Mostra "LA VOCE DELLE IMMAGINI" dal 30 settembre al 22 ottobre, Foyer dell'Auditorium Parco della Musica, Roma

29/set/2010 13.55.03 Novella Mirri Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.






La voce delle immagini

30 settembre - 22 ottobre 2010
Roma, Foyer dell'Auditorium Parco della Musica di Roma



Comunicato Stampa

La sera del primo ottobre 1950 iniziarono le trasmissioni del Terzo Programma radiofonico. Una scelta senza precedenti: quella di destinare un intero
canale a un pubblico e un linguaggio particolari, contro i rischi di omologazione (quando la parola nemmeno circolava) e gi fuori dalla logica pi banale
della comunicazione di massa.

Il primo ottobre 2010 Radio3 compie dunque 60 anni. In virt della collaborazione da tempo avviata, Radio3 RAI e Fondazione Fotografia (progetto
promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena) con Fondazione Musica per Roma hanno deciso di celebrare questa importante ricorrenza
con "La voce delle immagini", una mostra dove suoni e immagini si incontrano negli spazi dell'Auditorium Parco della Musica di Roma.

Una foto non si sente, la radio non si vede. Non sono difetti: sono le virt di due mezzi gemelli. Linguaggi che non saturano i sensi e lanciano la pi
provocatoria, attuale e necessaria delle sfide: quella all'immaginazione. Cosa accade incrociandoli? Le foto parlano, la radio si mostra? Come spiega
nella sua introduzione al catalogo Marino Sinibaldi, direttore di Radio3, l'idea di questa esposizione nasce da qui: provare a mostrare quello che non si
pu vedere, trovare un suono per ci che appare muto.

Sette gli autori coinvolti, tra i maggiori protagonisti della fotografia italiana contemporanea: Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Vittore Fossati, Luigi
Ghirri, Mimmo Jodice, Walter Niedermayr e Francesco Radino. A ognuno di loro stato chiesto di prestarsi a questo "esperimento" presentando una
selezione di immagini e un brano audio appositamente individuato, capaci insieme di ricreare una particolare condizione di ascolto: immagini ispirate da
musiche, suoni o da specifiche parole, oppure composizioni sonore che sembrano ricalcare le forme stesse delle fotografie, collocabili sulla medesima
lunghezza donda come due voci in controcanto.

Curata da Filippo Maggia e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con Radio3 RAI e Fondazione Musica per Roma,
la mostra trova sede privilegiata negli spazi dellAuditorium Parco della Musica, da cui vengono trasmesse settimanalmente su Radio3 le dirette degli
spettacoli e dei concerti. Nei foyer che precedono gli ingressi alle sale saranno allestiti i diversi contributi degli autori coinvolti: sette specifiche
installazioni, che affiancheranno a una selezione di immagini uno o pi brani di ascolto, presentati nello spazio espositivo tramite apposite postazioni
audio.

Roma, settembre 2010



INFORMAZIONI

titolo mostra
La voce delle immagini

a cura di
Filippo Maggia

promosso da
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Fondazione Musica per Roma
Radio3 RAI

sede espositiva
Foyer dell'Auditorium-Parco della Musica
viale Pietro de Coubertin 30, Roma

periodo
dal 30 settembre al 22 ottobre 2010

conferenza stampa
29 settembre 2010, ore 11.30

inaugurazione
29 settembre 2010, ore 19.00

orari di apertura
tutti i giorni dalle ore 11,00 alle 20,00

ingresso gratuito

catalogo
Skira, a cura di Filippo Maggia

ufficio stampa
Novella Mirri e Maria Bonmassar
Tel 06 32652596
ufficiostampa@novellamirri.it

informazioni
Auditorium-Parco della Musica
viale Pietro de Coubertin 30, Roma
Tel 06 802411 - Fax 06 80241 211
Infoline: 06 80241281 (dalle 11 alle 20)
info@musicaperroma.it










Presentazione di Marino Sinibaldi, Direttore di Radio3
per il catalogo di mostra


Una foto non si sente, la radio non si vede. Non sono difetti: sono le virt di due mezzi gemelli. Linguaggi che non saturano i sensi e lanciano la pi
provocatoria, attuale e necessaria delle sfide: quella all'immaginazione. Cosa accade incrociandoli? Le foto parlano, la radio si mostra?

