sulla spiaggia, là dove le correnti e il destino avevano spinto la sua zattera. L’uomo li vide e si alzò in piedi. Non era come loro.”

Così si apre la vicenda dello straniero senza nome che, provenendo da chissà dove, approda all’isola degli uomini massicci e floridi portando in dote il suo carico di bisogni e speranze.
Una lirica e livida favola dell’esclusione.
Una storia di tutti i giorni.
Una parabola paradigmatica dell’immigrazione clandestina senza alcuna integrazione ad allietare il finale.
Mai accolto, lo straniero è raccolto solo per l’insistenza pietosa di qualche anima pia e poi semplicemente rimosso, negato alla vista e relegato ai margini della società.
Ma il rimosso ritorna, di persona e come fantasma a turbare i sonni e le coscienze degli abitanti troppo egoisti ed impauriti per osare un confronto.


Casa Semenza – Santa Maria Hoè
Ore 22.15
Föch
di Auraucaìma Teater
regia: Alberto Salvi
aiuto regia: Ilaria Pezzera
attori: Pietro Bailo, Elena Borsato, Miriam Gotti, Marco Robecchi, Alberto Salvi.
arrangiamento canti: Miriam Gotti
luci: Pietro Bailo
costumi: Roberta Valli

Nei primi anni del secolo XX la famiglia contadina era unità allargata, estesa. Comprendeva i discendenti di una stessa linea familiare, ma poteva altresì far convivere al suo interno diversi nuclei familiari. Nella famiglia rurale, inserita in un sistema economico di tipo artigianale, inserita in un sistema economico di tipo artigianale, prevalevano schemi di autorità patriarcale. Il governo degli affari familiari era affidato ai più anziani. La realtà contadina si distingueva perché fondata su uno stato di fatto: l’affetto dei suoi componenti. Grande nucleo famigliare rappresentativo di un sistema sociale autarchico, ma non solo, anche intreccio di relazioni, amori, intrighi, faide e vendette. Luogo di importanza fondamentale, che assume significato sacro, era la stalla, dove, durante le lunghe sere d’inverno, si svolgeva la veglia. Attraverso il recupero della lingua parlata, il dialetto, con storie, leggende e canzoni popolari tradizionali e la costruzione dei personaggi, secondo le dinamiche relazionali interne, si vuole raggiungere la rappresentazione di un affresco storico popolare dell’Italia del secolo scorso.


Domenica 20 giugno
Figina - Galbiate
Ore 18.00
Storie d’amore estremo
con il laboratorio donne Torino condotto da Giulietta Debernardi


In uno spazio vuoto e senza tempo, che cambia luogo nel corso del racconto (un tribunale, una pista da pattinaggio, un parco, una camera da letto...), si incontrano figure tragicomiche. Tutte sono accumunate da una forte passione che le ha portate, nei loro legami, a essere vittime o carnefici. I loro corpi riportano nel presente della scena i fantasmi di fatti di cronaca che attraversano l’Italia negli ultimi secoli: omicidi o suicidi per Amore.  Si alterna un linguaggio lirico a uno quasi comico. Tra i corpi narranti si aggira una seducente signora in abito da sera. Tessendo il filo conduttore, dà corpo al mistero della vita: la morte in un’ambigua vitalità. Il vero protagonista è il Coro, da cui di volta in volta si stacca il singolo come testimone del suo dramma. Fondamentale nel suo ruolo di antagonista e interlocutore, il Coro è l’eco dello stato d’animo del narratore. Lo spettacolo è il risultato di un laboratorio fondato sulle improvvisazioni che hanno fatto nascere relazioni e legami tra i diversi personaggi. Per la prima volta chi è in scena non porta racconti della propria vita ma testimonianze di altre vite, mosse da sentimenti estremi, passioni così forti da diventare mortali.
Lo spettacolo è il risultato di un laboratorio fondato sulle improvvisazioni che hanno fatto nascere relazioni e legami tra i diversi personaggi: nascono e muoiono secondo visioni, ricordi evocati e messi in scena in unico girone che ruota intorno al sentimento amoroso eccessivo.


