ALBERTO SAVI - PASSAGGI 1954- 1996

Nell'ambito della Notte Bianca, sabato 17 settembre 2005, presso il Complesso Monumentale del Vittoriano, si inaugura la mostra "Alberto Savi -

16/set/2005 19.37.40 Novella Mirri Contatta l'autore

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ALBERTO SAVI
PASSAGGI 1954/1996

Roma - Complesso del Vittoriano
Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)
sabato 17 settembre - domenica 2 ottobre 2005

COMUNICATO STAMPA

Nell'ambito della Notte Bianca, sabato 17 settembre 2005, presso il Complesso Monumentale del Vittoriano, si inaugura la mostra "Alberto Savi -
Passaggi 1954/1996", dedicata all'artista della nobiltà proletaria, della dignità del lavoro, della competenza del mestiere senza favori, della pietà
profana, dei vinti mai domi. Ingegnere, direttore della fotografia e pittore, Alberto Savi amava dipingere cavalli e cavalieri, pugili costretti all'angolo,
contadini chini sul loro lavoro, musicisti alle prese con i loro strumenti, muratori con le loro espressioni stanche: un'umanità pensosa e sofferente nella
quale è possibile cogliere i semi della speranza in un mondo migliore.
In occasione della inaugurazione interverranno il Sindaco di Roma Walter Veltroni e Moni Ovadia che racconterà il suo significativo incontro con
l'artista.

La mostra "Alberto Savi - Passaggi 1954/1996", allestita nella Sala Giubileo del Complesso del Vittoriano fino al 2 ottobre, è curata da Elisa Savi e si
avvale del patrocinio del Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali, della
Comunicazione e dei Sistemi Informativi.
La rassegna è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.

In esposizione la produzione più significativa di Alberto Savi nell'arco di quattro decenni, circa trentasei opere dal 1954 al 1996, che ritraggono le sue
figure più rappresentative, "figure che dispiegano con assoluta necessità e pregnanza materica, la cultura di un popolo, la sua memoria contadina,
proletaria, lirica, la sua arte alta e bassa insieme, senza retorica, senza ideologia o ideologismi, senza fede né fideismi, ma sorretta da un nitore e da
una pietas laicissimi" scrive Moni Ovadia. Immagini tratte dall'esperienza quotidiana o letteraria, accanto ad altre provenienti da un mondo lontano,
frammenti di visioni che hanno animato la fantasia dell'artista durante la sua giovinezza.

"Mio padre ha sempre disegnato e dipinto quello che vedeva nel suo mondo interiore", scrive Daniele Savi "Vi appariva sempre come immerso, un
mondo abitato da una miriade di immagini che la sua fantasia prendeva dal mondo circostante e rielaborava. Ci sono migliaia di disegni con figure
scorte nelle nuvole, o tra le venature del legno, o tra le forme delle rocce o nei sassi, o nei riflessi su ogni tipo di superficie, centinaia di collage fatti
con frammenti ritagliati da fotografie e ricomposti con altro ordine fino a farli diventare figure" scrive Daniele Savi ricordando il padre come un uomo
misterioso, riservato, ironico, che aveva sempre voglia di giocare.

La Mostra
L'esposizione "Alberto Savi - Passaggi 1954/1996" presenta oltre trentasei opere, significative e rappresentative dell'intera attività artistica di
Alberto Savi, caratterizzata da un forte influsso dell'arte toscana, particolarmente di quella fiorentina, che sembra riemergere sempre, quasi a dispetto
delle epoche e degli stili individuali, delle circostanze storiche e linguistiche. La concretezza, la solidità, il rapporto incarnato e franco con le cose e con
le realtà sono gli elementi dell'arte di Alberto Savi, "un pittore notevole e persino impositivo nel linguaggio quanto discreto e sommesso nel
carattere" come scrive Martina Corgnati nel saggio critico in catalogo.
Nato a Roma nel 1920 da una famiglia toscana originaria del Mugello, Alberto Savi fu Direttore della Fotografia in Rai a Milano per quasi
cinquant'anni, ma paradossalmente egli ebbe come vera costante di lavoro la pittura che si sviluppò attraverso una ricerca costante e progressiva di
tematiche e linguaggi propri.

