CHRIS DAVIS - Note sull'Oceano, Complesso del Vittoriano 29/11-8/12/2005

28/nov/2005 09.33.12 Novella Mirri Contatta l'autore

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Chris Davis
Note dall'oceano

Roma, Complesso del Vittoriano
Sala Zanardelli, Piazza dell'Ara Coeli
martedì 29 novembre 2005 - giovedì 8 dicembre 2005


COMUNICATO STAMPA

La mostra "Note dall'Oceano", che presenta per la prima volta in Italia le opere del giovane pittore australiano Chris Davis nato a Sidney nel 1972,
sarà inaugurata nella cornice del Complesso del Vittoriano lunedì 28 novembre alle ore 18.00 alla presenza del Vice Ministro per i Beni e le Attività
Culturali on. Antonio Martusciello.

Venticinque olii su tela che l'artista australiano ha realizzato durante il suo soggiorno a Roma saranno in mostra al Complesso del Vittoriano di Roma
dal 29 novembre al 8 dicembre 2005.
La mostra, a cura di Angelo Capasso, è stata realizzata con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lazio, della
Provincia di Roma, del Comune di Roma e grazie all'organizzazione generale di Avalon Production in collaborazione con Comunicare Organizzando di
Alessandro Nicosia.

Il titolo, "Note dall'Oceano", è un gioco di parole giocate sulla traduzione inglese, in cui "notes" significa appunti, ma anche note musicali conferendo
alla mostra il carattere di evento visivo, ma anche musicale. "Note dall'Oceano", dice Angelo Capasso "è il risultato di una sfida col tempo e con
l'imprevedibilità dei risultati, di cui opere quali "Mute", "Nature theater", "Take five", "Croak", "A Suspended 4th", "Big Fish", "The Songlines",
"The Root Note", "Out of Tune" sono i segni e sogni nati sulla sponda di un Oceano immaginario, ovvero di un luogo di origine che non c'è, cui
l'artista accenna come patria originaria, elettiva, ispiratrice. L'Oceano, in tal senso, si configura come la grande distesa silenziosa che divide il giovane
artista dalle proprie origini (australiane) e lo rende un uomo dell'Isola, un pittore appunto, colui che vive la propria biologia a contatto con il colore e
con questo crea nuove biologie ipotetiche. [...] Guardando le opere di Chris Davis si riconoscono spesso delle figure antropomorfe o teriomorfe, ma
raramente queste sono assimilabili al mondo dei vivi, quale lo conosciamo noi. Si tratta invece di invenzioni pittoriche che si generano automaticamente
sulla tela per mano del pittore, per la sua sensibilità al movimento che entra in dialogo direttamene col Cosmo generatore, con la Musica delle sfere da
cui nasce ogni equilibrio vitale. L'artista è creatore, ma ogni sua creazione, a differenza di quella divina, è soltanto un'approssimazione alla perfezione,
cosa questa possibile solo a Dio".

Osservando le opere di Chris Davis, "l'occhio si accorge che non è la figura a dettare legge, quanto il colore. Vale in questo caso l'editto di Van Gogh
secondo cui " il colore esprime qualcosa di per se stesso". [...] Anche quando esistono delle figure, nelle opere di Chris, è il colore il fondo e la materia
principe che dialoga in linea diretta con l'istinto. L'automatismo che genera queste forme si muove in equilibrio tra il conscio e l'inconscio, e si propone
come un'arma plastica con cui inventare nuove forme. La conciliazione degli opposti è una lotta per trovare l'equilibrio tra elementi contrastanti
razionale e inconscio, sentimento e intelletto, struttura e assenza di vincoli, libertà e necessità. Le gocce e gli spruzzi di colore sparsi un po' a caso sulla
tela rafforzano il valore simbolico della spontaneità. Il procedimento di pittura a strati, ovvero costruita secondo livelli successivi, consente a Davis di
costruire immagini che assurgono da se dal fondo. E' il caso, ad esempio di "Root Note", il grande albero che sembra costituire il fulcro attorno cui
ruota tutta la genesi della pittura di Chris Davis: è un albero che sembra essere nato direttamente dalla pittura e dai suoi procedimenti creativi che
generano e germogliano su se stessi, producendo sempre nuove immagini e figure all'infinito. E' il principio regolatore della Natura, che in pittura
diviene creazione assoluta, definitiva, finale. " (A. Capasso)

L'artista appartiene a quella linea pittorica di sperimentazione, propria del secolo scorso, che ha segnato una nuova stagione culturale: " quella linea
di sperimentazioni in pittura che a partire dalle semplificazioni espressioniste si libera nella pittura astratta e giunge fino all'arte informale" (A.
Capasso). Il termine art informel viene coniato nel '52 dal critico francese Michel Tapié e definisce quel movimento che negli anni '50 nasce a seguito
di una serie di esperienze artistiche nell'ambito della ricerca sulla forma intesa come tutto ciò che ha un aspetto, un contorno che lo definisce, una
connotazione visiva.
Nelle opere di Davis, infatti " Le rane, i cavalli, i lupi, le mucche e tutte quelle figure che sembrano occupare lo spazio della pittura [...] sono in realtà
delle costruzioni teoriche che non hanno ben poco di simile con quanto esiste in Natura. Sono astrazioni, o meglio, distrazioni volontarie dalla vista
naturale". (A. Capasso)


Il catalogo a cura di Avalon Production contiene i testi del curatore Angelo Capasso, Sandro Chia, Jessica Behm.


INAUGURAZIONE: lunedì 28 novembre 2005, ore 18.00
Roma, Complesso del Vittoriano - Sala Zanardelli, Piazza dell'Ara Coeli



INGRESSO LIBERO
Orario: tutti i giorni 9.30 - 18.00
Informazioni: tel. 06/69202049

Ufficio Stampa: Novella Mirri; tel. 06/6788874; cell. 335/6077971; ufficiostampa@novellamirri.191.it


Roma, novembre 2005

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