Domenica 20 e lunedì 21 giugno
San Michele al Monte Barro - Galbiate
Ore 21.30
Sincronie di errori non prevedibili
di santasangre
- prima regionale

ideazione Diana Arbib, Luca Brinchi, Maria Carmela Milano, Dario Salvagnini, Pasquale Tricoci, Roberta Zanardo
elaborazione video Diana Arbib, Luca Brinchi, Pasquale Tricoci
partitura ed elaborazione del suono Dario Salvagnini
corpo e voce Roberta Zanardo
costume Maria Carmela Milano
produzione Santasangre 2009 - OperaEstate Festival Veneto 09

Un solo corpo in uno spazio vuoto si muove, come qualcosa di fragile che  sta per saltare.
Voce, corpo e suono si inseguono con degli arresti complici e indisciplinati.
Una fuga composta da picchi brevi ed improvvisi, errori non prevedibili come in un involontario sbaglio di programmazione o comportamento originariamente non voluto.
Gli errori di visualizzazione grafica e lo sfasamento degli eventi audio sono irregolarità che nei  loro punti di contatto scandiscono gli accenti di un canto dimenticato, un commiato del corpo in continua sottrazione ed espansione.
La luce, utilizzata per dissolvere spazio e tempo, realizzerà uno spostamento prospettico, una scomposizione del piano della visione, permettendo allo spettatore di entrare in contatto con un’esperienza mutevole.


San Michele al Monte Barro - Galbiate
Ore 22.30
Clic / Talita Kum- Anteprima Nazionale (in forma di studio)
di Riserva Canini


Clic di e con Marco Ferro, Maurizio Patella, Valeria Sacco.
E’ uno spettacolo che parla di due mani e due occhi. Lo spettatore assiste a ciò che queste due mani e questi due occhi fanno e vedono durante l’arco di una giornata qualsiasi di questo tempo presente. Le mani sono alle prese con un piccolo oggetto bianco: lo trascinano con insistenza da una parte all’altra e di volta in volta gli danno come dei leggeri colpetti sul dorso: clic. Sono mani inquiete che non si fermano mai, ma per fortuna a volte hanno bisogno di riposo e allora la smettono di tormentare e di tormentarsi: intrecciano le dita e finalmente si placano. Capita che si regalino un tempo più pacato e, come in un lento rituale, si mettano a prepararsi un caffè o a sbucciare un’arancia. Gli occhi, invece, sono impegnati in tutt’altro: contemplano lontani paesaggi, guardano volti noti e meno noti, passano da un’immagine all’altra, in un confondersi di luoghi, situazioni e persone, per poi fermarsi a fissare a lungo misteriosi segni bidimensionali. A volte lacrimano, ma se a causa dello sforzo a cui sono sottoposti o se per via di un’emozione che li ha toccati, non ci è dato saperlo.

Talita Kum di e con Valeria Sacco con la collaborazione di Marco Ferro
Talita Kum nasce da un progetto di ricerca sulla marionetta a taglia umana. E’ la storia di una creatura doppia, contraddittoria, ibrida: in parte marionetta, in parte essere umano. Un essere che per sua natura contiene allo stesso tempo l'autonomia e la dipendenza, la forza e la fragilità, la volontà e l'incertezza. Talita Kum racconta il misterioso dialogo tra il corpo e l’anima. Le due identità incarnate in questa creatura sono all'apparenza profondamente diverse: l’una visibile ed esposta, con un volto e una voce, l’altra nascosta, silenziosa, anonima, col viso coperto. Che cosa accade se la parte visibile pretende di far emergere l'identità della parte invisibile? Se cerca di guardare negli occhi ciò che da sempre ha alle sue spalle e che in modo così invasivo interferisce nelle sue azioni, nei suoi gesti, nei suoi passi? Che cosa accade se si pretende che la propria anima si esponga, lei per prima, nel nostro agire e essere di tutti i giorni ? Queste domande lanciano dei continui rimandi a due sfere parallele: quella esistenziale della relazione con la propria interiorità e quella teatrale della relazione tra marionettista e marionetta. Come se si narrasse la storia della rivolta di una marionetta al suo manipolatore ma nella paradossale circostanza in cui la marionetta e il manipolatore sono due parti di una stessa creatura vivente.

Venerdì 25 giugno
Chiesa dei SS Filippo e Giacomo - Ello
Ore 21.00
Antonia Pozzi: per troppa vita che ho nel sangue - Primo Studio
di Farneto Teatro

di e con Elisabetta Vergani
musiche originali dal vivo Filippo Fanò

“per troppa vita che ho nel sangue tremo nel vasto inverno” A.P.