La Mostra si propone di raccontare il confronto dell'artista con le sue origini e con i grandi maestri del passato, da Lorenzetti a Giotto, Rosai, Berti e il
primissimo Nativi. Alcune delle sue opere hanno riferimenti espliciti al Michelangelo della Pietà ultima, al Cimabue del Crocefisso. A Sironi si rifanno
le paste cromatiche predilette da Savi, dense, spesse, senza luce. Da Marino Marini Alberto Savi prende quel certo modo di rappresentare la figura
del cavaliere, uno dei suoi soggetti più ricorrenti: un personaggio che diventa protagonista di un dramma silenzioso, tra ascese e cadute, eroismo e
inevitabile sconfitta. Con Guttuso, condivide il piacere del segno fermo e nitido, della forma semplice.
"Hanno pennellate forti, incisive e contorni duri, i quadri di Alberto Savi" - scrive Martina Corgnati - "qualcosa che si potrebbe assimilare ad una
"tensione" ma che a mio avviso definire espressionismo è improprio in virtù del rigore, del controllo, dell'attenzione all'insieme e alla forma che
l'occhio di Alberto Savi mantiene sempre, senza lasciarsi fuorviare da un impulso improvviso, un'emergenza emotiva, uno scatto o altro".

Le opere di Alberto Savi in mostra al Complesso del Vittoriano raccontano la partecipazione alla realtà degli uomini, alla ricostruzione e al
rinnovamento sociale e culturale, il profondo senso di libertà. Il suo lavoro, ricco ed originale, si rivela senza obblighi al di fuori della propria autenticità
e verità.
Diversa si presenta l'esigenza di manifestare questa forma di libertà della sua arte, a volte ricorrendo
al postcubismo e picassismo, come nei ritratti. Altrove, in alcuni Carri o nella Conigliera con reliquie, l'urgenza di aggiungere concretezza a concretezza
si soddisfa con l'assemblage, attraverso l'aggiunta di pezzi di legno, frammenti di assi. Le opere degli anni Settanta sembrano la rappresentazione di
una raggiunta maturazione, frutto di intraprendenza e sensibilità sempre maggiori. I lavori fondamentali di questo periodo sono Fantasime, Cavalieri
della specie lunare ma non solo e Pietà profane. L'artista ricorre all'encausto su legno, tecnica pittorica antica a base di cera, prediletta dai decoratori
romani e alto-medievali, un trattamento lento, di minuziosa abilità artigianale che rende più soffice e densa la superficie pittorica. Particolari e di forte
impatto i "polittici", composizioni formate dall'accostamento di più superfici, una accanto all'altra secondo disposizioni irregolari, che consentono
all'artista di superare i confini canonici della tela, aiutandolo a sperimentare, in assoluta libertà, forme più complesse. Del 1984 è l'opera Piccola
fantasima, quadro con forte influenza matissiana, sul tema del rapporto uomo e donna, sulla distanza e l'incomunicabilità. Lembi di stoffa geometrica e
appuntita coprono i due personaggi e li dividono implacabilmente.

Catalogo: a cura di Paola Savi edito da ÒylemGòlemProduzioni con il prezioso contributo del Rotary Club Mugello, Banca del Mugello - Centro
Cooperativo - e del Comune di Scarperia - testi di Martina Corgnati, Moni Ovadia, Daniele Savi e Emilio Tadini
Ingresso libero
Orario: tutti i giorni 10.00 - 19.00
Per informazioni: tel. 06/6780664

INAUGURAZIONE: Sabato 17 settembre ore 20,00

SONO DISPONIBILI IMMAGINI IN FORMATO JPG

Ufficio Stampa: Novella Mirri, tel. 06/6788874; fax 06/6791943; cell. 335/6077971
e-mail: ufficiostampa@novellamirri.191.it

Roma, settembre 2005

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