L'idea di questa esposizione nasce da qui: provare a far vedere quello che non si pu vedere, trovare un suono per ci che appare muto. E nasce da un
anniversario: il 1 ottobre 2010 Radio3 festeggia i suoi primi 60 anni - tre volte venti compleanni pieni di idee e di voci. Con una vocazione: cercare la
bellezza e l'intelligenza del mondo, anche dentro i suoi conflitti e i suoi cambiamenti: E insieme riflettere sulla natura profonda dello strumento
radiofonico, che trasmette attraverso il puro suono un universo infinito di immagini.

Forse per questo Radio3 ha sviluppato, lungo gli anni, una inclinazione a ragionare sulle arti visive, lanciando la sfida di far vedere l'invisibile, di
sostituire l'occhio con l'orecchio. Sono nati cos programmi specifici dedicati all'arte, e sono stati coinvolti importanti artisti contemporanei (Carla Accardi
nel 2010, Michelangelo Pistoletto nel 2011) che con il loro segno, offerto a Radio3, ci aiutano a immaginare la radio.

Confermando una felice collaborazione con la Fondazione Fotografia della Cassa di Risparmio di Modena - che ha gi visto la realizzazione nel nostro
storico palazzo di Via Asiago di tre importanti mostre monografiche (Luca Campigotto, Luca Andreoni, Carmelo Nicosia)- per il suo 60 compleanno Radio3
offre ai suoi ascoltatori e ai visitatori dell'Auditorium-Parco della Musica di Roma la mostra La voce delle immagini,

Sette fotografi italiani, fra i pi significativi del nostro tempo (Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Vittore Fossati, Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Walter
Niedermayr, Francesco Radino), lavorano sul tema dell'ascolto, della sonorit, della vocalit e mettono le loro opere visive in dialogo con la radio, con le
sue parole e i suoi suoni, che sono i suoni e le parole del mondo.

Marino Sinibaldi
Direttore di Radio3








Presentazione di Andrea Landi, Presidente
della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
per il catalogo di mostra



Il sessantesimo anniversario della nascita di Rai Radio Tre, con la quale Fondazione Fotografia di Modena da tempo ha sviluppato un'intensa
collaborazione attorno al linguaggio delle immagini, l'occasione per presentare nel foyer dell'Auditorium Parco della Musica di Roma una mostra dal
taglio originale, in cui immagini e suoni dialogano fra loro in un percorso sinestetico.

Le opere selezionate appartengono a sette tra i maggiori protagonisti della fotografia contemporanea italiana - Gabriele Basilico, Vincenzo Castella,
Vittore Fossati, Francesco Radino, Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Walter Niedermayr - e intendono evocare in chi le osserva la suggestione di ascolto. Alle
immagini stato infatti associato un commento audio, nella forma di brano musicale, di testo letto a voce alta, o di tessuto sonoro.

La mostra nasce da un invito rivolto a Fondazione Fotografia dal direttore di Radio Tre, Marino Sinibaldi, che dal 2009 ha voluto introdurre le forme
dell'immagine in un ambiente etereo per eccellenza come quello radiofonico attraverso una serie di mostre di fotografia allestite negli studi di via Asiago.
Fondazione Fotografia, il progetto culturale nel campo dell'immagine promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, si prestata volentieri
a questa sfida, mettendo a disposizione opere dalla propria collezione, cos come ha sviluppato il tema oggetto dell'esposizione realizzata in occasione
del sessantesimo anno della radio. Tra le finalit di Fondazione Fotografia, infatti, non c' solo quella di acquisire opere destinate alla collezione, ma
anche di promuovere una cultura della nuova fotografia contemporanea attraverso attivit espositive mirate, programmi didattici e formazione continua.
Tali iniziative troveranno uno sviluppo ideale nel Master internazionale di alta qualificazione nel campo della fotografia e dell'immagine, che si intende
avviare a partire dall'anno accademico 2011/2012.

