Comunicato stampa

Il debutto del reading performativo a Piazza Armerina (EN) A trecento anni dalla morte del poeta menenino Paolo Maura, massimo rappresentante della poesia siciliana satirico burlesca del seicento, l'Associazione "La Bottega di Orpheus" debutta a Piazza Armerina (EN) - Atrio Biblioteca Comunale - sabato 23 luglio c.a. alle ore 21:30, con "I dolenti versi di un poeta.

Persone Agrippina Maria Alessandra Novella, Claudio Mantegna, Giuseppe Strazzeri, Mario Luca Testa, Giorgio Musumeci, Paolo Maura, Gesù
Luoghi Palermo, Cagliari, Mineo, Piazza Armerina
Argomenti poesia, storia

21/lug/2011 23.46.25 Agrippina Novella Contatta l'autore

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“I dolenti versi di un poeta. Paolo Maura 1638-1711”. Il debutto del reading performativo a Piazza Armerina (EN)

 

 

A trecento anni dalla morte del poeta menenino Paolo Maura, massimo rappresentante della poesia siciliana satirico burlesca del seicento, l’Associazione “La Bottega di Orpheus” debutta a Piazza Armerina (EN) - Atrio Biblioteca Comunale - sabato 23 luglio c.a. alle ore 21:30, con “I dolenti versi di un poeta. Paolo Maura 1638-1711”, un reading performativo che ha lo scopo di valorizzare, in una forma originale, l’opera del Maura.

L’intreccio dello spettacolo è lo stesso di quello della vita del poeta, sospeso tra storia e leggenda, un viaggio nello spazio e nel tempo, tra le pietre e attraverso i secoli. La narrazione è affidata alle voci di Giorgio Musumeci e di Mario Luca Testa, alle musiche originali di Giuseppe Strazzeri e alle coreografie di Claudio Mantegna.

Il poeta ha vissuto nella sua villa in contrada Camuti a Mineo. La sua giovinezza è caratterizzata dall’innamoramento per una giovane della nobile e potente famiglia Maniscalco. Dalla passione scaturiscono i contrasti con la famiglia di quest’ultima che si risolvono  con la reclusione nel carcere di Piazza Armerina “lu Casteddu” e successivamente presso la Vicaria di Palermo.

In tale disgrazia, è spontaneo per lui credente ricorrere al modello supremo, il Cristo dell’agonia e della persecuzione, componendo un poemetto in forma epistolare che vuole essere meditazione, liberazione, esortazione e invocazione.

La solitudine in cui è costretto si trasforma in domande laceranti, a loro volta viaggio nel passato e nella viva piaga della sofferenza.

È stato privato di tutto, tranne che di carta, penna e calamaio. Paura, preghiera, dolore fisico, sofferenza interiore, amore e tradimento dell’amicizia, silenzio di Dio e fiducia, si raggrumano come inchiostro sulla carta, in ciò che si riconoscono come versi.

 

Agrippina Maria Alessandra Novella

 
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