Antonia Pozzi, poetessa milanese morta suicida nel 1938, a soli 26 anni, è una delle voci più alte della poesia del ‘900 europeo, la cui fortuna e notorietà però è di recente acquisizione. “Avvicinarsi a piccoli passi, rispettando il tabù, preparati a strappare ai morti il loro segreto non senza pena. La confessione della nostra pena, da lì dovremmo cominciare”.
Queste parole di Christa Wolf esprimono in modo esatto l'approccio con cui s'intende portare sulla scena la vicenda umana e artistica di Antonia. Questo primo studio costituisce la prima tappa di un viaggio alla scoperta della  risonante e palpitante voce della Pozzi. La famiglia Pozzi possedeva una casa di campagna a Pasturo, in Valsassina, che Antonia frequentava spesso. Pasturo era il suo luogo dell’anima, qui è sepolta. Antonia era un’amante della montagna e un’esperta scalatrice. La Provincia di Lecco è dunque un luogo pozziano per eccellenza, perché qui Antonia amava rifugiarsi per camminare e scrivere. Da qui nasce la necessità di presentare il primo studio al festival di Campsirago. Scrive la Pozzi in una lettera ad un amico: ”….perché non per astratto ragionamento, ma per un’esperienza che brucia attraverso tutta la mia vita…io credo alla poesia.  E vivo della poesia come le vene vivono del sangue. Io so che cosa vuol dire raccogliere negli occhi tutta l’anima delle cose e le povere cose…. sentire mute sorelle al nostro dolore ”.
Dare un nome e una casa all’anima di tutte le cose anche quelle impalpabili, effimere che fluttuano nell’aria, restituire un corpo alla voce della sua poesia, per tanto tempo così misconosciuta, riconoscerla e riconoscersi in questo atto, è, grazie ad Antonia, appassionante e necessario.


Chiesa dei SS Filippo e Giacomo - Ello
Ore 22.00
La Ballata dei Poveri Cristi
Canzone al Vangelo o ai Bambini bombardati in Palestina
spettacolo vincitore Premio della Giuria ETI - CEI - Teatri del Sacro 2009
testo di Cristian Ceresoli
di e con Silvia Gallerano, Antonio Pizzicato, Gianluca Casadei


Canzone al Vangelo è uno spettacolo, ma si guarda e si ascolta come se fosse una canzone, una canzone che dura appena più di un’ora. Un’ora in cui si canta e si racconta una storia. E quando si canta e si racconta questa nuova storia, il pubblico balla e si emoziona. E ride. E molte volte si commuove. Canta in coro. Dice: ooooh. È una festa. Una canzone in cui il testo in metrica è già in partenza concepito per avere un’esecuzione cantata: ciò significa che la poesia viene composta come se fosse musica e la letteratura diventa una spartito per il canto dal vivo degli interpreti (cantanti, attori, musicisti) che si offrono al pubblico con la forza scatenante di un concerto dal vivo: guardando a Pier Paolo Pasolini e Vinicio Capossela, a Elsa Morante, Bob Dylan e Matteo Salvatore.
"(...) colpisce il senso di dinamismo, di insolita forza fisica che emana da quel Battista (...). Ed è agghiacciante l'invenzione finale di un Cristo in croce che ritorna all'improvviso bambino, diventando di fatto, emblematicamente, uno dei tanti bambini bombardati e dilaniati in quella terra" - Il Sole 24 Ore


Venerdì 25 giugno
Piazza del Municipio  - Ello
Ore 23.00
"Ti amo… Ma la cosa non ti riguarda"
Spettacolo Comico
con Tristano Testa

scritto e diretto da Corrado Nuzzo & Maria Debiase

C’è il Cabaret. C’è il teatro comico. C’è il teatro canzone. E poi c’è Tristano Testa.
Folle! Egocentrico! Irriverente! Spettinato! Politicamente scorretto! Assolutamente divertente!
Tristano Testa, l’unico performer e cantautore che riesce ad essere contemporaneamente euforico e depresso, per la prima volta, affronta il tema dell’amore. Ma non di solo amore vive un rocker…Monologhi comici, canzoni esistenziali e gags surreali, questi sono gli ingredienti della serata di Tristano Testa! “Ti amo… ma la cosa non ti riguarda” è uno spettacolo comico in cui differenti linguaggi artistici, dal teatro al circo, dalla musica all’improvvisazione teatrale, si mescolano e si completano per dare vita a qualcosa di inedito, un misto di cantautorato dark-demenziale con accenti a dir poco esilaranti.