Andrea Landi
Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Modena







Presentazione di Carlo Fuortes, Amministratore Delegato
della Fondazione Musica per Roma
per il catalogo di mostra



Musica per Roma ospita, dal 29 settembre al 22 ottobre, La Voce delle Immagini, una mostra fotografica curata da Filippo Maggia e organizzata da Radio3
Rai e da Fondazione Fotografia, progetto della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
L'iniziativa cade nel 60 anniversario della nascita di Radio3, l'antico e ormai mitico Terzo Programma Rai, che ha iniziato le trasmissioni il 1 ottobre del
1950, avendo poi adottato l'attuale nome nel 1976.
Fondazione Fotografia stata a sua volta costituita pi recentemente con lo scopo di integrare la collezione di fotografia con una sistematica attivit
espositiva, insieme alla organizzazione di convegni e dibattiti, con sede nel polo culturale dell'ex Ospedale Sant'Agostino di Modena.
In questa occasione gli autori coinvolti sono alcuni tra i protagonisti della fotografia italiana di ricerca: Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Vittore
Fossati, Francesco Radino, Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Walter Niedermayr, i quali presentano una serie di opere che, anche se non sempre in modo
esplicito e diretto, rinviano alle esperienze, alle fantasie e ai collegamenti che la musica o le parole, trasmesse via etere, possono suscitare
nell'ascoltatore.
I grandi spazi dell'Auditorium e in particolare il Foyer, che collega le varie sale, sembrano essere particolarmente adatti per una mostra del genere sia,
appunto, per dimensione, che per vocazione, viste le grandi mostre finora organizzate negli stessi luoghi, senza dimenticare che fra le attivit del Parco
della Musica e Radio3 c' ormai un rapporto strettissimo, dal momento che molti concerti e spettacoli vengono regolarmente trasmessi dalla storica
emittente.
La fotografia, che da tempo considerata un'arte, al pari della pittura o della scultura, e la sempre verde radio, tutt'altro che superata dalle nuove
tecnologie, si incrociano dunque in un contenitore il cui scopo, tra gli altri, anche quello di promuovere l'incontro tra vari generi espressivi insieme con i
pi diversi strumenti della comunicazione, che in questa mostra diventa anche contaminazione tra i vari sensi della percezione umana, vista e udito,
posti come noto da molti
teorici del fatto estetico, a partire dagli empiristi inglesi, a fondamento del fenomeno dell'arte.
Mai come in questo caso tale impostazione pu rivelarsi esatta.


Carlo Fuortes
Amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma






Gabriele Basilico

Brano d'ascolto: Max Roach, assolo di batteria


sopra: Gabriele Basilico, immagini dalla serie "Contact 1984-85", 1979, Polaroid, collezione privata


"Mi sono accorto che su dieci fotografi che conosco, circa la met suona la batteria o le percussioni. Come Francesco, che per anni stato il leader di un
vero gruppo rock; o Toni, che ha partecipato addirittura a una performance con Tullio De Piscopo; o Luca, che aveva istallato la batteria nella camera
oscura, dove poter scaricare su cassa e tamburi la tensione accumulata in ore e ore di concentrazione sulla stampa; o Riccardo, che per ha lasciato le
percussioni per il sax; o Claudio, che alla sua festa di matrimonio sfoggiava una Yamaha super tecnologica.
Ho pensato varie volte che il lavoro del fotografo, avendo bisogno di ritmo, pu trovare complicit e liberazione nel dialogo con l'espressivit musicale e
con questa pu accompagnarsi come con uno dei pi preziosi compagni di strada.

Il progetto "Contact 1984-85" un lavoro sul design, perch usa l'impronta sulla pelle per segnalare ironicamente l'aggressivit del design sul corpo,
come si poteva vedere al mare, anni fa, quando le persone si alzavano dalle poltrone o dai dondoli rivestiti di fili di plastica. Confesso che mi venuto
spontaneo pensare, per fantasie performative, ai sederi di "Contact" come a una tastiera da suonare.
Poi ho preferito usare chi della percussione ha fatto un'arte: da qui la scelta di Max Roach, che avevo visto esibirsi alla fine degli anni Sessanta a
Milano, al Teatro Lirico, in compagnia Art Blakey e Sonny Rollins. Da allora, per me, un mito, un astro intoccabile." (Gabriele Basilico)


Gabriele Basilico (Milano 1944) inizia la sua ricerca a fine anni '70, facendo dellarchitettura urbana e industriale l'oggetto primario del suo lavoro. A
partire da met anni 80 - periodo della sua partecipazione al prestigioso progetto di committenza pubblica della Mission Photographique de la DATAR -
inizia a dare forma a quello che diventer uno dei concetti fondamentali del suo fotografare: quello della "lentezza dello sguardo", atteggiamento
contemplativo dilatato col quale l'artista osserva, percepisce e ordina il paesaggio contem-poraneo.
In mostra Gabriele Basilico presenter i 12 dittici della serie Contact, realizzata nel 1978 utilizzando una pellicola Polaroid bianconero PN55 a sviluppo
istantaneo. Il brano d'ascolto indicato dall'autore un assolo di percussioni del batterista soul Max Roach.






