COMUNICATO STAMPA PSICHIATRIC HOSPITAL FRANKESTEIN PER LA PRIMA VOLTA A MILANO Si Ringrazia per Eventuale Pubblicazione

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17/set/2010 18.06.18 Spazio Tadini Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

MOSTRA PERSONALE FOTOGRAFICA
di

Giordano Morganti


“PSICHIATRIC HOSPITAL FRANKENSTEIN”
Trilogia dell’essere o dell’esistere
Spazio Tadini
Milano, Via Jommelli, 24

DAL 27 OTTOBRE AL 27 NOVEMBRE 2010
Inaugurazione mercoledì 27 ottobre ore 18.30
con dibattito e performance a cura di OpificioTrame,
Federicapaola Capecchi

Spazio Tadini apre la stagione 2010-2011 portando per la prima volta a Milano la mostra fotografica di Giordano Morganti “Psichiatric Hospital Frankenstein” che fu esposta a Palazzo Te a Mantova. Una mostra che fece molto discutere fino a rischiarne la chiusura, per il suo contenuto
e per un titolo evocativo di mostruosità frutto più dell’Uomo che della Natura.

“Non era stampato che il primo volume e già iniziarono i boicottamenti – racconta Giordano Morganti – pochi giorni dopo l’inaugurazione ci si mise pure l’avvocato a intentare una causa al fine di far chiudere la mostra e di ritirare la pubblicazione del libro, asserendo che non avevo
autorizzazione dei degenti: accusa che fui in grado di smentire all’istante. In tutto questo caos mi venne di grande aiuto Vittorio Sgarbi, da poco assessore a Milan, che trasformò, il tutto in uno scandalo. Fu grazie a lui che, a mostra appena chiusa, attraverso il tam tam su internet,
il Comune di Mantova fu costretto a riaprire i battenti poiché vi erano fuori più di mille persone desiderose di visitarla”.

Si tratta di una mostra che pone spunti di riflessione sulla capacità della società di creare mostri, stereotipi, artifici per demonizzare l’imperfezione dell’essere umano. Un’occasione per osservare l’individuo attraverso la lente di un obiettivo fotografico che ci allontana dalla ricerca spasmodica
della perfezione, del bello, dell’eterna giovinezza e della felicità e ci impone l’accettazione del limite, della follia, della malattia, la gestione del dolore con il conforto che può dare solo la bellezza della verità, della carne in sé, dell’osservare una Natura senza pensieri, espressione solo di cicli stagionali.
Giordano Morganti presenta un triplice percorso “corpo, mente e anima”. Un viaggio trasversale che va dai ritratti di malati psichiatrici, alla raffigurazione dettagliata di parti anatomiche per poi sfociare in uno scenario agreste dove gli alberi fanno da protagonisti tra terra e cielo.
Una mostra di forte impatto emotivo raccontata, illustrata e commentata dai critici Daniele Astrologo, Flavio Caroli, Raffaele Bedarida, Ando Gilardi, Roberto Mutti, Walter Schonenberger in un libro di tre volumi della Silvana Editore.

Un’opportunità per l’associazione culturale Spazio Tadini per riflettere sulla relazione tra la società e l’individuo, in particolare su come viene costruito e stereotipato il singolo intrappolandolo in esistenze fittizie e funzionali all’esistenza e alla sopravvivenza del gruppo sociale.

“Dopo 3 anni in cui rifiutai, in più occasioni, di esporre PH Frankenstein, dopo Palazzo Te a Mantova , sia in ambiti privati che pubblici – afferma Morganti - è arrivata quella che ho ritenuto essere la giusta occasione. Spazio Tadini, superfluo a dire, è a mio modesto avviso lo spazio culturale privato per eccellenza.
Un crogiuolo dove tempo –spazio si coniugano in un continuo divenire, qui, a Milano, in questo luogo il senso di esporre è Assoluto. Questa mostra doveva aver luogo più in là, verso Natale, poi le vicende non artistiche riguardanti l’associazione mi fecero ritenere i tempi maturi.
Voglio anche dire che, purtroppo, tanti di coloro che hanno saputo della mia decisione di esporre PH Frankenstein a Spazio Tadini, in questo momento delicato, tentarono di dissuadermi e questo loro incedere mi convinse invece che la mostra era assolutamente da fare, qui e ora!
Io non sono tenero, e in primis non lo sono con me, ho una visione del materiale umano assai poco nobile e PH Frankestein nasce proprio a denuncia di questa nostra società malata e ferita che troppo spesso vive solo di sovrastrutture devastanti trascurando il vero vivere.
La maggior parte delle persone è affetta da una malattia gravissima: credono di essere nomali (sempre che questo a vocabolo si possa dare un significato esaustivo) è lì che abita la follia peggiore, quella che diabolicamente annidata e sghignazzante attende di poter dare il meglio di sé,
e questa follia risiede quasi sempre in quella persona dall’apparenza innocua ma dal pensiero debole”.

Sulla questione normalità interpretata nella mostra“Psichiatric Hospital Frankenstein” Flavio Caroli, nel testo critico del libro edito dalla Silvana editore, pubblicato durante la mostra di Palazzo Te a Mantova scrive:

“La parola "anomalia" naturalmente non significa nulla. La nobiltà di questi percorsi (si riferisce a mente, corpo e anima n.d.r) è avventura e tragedia (o illuminazione, come dicono i buddhisti) e potenziale verità, come d'altronde è sempre la vita. Una verità che può in qualche misura essere capita solo dall'arte;
quella, nella fattispecie, di Giordano Morganti. Dal volto, infatti, la tragedia si irradia nel corpo. In questi fianchi anchilosati, in questi equilibri precari, in queste magrezze o obesità è contenuto il mistero di un destino che è segregato nel suo bozzolo, nella sua prigione di carne, un bozzolo che fa male e può essere
più espressivo di tutte le parole del mondo. A questo punto, Morganti ha l'intuizione più bella e, se posso dire così, più sconvolgente. Punta l'obbiettivo sui dettagli, perché è lì, nei dettagli, che la natura infinite volte sceglie le vie per le quali le cellule dovranno evolversi: una via che - per destino - potrà essere brevemente salvifica, parzialmente felice, o mortale. Così, dita e denti dentro una bocca possono compartire l'immagine come un dipinto di Mondrian, e un gomito o un'anca possono vivere nello spazio come forme classiche irragionevolmente perfette. Quello, dice Morganti, è il "colpo di dadi" della crescita delle cellule nello spazio.
Tutto ciò rinvia però alla natura, al bosco, agli alberi, che crescono nel vento, e certamente hanno un'anima. Lì, il miracolo delle diversità è infinito, vive in cortecce fitomorfe, in tumori benigni e bellissimi del legno, nel sontuoso schermo delle foglie divise fra la luce e l'oscurità. Misterioso progetto e appunto oscuro destino dell'Essere che si manifesta nell'universo conoscibile. Da tutto questo, Morganti trae infatti una conclusione sorprendente e affascinante. La chiave di ogni verità è custodita da Frankenstein, "mostro" (cioè apparizione) e re di ogni anomala crescita cellulare. Dice Morganti che il Frankenstein del primo millennio è stato Gesù Cristo. Credo di averlo stupito il giorno in cui - a conferma - gli ho ricordato che la prima immagine in assoluto di Gesù Cristo fu quella graffita da un suo nemico, che lo raffigurava con la testa di asino. Frankenstein, appunto”.

Sulla ricerca del bello, dell’estetica e sul racconto della verità scrive invece Roberto Mutti sulla mostra di Morganti intervistandolo:

“Oggi tutti, ma soprattutto i giovani, sono molto interessati ad apprezzare opere di alta densità estetica, quindi io ho agito proprio partendo da questo punto di vista: il mio lavoro è una sorta di cavallo di Troia grazie al quale, prendendo spunto dall’estetica, faccio passare un discorso sociale.
Il risultato non è però estetizzante perché il libro sulla follia è desolante e senza pietà, proprio come la realtà vissuta dalle persone che ho fotografato con tanta difficoltà. Chi osserva si sente a disagio di fronte a quei volti certo non belli né delicati perché viviamo in una società che rifiuta ogni diversità
classificandola come mostruosa”. Qui il riferimento è dichiaratamente letterario: Giordano Morganti cita Mary Shelley e il personaggio da lei creato in “Frankestein”, una creatura buona trasformata dagli uomini in un essere malvagio. In effetti esiste più di un’analogia fra il lavoro letterario e quello di questo fotografo
che dichiara di essere molto veloce nella fase di ripresa ma poi lento e meditativo in quella della successiva elaborazione. “Basta sapere che ho dedicato cinque anni al lavoro sui corpi mentre quello sugli alberi l’ho iniziato nel 1989 e forse l’ho finito adesso. Per quanto riguarda la ricerca sulla follia, dai primi scatti
del 1977-79 sono passato a quelli del 1991-92 e ai più recenti del 2004-2007. Fra riprese furiose di tre giorni e molte riflessioni, sono passati come niente trent’anni: questi sono i miei ritmi”. Questa dilatazione dei tempi, così in controtendenza rispetto a quanto abitualmente viene richiesto nella nostra epoca,
permette di ragionare attorno a un tema complesso come quello della contemporaneità e del suo significato: “Per me contemporanee sono le opere che restano tali senza subire i mutamenti del tempo e ancora hanno cose da dirci.
E’ invece un errore confondere le opere contemporanee con quelle più recenti: Vittorio Sgarbi mi ha chiesto una volta perché mi capita di privilegiare le fotografie di trent’anni fa rispetto a quelle appena scattate, ma per me il problema è diverso perché in ogni immagine voglio ritrovare il contesto
che le dia significato e fondamento. Avendo iniziato a realizzare le mie fotografie più importanti quando ero appena diciannovenne, non ho le paure di chi si sente vecchio se vengono pubblicati lavori realizzati anni fa. E’ che, piuttosto che uscire a ogni costo, semmai preferisco attendere fino a quando
posso mostrare ricerche che ritengo complete e ben strutturate”. Tutti questi discorsi, però, non sono fini a se stessi perché Morganti parla senza mai perdere di vista il rapporto fra tecnica ed estetica: “Diceva André Kertész che ogni fotografia è fin troppo dimensionata rispetto alla nostra capacità di
percezione e questo spiega lo strano effetto iperrealistico provocato dal digitale. Il suo limite è, paradossalmente quello che si ritiene un suo pregio, l’eccesso di definizione. Questa è la ragione per cui non uso il digitale – visto che non ho finora cercato effetti di tal genere – ma anche perché
mi sembra un po’ come una donna liftata: se proprio ti piace, sposala”.

Breve Biografia

Giordano Morganti (Milano, 1956), si dedica fin da giovane alla fotografia; fra i soggetti privilegiati della sua indagine, che sfiorano l’ambiguità e l’emarginazione, un posto rilevante è occupato dal mondo dei manicomi e dai suoi abitanti.
Sue fotografie sono state esposte in occasione di mostre di rilievo, come “Il Male” (Torino 2005), “Il ritratto interiore” (Aosta 2005), curate entrambe da Vittorio Sgarbi, e “Il volto della follia” (Reggio Emilia 2005-2006), curata da Sandro Parmiggiani.


CALENDARIO MOSTRE


1975 Milano
Mostra “LA DONNA”
Galleria Molino delle Armi.

1980 Milano
Sicof “THE BODY” a cura di Lanfranco Colombo.

1981 New York
Mostra itinerante “12 FOTOGRAFI ITALIANI” Monas Hierogliphica.

1982 La Spezia
Centro Allende “GRANDI MAESTRI – i fotografi di Vogue” a cura di Alberto Nodolini, 5 marzo 1982.

1983 Pechino
Museo d’Arte Moderna “MOSTRA REPUBBLICA CINESE”, donazione Lanfranco Colombo.

Milano
“THE BODY” nella chiesa sconsacrata di Via Piero della Francesca.

1984 Berlino
Mostra Storica “LA FOTOGRAFIA TEDESCA”.

1985 Barcellona
Mostra “ 1° BIENNALE D’ARTE “ Catalogo ufficiale.

1987 Milano
Mostra a Palazzo Reale “ L’UOMO VOGUE 20 ANNI DI RITRATTI “ Catalogo Condé Nast ottobre.

Milano
Sicof Mostra “DONNE SENZ’ANIMA” a cura di Lanfranco Colombo.

1988 Milano
Mostra Galleria San Fedele “NIENTE” a cura di Alberto Piovani.

1991 Milano
Mostra Galleria Credito Valtellinese “ AMNESTY INTERNATIONAL “ curata da Giovanna Calvenzi.

1993 Milano
Mostra presso la biblioteca di Via Senato “ FONDAZIONE DI FOTOGRAFIA “ dedicato a Lanfranco Colombo.

Bergamo
Mostra “ ACCADEMIA DI FERRARA “ Galleria d’Arte Moderna.

1994 Milano
Mostra Galleria San Fedele “ NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE “ curata da Daniela Palazzoli. Dal 19 gennaio al 12 febbraio.

Roma
Mostra “ PROVINI D’AUTORE “ Centro Culturale Francese, P.zza Navona. Catalogo Federico Motta. Dal 18 febbraio al 12 marzo.

1995 Varese
Mostra “ RITRATTI “ presso Rossi di Albizzate, curata da Alberto Piovani.

Milano
Teatro Franco Parenti “ STORIE DI DIPENDENZA “ , dal libro di Emilio Tadini.

Roma
Mostra “ RITRATTI ” Mostra d’Arte Moderna, curata da Franco Lefèvre .

1997 Milano
Mostra Multimedia Gallery. Dal 7 al 25 febbraio.

2000 Milano
Mostra della Rivista “ CITTA’ “. Galleria Antonio Iannone. Dal 1 al 15 ottobre.

2001 Mantova
Mostra Galleria Bernardelli “ COME VEDONO I CANI “ antologica. Dal 8 settembre al 7 ottobre.

2002 Roma
I° Festival della Fotografia, presso la Galleria “ La Nuova Pesa “ collettiva con Jannis Kunellis e Rebecca Horns. Dal 25 maggio a novembre.

Roma
Campidoglio “SENZA FISSA DIMORA” 22 giugno.

2003 Milano
Pelota, mostra collettiva durante la “ Fiera del Designer “ con 11 immagini, maggio.

Roma
III° Festival della Fotografia “ Temple University “ “ CHI SIAMO “. Dal 17 maggio al 22 giugno. Catalogo Federico Motta.

Todi
IV° Festival Città di Todi “ NATURA MORTA: RIFIUTI “. La mostra tratta della Follia, curata da Simona Marchini. Dal 18 luglio al 31 agosto.

Mantova
Mostra Galleria Area Bernardelli “ RESURREZIONI “ e catalogo, dal 6 settembre al 8 ottobre.

Milano
Mostra personale “ IL VOLTO “ curata da Toti Melzi. Fondazione Collegio Università, 29 settembre.

Palermo
“ DA TIZIANO A DE CHIRICO e altre solitudini“ Albergo delle Povere, dal 11 ottobre al 11 gennaio 2004.

2004 Milano
Asta Sothebis “SCATTI PER BENE “. Catalogo De Agostini. Dicembre 2004.

2005 Torino
“ IL MALE “ mostra curata da Vittorio Sgarbi, Palazzina di Caccia Stupinigi, catalogo Skira.

Aosta
“ RITRATTO INTERIORE “ mostra curata da Vittorio Sgarbi, dal 31 maggio al 2 ottobre. Catalogo Skira.

Milano
Asta Sothebis “SCATTI PER BENE “. Catalogo De Agostini. Novembre.

Milano
Mostra “ I SORDI E LA FISIOGNOMICA “ sottotitolata “ il silenzio e la parola “ per lo spazio dedicato alle mostre, Libreria Feltrinelli di Milano, dal 9 novembre al 8 dicembre. Inaugura il 14 novembre onorandosi dell’ intervento dello storico dell’arte Flavio Caroli.

2006 Lodi
Mostra dal titolo “ L’INQUIETUDINE DEL VOLTO - da lotto a Freud da Tiziano a De Chirico”, curata da Vittorio Sgarbi, presso le sale della B.i.p. Italia City (Banca Italiana Popolare), è presente un’opera fotografica. Dal 11 novembre 2005 e chiude il 12 febbraio 2006, catalogo Skira editore.

Reggio Emilia
“ IL VOLTO DELLA FOLLIA “ a Palazzo Magnani, curata da Sandro Parmigiani, dal 12 novembre 2005 al 22 gennaio 2006, si tratta della più grande mostra collettiva sulla malattia mentale con una raccolta di circa 500 scatti a partire da fotografie dell’ottocento fino alla contemporaneità. La mostra è in un grande catalogo edito da Skira.

Varallo Sesia
Nelle sale di Palazzo D’Adda una mostra personale, a dittico. Titolo: “ ESTERNINTERNI “. Per il trentennale dell’ Alpaa. La mostra inaugura il 9 luglio.

Milano
Galleria “ Brera 5 “ di Montrasio, mostra personale inaugura il 30 novembre: “ MIND’S FRIENDS: THE NEW MONARCHY “. Catalogo mostra.
Presentazione I° libro “ OPERAZIONE FRANKENSTEIN “ in tre volumi. Silvana editoriale.

Bar Giamaica mostra curata da Pedrazzini. “ MINDS WALLS “ inaugura il 15 novembre.

2007 Mantova
L’assessorato ai beni culturali della città di Mantova per la serie “ I Grandi Fotografi “ realizza una mostra occupante le sale di “ Palazzo Tè “: per la prima volta sono esposti i 34 anni di lavoro di ricerca.

Denver
“ IL VOLTO DELLA FOLLIA “ diventa mostra itinerante con prima tappa Denver poi Parigi.
Parigi ultima tappa.


2008 Genova
Mostra Galleria VisionQuest “COLLETTIVO 180” dal 10 ottobre al 30 novembre

Milano
Mostra Galleria Cà di Frà “POLAROID” da novembre a gennaio.

Verona
Arte Fiera: Galleria Movimento, interpretazioni di “ P.H. Frankenstein “ eseguite da Giovanni Sesia e tre mie opere originali.

2009 Siena
Mostra Museale Fondazione Monte dei Paschi “ARTE GENIO E FOLLIA – IL GIORNO E LA NOTTE DELL’ARTISTA” Ideatore e Curatore Mostra VITTORIO SGARBI dal 30 gennaio al 21 giugno, catalogo MAZZOTTA.

Genova Mostra personale Galleria VisonQuest “BLOOD ON BLOOD” dal 01 ottobre al 29 novembre.

Milano
Dibattito presso la sezione di Filosofia del’Università Statale, argomento P.H.Frankenstein il 13 maggio, relatore prof. Massimo Rizzardini.



PER INFORMAZIONI : SPAZIO TADINI


Via Niccolò Jommelli 24
20131 Milano
tel +39 02 26 19 684
+39 366 45 84 532

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