Sabato 26 giugno
Villa Gola – Olgiate Molgora
Ore 21.00
Odiséa. Lettura selvatica
di Teatro delle Albe / Ravenna Teatro

di Tonino Guerra
traduzione Giuseppe Bellosi
“lettura selvatica” di Roberto Magnani
cura Marco Martinelli
tecnico suono e luci Luca Fagioli
produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro

La penna onirica di Tonino Guerra, fa emergere in Odiséa un Ulisse più umano, non l’epico sterminatore di troiani, ma il pellegrino stravolto e affaticato del mare. Lo spettacolo – nato dall’esigenza di Roberto Magnani di uno scavo quotidiano nella poesia e dalla voglia di affinare l’uso del dialetto come “lingua di scena”, cardine irrinunciabile della poetica del Teatro delle Albe – più che un semplice reading è una sorta di esercizio lirico in cui l’afflato ultralocale di una lingua terrosa come il dialetto della Romagna più folle e immaginifica, si fa universale. Lo spettacolo presenta le caratteristiche di una lettura, la convenzione che si stipula con lo spettatore è chiara: c’è un leggio, e l’attore legge facendosi voce narrante, impersonando di volta in volta la voce del narratore, del protagonista e di tutti i personaggi che Ulisse incontra lungo il viaggio. Un’unica luce proveniente dal leggio, unico elemento scenico, e alcuni interventi musicali tratti dalle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, interpretate dalla fisarmonica di Stefan Hussong.
Gli armeni chiamano la loro lingua, “la tutta splendida”: e questo vale per tutti i narratori di storie del mondo.


Villa Gola – Olgiate Molgora
Ore 22.15

Breve esposizione di cattività - Anteprima
di Sanpapié

di Sarah Chiarcos e Lara Guidetti
con Lydia Colombelli, David Melcarne, Luca Zangheri
coreografia Lara Guidetti
drammaturgia Sarah Chiarcos
musiche Marcello Gori

Che cosa mi tiene legato? Che cosa m’impedisce di scattare, saltare, correre, scappare ,attaccare? Che cosa m’impedisce di andarmene? Di lasciare?
Nel rumore del mondo sgrano la mia catena anello dopo anello: da una parte arrivo a me, dall'altra è senza fine, questa catena - catena di domande, catena di giorni, catena di cose messe in fila che a guardarle da lontano sembrano una vita intera. E la vita chiama, e io rispondo che so piangere senza disfarmi il trucco, che so perdere e dimenticare, che so perfettamente governarmi. E se decidessi di sganciare la catena che cosa ne sarebbe di me? Se riuscissi se potessi se volessi essere nient'altro se non quel che sono, senza condizionamenti, senza la buona educazione e i sensi di colpa - mi piacerei ancora?
Breve esposizione di cattività procede nella ricerca sui linguaggi della scrittura originale che coinvolge coreografia, drammaturgia e musica.


Sala civica – Olgiate Molgora
Ore 23.15
Serate Bastarde
di Dionisi Compagnia Teatrale

di Renata Ciaravino e Carmen Pellegrinelli, con la collaborazione di Silvia Gallerano; aiuto regia Carlo Compare; film-making di Elvio Longato; produzione di Marina Belli

Esiste une versione ufficiale del nostro presente. In genere è raccontato dalla televisione. La televisione diventa la verità e nella vita cerchiamo di riprodurla. Per riuscirci occorre essere tendenzialmente belli, ricchi, di successo, veloci, sfrontati, produttivi. In una maggioranza. Ma c’è un problema: nella realtà siamo storti. Inadeguati. Tendenzialmente brutti, senza soldi, recentemente senza futuro. In genere il mondo lo vediamo tratteggiato in maniera lungamente più grossolana della nostra intima consapevolezza del mondo stesso. Ma la società si è strutturata per sottrarci il fuoco dell’indagine, della sorpresa e ancora peggio: dell’ Entusiasmo.  La vita è breve e la liberazione un dovere: di scoprire cosa ci sia dietro a un corpo martoriato dal fuoco che vuole far parte del mondo dello Spettacolo, dietro a una pensionata di 70 anni costretta a lavorare che sfoga se stessa incendiando un pakistano. Dentro alla tv. Serate Bastarde è un intreccio di quadri eseguiti sotto forma di Stand Up, esibizioni fisiche, video, prosa, satira e tragedia.

Serate Bastarde non è come nessun’altra commedia al Fringe Festival [...] è vertiginosamente originale e ci ricorda come emozionante possa essere la satira politica quando chi lo fa provoca veramente uno squarcio” - The Guardian

"Fedeli alla loro vocazione di artiste irregolari che trasformano il teatro nel detonatore liberatorio dei tabù più inconfessabili. Più che uno spettacolo in senso stretto, un cabaret, metropolitano, estremo e radicale." - La Repubblica


Domenica 27 giugno
Parco Giochi di via Monte, presso la sede degli Alpini - Castello Brianza
Ore 16.00
Un Odissea - Spuntini di Viaggio  
di Millima Teatro


Uomini, dei, viaggi, miraggi, magie, bugie… questi sono gli ingredienti fondamentali per cucinare qualcosa di delizioso da servire al banchetto degli dei, sempre affamati di nuove storie. E chi sta ai fornelli? Apollo e la sua fedele Musa ispiratrice! Ma, come spesso accade, gli ambiti manicaretti si rivelano pasticci e i sospirati ritorni a casa… un’Odissea! Cosa bolle in pentola? Lo raccontano due attrici trasformandosi nei diversi personaggi che Ulisse incontra nel suo viaggio verso Itaca dopo la fine della guerra di Troia. Comicità, invenzioni e colpi di scena fanno da contorno e alla fine (con buona pace delle interpreti che non citeranno tale battuta)… il pranzo è servito! Il racconto del viaggio di Ulisse parla di curiosità, nostalgia, paura, coraggio, amore: sentimenti universali che appartengono all’essenza dell’uomo. Affrontare ostacoli, misurarsi con Dio e con l’ignoto, lottare per un’idea, incontrare mostri e persone fantastiche, fa parte del vissuto di ognuno. Queste sono le motivazioni che hanno spinto Millima Teatro a riproporre, attraverso la metafora e la trasformazione di oggetti di uso quotidiano, una delle opere letterarie più significative della nostra cultura.

“(…) ha il pregio della semplicità e dell'immediatezza e arriva grazie alla simpatia e all'energia delle due interpreti” - La Provincia di Lecco


passeggiata teatrale a Figina - Galbiate
Ore 18.00
ULISSE
di Luca Radaelli e Michele Fiocchi

con Michele Fiocchi
regia Luca Radaelli

La relazione padre-figlio è il cuore del nostro approccio all’Odissea di Omero.
Femio, attore navigato, affronta il pubblico con le armi del mestiere (la parola, il canto, il gesto) con l’aiuto del figlio Medonte, cui sta passando i segreti della sua arte. Lo fa incarnando Ulisse, che ritrova nella lotta, la relazione col figlio Telemaco.
Femio il cantore e Medonte l’araldo sono gli unici due personaggi che Ulisse risparmia quando, tornato alla reggia di Itaca, chiude i conti con i Proci, pretendenti al suo trono e a sua moglie. Li risparmia perché “si sappia ciò che è stato”. L’importanza del narratore come testimone, che attraverso l’oralità diffonda le gesta degli eroi, è fondamento di una metafora, quella tra il teatro e la guerra. La battaglia di Ulisse vale a ristabilire ciò che è giusto e sconfiggere gli usurpatori. Per la prima volta nel mondo antico gli dei sono invocati quali dispensatori di giustizia. Perciò il passaggio di consegne significa istruire il discepolo nelle arti marziali ma anche nei valori per i quali combattere. L’altro tema forte è il valore della trasmissione orale, diretta dall’esperienza.