Vincenzo Castella

Brano d'ascolto: Napoleon Strickland and Como drums Band, Como Breakdown


a sinistra: Vincenzo Castella, # 10254 East Gerusalem, 2007, stampa light jet, courtesy Studio La Citt, Verona
a destra: Vincenzo Castella, Ramalla, 2007, stampa light jet, courtesy Studio La Citt, Verona


"Como Drums Band una formazione composta da un piffero primitivo in legno (fife) e tre percussioni. In particolare nel brano "Oh Baby", Napoleon
Strickland e il suo gruppo suonano mentre lo strumento di registrazione rimane a volte in posizione fissa e a volte si muove, alterando cos i rapporti e i
volumi dei singoli strumenti. Ho scelto questo brano musicale registrato "sul campo" nel 1967 in Mississippi dal ricercatore George Mitchell per riflettere
sull'interazione tra la dinamica della musica e la dinamica delle immagini, cio quell'aspetto di proiezione quasi tridimensionale dei suoni come delle
figure.
Dal punto di vista della Psicoacustica, la dinamica un fattore importante per intervenire sull'attenzione dell'ascoltatore. Musica con livelli dinamici
omogenei (musica piatta - plain music) come la musica di sottofondo per ambienti, pu creare noia, assuefazione, indifferenza, abbassamento della
soglia di attenzione, cos come rilassamento e senso di familiarit. Grandi contrasti dinamici (ad esempio la contrapposizione tra uno strumento solo e
un "forte" improvviso di tutta l'orchestra) creano agitazione, sorpresa ed eccitazione. []
L'oscillazione di una sola nota tirata a lungo che sale e scende di poco, l'aumento e la diminuzione del suono di fondo e la modulazione delle distanze
nel dialogo di due o pi elementi o le distanze dei primi piani dagli sfondi creano una disomogeneit all'interno dell'ascolto e della visione che non
immediatamente udibile dalle orecchie o percepibile dagli occhi, ma sentita dai centri emozionali, un movimento psichico che produce un risultato fisico.
Ho sempre pensato che la "registrazione" creasse un evento che prima non esisteva.
L'osservazione stessa lo fa, non modifica un fenomeno, ne crea uno nuovo." (Vincenzo Castella)

Vincenzo Castella (Napoli 1952) avvia la sua carriera fotografica a met anni settanta, rivolgendo l'attenzione alle trasformazioni del paesaggio
contemporaneo e ai cambiamenti dell'immaginario collettivo a esso collegato. Le ampie vedute che dagli anni novanta caratterizzano il suo lavoro
prendono in esame i diversi concetti di "distanza" e "dislocazione": privo di intenti narrativi, il suo sguardo sulla realt oggettivo, neutrale, ma mai
distaccato; capace di cogliere tutti i fenomeni in essa contenuti, rimanda a una pluralit di voci, sguardi e immagini differenti, conducendo a una lettura
progressiva dell'ambiente urbano.
Tra le recenti esposizioni, ricordiamo le personali presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Guarene d'Alba, l'Amsterdam Centre for
Photography (2003), il Teatro Armani di Milano (2004), il Palazzo Reale di Napoli (2005), Art Unlimited - Art Basel, la Biennale d'Arte di Tirana (2009), Paul
Andriesse Galerie di Amsterdam, la Galleria Fucares di Madrid (2009), Studio La Citt di Verona (2010).







Vittore Fossati

Brano d'ascolto: Radio 3


Sopra: Vittore Fossati, Fotografie fatte ascoltando la radio, 2007, c-print, courtesy l'artista

"Caro Filippo,
Pensando a questa storia della radio mi venuto in mente che queste foto (ma anche le altre, le "nature morte", come si dice) sono state fatte ascoltando
la radio che sto sentendo anche adesso mentre ti scrivo (radio 3: stanno trasmettendo da Lugano - dall'auditorium della RSI - un concerto bellissimo, dal
vivo). Ecco, il brano finito, ci sono gli applausi (il pezzo era il gran duo concertante di Franz Liszt) e proprio ora hanno citato un violista, Yuri Bashmet,
che, combinazione, per me che non vado quasi mai ai concerti, avevo ascoltato in un teatro di Tashkent e cio in Uzbekistan, il "luogo" delle altre
fotografie di cui abbiamo parlato.
Insomma, la radio e non l'ascolto dei CD (in macchina vanno bene perch c' il viaggio, il movimento, lo scorrere del paesaggio) ma quando sono a casa,
nel mio studio, ho bisogno di tenere una finestra aperta e allora ho bisogno dell'aria della radio, della musica e delle parole dalla radio e anche della
sorpresa di quello che ascolter di nuovo, che non conosco e che arriver insospettato (inaudito il caso di dire) a tenere compagnia ai miei pensieri e
soprattutto a spostarmeli in una direzione imprevista. L'ascolto di un CD, di una cosa che sei tu a mettere e sai gi cos', quando sono in casa mi da
sempre un po' una sensazione di claustrofobia.
Le foto che ti mando sono "foto fatte ascoltando la radio" e quindi non una musica in particolare ma "la radio", e proprio "radio 3". Posso anche dirti che
senza la radio non le avrei proprio fatte: semplicemente non sarei neanche rimasto in casa pi di tanto. Ma sai, la maggior parte dei fotografi quando
entravano in camera oscura la prima cosa che facevano era accendere la radio. Ricordo che la musica pi bella era proprio quella che univa l'ariosa
lontananza dei suoni e delle voci radiofoniche alla prossimit del gorgoglo dell'acqua che scorreva nella vasca del lavaggio. Proprio cos anche per
queste foto dove per al posto dello scorrere dell'acqua c' quello dei miei pensieri sugli oggetti che tengo nella prossimit degli scaffali e dei cassetti.
Ciao, Vittore"

Vittore Fossati (Alessandria 1954) si avvicina alla fotografia alla fine degli anni settanta, strutturando la sua ricerca sul significato stesso del guardare e
sui diversi meccanismi visivi che determinano il nostro approccio con la realt e modulano al contempo la lettura che ne riportiamo. Spesso rivolte al
paesaggio - allestito oppure "trovato" - le sue immagini svelano collegamenti e rimandi inattesi, in un dialogo tra elementi che, accostati e riordinati
attraverso la fotografia, danno luogo a nuovi percorsi possibili.
Tra le esposizioni che hanno presentato il suo lavoro, ricordiamo le personali presso la Maison Valdtaine de la Photographie di Aosta (1998), il Museo
La Specola di Firenze (2000), il Museo Esenin di Tashkent (2002), la Galleria d'Arte Moderna di Bologna (2003), il CeSAC di Caraglio (2004), i Chiostri di
San Domenico di Reggio Emilia (2007), il Castello Sforzesco di Milano (2008).





Luigi Ghirri

Brano d'ascolto: Bob Dylan


a sinistra: Luigi Ghirri, Correggio (Re), 1990, c-print, courtesy Archivio Eredi Ghirri
a destra: Luigi Ghirri, Modena, 1973, cibachrome, courtesy Archivio Eredi Ghirri


C' una strana e misteriosa parentela tra suono e immagine che mi ha sempre affascinato. Forse da questo sottile e quasi impercettibile legame, che
nasce la mia passione per la musica, anche se non ho nessuna dimestichezza con strumenti e note e Adorno definisce gli ascoltatori come me
"orrendamente passivi".
Ma mi piace anche questo semplice gesto dell'ascoltare, questo stato di attenzione e di attesa all'interno del "paesaggio sonoro" non molto diverso dallo
scrutare un paesaggio nel mondo, per incontrare o costruire uno sguardo. Forse il suono e l'immagine hanno una loro legge interna che ce li fa sembrare
cos straordinariamente familiari e abituali, ma contemporaneamente sembrano avvicinarsi al regno del misterioso. Tutto questo, probabilmente, mi ha
sempre suggerito un' analogia tra la fotografia e la canzone, come se avessero vita e destini simili. Infatti, molti considerano entrambi prodotti culturali
lontani dalle grandi vette o aspettative dell'arte, forme frammentarie simili ad oggetti di consumo; al massimo vengono considerate come prodotti
dell'industria culturale, da citare come esempi di forme comunicative della societ dello spettacolo sottolineandone per la "portata planetaria".
Ma al di l di queste definizioni retoriche, ho sempre trovato nel loro non essere Arte, opere titaniche o totali, museali, una grande e salutare forma di
fragilit e tenerezza.
Cos, canzoni e fotografie mi sembrano sempre piccole illuminazioni, squarci visionari che si consegnano a noi per diventare semplicemente parte della
nostra vita [].

Da Luigi Ghirri, Niente di antico sotto il sole p. 145


Luigi Ghirri (Scandiano 1943 - Roncocesi di Reggio Emilia 1992) inizia la sua carriera fotografica nei primi anni settanta. Aperta e molteplice, la sua opera
concepita come un mezzo di relazione dialettica, affettiva e conoscitiva, con la realt: a interessarlo sono gli oggetti, i luoghi, i paesaggi, le persone,
cos come l'interazione che essi creano con quanto li circonda. Quella di Ghirri una fotografia che documenta e che riflette al contempo sulla
documentazione, che narra svelando i meccanismi della narrazione, sempre al confine tra realt e immaginazione, tra attualit e memoria.
Tra le maggiori mostre dedicate al suo lavoro, ricordiamo quelle organizzate al Museo Nicphore Nipce di Salon-sur-Sane (1990), alla Galleria d'Arte
Moderna di Bologna (1993), ai Rencontres Internationales de la Photographie di Arles (1996), al Palazzo Magnani di Reggio Emilia (2001), alla Moscow
House of Photography (2004), al Museo Scavi Scaligeri di Verona (2006), all'Aperture Gallery di New York (2008).






Mimmo Jodice

Brano d'ascolto: Registrazione delle onde del mare


sopra: Mimmo Jodice: Marelux, stampa al bromuro d'argento, courtesy l'artista


"La visione del mare di solito legata all'idea del viaggio, delle vacanze e del divertimento.
Ma il mare anche un pensiero diverso.
Il mio mare un sentimento che porta verso il vuoto e il silenzio.
E' un ripensare al mare liberato dagli eccessi del quotidiano e recuperato alla sua dimensione infinita del creato, dove la linea incontaminata
dell'orizzonte diventa una possibile via di fuga dalla realt d il fluire delle onde scandisce i tempi dell'eternit.
E' un mare che mi abbraccia e mi trasporta lontano nello spazio e nel tempo."
(Mimmo Jodice)


Mimmo Jodice (Napoli 1934) lavora attivamente nella fotografia dai primi anni sessanta. Dopo le ricerche iniziali segnate da forte sperimentazione e da
un interesse di tipo antropologico e sociale, dagli anni ottanta rivolge il suo lavoro all'osservazione del paesaggio contemporaneo, avviando una lunga
indagine - tuttora in corso - sul Mediterraneo, luogo immaginifico e culla di culture millenarie. In un'intensa coniugazione di realismo e visionariet, le sue
fotografie indagano la persistenza del mito, restituendo frammenti carichi di memoria che si perdono lungo le linee del tempo.
Tra le recenti personali, ricordiamo le mostre organizzate presso la Maison europenne de la photographie di Parigi (1999), la Galleria Civica d'Arte
Moderna e Contemporanea di Torino (2000), il Wakayama Museum of Modern Art in Giappone, la Moscow House of Photography, il Museo de Arte de Sao
Paulo (2004), lo spazio Forma - Centro Internazionale di Fotografia di Milano (2007), il Museo Capodimonte di Napoli (2008), il Palazzo delle Esposizioni
di Roma, la Certosa di Capri (2010).






Walter Niedermayr

Brano d'ascolto: Moistened and dried - Biosphere Wireless


sopra: Walter Niedermayr, Raumfolgen 20, 2001, dittico, c-print, courtesy l'artista


"I due lavori fanno parte del progetto RAUMFOLGEN, tale gruppo comprende lavori realizzati in ospedali, carceri e industrie chimiche. Sono luoghi che
generalmente sono esclusi dallo sguardo generico o non sono previsti per tale.
Il processo di civilizzazione ha portato a molteplici orientamenti, disposizioni, dispositivi per organizzare la convivenza sociale. Scuole, ospedali,
carceri, e fabbriche sono soltanto alcuni di questi. Secondo Michel Foucault le istituzioni sono macchine: la macchina-scuola, la macchina-carcere, la
macchina-ospedale, la macchina fabbrica, perch creano dei sistemi che connettono determinati programmi, regole, architetture e meccanismi. Da questo
punto di vista esiste una tecnologia dell'uomo che non sta solo alla base di singoli oggetti, ma permea tutta la societ.
L'Ambient Sound di BIOSPHERE WIRELESS mi sembra il giusto contrappunto per i due lavori Raumfolgen, che come soggetto e visibilit sono
tendenzialmente fredde, repellenti e duri. Il sound di BIOSPHERE WIRELESS invece ha una leggerezza, atmosferico, ripetitivo e lascia spazio
all'immaginazione."
(Walter Niedermayr)


Walter Niedermayr (Bolzano 1952) si dedica alla fotografia dagli inizi degli anni ottanta. I suoi lavori, di carattere seriale, registrano il movimento degli
uomini negli spazi adibiti all'organizzazione della quotidianit. Paesaggi alpini di alta quota, infrastrutture del traffico, cantieri, strutture cosiddette "totali"
come ospedali e prigioni, sono l'oggetto delle sue ricerche, alle quali da oltre un decennio affianca Bildraum/space image, un complesso progetto nel
quale l'autore, spingendosi oltre la pura logica documentaria, indaga i meccanismi e i limiti della percezione.
Tra le numerose mostre a cui ha partecipato, ricordiamo le personali organizzate presso il Museum fr moderne und zeitgenssische Kunst di
Salisburgo, il Centre pour l'Image Contemporaine di Ginevra (2000), la Kunsthalle di Vienna, il Museum der Bildenden Knste di Lipsia, il Kunstverein di
Hannover, il Wrttembergischer Kunstverein di Stoccarda (2003), il MUSEION di Bolzano (2004), il Museo Mercedes Benz di Stoccarda (2006), l'Expo
Pavillion Austria di Saragozza (2008).





Francesco Radino

Brano d'ascolto: Amelia Cuni, Eight Yama: Deep Night


sopra: Francesco Radino, immagini dalla serie "Benares", 2002, stampa fine art gicle, courtesy l'artista


"Ho sempre pensato che le immagini fotografiche - frammenti di realt strappati al fluire del tempo - si richiudessero entro limiti troppo angusti, tanto che
nei lavori degli ultimi anni ho voluto sommare, sovrapporre, fondere e confondere spazio e tempo, cos come accade nei sogni e talvolta anche nella vita
reale.
In questa epifania orientale desideravo allo stesso tempo restituire il senso d'incertezza che accompagna la vita degli uomini, con immagini oscure,
dense, polverose, ove si potesse percepire l'odore, la materia densa dei luoghi, il ritmo dei suoni.
Seguendo questi pensieri ho vissuto i miei giorni a Benares, cos brulicante d'uomini durante il giorno e cos quieta e distesa nella luce incerta della
notte.
Nelle ore notturne, dagli antichi palazzi sulle rive del Gange, si udivano provenire interminabili canti, nenie ossessive che crescevano d'intensit e di
forza, per poi quietarsi e riprendere infinite volte, fino a spegnersi alle prime luci dell'alba.
Quei canti poi mi accompagnavano durante il giorno affiancandosi alle immagini man mano che esse prendevano forma e una volta ricomposto il lavoro
ho ritrovato quell'equilibrio di forme e di suoni nella mistica melodia di Ashtayama e nella voce di Amelia Cuni.
Ancora una volta per vie misteriose si compie l'antica magia e per un istante immagini e suoni si fondono per formare un tutt'uno mentre le mani degli dei
accarezzano il mondo."
(Francesco Radino)


Francesco Radino (Bagno a Ripoli 1947) attivo nella fotografia fin dagli anni settanta. Muovendo da una ricerca sul paesaggio urbano, elabora negli
anni una propria poetica, ricca di suggestioni immaginifiche ed emozionali. I suoi lavori appaiono come un fluire di molteplici narrazioni, individuali e
collettive al contempo. Sovrapposte, si accumulano figure umane, elementi naturali, territori urbanizzati, animali ed oggetti, che perdono l'originaria
consistenza fisica assumendo la stessa dimensione atemporale della memoria.
Tra le personali a cui ha partecipato, ricordiamo le mostre organizzate presso la Galerie fr Fotografie Eichinger di Berlino, il Museo d'Arte Moderna e
Contemporanea di Varese (1999), FNAC Italie 2 di Parigi (2002), la Galleria del Gottardo di Lugano (2003), il Castello Ducale di Corigliano Calabro (2004),
Fotografia Italiana Contemporanea a Milano (2007), il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (2008).


blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl