Xibalbà di Franco Cavazzini (Davide Zedda edizioni,2011)

Juan, nato da genitori Italiani emigrati a Chipilo, piccolo paesino dell'altopiano della Sierra Centrale, vive una fanciullezza allegra e serena tra i tanti amici (alcuni di origine indio), la famiglia (padre, madre, sorella) e le tante abitudini e leggende Maya, tipiche della zona.

Persone Julio Solinas, S. Cristobal, Alla, Davide Zedda, John, Leander, Stefano
Luoghi Italy, Ferrara, Cagliari
Argomenti music, linguistics

22/giu/2011 11.28.17 FUTURGUERRA Contatta l'autore

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Ferrara città di scrittori (Govoni, Bassani, Pazzi....) si arricchisce di un nuovo talento, emergente nel 2011 con XIBALBA' (La Riflessione-Davide Zedda editore, Cagliari). Echi del grande Castaneda, in versione italiana e-o russo-europea del primo novecento.

Xibalbà di Franco Cavazzini-intervista (Davide Zedda edizioni,2011)

 Franco Cavazzini XIBALBA'.jpg


Franco Cavazzini-XBALBA' (La Riflessione-Davide Zedda editore, 2011) http://www.lariflessione.net/dettagli.asp?sid=20988232020...
 
"......Xìbalbà, l’ultimo regno (secondo un antica leggenda Maya è il regno dell’oltrevita).
Il romanzo è ambientato nel Messico agli inizi del 1900. Juan, nato da genitori Italiani emigrati a Chipilo, piccolo paesino dell’altopiano della Sierra Centrale, vive una fanciullezza allegra e serena tra i tanti amici (alcuni di origine indio), la famiglia (padre, madre, sorella) e le tante abitudini e leggende Maya, tipiche della zona.
Alla morte del padre, finisce in un convento Gesuita a S. Cristobal dove studia scienze matematiche e teologia e apprende anche lezioni di vita. Finiti gli studi si imbatte nella guerra i cui lugubri ricordi lo accompagneranno per l'intera esistenza. Al ritorno in patria decide di rimanere a vivere nella città che lo addestrò alla vita dove lavorerà alle dipendenze di uno strano personaggio, Leandro, vecchio curandero di etnia Zoque. Dopo profonde esperienze spirituali e penose esperienze di vita, si trasferisce a Tuxtla dove lo attenderà un nuovo lavoro ed una moglie che gli regalerà amore e comprensione. Alla morte della madre e della moglie deciderà di trasferirsi in Italia, come ultimo omaggio ai genitori. Arriva nella loro città di origine (Ferrara) dove, tra monumenti e leggende, incontra diffidenza e solitudine. Solo un grande cane nero lo accompagnerà nella sua ultima parte di vita. Quando anche quest’ultimo compagno lo lascia, decide di tornare a casa dove nessuno più lo aspetta. La sua lunga e tormentata vita termina quando arriva al paese di nascita e, attraverso l’inframondo, entrerà finalmente nello xìbalbà, dove ritroverà i tanti personaggi che hanno percorso tratti di vita insieme a lui.

Franco Cavazzini è nato a Ferrara nel 1957 dove vive e lavora.
Questa è la sua prima opera".
 
 
 
Intervista

D- Cavazzini, dall'imprenditoria alla scrittura, una svolta esistenziale?
R- Diciamo che come imprenditore, tra alti e bassi , non ho avuto molto successo. Forse in alcuni momenti ho avuto una fortuna(capacita?) decisamente favorevole. La scrittura arriva in un momento durante il quale non avevo assolutamente nulla da fare se non rimuovere il coltello nella ferita causara dalla sfiga. Un elogio a Stefano che ha avuto il demerito di spingermi a tanto-
D- In gioventù però lei ha fatto anche teatro, esatto?
R- Preferisco non parlarne . In effetti anche cinema (piccolo-piccolo). Di tutto ciò mi è rimasto un ricordo che ora non vorrei raccontare e, purtroppo ,la morte di un mio grandissimo amico , Julio Solinas, attore di razza che si è spento da poco mentre girava un film

D- La sua opera prima: parole autobiografiche o romanzate, oppure un mix, puzzle di ricordi d'infanzia, dilatati in orizzonti più complessi e universali, esatto?
R-...Autobiografiche in modo assoluto sebbene romanzate e spostate nel tempo e nello spazio

D- Modelli letterari?
R-Castaneda e i grandi della letteratura Russa passata
D- La parola salva il mondo o non cambia nulla?
R- Credo possa cambiare solamente pochi attimi nella vita dei pochi che possidono sensibilità e inconsapevolezza. Comunque sia , forse (E DICO FORSE) la parola serve a qualcosa e nel mio libro a pag. 54 scrivo delle parole che" hanno il solo scopo di confondere, negare , ingannare...! eppure, senza le parole sarebbe difficile comprendere"

RobyGuerra

Franco Cavazzini http//:www.sun-life.it
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