Domenica 27 giugno
Palazzo Gambassi - Campsirago
Ore 21.30
MAPPUGHJE. Prima Variazione
di Zerogrammi

Regia e coreografia Stefano Mazzotta, Emanuele Sciannamea
Creato con e interpretato da Chiara Michelini
Testi Fabio Chiriatti
Luci, costumi e progetto scenografico Cie. Zerogrammi
Realizzato da Alessandro Baro
Musiche Tin Hat Trio

Le mappugghje sono, nel dialetto salentino, le carabattole, cianfrusaglie, quelle cose che si accumulano nel portafogli, nei cassetti, in scatole di latta, cose che si conservano a dispetto del poco valore materiale. Ad esse affidiamo pezzetti di cuore, di viaggi, di ricordi, e gli chiediamo di custodirli nell'attesa di essere pronti per metterle in soffitta. Un'attesa che il personaggio di questo solo, una singolare Penelope, vive nell'immobilità di una piccola casa. In silenzio, paziente, si muove tra le mappugghje del suo cuore, nel tentativo di recuperarne la trama inesorabilmente destinata a sciogliersi tra i granelli di zucchero dell'ennesimo caffè.  I suoi giorni si ripetono, sempre diversi, custodendo con caparbia ostinazione gli stessi desideri e lo stesso ricordo, forse edulcorato dal tempo, di quell'eroe assenteista che è ormai divenuto il fantasma dell'Amore ideale. Penelope, da tempo immemorabile e con devozione, attende.  La coreografia di movimenti sghembi, inscritta in uno spazio ”costretto”, è fatta di gesti che si ripetono simulando piccole impellenze domestiche, per poi lanciarsi in evoluzioni improvvise verso mondi altri, lontani dal quel minuscolo spazio. Piccoli viaggi tra movimenti minuti. Silenzi, tempo del non fare, tempo del ricordo, ed occhi che guardano intorno. Sedere pazienti e immaginare il grande ritorno. Svegliarsi. Un caffè. Vestirsi. Riordinare i capelli in una treccia, la collana di perle farne due giri, le scarpe consumate dallo stare fermi. Aspettare. Farsi bella. Sempre. Per Amore. Guardare il mare. Sensazione di cose che sfuggono. Amare. Aspettare aspettando. Ed intanto zuccherare un'altra tazza di caffè.


Domenica 27 giugno
Palazzo Gambassi - Campsirago
Ore 22.30
Lettura – Concerto de I Muzikanti di Balval e Denis Micallet

Una piccola orkestra balcanica, eterogenea, multiforme ed in continua evoluzione, che raccoglie in sé musicisti di diverse origini e bagagli culturali di lontane provenienze. Fonte d’ispirazione primaria del loro genere è la musica Rom, espressione artistica di un popolo che sa riunire in una voce sola i diversi caratteri dell’Europa balcanica. I Muzikanti sono la realizzazione di un autentico incontro di culture, che si esprime in un linguaggio musicale originale, fantasioso, libero, vitale. Ritmi incalzanti, intervalli orientaleggianti e virtuosismi si alternano a melodie struggenti dal potere evocativo, in una combinazione di esotismo ed energia che emoziona ogni tipo di pubblico.
Per carattere nomade e spirito libero amano le esibizioni a stretto contatto col pubblico, e sanno animare manifestazioni ed occasioni di festa. Hanno viaggiato in Italia e all'estero, si sono esibiti in numerosi festival di artisti di strada; svolgono regolare attività concertistica in locali pubblici, circoli culturali, centri sociali. Hanno collaborato con il gruppo teatrale “Poetica” insieme al quale hanno scritto e realizzato uno spettacolo sul tema del commercio equo & solidale, dal titolo “Caffè Corretto”, già presentato in diverse città italiane. Collaborano con l'attrice rom Dijana Pavlovic insieme alla quale hanno realizzato lo spettacolo Rom Cabaret.

Formazione
Durante il festival si svolgono il laboratorio di Teatro Danza tento dalla compagnia Scottisch Dance Theatre (durata: 3 giorni) e un happening di Teatro Danza e Musica dal Vivo condotto dalla compagnia inglese Courious Seed (durata: 1 giorno).

Info: www.scarlattineteatro.it - info@scarlattineteatro.it  -  tel. 039.9276070
Si consiglia un abbigliamento comodo e caldo, adatto alla montagna.

Ufficio Stampa ScarlattineTeatro

Ilaria Bartolozzi
ibpress – comunicazione / eventi
cell. 348.0016900
ilaria@ibpress.it

www.ibpress.it


blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl